tradizione

Lu rocciu o crescia fojata di Fiuminata

Può sembrare uno strudel, più o meno ha la stessa preparazione che consiste in una sfoglia da qui “fojata”, ripiena di frutta autunnale come zucchero, mele, noci, nocciole, fichi e uvetta, da spezie come la cannella, cacao amaro, anice e limone tutto al profumo di mistrà fatto in casa o alchermes. Ingredienti tutti poveri e presenti nelle case di campagna del territorio maceratese quando i contadini non potevano comprare dolci e dovevano inventare dolci semplici e facili. La crescia fojata o rocciu ha due differenti ripieni, uno con anche la ricotta che probabilmente usavano i pastori, e l’altro come ho già scritto sopra, solo di frutta di stagione. Nella zona di Matelica e dintorni il dolce veniva preparato in autunno fino al periodo natalizio. “Lu rocciu” deriva da arrotolare, attorcigliare intorno praticamente uno strudel del centro delle Marche.

Spero che mi perdoneranno i nostri amici del territorio maceratese per la mia versione del “rocciu o fojata”! Avendo raccolto le prime melagrane mi è venuta l’idea di farci il ripieno insieme al cioccolato fondente. Un dolce impreziosito da tanti rubini!

Veniamo alla ricetta!

Ingredienti 300 gr di farina 0

Tre cucchiai di zucchero

60 grammi di olio extravergine di o di girasole

Un pizzico di sale

Acqua bollente quanta ne serve per ottenere un impasto morbido

Per il ripieno

I chicchi di una due o tre melagrane, regoliamoci ad occhio, dobbiamo ricoprire tutta la superficie della sfoglia

Scaglie di cioccolato fondente

Alchermes

Preparazione

Mettiamo la farina, lo zucchero, un pizzico di sale, l’olio extravergine di oliva o di girasole nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia, lasciamo impastare e uniamo poco alla volta l’acqua bollente, regoliamoci perché dobbiamo ottenere un impasto morbido, lavoriamolo come per fare le tagliatelle e lo mettiamo a riposare dentro una ciotola che copriamo con un piatto piano. Intanto prepariamo il ripieno. Sgraniamo le le melagrane tagliandole a metà e battendole con un cucchiaio per far uscire tutti i chicchi, mettiamoli in una ciotola con del succo di limone e se ci piace con un goccio di mistrà o anisetta. Stendiamo sopra un canovaccio infarinato la pasta sottilissima con il matterello e aiutiamoci anche con le nocche delle mani, se verrà fuori qualche buco, lo rattoppiamo con la stessa pasta, copriamo la sfoglia con i chicchi di melagrane e scaglie di cioccolato fondente. Arrotoliamo piano piano a forma di salame e poi chiudiamo a chiocciola. Adagiamolo sopra uno stampo foderato di carta forno e spennelliamo il tutto con alchermes. Mettiamo a cuocere a 180 gradi per 30/40 minuti. Ogni forno ha una cottura diversa regoliamoci fino a quando vedremo la pasta che diventa croccante.

Il nostro “rocciu o crescia fojata” è pronto, lasciamo raffreddare e presentiamolo spolverato di zucchero a velo!

La prossima volta preparerò “Lu rocciu” nella versione tradizionale!

Buona vita, buon rocciu o crescia fojata di Fiuminata ❤️

Versione originale de “Lu rocciu” con frutta secca e mele.

Sfoglia con gli ingredienti di quello già descritto sopra

Ripieno

Cuociamo tre mele con vino cotto o rosso, uniamo tre cucchiai di zucchero, cannella, buccia di limone, noci, mandorle, uvetta, nocciole, fichi a pezzetti, cacao amaro, mistrà o liquore tipo anisetta e cioccolato fondente a scaglie. Stendiamo la pasta e cospargiamo tutta la frutta, chiudiamo a salame e mettiamolo sopra carta forno e spargiamo sopra l’alchermes. Mettiamo a cuocere a 180 gradi fino a quando la superficie si presenta croccante! Spegniamo il forno e lasciamo freddare. Poniamo “Lu rocciu” sopra un piatto e spolveriamo di zucchero a velo.

Buona vita, buon “rocciu o fojata” di Fiuminata ❤️

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Crostata con mele cotte al vino cotto alla cannella

Come mi piace ricordare!

Mi sembra di ritornare a viverlo ogni volta che quel preciso istante un ricordo si affaccia nella mia mente.

Sono tutti lì, quelli di quando ero appena più che bambina, quelli della prima infanzia, quelli che non possono essere raccontati, quelli delle delusioni, quelli della serenità, quelli del primo amore, quelli della persona che non potrò mai dimenticare, quelli che mi hanno portato sofferenza, quelli che mi hanno causato paura, quelli che magari per poco mi hanno procurato felicità, quelli olfattivi, quelli dell’odorato, quelli che sembrano che li stia vivendo di nuovo quando sto preparando un cibo “antico”, che non usa più ma che non ho mai dimenticato.

Bevendo il latte, in un pomeriggio fresco di fine estate, il ricordo è andato a quando per un’occasione speciale mia madre preparava lo squaglio, per il rinfresco della prima comunione, della cresima e quando per l’anniversario del venticinquesimo del suo matrimonio ne preparò due grandi pentole per tutti gli invitati! Era un ventotto di dicembre, ricordo chiaramente la bevanda calda fumante versata nelle tazzine di te di porcellana a fiori con profili dorati. Ci fu un fatto increscioso, la stufetta elettrica stava per bruciare le tende della sala da pranzo! Grande paura!

Come sono finita a fare la crostata con le mele e cannella? Ma perché mangiarne una fetta e bevendo una tazza di squaglio è una delizia, è la fine del mondo e tira su il morale!

L’estate è quasi finita, la temperatura è gradevole ed è il tempo giusto per queste coccole. Si rischia la depressione se non si interviene dolcemente!

Lasciamo perdere le diete, il pericolo che si corre con lo zucchero e freghiamoci dei nutrizionisti 🤣🤣 solo per oggi però 😂😂😧

Nella mia crostata ci sono burro e olio di girasole insieme, possiamo però usare o 200 di solo burro o 80/90 di solo olio di girasole

Io ora vi racconto gli ingredienti e la preparazione

Ci vogliono

300 grammi di farina 0

200 gr di burro ma io vi assicuro che è più buona mettendo 100 grammi di burro e 50/60 di olio di girasole la frolla diventa più friabile scegliete voi

Un kl di mele

Vino cotto o rosso quanto ne basta per coprire le mele in cottura

150 di zucchero

Tre tuorli di di galline felici, solo loro🤣

Buccia di limone

Cannella

Semi di vaniglia

Zucchero a velo

Mettiamo le mani in pasta!

Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia la farina, il burro e ammorbidito, lo zucchero, i tuorli d’uovo, la buccia di limone e i semi di vaniglia, lavoriamo l’ impasto fino ad ottenere una pasta omogenea. La schiacciamo sopra un foglio di carta forno e la facciamo riposare in frigo per due ore.

Tagliamo le mele a fettine mettiamole nella padella con il vino cotto o rosso corposo, un cucchiaio di zucchero e la cannella a piacere, copriamo con il coperchio e lasciamo cuocere fino a completo assorbimento del vino. Lasciamo che le mele si raffreddino.

Stendiamo sopra la carta forno metà della pasta con il matterello, disponiamola sullo stampo foderato di carta forno, copriamo la superficie con le mele cotte lasciandone alcune fette per la decorazione, stendiamo l’altra metà della pasta questa volta sopra la pellicola e piano piano copriamo la crostata chiudendo tutto il bordo. Facciamo un cerchio al centro della crostata togliendo la pasta. Deve rimanere aperta. Mettiamo a cuocere in forno alla temperatura di 170 gradi per una trentina di minuti. Decoriamo a raggiera con le mele rimaste e spolveriamo di zucchero a velo.

Gustiamoci la crostata senza sensi di colpa! La vita va da sola!

Buona vita, buona crostata con mele cotte al vino cotto e cannella ❤️

Le nostre mele brutte ma buone appena raccolte

Scorzette di melone candite

Le buttate le scorze di melone? Se sì, non lo fate più perché sono deliziose se le facciamo candite. Serviranno pazienza e un po’ di tempo però avremo un prodotto che non ha niente da spartire con i canditi che compriamo. Le scorzette di melone sono dolci e conservano tutto il sapore e il profumo di questo frutto.

Un tempo nelle nostre campagne della provincia di Macerata, le scorze del melone si infilavano con ago e filo e si mettevano ad asciugare al sole o sotto la cappa del camino. Al tempo della vendemmia si faceva bollire a lungo il mosto e quando era bello ristretto si univano le bucce del melone fino a quando diventavano lucide e candite con lo stesso mosto diventato una sapa.

In inverno le scorzette si usavano al posto dei canditi nei dolci a base di frutta secca come “lu crustingu” il tradizionale dolce natalizio più famoso della provincia di Macerata.

Ora il sole ha perso un po’ del suo calore, quindi non ci resta che far essiccare le scorze del melone o in essiccatore o al forno a bassa temperatura per diverse ore. Le tagliamo a piccoli cubi e dopo l’essiccazione le facciamo bollire nel mosto fresco per molto tempo fino ad ottenere uno sciroppo. Nel caso avessimo il mosto cotto, la cottura sarà più breve. Versiamo il tutto in un barattolo e chiudiamo subito per ottenere il sotto vuoto. Le scorzette sono ottime servite in coppa insieme ad altra frutta secca tipo uvetta e noci.

Un’altra preparazione è quella di fare una conserva di scorzette di melone. Le tagliamo a cubetti e le mettiamo a bollire nel mosto cotto fino a quando diventano morbide. Le invasiamo nei vasetti sterilizzati e li chiudiamo con i loro coperchi. La conserva si mantiene per molto tempo e può essere utilizzata anch’essa come canditi nelle varie preparazioni.

Teniamoci strette le nostre tradizioni culinarie perché questa è l’ultima generazione che le conserva con amore! Non credo che chi verrà dopo di noi potrà raccontare la nostra cucina povera e fantasiosa! A me spezza il cuore quando ci penso!

queste sono state essiccate al sole

mosto cotto invecchiato

Pannociato

È tempo di bacchiar le noci e la tradizione vuole che si faccia verso il il 14 di settembre quando si festeggia l’esaltazione della s. Croce:

Santa Croce

La pertica per il noce.

È il mese di settembre, quando sull’aia si “scartoccia” si spannocchia il granoturco e il suono dell’organetto si alterna al canto degli allegri stornelli. Più che fatica è festa campestre che si chiude con la danza popolare agreste, il saltarello, ballato sull’aia.

Settembre ha anch’esso i suoi preziosi doni:

Io so settembre; so molto cortese, a li villani io faccio le spese; porto l’ùa, li fichi, le mele e le nuci e co’ ‘sti frutti je faccio piacere!

‘Rrià’ “la vergara” co’ lu cistu e lo pà nnociato e a l’opre e a li villani lèsta lo fa magnà.

Questo dolce tradizionale popolare del territorio maceratese è ancora oggi preparato e gustato in molte famiglie del camerinese in occasione della festa dei morti e del tempo natalizio. In campagna veniva servito a parenti e vicini arrivati per spannocchiare il granoturco.

Arriviamo alla preparazione con questi ingredienti

250 gr di farina 0

2 uova di galline felici

100 gr di burro

150 grammi di zucchero

250 grammi di noci

100 gr di uvetta ammollata è asciugata

Buccia di limone

30 grammi di cacao amaro

Una tazzina di caffè

Rum, alchermes, cognac, mistrà più o meno di un bicchiere in tutto, bisogna regolarsi ad occhio

Una bustina di lievito per dolci

Preparazione

Lavoriamo lo zucchero con il burro e le uova, uniamo la buccia di limone e i liquori, mescoliamo per bene ed uniamo la farina con il lievito, le uvette e le noci.

Il composto deve risultare morbido, versiamolo nello stampo da plum-cake e facciamo cuocere a 180 gradi per quasi un’ora. Se vediamo la superficie che scurisce troppo a metà cottura copriamo con un foglio di alluminio. Facciamo la prova dello stecchino che deve uscire asciutto.

Questo è un dolce molto gustoso e adatto per la colazione e la merenda. Serviamolo con una tazza di squaglio fatto come si usava una volta.

Mettiamo in una pentola 100 grammi di cacao amaro, 250 di zucchero, un cucchiaio e mezzo di farina e mescoliamo bene, uniamo 1 litro e mezzo di latte e lasciamo cuocere a fiamma bassa mescolando per non farlo attaccare. Quando lo squaglio comincia ad addensare spegniamo il gas e serviamo nelle tazzine da tè. Sopra si formerà una gustosa pellicina di cioccolato che può anche non piacere ma basta mescolare per toglierla. I gusti sono gusti 🤣❤️

Il Pannociato possiamo gustarlo con un filo di marmellata di melagrana e fave tostate di cacao o con una marmellata a piacere!

Buona vita, buon Pannociato ❤️

Lu frecandò

Lu frecandò…..sì…sì signori, la “ratatouille” parola francese di un piatto di verdure tagliate a pezzetti, o a rondelle stufate ma la sostanza è sempre quella.

Un miscuglio di verdure estive cotte tutte insieme fino a diventare quasi un pastume come racconta il nostro amato poeta dialettale petriolese nei sui scritti sugli usi e costumanze popolari, Giovanni Ginobili. Tanti di noi siamo ancora appassionati del nostro dialetto che manteniamo costantemente anche di questi tempi dove la maggior parte delle persone rinnega le sue radici dialettali quasi per un senso di vergogna!

Noi della provincia di “Macerata granne”, siamo così, parlando cominciamo e finiamo tutte le parole con “lu”, lu sarvaì, lu mestellu, lu vecchiè, lu tavulì, lu piede, oppure con “lo” pà, lo ví, lo caffè, lo latte e così via. Capisco che non sia proprio un piacere sentir parlare in questo modo noi della provincia di Macerata e giù di lì, però siamo unici per la bontà di piatti tipici e per la bellezza di luoghi dove è possibile godere ancora una certa tranquillità e un benessere non da poco.

Siamo quindi perdonati se manteniamo il nostro dialetto e gustiamoci “lu frecandò” fatto quando abbondano peperoni, melanzane, zucchine e pomodori. Gli ortaggi maturati in pieno sole sono assolutamente più buoni e saporiti, hanno meno acqua e quindi tengono meglio la cottura. Questo è un piatto gustoso, saporito e servito freddo si accompagna bene con una fetta di salume specialmente con il capo collo, la nostra cosiddetta lonza e con il nostro pane naturale. Servito caldo con fette di pane abbrustolite. Nei tempi di ristrettezza economica era un piatto unico che la vergara preparava per sfamare la sua numerosa famiglia.

Ingredienti

500 gr di patate

Un sedano

Due carote

Una cipolla

Peperoni

Melanzane

Zucchine

Pomodori rossi e sodi

Un bel giro di olio extravergine di oliva

Sale e pepe o peperoncini

Maggiorana

Timo

Rucola

Basilico

Vino bianco

Acqua quanta ne serve per portare a termine la cottura

Preparazione

Laviamo le verdure, tagliamo le patate a “truzzitti” a tocchetti, le altre verdure a filetti, mettiamo la cipolla nella padella, l’olio extravergine di oliva e lasciamo cuocere per pochi minuti, uniamo le patate e le verdure, il sale pepe e peperoncini, lasciamo rosolare per bene ed aggiungiamo il vino bianco e l’acqua. Alla fine profumiamo con timo e maggiorana e magari con foglioline di rucola e basilico Mescoliamo e finiamo di cuocere fino a quando le patate risultano morbide. Serviamo lu frecandò caldo col pane abbrustolito o freddo con fette di capocollo la nostra lonza!

Manteniamo amici la nostra tradizione gastronomica popolare senza provare vergogna perché è da lì che siamo nati e cresciuti! Viva le nostre bellissime Marche ❤️

Buona vita, buon frecandò del tempo d’estate ❤️

Pizza dóce de Pasqua

Penso di far cosa gradita se vi lascio ancora una ricetta delle pizza dolce pasquale quella tradizionale con i canditi e buccia di arancia.

Per questa preparazione si dovrebbe fare un panetto lievitato la sera prima però se non si ha tempo, si può procedere il giorno stesso facendo solo attivare il lievito dentro il forno spento fino a quando si vedrà la schiuma in superficie. Scegliete voi.

Ingredienti

Una bustina di lievito di birra disidratato con 250 farina e 1/8 di latte e acqua per ottenere un panetto da far lievitare una notte

650 di farina 0

con 5 uova

150 di zucchero

150 di burro una bustina di lievito di birra disidratato

Canditi di cedro o arancia

Buccia di arancia

Latte quanto basta per ottenere un impasto morbido

Mezzo bicchierino di liquore all’arancia o una fialetta di aroma di arancia

Vaniglia

Ingredienti per la glassa

100 grammi di zucchero a velo

Succo di limone

Un cucchiaio di acqua calda

Se non dovessero bastare 100 gr di zucchero raddoppiare la dose

Preparazione

Se vogliamo fare il panetto mettiamo il lievito di birra disidratato con 250 gr di farina e tanto latte per ottenere una pasta morbida che la incideremo a croce e la lasciamo lievitare coperta con pellicola dentro il forno spento fino al mattino. Questo dovrà essere aggiunto alla farina e agli ingredienti oppure procediamo mettendo tutta la farina nella ciotola della planetaria o dentro un piatto se la faremo a mano, uniamo due bustine di lievito di birra disidratato, io vi suggerisco di fare attivare il lievito con un cucchiaino di zucchero e un po’ di acqua nel forno spento fino a quando si vedrà la schiuma, lo zucchero e piano piano le uova, lavoriamo per farle assorbire unendo il latte necessario per ottenere una pasta morbida. Mettiamo un pizzico di sale, la buccia di limone e di arancia, il liquore ed il burro fuso e tiepido poco alla volta, deve essere assorbito tutto prima di aggiungerne altro ed infine i canditi Lavoriamo bene fino a quando la ciotola risulta pulita e se a mano solleviamo la pasta ripetutamente per renderla elastica.

Con questa dose vengono due pizze dolci, voi potete dividere a metà per una sola.

Formiamo le due palle e accomodiamole negli stampi unti o foderati con carta forno. Una volta raggiunto il raddoppio, le spennelliamo con un uovo e latte e le mettiamo a cuocere a 150 gradi per quasi un’ora nel forno ventilato La superficie deve presentarsi dorata.

Non fate come me che queste pizze dolci di Pasqua le ho lasciate cuocere troppo! Il troppo storpia!!!

Lasciamo raffreddare le pizze nel forno spento.

Per la decorazione classica delle pizze pasquali

Setacciamo lo zucchero a velo uniamo il succo di limone e l’acqua calda mescoliamo bene e spennelliamo la glassa sopra le pizze dolci di Pasqua!

Buona vita, buone pizze dolci di Pasqua ❤️