Pitrió’ mmia

GIUGNO

Io so giugno che mèto lo grano,
mèto col sole li monti e lo piano;
mèto li campi buttando sudore,
tra l’altri mesi me sendo mijore.

Un notissimo adagio invita il contadino a prendere la falce!

Giugno, la fàrge ‘n pugno!

Esso invita alla bramata pur dura fatica.

I contadini, ricoperti da larghi cappelli di paglia, nell’allegria più serena, cantano belle stornellate, cantano a tenzone, lanciando al vento le canzoni tipiche della mietitura; popolano i campi d’oro!

È questa la descrizione che la poesia popolare fa del sesto mese dall’anno.

Buona vita, buon mese di giugno ❤️

Gnocchi di polenta avanzata

Questi sono dei buonissimi gnocchi fatti con la polenta avanzata, potevo farci molte cose, crocchette con scamorza, con il tonno, con le erbe spontanee oppure un dolce tradizionale della mia infanzia che preparava nostra madre quando le avanzava la polenta…..”lu pizzutéllu”!

Lei prendeva un piatto fondo di quelli dove condiva la pasta, metteva dentro la polenta che era diventata dura perché del giorno prima, univa un “acinittu”di zucchero, cioè poco perché lo custodiva come un gioiello prezioso da usare per i suoi cinque figli, l’uva passa ammollata o i fichi secchi, noci ed un goccio di mistrà il liquore al profumo di semi di anici magari regalatole dai suoi clienti di campagna. Stendeva la polenta sopra una teglia unta e spolverata di farina di mais e cuoceva in forno fino a quando “lu pizzutéllu”, diventava croccante. Lei nostra madre, per tenerci buoni o per farci addormentare ci cantava una filastrocca che faceva così!

“Cinnì……cinnì….cinnòla……qui nominava il nome del malcapitato figlio, Vattelappesca…..va alla scuola…..a scuola con il canestrello pieno di pizzutéllu…..la maestra gli fá festa….buttalo dalla finestra!!!! Non sapremo mai chi volesse buttare giù quella sciagurata maestra, se il canestrello con il “pizzutéllu” o quel povero bimbo spaurito!

Per fare gli gnocchi abbiamo mescolato la polenta con due rossi d’uovo, farina e parmigiano reggiano, abbiamo impastato, fatto dei cilindri e tagliato gli gnocchi, abbiamo fatto un sugo di pomodoro con olio extravergine di oliva di casa nostra e tanti profumi dell’orto giardino scapigliato, spolverata di parmigiano reggiano e portato in tavola!

Buoni…..buonissimi e quel palato e quel naso di casa giudici come sempre, hanno detto sì!

Allora non fatevelo scappare questi buonissimi gnocchi quando avrete la polenta avanzata.

Buona vita, buoni gnocchi di polenta avanzata!❤️

Ascensione

La notte che precede la festa dell’Ascensione si colgono le rose più belle e più profumate. Chi ne ha tante nel proprio giardino ne fa dono a chi non ne ha. Un contenitore con l’acqua ed i petali di rose immersi, si espone sopra il davanzale della finestra e si tiene fuori tutta la notte, in omaggio a Gesù che sale al cielo.

La tradizione vuole che Gesù, salendo al cielo, benedica questi fiori e le persone che con devozione ed amore li hanno esposti in suo onore.

La notte scende dal cielo come benedizione e porta l’abbondanza sui campi di grano.

La mattina, quell’acqua profumata e benedetta, serve per bagnarsi il viso, ricevendo la benedizione di Gesù.

In questo giorno viene raccolto l’assenzio; con quest’erba gli uomini ornano i loro cappelli e le donne li appuntano sul loro petto.

Una tradizione popolare vuole che il giorno dell’Ascesa di Cristo Redentore, nemmeno i pulcini escano dall’uovo, anche se sia ora che nascano; tanto è il dovere che si ha in questo giorno, di non compiere opera alcuna.

La festa cadendo nel giovedì che segue la quinta domenica dopo Pasqua, è festa mobile e in alcune nazioni cattoliche è festa di precetto, riconosciuta nel calendario civile a tutti gli effetti.

In Italia previo accordo con lo Stato Italiano, che richiedeva una riforma delle festività, per eliminare alcuni ponti festivi, la Conferenza episcopale italiana ha fissato la festa liturgica e civile, nella domenica successiva ai canonici 40 giorni dopo Pasqua.

Buona festa dell’Ascensione!

Il primo maggio a casa!

Secondo anno di covid, secondo primo maggio in casa!

Non che mi dispiaccia molto stare in casa, dato che sono immersa nel verde e quindi non ho bisogno di cercare un posto per respirare della buona aria, ne di rifarmi gli occhi dalla natura.

Grazie a Dio, vivo ogni giorno in questo posto con un orto giardino scapigliato che, nonostante tutto, riesce a farmi vivere questo tempo terribile, nel migliore dei modi.

Ieri tirava un forte vento ed ogni tanto, c’erano acquazzoni portando freddo ed impossibilità di pranzare all’aria aperta!

Sul tavolo della nostra cucina c’era tutto quello che serviva per un pranzo “scampagnato“!

Salumi e formaggio pecorino fresco, crostini di créscia de casció di Pasqua con crema di fave, asparagi e zucchine, cannelloni con la menzionata crema di sopra, porchetta, e ciammèlla strozzosa di Pasqua.

Meglio di così non poteva essere!

Buona vita, buon mese di maggio ❤️

Vi racconterò la ricetta dei buonissimi cannelloni di crema di fave, asparagi e zucchine, nei prossimi giorni!

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Lu pranzìttu a lu Morrècene

Il lunedì di Pasqua era tradizione a Petriolo fare una scampagnata con annessa una bella merenda, lu pranzìttu, ed il luogo tradizionale dove tante famiglie petriolesi si ritrovavano era lu Morrècene.

Si tratta del colle dove attualmente termina via Sandro Pertini, una zona conosciuta fino agli anni sessanta come la terra di Benito de Màrcu.

Morrècene è termine oggi pressoché scomparso che sta ad indicare la presenza di un antico rudere, e difatti lì sorgeva un antico monumento romano, quasi integro, a pianta circolare e con la copertura a cupola, probabilmente un mausoleo, che fu demolito attorno al 1913 in occasione del rifacimento del muraglione dell’attuale via Castellano, per riempire il quale fu utilizzato di tutto.

Nei primi anni dell’ottocento l’area era di proprietà di Bartolomeo e Serafino Angelisti, figli del livellario al Santissimo Sacramento Francesco Maria Angelisti, che lì avevano anche un casino di caccia.

Nei tempi andati, nei tre giorni precedenti il giovedì dell’Ascensione, là passava una delle tre processioni delle Rogazioni Minori, in dialetto treduà’.

Queste erano una antica tradizione religiosa, istituita dalla Chiesa nel IV secolo per cristianizzare l’analoga festa pagana dei Robigalia, che invocava la clemenza e la benedizione del cielo per tenere lontano ogni flagello dalle campagne.

Si svolgevano alle prime ore dell’alba, così da non interrompere i lavori nei campi e permettere di parteciparvi anche ai bambini, prima di andare a scuola.

La solenne processione del lunedì partiva dalla chiesa prepositurale dei Santi Martino e Marco per recarsi presso lu Morrècene, dove il contadino preparava sull’aia una grande croce di fiori di sulla, di papaveri e di foglie di quercia.

Dopo la benedizione tutti i bambini si gettavano sulla croce benedetta per prendere foglie e fiori, che i contadini avrebbero poi preso per gettarli nei campi a scopo benaugurante.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Lu vinidìttu

La notte del sabato Santo c’era la veglia con la benedizione dell’acqua e del fuoco.

La gente portava da casa una bottiglietta d’acqua, che veniva benedetta durante la funzione, durante la quale veniva anche fatta la benedizione del fuoco, l’accensione del cero pasquale e la liturgia battesimale.

Quella bottiglietta veniva conservata a casa con molta cura e devozione, per essere usata nei momenti importanti dell’anno, uno dei quali era l’antica usanza de lu vinidìttu.

Questo era una frittata che si faceva la domenica di Pasqua con la mentuccia e l’aglio freschi, raccolti il giorno stesso, tanto pecorino (e parmigiano, per chi poteva permetterselo) e una stilla di quell’acqua benedetta, che si lasciava cadere nelle uova prima di sbatterle, avendo cura di farsi preventivamente il segno della croce.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Cavare i piedi

Il sabato Santo, al suono dall’allegrezza delle campane appena slegate, ovunque si trovassero, i ragazzi si davano a saltare e facevano capriole.

In quel giorno ai piccoli in fasce si suoleva, “caccià’ li piedi” e cioè si metteva loro le scarpette e li si “lasciava”, ossia li si faceva provare a camminare, dopo aver fatto far loro capriole sul lettuccio. Ritenevano che fosse il tempo più indicato e sarebbero presto “andati soli”, avrebbero camminato da soli.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Le “Tre ore”

Il giorno del Venerdì Santo, in commemorazione dell’agonia sulla croce di nostro Signore Gesù Cristo, si teneva la funzione religiosa detta delle “Tre ore”.

La chiesa della Madonna della Misericordia era sempre talmente colma di gente che i banchi e le sedie non bastavano, tant’è che venivano presi in prestito presso le case sedie e sgabelli. C’erano tutti, paesani e contadini, questi ultimi saliti dalle campagne con gli zoccoli che avevano avuto cura di cambiare con delle scarpe pulite approfittando dell’amicizia delle famiglie del paese.

Durante la funzione un predicatore, dal pulpito, enunciava le Sette parole di Cristo in croce, le commentava e i cori, anch’essi, le cantavano. Lo scenario aveva la Croce del Cristo crocefisso in mezzo ai due ladroni, su uno sfondo di teli neri, ai lati le sacre effigi di San Giovanni e della Madonna addolorata con in petto le sette spade, e infine la bara, lu cataléttu in cui, finita la funzione e fatta la schjodazió’, cioè la deposizione del Cristo, vi veniva adagiato.

Finite le “Tre ore”, un insolito movimento animava il paese. Le botteghe degli artigiani erano tutte trasformate in edicole sacre, popolarmente chiamate sfondi, in cui erano rappresentate scene inerenti la passione di Cristo. Su tutte le finestre, ornate di arazzi o di coperte colorate, venivano accesi lampioncini, candele e luminélli (piccoli lumi scoperti di coccio, a olio, con lo stoppino che sporge dal becco).

Si preparava la solennissima processione notturna del Cristo Morto.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Senza campane

Subito dopo il “Gloria” dell’ultima messa dei Sepolcri del giovedì Santo venivano legate le campane affinché non suonassero e sarebbero state sciolte al “Gloria” della messa di sabato Santo, in un tripudio di suoni. Fino a quel momento le messe venivano annunciata dai ragazzini che, a due a due, partendo da piazza giravano gridando “Oooh! Chi vò’ vinì’ a la messa là lu Succùrsu (o jó le Grazie o a Sa’ Mmartì’, a seconda del luogo della celebrazione) eccola prima (o la seconda o la terza, s’intende la chiamata e la terza era l’ultima)!” e sbattendo le gnàcchere, che sono tavole spesse di legno robusto, con adatta impugnatura, recante nelle due facce due maniglie che fungevano da fragorosi percussori metallici.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Scàccia-Màrzu

Nella lista dei canti rituali di questua legati al calendario agricolo c’era lu Scàccia-Màrzu.

Questo era nei tempi antichi effettuato da comitive di giovani con l’organetto, ed in tempi più vicini a noi erano i ragazzini che, accompagnati dal suono caratteristico della sgràsciola, giravano di casa in casa per salutare Marzo e, con esso, gli ultimi strascichi invernali.

“Fòra Mùrzu, rénd’Aprì’, fòra ll’òe de li contadì'”, cantavano chiedendo uova fresche o altro da mangiare, e se nessuno di casa si faceva vedere lanciavano, sempre cantando, una serie di buffi improperi.

La sgràsciola, chiamata anche scannéllu o racanella, era uno strumento musicale povero che si costruiva con una canna dove veniva realizzato un foro in cui si inseriva una rotella di legno dentata e un bastoncino, girando con la mano a cerchio il quale si produceva il caratteristico rumore della raganella.

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