Un ricordo, un dolce…”lu crustingu”!

Eccomi di nuovo qua, per condividere con tutti la ricetta di un dolce tipicamente natalizio e tipicamente marchigiano: lu crustìngu!
Ovviamente come sempre vi segnalo la ricetta secondo la versione che si tramanda nella mia famiglia tramite i ricordi di mia madre e di sua sorella.

Ingredienti:
500 gr di fichi secchi
100 gr di uvetta
150 gr di noci
150 gr di mandorle dolci
150 gr di nocciole
100 gr di pinoli
100 gr di pane grattugiato
1 pugno di farina gialla di mais
1 pugno di farina 00
500 ml di mosto cotto
200 gr di zucchero (oppure muscovado)
150 gr di cioccolato fondente
buccia grattugiata di limone e arancio
50 gr di zenzero grattugiato
1 bicchiere di olio d’oliva
1 cucchiaio di cacao in polvere
1 cucchiaio di caffè in polvere
1 tazzina di caffè
½ bicchiere di rhum
½ bicchiere di cognac

Procedimento:
Mettere a bagno i fichi con l’acqua calda dopo averli lavati accuratamente e tolto il picciolo. Risciacquarli e tenerli a bagno fino a farli ammorbidire. Cuocerli insieme al mosto cotto e aggiungere un po’ di zucchero. Appena cotti macinare i fichi con un macina carne, perchè non devono essere frullati ma devono avere una consistenza abbastanza solida. Dopo averli macinati lasciarli da una parte.
Nel frattempo tostare le mandorle e le nocciole, le noci e i pinoli precedentemente sbucciate e private della pellicina. Lavare l’uvetta e tenerla in ammollo in acqua calda e farla rinvenire nel cognac e nel rhum. Unire la frutta secca tostata ai fichi insieme all’uvetta, il cioccolato fondente a pezzetti, la buccia grattugiata o a filetti dell’arancio e del limone, lo zenzero grattugiato, il caffè in polvere, il cacao, la tazzina di caffè, un bicchiere d’olio d’oliva e i due tipi di farina cioè quella gialla di mais e quella 00 fino ad ottenere un composto molto morbido.
Versare poi il tutto in uno stampo oleato e cosparso di pane grattugiato.
Cuocere a 180° per 40 minuti. Poco prima di finire la cottura decorare il tutto con mandorle e nocciole intere le buccia di arancia e limone tagliata a strisce e lucidare il tutto con l’olio d’oliva. È consigliabile mangiarlo il giorno dopo.

Questo è un dolce dei tempi antichi quando in campagna non c’era che il raccolto che la campagna stessa forniva.
La farina di mais e la farina bianca infatti, servivano per “la devozione”, simbolo del dolce vero e proprio di chi non poteva permettersi gli ingredienti più pregiati come il burro.
La frutta secca c’era in abbondanza e l’uvetta veniva sostituita dall’uva della vendemmia fatta seccare nelle cantine e poi nel forno a legna.
Sono stati aggiunti altri ingredienti dopo la fine del secondo conflitto mondiale, quando le condizioni di vita divennero migliori, ingredienti come i liquori, il caffè e la cioccolata che prima non erano a disposizione.
Possiamo considerarlo un dolce atipico per la sua epoca, un dolce precursore dei tempi.
I vegani che non usano né uova né latticini fanno uso di frutta secca che permette di legare gli ingredienti e sostituire i grassi evitando l’uso del burro o di altri grassi di natura animale e di andare in contro ad un aumento di colesterolo. È un dolce dalla tradizione antica nel rispetto dei veri sapori e di estrema attualità.

Il ricordo che ho legato a questo dolce? Beh la mia cara zia, la sorella di mia madre, ogni anno a Natale lo prepara per tutti parenti e provare la sua versione ogni anno è d’obbligo!

Buon appetito e buoni ricordi a tutti!

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