EVENTI

10 agosto

Auguri a mio figlio

Caldo da morire, cosa cucino per festeggiare semplicemente il compleanno mio figlio? Non lo so, mente confusa e andatura zoppicante. Sta andando troppo alla lunga la guarigione del mio piede. Col caldo diventa un macigno, stare in piedi è una fatica immensa. Cerco di cucinare qualcosa che non mi renda difficile l’organizzazione della cena perché vorrei poter stare insieme ai miei cari senza assenze lunghe per piatti che richiedano una preparazione attenta e istantanea. Allora cosa fare? Verdure appena raccolte dal nostro sconbinato orto frutteto, appena scottate e farcite. Prendo carote, zucchine, bietole rosse, le nostre mele acerbe, le lascio gratinare sul piatto crisp per pochi minuti, gli esperti dicono che i cibi troppo cotti sviluppano acrilammide una sostanza cancerogena, intanto prendo del petto di pollo felice, lo sa solo lui se lo è veramente, lo taglio a fette e le allargo per bene sopra carta forno, aggiungo sale, olio extravergine d’oliva, una spruzzata di aceto balsamico di Modena, delle fette di emmental, le verdure grigliate, timo, maggiorana, erba cipollina. Chiudo per bene arrotolando le fette di pollo con tutto il ripieno cercando di farne un bel rotolo. Sigillo a caramella con lo spago da cucina, lo adagio dentro uno stampo da plumcakee con un giro di olioextravergine d’oliva, metto in forno caldo a 180 gr, per poco più di un’ora girandolo due tre volte. La carta si presenta leggermente dorata perché il rollè non mi piace bruciacchiato. Una volta cotto, taglio lo spago e tolgo la carta forno. All’ora di cena taglio a fette e condisco con olio, aceto balsamico e limone con tante erbe aromatiche. Decoro con pomodorini e carote glassate sempre nel piatto crisp. E per antipasto delle fettine del nostro pane naturale con crema di melanzane, carote e mandorle. Come si fanno? Io col microonde faccio di tutto. Metto le melanzane e le carote a fettine dentro una pirofila con un filo di acqua, chiudo con un altro piatto e lascio cuocere fino a quando si presentano morbide. Le frullo col sale, olio e mandorle con la buccia che prima lascio a bagno per una notte cambiando acqua sera e mattina. Spalmo la crema sulle fette di pane tostato, decoro con peperoni e peperoncini a filetti. Altre bruschette con pane emmental, taleggio passato in forno e i fichi e mandorle messi sopra all’ultimo momento. Ed ancora dei peperoni sempre leggermente passati al forno e farciti con una crema di carote, tonno e alici sott’olio. Peperoni ripieni di un misto di melone, pecorino, rucola e per base una fetta di melanzana. Fiori di zucchine ripieni e cestini di pane al burro con melone taleggio e pistacchi, pomodorini mozzarella e basilico. Preparo il primo piatto, tagliatelle con funghi e crema di mozzarella. Il dolce? Le more ed i mirtilli raccolti finiscono nella crema di yogurt greco e formaggio e sopra una base di cioccolato fondente nero e nocciole per una cheesecake gradevole e fresca. Racconto la cena cominciando dal secondo piatto, antipasto, primo piatto e dolce. Tutto un po’ al rovescio come sono io. C’è un po’ di disagio per il troppo caldo del porticato, purtroppo fuori da noi è impossibile starci per le maledette zanzare che ci divorano. Per una volta la tavola è apparecchiata con piatti ed il resto di plastica perché la fatica per me è per ora……una grande fatica! Come è andata è andata. L’essenziale è vivere per chi si è messo al mondo. Il resto non conta! La vita è adesso!

Auguri a mio figlio!

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Torta di ricotta con fave tostate di cacao e cioccolato fondente nero

Agosto mese caldissimo e di compleanni. Ogni volta oltre alla momentanea gioia, affiorano insieme ai ricordi, tristezza e nostalgia per il tempo passato tanto velocemente. Ho sempre cercato di preparare tutto da sola per la mia famiglia, pensando di far cose sane e buone per la crescita dei miei tre figli. Questo è un dolce che piaceva molto ai miei ex bimbi. Buono, morbido e cioccolatoso. Unica aggiunta sono le fave tostate di cacao che allora non esistevano! Si lavorano 300 gr di ricotta con 150 gr di zucchero, io ho messo eritritolo, aggiungendo tre uova, alternando 300 gr di farina con una bustina di lievito per dolci setacciati, mescolando bene, unire 100 gr di burro fuso ma non caldo un po’ di arancello o rum, le fave tostate di cacao grattugiate ed infine bei pezzi di cioccolato fondente nero infarinato. Cuocere a 180 gr per circa un’ora. Mangiare e gustare.
Buona serata!
#agosto #compleanno #ricordideltempopassato #tristezza #nostalgia #exbimbi #tortadiricotta

Il s. Natale

Non vorrei correre per arrivare al giorno più bello, santo e dolce dell’anno. Vorrei che fosse semplicemente un giorno ordinario e renderlo straordinario solo con la lentezza dei gesti quotidiani quando in casa regnano la pace e la concordia. Ma ahimè, non è mai così. Sia per chi resta e sia per chi deve correre per il lavoro. Ma questa non è vita, perché alla fine non abbiamo nemmeno assaporato nulla e sarà troppo tardi. Questo per noi è stato un Natale triste, abbiamo perso una persona cara, la prima del nostro giro, dopo i nostri genitori. Ci rendiamo conto di essere più vicini alla metà. Ci si pensa, si……ci si pensa e la malinconia regna! Cerchiamo di non pensarci e di lasciare un ricordo con la nostra tavola apparecchiata con tanto amore!

La corona natalizia di pane ai cereali e olio extravergine d’oliva profumato di

La sacra Famiglia

La corona dell’Avvento fatta di popcorn, rami del nostro abete e fiori all’uncinetto fatti da me

Quarto Cantamaggio e merennàta a Petriolo MC, domenica 8 maggio 2016

Quarto Cantamaggio di Petriolo (Macerata) – domenica 8 maggio 2016 (clicca per ingrandire)
Màgghju
, ossia Maggio, è parola molto ricorrente nella lingua e nella tradizione maceratese-fermana e va ben oltre l’indicare il quinto mese dell’anno: maggio veniva chiamata la frasca di alloro che veniva appesa sopra la porta delle cantine per segnalare l’apertura della botte nuova; maggio era chiamato il biancospino, caro agli innamorati perché, coi suoi fiori delicati e le sue spine infide, è metafora delle gioie e dei tormenti dell’amore.
Questo perché Maggio era di importanza fondamentale per la vita di un tempo, prettamente agricola e scandita dal calendario liturgico e dalle stagioni.
Maggio è l’avvento della primavera, il risveglio della natura, il ciclo della vita che riprende, ed è per questo che fin da epoche remotissime è stato festeggiato con fervore particolare, e uno dei modi più antichi di celebrarlo era col canto.

Il Cantamaggio, assieme alla Pasquella, la Passió’ e lo Scacciamarzo, è uno dei più noti canti rituali di questua della tradizione della nostra Marca centrale.
Questi canti propiziatori vengono eseguiti sin da tempi immemori da musici e cantori popolari, che portavano casa per casa -e portano ancora- auguri di benessere per la comunità ed i singoli per la stagione agricola che inizia, seguendo un cerimoniale ben preciso.

I suonatori arrivano in casa e chiedono con cerimoniale cortesia il permesso di poter suonare. La famiglia riunita ascolta il canto con rispettosa attenzione e poi arriva il momento dei doni alla squadra di suonatori.
Frequentemente la cosa finisce con due passi di saltarello, magari cantando stornelli improvvisati all’impronta sulla casa della quale i musicanti sono ospiti.
Alla fine di tutto, la famiglia ospitante offre doni in natura alla squadra (oggi spesso sostituiti da piccole somme di denaro), come ringraziamento per aver portato il buon augurio per la stagione entrante.
La tradizione del Cantamaggio (e dei canti rituali di questua in genere) tiene viva la cultura dell’ospitalità.
Questo dell’accoglienza è un ricordo ancestrale di quando, nei tempi antichi, prima ancora dei Santi e prima ancora del Cristo, erano gli dei a bussare alle porte delle case travestiti da uomini: riservare loro un buon trattamento poteva far scendere sulla casa il favore del cielo, qualcosa di irrinunciabile nel mondo aspro e faticoso di una volta.
Nel contempo era un modo per tramandare un insegnamento di umanità e fraternità, senza il quale -i vecchi lo sapevano- il mondo sarebbe certo ben peggiore.

Quindi, nello spirito della nostra buona e antica tradizione, domenica 8 maggio 2016una nutrita schiera di gruppi provenienti da tutte le Marche si ritroverà a Petriolo (Macerata), luogo natio di Giovanni Ginobili, il padre nobile dell’etnomusicologia marchigiana.
La giornata inizierà alle ore 9.00 con il raduno in piazza delle squadre che per tutta la mattinata porteranno il buon augurio coi loro canti e la loro gioia in tutte le case per le contrade e le vie del paese.
Poi, dopo pranzo, tutti sono invitati nel centro storico di Petriolo, dove si farà merennàta insieme ai suonatori tradizionali, che invaderanno con stornelli e organetti l’antica Piazzetta San Marco e tutte le vie del castello.
Dalle 15.00 fino a sera, infatti, tutti i gruppi partecipanti suoneranno e canteranno per la gente che interverrà, e il tutto scaturirà in una festa spontanea e comunitaria al modo di una volta, al suono del saltarello e dei versi della tradizione e in compagnia di fava, pecorino, porchetta e vino.

Quest’anno, infine, il Cantamaggio di Petriolo diventa ancora più social: oltre agli amici di Igers_Macerata saranno nostri ospiti anche il team fotografico di Yallersmarche, per raccontare la nostra festa da ogni prospettiva e con tante sorprese per tutti.
Le tag da utilizzare per le vostre foto sono: #cantamaggiopetriolo #scattapetriolo #igersmacerata #igersmarche #yallersmarche #giovanniginobili #pitriommia

L’evento è presentato dalla Pro Petriolo 2000 di Petriolo MC in collaborazione con lo storico gruppo di portatori della tradizione popolare del maceratese Pitrió’ mmia, l’associazione culturale L’Orastrana e col patrocinio del Comune di Petriolo.

Terzo Cantamaggio e merennàta a Petriolo MC, domenica 10 maggio 2015

Cantamaggio petriolese 2015

Terzo Cantamaggio di Petriolo (Macerata) – domenica 10 maggio 2015 (clicca per ingrandire)

Le vite dei nostri vecchi da generazioni erano legate ai ritmi della Natura. Quello era da sempre il loro mondo e mai ne avrebbero immaginato uno diverso.
Celebrare la Primavera e la rinascita della vita è stata quindi una costante che fin dalla notte dei tempi, in modi diversi nella forma ma eguali nello spirito, ha attraversato i secoli, passando dagli antichi Floralia dei latini alla celtica Beltaine fino ad arrivare a noi.
Il Cantamaggio, assieme alla Pasquella e al canto della Passione di Cristo, è un canto rituale di questua figlio di questa antichissima storia e rappresenta una delle tradizioni popolari più antiche della nostra gente.

Si diceva “Cantà’ Màgghju”, ossia cantare il Maggio, perché il canto è lo strumento principe, il più antico, l’arte che sempre si fa per sé e per gli altri.
“Tutti i canti dell’ispirata tradizione canora picena allietavano e sollevavano lo spirito e la materia dando alla pesante fatica, soave e opportuno refrigerio, sapor di agreste poesia”, scriveva il nostro compaesano Giovanni Ginobili nel 1949.
Il canto fino a ieri non appartenne solo alla gente delle campagne, che con esso accompagnava ogni singolo lavoro nei campi per scandirne i movimenti ed alleviarne la fatica: cantavano gli artigiani nelle loro botteghe, i vetturini sulle carrozze, i garzoni in bicicletta, le donne alla fonte, gli avventori all’osteria.
Era un mondo duro, fatto di sangue e fatica ma sicuramente più vivace, specie all’orecchio di noi moderni a cui cantare in pubblico sembra socialmente disdicevole a meno che non venga esercitato negli appositi spazi e orari, al di fuori dei quali il canterino rischierebbe di passare per ubriaco.

La tradizione del Cantamaggio (e dei canti rituali di questua in genere), coi suoi cantori che passando casa per casa chiedono il permesso di suonare e portano auguri di prosperità in cambio di una mangiata e una bevuta, tiene inoltre viva la cultura dell’ospitalità.
Questo dell’accoglienza è un ricordo ancestrale di quando, nei tempi antichi, prima ancora dei Santi e prima ancora del Cristo, erano gli dei a bussare alle porte delle case travestiti da uomini: riservare loro un buon trattamento poteva far scendere sulla casa il favore del cielo, qualcosa di irrinunciabile in quel mondo duro.
Nel contempo era un modo per tramandare un insegnamento di umanità e fraternità, senza il quale -i vecchi lo sapevano- il mondo sarebbe certo ben peggiore.

Oggi che il Cantamaggio, e con esso le tradizioni popolari, sono oggetto di una miracolosa, lenta ma inarrestabile resurrezione, oggi che di riavvicinarci alla Natura e di recuperare il concetto di comunità abbiamo tanto bisogno, anche a Petriolo di Macerata, per il terzo anno, vogliamo confermarlo in salute.
Quindi, nello spirito della nostra buona e antica tradizione, domenica 10 maggio 2015una nutrita schiera di gruppi provenienti da tutte le Marche percorrerà il territorio del Comune portando il loro Cantamaggio (ogni zona, non dimentichiamolo, aveva il suo).

La giornata inizierà alle ore 9.00 con il raduno in piazza dei gruppi che per tutta la mattinata porteranno il buon augurio coi loro canti e la loro gioia in tutte le case per le contrade e le vie del paese.
Poi, dopo pranzo, tutti sono invitati nel centro storico di Petriolo, dove si faràmerennàta insieme ai suonatori tradizionali, che invaderanno con stornelli e organetti l’antica Piazzetta San Marco e tutte le vie del castello.
Dalle 15.00 fino a sera, infatti, tutti i gruppi partecipanti suoneranno e canteranno per la gente che interverrà, e il tutto scaturirà in una festa spontanea e comunitaria al modo di una volta, al suono del saltarello e dei versi della tradizione e in compagnia di fava, pecorino, porchetta e vino.

Nel corso della giornata, infine, l’illustratore maceratese Ugo Torresi detto Nooz girerà instancabile per il paese e per le campagne, disegnando il Cantamaggio Petriolese in tempo reale.

L’evento è presentato dalla Pro Loco di Petriolo MC in collaborazione con lo storico gruppo di portatori della tradizione popolare del maceratese Pitrió’ mmia, l’associazione culturale L’Orastrana e col patrocinio del Comune di Petriolo.

Il Principe dei Saltarelli 3.0 – Seminario sul saltarello di Petriolo con il gruppo Pitrió’ mmia

Il Principe dei Saltarelli – Terza edizione Il Principe dei Saltarelli – Terza edizione

Petriolo di Macerata è la patria di Giovanni Ginobili (24 gennaio 1892 – 17 ottobre 1973), poeta vernacolare e padre nobile dell’etno-musicologia moderna nelle Marche, uomo tenace e appassionato che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca e alla conservazione della cultura popolare della nostra terra.
A Petriolo, dove il suo ricordo è ancora ben vivo, a lui è dedicato anche quest’anno “Il principe dei saltarelli”, ciclo gratuito di incontri sulla musica tradizionale della Marca centrale.

Il progetto, giunto alla terza edizione, è nato dall’unione delle forze della Pro Loco di Petriolo MC, già nota per l’autunnale Festa delle Cantinette, dello storico Gruppo delle tradizioni popolari maceratesi Pitrió’ mmia e dell’Associazione L’Orastrana, col patrocinio del Comune di Petriolo.
Lo spirito che anima l’iniziativa è sempre quello di tornare a riappropriarci delle nostre radici con gioia, di stare bene insieme senza l’assillo di asfissianti campanilismi o manie di esotismo, di prendere coscienza di essere comunità all’interno di una comunità, agendo localmente e pensando globalmente.
Attraverso i passi, le metafore, i codici e la psicologia delle nostre antiche danze popolari –il saltarello e la castellana– l’idea petriolese non è soltanto quella di riportare tra la gente quello che della gente è sempre stato, ma anche e soprattutto di creare occasione di incontro, scambio e dialogo intergenerazionali, cosa apprezzatissima già dai partecipanti delle scorse edizioni.

Inoltre quest’anno “Il principe dei saltarelli” tenta un esperimento diverso dal solito: durante gli incontri, oltre alla danza e ai canti popolari, verrà offerto dalla Pro Loco un dolce tradizionale ogni volta diverso, attraverso il quale si coglierà l’occasione per espandere i discorsi sulle tradizioni popolari anche al mondo della cucina, che scopriremo molto affine a quello della musica.
Dato che quest’anno gli incontri saranno quattro, alle quattro stagioni saranno dedicati i dolci che potrete gustare e dei quali si parlerà.
Brindando con del buon vino cotto locale assaggeremo insieme li caciù’ co’ la faetta, luciammellòttu de lo vàtte’, lu crustìngu e la pizza dóce de Pasqua, a cura delle blogger petriolesi di Farina e fiore.

Il primo appuntamento è previsto per mercoledì 15 aprile 2015 alle 21.30, presso il Teatro Comunale di Petriolo (mappa).
I tre successivi incontri, sempre di mercoledì, si terranno presso il Centro di Aggregazione Giovanile Montessori in Via De Nobili, nel cuore del centro storico (mappa).
La partecipazione è gratuita.

Foto, portale turismo e ancora foto!

Petriolo, il castello

Petriolo, il castello

news n°1: di seguito il link del tumblr dell’orastrana dove potrete trovare le foto del reading musicale di favole tradizionali che hanno fatto a Corridonia (MC) lo scorso 23 novembre 2014, scattate da Marco Buschi della SOMS – società operaia di mutuo soccorso.

orastrana.tumblr.com

news n°2: le mie invece di foto, scorrono sulla home page del portale turismo del mio amato paese, Comune Petriolo e non posso che essere felice. nuovi progetti sono in fase di sviluppo. grazie all’amministrazione comunale per aver pensato a me!

turismo.comune.petriolo.mc.it