costumanze marchigiane

LU VECCHJÓ (IL BEFANONE)

La tradizione vuole che nel giorno della festa di S. Antonio Abate, una persona di casa vestita in malo modo, “lu vecchjó”, il befanone, recasse in dono giocattoli e dolci ma anche carbone ai bimbi marchigiani.

Portava dietro di sé il carnevale poiché, dicevano gli antichi, esso ha inizio il giorno di Sant’Antonio Abate!

A casa nostra era mio marito o mio fratello gemello a trasformarsi in “vecchjó”, era molto desiderato tanto quanto molto temuto!

La scena era tragica comica che a ripensarci ora, mi viene da piangere e ridere insieme!

Sono fatti e scenette di molto tempo fa, i bimbi di oggi, non sanno nemmeno l’esistenza del “vecchjó”! Sono troppo tecnologici e molto insensibili a cose di questo genere. Credo che gli capitasse a tiro lu vecchjó, questo sarebbe impaurito più che mai per la loro sicurezza e spavalderia!

Questo è il racconto di “lu vecchjó”!

Buona vita, buon vecchjó! ❤️

Lo sentivi arrivare quando iniziava a sbattere il bastone sui muri mentre, con fare maldestro, si accingeva a scendere le ripide scale di casa di mia nonna.
Solitamente arrivava nel tardo pomeriggio della sera della festa di Sant’Antonio abate – 17 gennaio. Si capiva per il profumo nell’aria: quello dei mandarini che era solito regalare a noi bambini. Insieme ai suoi passi, c’era subito la timida risata di mia nonna, che per non farsi scoprire dai noi più piccoli, si copriva la bocca con la mano.
Poi eccolo arrivare sulla porta della cucina e gridando ad alta voce: èccome, èccome, chi è che piagne? Chi c’ha paura de lu vecchjó ???
E qui un misto tra risa e pianti, tra chi si nascondeva sotto il tavolo e chi scappava nell’altra stanza, tra chi abbracciava la mamma e chi invece rideva a più non posso perché aveva riconosciuto il misterioso befanone.
Una volta placata la situazione eccolo qua: apriva il sacco, cercando di farci avvicinare a lui, tirava fuori: mandarini, quaderni, colori e caramelle e sbattendo i piedi con gli scarponi, girava le spalle e risaliva le ripide scale per spogliarsi degli stracci di vecchjò!
Soltanto appena udito lo sbattere della porta di casa, la paura passava in fretta e furia e velocemente si cercava di allungare le mani per afferrare il dolcetto preferito.

S. ANTONIO E LE PAGNOTTELLE BENEDETTE

La storia popolare di Sant’Antonio

Sant’Antonio Abate, egiziano di nascita, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide, dove condusse una vita ritirata pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento. Fu molto tormentato da tentazioni fortissime, tanto da staccarsi radicalmente dal mondo. Si chiuse allora in una tomba scavata nella roccia ed in questo luogo fu aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portargli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise. Morì il 17 gennaio del 357. Nel XII sec. le sue reliquie furono poi trasferite in Francia dai crociati. Qui si sviluppò la fama del Santo come guaritore, soprattutto dall’Herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) che veniva curato con il grasso del maiale. Per accogliere i pellegrini si rese necessaria la costruzione di un ospedale e la formazione di una confraternita di religiosi ospedalieri (Antonini). Per assicurare la sussistenza dell’ospedale, i religiosi allevavano allo stato brado animali domestici, specialmente maiali, i quali, per essere riconosciuti dagli altri, erano dotati di un campanello appeso al collo. Per questo motivo, secondo la tradizione, S. Antonio è il protettore degli animali domestici.

Per la festa del santo c’è la tradizione di preparare le pagnottelle, possono essere solo con farina, acqua e pasta acida vecchia, oppure con il latte fresco di mongana, ed il grasso di maiale quello stesso che veniva usato per curare lo sfogo di s. Antonio.

Il pane così preparato prima di essere mangiato sia dagli umani che dagli animali, ancora oggi deve essere benedetto il giorno della ricorrenza del santo!

Le nostre pagnottelle sono con il latte fresco e lo strutto come tradizione vuole!

Se volete preparare le nostre pagnottelle di s. Antonio, basta impastare 600 grammi di farina 00 con un cucchiaino di zucchero, un cucchiaino di lievito di birra disidratato, latte fresco quanto basta per ottenere un impasto morbido, unire un cucchiaino di sale, e 30 grammi di strutto messo pezzetto per pezzetto. Quando lo strutto è assorbito tutto, finire di impastare solo quando la pasta diventa liscia e setosa! Vi ricordo che la pasta deve essere morbida morbida!

Lasciare che lieviti fino al raddoppio nel forno spento con la lucina accesa, fare due o tre pieghe in ciotola tirando su ogni lato riportandolo al centro della ciotola chiudendo bene. Rimettere a lievitare, al raddoppio tagliare tanti pezzi di 60 grammi, pirlare ogni pallina e lasciare lievitare ancora in un vassoio infarinato e coperto dalla pellicola. Riprendere ogni pallina e pirarla ancora per l’ultima volta!

Fare una croce profonda in ogni pallina e rimettere a lievitare per l’ultima volta!

Tutti questi passaggi sono utili per ottenere una pasta sfogliata e morbida. Se non ve la sentite di farla lunga, fate solo la prima lievitazione e cuocete al raddoppio!

Una volta lievitate, con un pennello spennellare di latte tutte le palline e mettere a cuocere a 200 gradi per quasi una mezz’ora, abbassando il forno a 180 gradi dopo dieci minuti!

Regolatevi per la cottura con il vostro forno che conoscete meglio!

Fate raffreddare prima di separare le palline!

Se avete la possibilità, portatele stasera in chiesa a benedire dal Protettore s. Antonio!

Tutto, se trovate un prete che ancora rispetti la liturgia e la tradizione, mi sa che non sarà tanto facile!

Buona vita, buona festa di s. Antonio Abate ❤️

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝙉𝘼𝙏𝘼̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟭, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟱 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
Per la notte della vigilia di Natale le massaie prendevano un cappone, lo facevano bollire e poi lasciavano il brodo a gelare all’aperto per tutta la notte: quello era il “grasso benedetto” che veniva conservato per tutto l’anno perché ritenuto efficace per alcune malattie.
Un’altra antichissima tradizione vuole che ci dovesse recare a mezzanotte alla fonte ad attingere acqua, in punta di piedi e silenziosamente, nella convinzione che ciò portasse fortuna e fosse contro il malocchio.

E come sempre fino ad ora, siamo arrivati alla fine che dovrebbe essere un inizio di nuova vita!
Auguri di buon Natale e di un altro calendario di Avvento da raccontare con Carlo Natali] @kat.orastrana @sunusaix

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝙉𝘼𝙏𝘼̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟭, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

BUONA VIGILIA DI NATALE

𝟮𝟰 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
C’è un’antica tradizione popolare che vuole che si debba lasciare la tavola imbandita dopo il tradizionale cenone affinchè la Madonna ed il Bambinello, passando, benediccesero la casa. Per permettere ad essa di riscaldare i pannolini e le fasce del Pargol Divino, si lasciava acceso nel camino il ceppo, che non doveva mai essere spento.

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝙉𝘼𝙏𝘼̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟭, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟯 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
Le sere di Natale ci si ritrovava nelle case a giocare a tommolétta. La singolarità che presenta il gioco nel maceratese sta nel gridare i numeri, molti dei quali in modo strano.
Ad esempio: estratto il 22 si grida: le paperétte; il 77 le zambe de le donne; il 90 la paura; il 25 Natà’; il 33 ll’anni de nostro Signor Jisù Cristo; il 26 la seconda festa de Natà’; il 28 li ‘Nnocindini; 48 ogghji li condo domà’ te li porto.

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝟮𝟭 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
«Da San Tommaso a Natale,
un passo de cane.»
da San Tommaso le giornate cominciano pian piano ad allungarsi.

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝟮𝟬 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
«Chi de Natà’ nó’ ‘mmàzza lu pórcu
tùttu ll’ànnu va có’ lu mùsu tórtu.»
Questo proverbio ci dice che chi non uccide il maiale sotto Natale poi se ne pentirà, perché poi sarà troppo tardi in quanto è in quel periodo che l’animale è nella sua forma migliore per ottenerne buona carne che le basse temperature aiutano a ben mantenere.
Il rito cruento dell’uccisione del maiale, che oggi noi vediamo con sguardo inorridito, era fondamentale per la sopravvivenza dei nostri avi, che mangiavano poco e male e per i quali, non bisogna dimenticarlo, questo animale era l’unica fonte di proteine e di grassi.

CRUSTINGU

L’ennesima ricetta del crustingu con qualche cambiamento per il miele ma cambia poco nella sostanza .

È una ricetta sempre molto laboriosa con una miriade di ingredienti, ma vale la pena farla conoscere anche oltre il confine marchigiano!

Buona vita, buon lavoro e buon crustingu ❤️

Se ci mettete un po’ di voglia ed avete tempo da perdere, fate lu crustingu!

un kg di fichi secchi

100 g di uvetta

100 g di miele

100 g di zucchero

100 g di cedro candito

a cubetti (facoltativo)

100 g di nocciole

gherigli di noce a piacere, più ne mettete più è buono

mandorle

100 g di cioccolato fondente

120 g di farina

100 g di pangrattato

un pizzico di noce moscata

la scorza grattugiata

di un limone

la scorza grattugiata di un’arancia

un bicchiere di
sapa o
vino dolce

una tazzina di caffè

olio e farina per lo stampo

Mettete a bagno i fichi secchi e l’uvetta la sera nella sapa o un vino dolce tipo cotto.
Il giorno successivo metteteli a cuocere per il tempo necessario ad ammorbidirli, mescolate in una grande ciotola lo zucchero, la farina, il pangrattato, il miele, la noce moscata, la scorza di limone e di arancia. Aggiungete le noci e le nocciole tritate grossolanamente, i fichi macinati, l’uvetta, il cioccolato tagliuzzato, il cedro candito le mandorle, il caffè e l’olio. Impastate tutti gli ingredienti e scaldate il forno a 150°.

Ungete d’olio e infarinate quattro stampi e versatevi il composto. Fate cuocere il dolce in forno già caldo a 150° per circa 40 minuti. Fate raffreddare, sformate e decorate, se vi piace, con canditi misti, cosa che a me non piace!
Ma ognuno ha i suoi gusti!

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝟭𝟴 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
D’inverno, quando si cammina sulla neve, se la si sente sgrigliolare sotto le scarpe predice abbondante nevicata non lontana.
Se la neve, nel suo fioccare, si attacca sui vetri delle finestre o sui muri, predice persistenza di cattivo tempo.

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝟭𝟱 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
Lu crustingu è il dolce di Natale per eccellenza. A Petriolo si fa così:

La sera innanzi d’esser mandato al forno, si fanno bollire i fichi, (Kg 1) farina di grano e di granturco, Kg. 0,500 per sorta, mollica di pane bianco gr. 250, mescolare tutto insieme fino a che i fichi non sono ben cotti, da non essere però spappolati. Si mette tutto in un recipiente di coccio o di alluminio. Il giorno appresso, la mattina si aggiunge l’uva in chicchi, gr. 100; noci un chilogrammo (peso delle noci non schiacciate); mandorle un etto schiacciate; altrettanti pinoli; olio cucchiai 4. S’impasta il tutto fino a che non sia ben distribuito tutto il condimento. Se la pasta preparata la sera innanzi alla mattina fosse troppo tosta, allora si ricorrerà alla saba (dolcificante ottenuto dalla bollitura del mosto d’uva) allungata. Fatto tutto questo, si mette in recipiente di rame avente l’orlo alzato e si manda al forno per la cottura. Il forno non sarà troppo caldo, si dovrà infornare subito dopo sfornato il pane.

Qui troverete anche la nostra ricetta perché a Petriolo ogni casa ha la sua versione personale per fare lu crustingu!

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