zucchero

Marmellata di mele al profumo di foglie di fico

Ecco un’altra marmellata, l’ennesima e con un particolare in più, le foglie di fico delle quali quest’anno me ne sono innamorata per la mia cucina. Le foglie di fico nelle Marche si usano per fare il famoso dolce a base di fichi, mandorle, noci e altri ingredienti. Qui in questo blog diario, troverete la ricetta. https://farinaefiore.com/2017/08/15/il-lonzino-di-fichi-secchi-dolce-tradizionale-maceratese/

Questo è il tempo di farlo, sarà pronto per Natale, quindi cercate di non perdere questa delizia marchigiana.

Torniamo alla marmellata di mele, fatta con le foglie di fico che cuocendo, rilasciano sapore e profumo identico al vino cotto di fichi, usato come ho scritto già, per condire le carteddate o cartellate le tradizionali ciambelline intrecciate di Puglia e dintorni.

Procuratevi le foglie di fico e tenetele da parte anche per farne infusi nel periodo freddo che verrà. Profumeranno tutta la casa.

Andiamo fuori a staccare le foglie dal fico e se siamo fortunati, anche le mele! Pronti?

Ingredienti

Due chili di mele sode, io ho usato le nostre cadute prematuramente e quindi più acerbe

Tre o quattro foglie di fico lavate

Zucchero, 350 grammi per chilo calcolando il peso delle mele che otterremo dopo la prima cottura

Il succo di un limone

Due bicchieri di acqua

Preparazione

Laviamo e tagliamo le mele a pezzi, versiamole nella pentola con due bicchieri di acqua, regoliamoci perché le mele rilasciano poco liquido, il succo di limone e le foglie di fico, lasciamo cuocere fino a quando le mele diventano molli, mescoliamo per non farle attaccare.

Togliamo le foglie che però rimetteremo dopo, frulliamo ad immersione o passiamo al passaverdura, la marmellata, altrimenti la lasciamo così a pezzi, la pesiamo ed aggiungiamo lo zucchero, per ogni chilo, calcoliamo 350 grammi, la rimettiamo a cuocere, quindi se saranno due chili, ne metteremo 700 grammi, uniamo ancora le foglie di fico e finiamo la cottura mescolando spesso, dobbiamo ottenere una preparazione consistente. Ora togliamo definitivamente le foglie di fico. La marmellata è pronta quando prendendone un cucchiaino la verseremo in un piattino e non scivolerà velocemente.

Versiamo la marmellata nei vasetti sterilizzati a microonde o in forno, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamo che riposino fino al raffreddamento. Conserviamo al fresco e al buio.

La marmellata di mele alle foglie di fico, è deliziosa da mangiare con il pane o per preparare le crostate.

Buona vita, buona marmellata di mele con le foglie di fico ❤️

Gelatina di menta piperita e menta mela

Niente frutta dell’orto giardino frutteto scapigliato , niente marmellata, ma io senza usare le mani ed il cervello fantasioso, non ci so stare! Come posso ovviare a questa mancanza delle marmellate? Ovvio faccio le gelatine profumate, morbidose, romantiche…..sì romantiche perché sono belle, colorate e fanno ricordare il sole, il cielo azzurro e tappeti verdi scapigliati, perché anche questi a casa nostra lo sono e l’estate che le gelatine ce la ricorderanno, quando il cielo sarà cupo, freddo e tutto intorno sarà spoglio in attesa del nuovo risveglio primaverile.
Le gelatine si possono fare con tutte le erbe aromatiche e officinali che più ci piacciono. Anche con le spezie ed i fiori. Quella con i petali di rose ormai è un classico. Oggi vi faccio vedere quella fatta con la menta, due tipi, una piperita con le foglie lunghe e l’altra menta mela con le foglie rotonde e di un profumo più intenso e fresco.
Se non coltiviamo le menta noi stessi, cerchiamo la menta senza trattamenti chimici, oppure andiamo in campagna da qualche amico contadino che le coltiva. Raccogliamo le piantine la mattina quando c’è una giornata di sole, le portiamo a casa, le laviamo velocemente sotto l’acqua corrente e le lasciamo asciugare all’aria o dentro un canovaccio di cucina pulito.

Allora ecco gli ingredienti e come si fa la gelatina di menta


Ingredienti per tre vasetti di gelatina


Una bella manciata di foglie di menta piperita e di menta mela. Oppure solo di un tipo


Mezzo litro di acqua minerale liscia


150 grammi di zucchero semolato


Il succo di un limone


Tre grammi o poco più di polvere di agar agar, quasi un cucchiaino da caffè


Tre vasetti lavati e sterilizzati o al forno a microonde o in acqua bollente e fatti asciugare. Non deve restare neanche l’ombra di una goccia di acqua.


Preparazione


Dopo aver lavato le foglie di menta le mettiamo in una ciotola di vetro, portiamo a bollore sul gas l’acqua dentro una pentolina, spegniamo, non deve bollire molto, solo qualche minuto.
Nella ciotola dove si trova la menta, versiamo il succo di un limone e subito l’acqua bollita. Spingiamo la menta sotto con un cucchiaio di legno, non di metallo e copriamo la ciotola con la pellicola. Lasciamo riposare per un giorno intero.
Il giorno dopo filtriamo tutto con un tovagliolo leggero, rimettiamo l’acqua alla menta sulla pentolina con lo zucchero e la polvere di agar agar, accendiamo il gas e portiamo a bollire mescolando per sciogliere il tutto. Dal momento del bollore, contiamo cinque minuti. Spegniamo e lasciamo freddare fino al giorno dopo quando potremo vedere la giusta consistenza che deve essere morbida e omogenea. Se non lo fosse, perché troppo liquida, rimettiamo a bollire per alcuni minuti. Versiamo la gelatina nei vasetti sterilizzati a microonde e chiudiamo con i loro coperchi. Lasciamo freddare e facciamo la sterilizzazione mettendo i vasetti ormai freddi, in una pentola con l’acqua che dovrà superare i coperchi di due centimetri, fra i vasetti, inseriamo dei canovacci di cucina per evitare la rottura mentre l’acqua bolle. Dall’inizio del bollore, lasciamo passare una ventina di minuti. Spegniamo e lasciamo freddare i vasetti nella pentola, togliamo la gelatina e mettiamola in dispensa. Gustiamola quando vogliamo. La gelatina è ottima sopra il formaggio o per fare una crema dolce pasticcera o nella panna montata. Con la crema pasticcera, la aggiungiamo quando questa è ancora calda, nella panna ne scalderemo prima qualche cucchiaio da unire alla gelatina di menta.
La stessa preparazione della gelatina può essere fatta con qualsiasi erba aromatica o fiori eduli o vino.

La gelatina di menta calda, logicamente, quando la versiamo nei vasetti o la mettiamo a sterilizzare, diventa liquida, una volta fredda si addenserà.

Buona vita, buona gelatina di menta piperita e menta mela ❤️

Ciambellone con le pere e yogurt bianco greco

C’erano due pere mature, mature, potevo buttarle, ma mi sembrava un peccato, mai sprecare anche se ogni tanto succede. Le ho lavate, tagliate e spappolate con la forchetta, ho montato tre uova di galline felici, 100 grammi di zucchero, non di più, ho aggiunto la mia vaniglia alle rose in gocce, ma ci poteva stare anche una semplice vaniglina, uno yogurt bianco greco da 150 grammi, le pere, 40 grammi di olio di girasole, mescolato bene senza smontare ed infine 300 grammi di farina con una bustina di lievito per dolci e alcune mandorle tritate finemente. Versato nello stampo e messo in forno ventilato a 170 gradi per 30/35 minuti! Non lo so bene quanto di preciso, basta mettere lo stecchino dentro per vedere la cottura! E fuori al sole di questa bellissima giornata, per una mia foto sgangherata……e, chi ce l’ha la fotografa a portata di ciambellone????

Un segreto per non far attaccare il ciambellone senza usare la farina è di ungere lo stampo con olio strofinando con un foglio di scottex e di spolverare con farina di cocco, darà più sapore e croccantezza!

Comunque sia, il ciambellone è buono, non ha molto zucchero e possiamo cambiare frutta, mettere le mele, le pesche o fra poco, la zucca frullata! È una ricetta jolly, valida per ogni tipo di farina, 00/ 0 metà integrale.

Dolce buono per la colazione è la merenda!

La mia cucina è così, istantanea perché nasce sul posto guardandomi intorno, molte volte è tradizionale, contadina, paesana, fantasiosa, diversa perché è mia e basta! Lascerò le mie ricette a chi mi sta sul cuore e a chi mi sta seguendo!❤️

Buonanotte!

Buona vita, buon ciambellone con le pere e lo yogurt bianco greco ❤️

Marmellata di prugne alla vaniglia con il metodo della separazione delle cotture

È ormai risaputa la mia passione per le marmellate. È una passione nata fin da piccola, quando vedevo mia madre che con tanta fatica, faceva la commerciante non solo qui a Petriolo ma anche in giro per i paesi fuori provincia, riusciva a prepararne di diverse qualità. Ricordo benissimo il buon sapore e profumo di quella marmellata con i pomodori verdi e quella di arancia a fette che invece mio figlio maggiore odia perché sempre lei, da piccolo gli imponeva di mangiarle. Io per fargli un dispetto ogni stagione gliele ripropongo…..ma ottengo solo un….. lasciamo perdere.

In tempi di guerra, quando mia padre si trovava prigioniero, mia madre non potendo avere un mezzo di trasporto, girava con le sue merci, maglieria, biancheria e merceria con un signore che si chiamava “Filó’ “ed il suo cavallo. Filó’ ed il suo cavallo, abitavano giù per la via delle Madonna delle Grazie, la strada che porta a “Moglià”. La sua era una casetta, quasi un atterrato costruito sopra un terreno con un forte pendio, molto faticoso da lavorare per il pericolo di precipitare. Sul lato davanti della modesta casetta, che guardava la strada sterrata, con la vicina chiesa della Madonna delle Grazie ed il suo povero curato, c’era la stalla del cavallo di Filó’. Su quel terreno così scosceso, il lunedì di Pasquetta, insieme alla mia amica del cuore, ci andavamo a fare “pranzíttu”, che consisteva in due fette di pane con la frittata o con il “ciausculu”, il nostro famoso salume a pasta morbida che si spande sul pane. Al tempo della stagione del grano, quel terreno si colorava di rosso per quanti papaveri sbocciavano.

Ho sentito raccontare dai miei che la sera prima di ogni mercato, dovevano caricare la merce da vendere ai mercati, sul carretto di “Filó”. Mia madre, Filó’ ed il suo cavallo, partivano all’alba e tornavano a casa a notte. Capitava pure di dover dormire sopra il carretto in occasione delle feste patronali ed era un doppio lavoro. Mia madre si trovava molte volte in attesa di un figlio, raccontava quanti sacrifici anche solo il dover andare in un bagno. Qualche volta l’accompagnava mio fratello più grande Paolo che era un ragazzino. Lui le faceva per così dire, da guardia e nello stesso tempo, non perdeva d’occhio la bancarella con le merci.

Quando c’erano i tempi morti, dopo la mietitura e la trebbiatura, lavori tutti fatti a mano e con pochi mezzi agricoli rudimentali, lei approfittava della frutta che spesso le veniva regalata dalle sue clienti contadine perché riconoscenti del bene fattole da mia madre, per preparare marmellate e passata di pomodoro. Era un altro duro lavoro per lei, però alla fine, le serviva per mettere da parte varie scorte di alimenti. Un tempo le famiglie di campagna, non avevamo a disposizione soldi liquidi, pagavano una o due volte all’anno quando riscuotevano i soldi della vendita del grano o di altri raccolti o a chiusura dell’anno agricolo a s. Martino e mamma pazientemente aspettava la riscossione senza far pressioni.

Ora potrei raccontare altri molti episodi importanti e buffi, ma passo e colgo l’occasione per farvi conoscere un metodo facile e veloce per fare le marmellate con poco zucchero. Il metodo della separazione delle cotture.

Non è come il metodo francese dove lo zucchero è in proporzione molto alta e non deve riposare per più tempo.

Questo metodo facile e che permette l’uso di poco zucchero, sfrutta la prima cottura per far evaporare l’acqua della frutta, rendendo molto breve la sua cottura. La marmellata fatta in questo modo, preserva tutto il suo sapore e colore. Questo metodo della separazione delle cotture, io l’ho scoperto per caso in rete, in questo interessantissimo blog https://www.giulianocingoli.it/about/

Giuliano Cingoli scrive questo.

È il momento di imparare come fare la marmellata con la Separazione delle cotture.

È il momento di sfruttare tutta la frutta fresca per goderne quest’inverno.

È il momento di capire come mantenere fresca la frutta utilizzando poco zucchero, senza l’uso di pectine.

Nelle immagini abbiamo preparato la marmellata di frutti di bosco.

Non esiste una grammatura precisa.

Il metodo consiste nel separare la cottura della frutta, dalla riduzione dell’acqua presente.

Metti la frutta in una pentola (vanno bene rame, acciaio e antiaderente. Evita l’alluminio nudo, l’acido della marmellata scioglierebbe l’ossido di alluminio nella preparazione, proprio come la salsa di pomodoro).

Aggiungi poco zucchero (lo zucchero iniziale servirà ter soltanto a far uscirer l’acqua dalla frutta, se sarà necessario ne aggiungerai ancora dopo).

Mescola e porta a bollore. Appena bolle assaggia la frutta, sarà ancora acquosa e un po’ croccante. Lascia bollire ancora fino a quando la frutta non sarà cotta, ma ancora consistente (pochi minuti).

A questo punto filtra il liquido rifatto e tieni da parte la polpa rimasta.

Rimetti il liquido in pentola e fai restringere fino a quando inizia a fare bolle sottili. O meglio quando inizia a far fatica a scendere dal cucchiaio. A questo punto, assaggia e correggi poco alla volta, di zucchero, arrivando al gusto desiderato (lo zucchero sarà in funzione del gusto, non del peso totale iniziale). Aggiungi di nuovo la polpa, porta a bollore e metti nei vasetti. Chiudi e lascia raffreddare. Riponi in frigorifero.

Giuliano Cingoli descrive la invasettatura e come conservarla. I vasetti si possono mettere in frigo ma bisogna consumarli presto o per una lunga conservazione come faccio io, con la pastorizzazione rendendo tutto più sicuro.

Quindi partendo da questa descrizione, ho eseguito la ricetta della marmellata di prugne con la vaniglia. In poco più di un’ora si può fare considerando anche il tempo della pulitura delle prugne.

Ingredienti

2 kl di prugne sode viola

200 grammi di zucchero

Una bacca di vaniglia o una bustina di vanillina

Il succo di un limone

Preparazione

Laviamo e tagliamo in due le prugne, mettiamole sulla pentola possibilmente con la piastra sopra la fiamma per evitare che la marmellata attacchi, uniamo il succo di limone e 100 grammi di zucchero, la bacca di vaniglia aperta o una bustina di vanillina o se ci piace spezie come la cannella i il chiodo di garofano, il cardamomo o semi di anici. Portiamo a cuocere fino a quando le prugne cominciano a spappolarsi un po’, tiriamole su con una schiumarola e le mettiamo in una ciotola. Rimettiamo la pentola sul gas, io non ho filtrato il loro liquido perché mi piace che restino anche i residui delle prugne, aggiungiamo solo altri 100 grammi di zucchero, lasciamo bollire fino a quando si vedono delle grosse bolle in superficie. Nel frattempo frulliamo le prugne che abbiamo messo nella ciotola, con il frullatore ad immersione o se ci piace lasciamole a pezzettoni, uniamole allo sciroppo ridotto, mescoliamo e dopo qualche minuto spegniamo. Facciamo la prova del piattino, la mia è risultata subito positiva, infatti non ho atteso neanche un attimo che l’ho assaggiata, ed è divina. Prima di invasare mettiamo i vasetti a sterilizzare in forno a microonde o in quello normale a 100 gradi lasciandoli per un quarto d’ora. Una volta invasata e chiusa con i loro coperchi, la lasciamo freddare. Solo dopo metteremo la marmellata a sterilizzare nella pentola partendo dall’acqua fredda, evitando la rottura mettendo fra i vasetti degli strofinacci di cucina belli puliti. Dall’inizio del bollore, lasciamo passare una ventina di minuti, spegniamo e lasciamo raffreddare i vasetti nella pentola. Solo dopo, mettiamoli in dispensa. Questa prima prova è risultata positiva, preparerò altre marmellate con frutta diversa e vedremo come saranno. 😀

Buona vita, buona marmellata di prugne alla vaniglia ❤️

Ciambellone o filone di mosto

All’inizio di via Umberto I c’è ancora, a fianco di quella che era la farmacia del dottor Chiavari, un arco di mattoni che dà su una ripida via immattonata che viene dalle campagne sottostanti.

L’arco è chiuso da un grosso portone di legno che si apriva soltanto d’autunno, all’epoca della vendemmia, facendo entrare file di carri trainati da vacche, carichi di cassette ricolme d’uva.

Nell’aria si spandevano effluvi contrastanti e il profumo inebriante dell’uva sì mescolava a quello acre degli escrementi delle vacche, che disegnavano enormi margherite marroni, diciamo così, lungo la via.

Le vie del paese, dal castello al borgo, venivano prese da un frenetico movimento per la preparazione di tutte le attrezzature della nuova produzione di vino.

I portoni delle varie cantine si spalancavano lasciando uscire il profumo di vino delle botti.

I contadini di ogni proprietario si preparavano a pulire ogni cosa, le botti, “le canà”, grossi contenitori dove si pigiava l’uva, i torchi, “lu viunzu” il bigoncio di diverse misure, che serviva per trasportare mosto e vinacce nelle botti, i forconi le pale, le ramine.

Le botti ed i tini sistemati definitivamente nelle varie posizioni scelte.

A questo punto il fattore dava l’ordine di consegnare l’uva padronale.

Arrivavano i birocci, carri variopinti raffiguranti le varie operazioni colturali, tirati da una coppia di buoi bianchi adornati e infiocchettati. Sopra c’erano tre o quattro file di cassette di legno contenenti le varie qualità di uva. Allo scarico della stessa uva, si presentavano ragazzi e donne del paese che furtivamente approfittavano per prendere qualche grappolo di uva.

I contadini provavano a scacciarle urlando ma sotto sotto a loro non interessava granché perché si trattava dell’uva del padrone.

Scaricate le cassette incominciavano a vuotarle dentro “le caná”, iniziavano la pigiatura con i piedi. I predestinati a questo operazione, dopo aversi lavato alla meglio i piedi, saltavano dentro e cominciano a pestarla saltellando al ritmo di stornelli.

Contemporaneamente dalla bocchetta delle “caná”, pigiatoio di legno o in muratura, usciva il mosto di prima spremitura e finiva dentro ad un enorme secchio di legno. Il mosto pulito veniva trasferito nelle botti destinate fino al riempimento.

Le vinacce venivano rimesse nei torchi e iniziava la spremitura fino al loro esaurimento. Uscita l’ultima parte di mosto, è qui che alcune massaie del paese si presentavano con le bottiglie da riempire con il succo appena spremuto. Il mosto veniva usato per preparare i ciambelloni o filoni di mosto fresco, le mostarde o la sapa un concentrato dolce impiegato nella preparazione del “crustingu”, dolce tradizionale popolare di Natale.

Mi fermo qui e vi racconto la mia ricetta di “lu ciammellottu de musto” o ciambellone col mosto al profumo di anici e uvetta.

Questi biscotti durano molto tempo, una volta biscottati si conservano o in barattoli di vetro o nelle scatole di latta.

Ingredienti

750 grammi di farina

300 grammi di zucchero

300 grammi mosto o quello che serve per ottenere un impasto morbido

Due bustina di lievito disidratato

70 grammi di olio extravergine di oliva

anici a piacere

Uvetta o fichi o noci

Il ciambellone o filoncino di mosto si può fare anche con due uova diminuendo il mosto e nella mia versione con uvetta, noci e fichi freschi.

Preparazione

Prima di tutto si mette a scaldare in una tazza il mosto fresco con due o tre cucchiai di anici, nel frattempo si prepara il lievitino con 250 gr di farina 0, 150 gr di zucchero e due bustine di lievito secco di birra o un cubetto fresco, si mescola con il mosto tanto quanto basta ad ottenere una pastella. Si lascia riposare fino a quando la superficie è piena di bolle. Nella ciotola della planetaria, o a mano, si mettono la restante farina 0, 150 gr di zucchero, il lievitino, si comincia ad impastare aggiungendo il mosto con gli anici riscaldato prima, quanto ne serve per avere un composto morbido e non troppo appiccicoso. Unire poco alla volta 70 gr di olio extravergine d’oliva, lavorare fino a completo assortimento. Lasciare lievitare fino al raddoppio. Riprendere la pasta, sgonfiarla un po’ e tagliare in tre parti, ora qui si possono aggiungere uvetta, noci e fichi a pezzetti oppure nulla. Formare tre filoni e mettere a lievitare sopra la lastra del forno con carta forno, lasciando una piega di carta fra un filoncino e l’altro per non farli attaccare. Una volta lievitati cuocere a 160 gr per circa un’ora. Lasciare che si freddino e gustare con il vino cotto o la cioccolata calda oppure il giorno dopo, tagliare i filoni a fette e mettere a tostare in forno per ottenere i biscotti.

Lunga preparazione, tanta pazienza!

Intanto però del racconto non resta solo che il ricordo, il paese con l’ultimo terremoto ha subito gravi danni specialmente nella parte del castello centro storico. I giovani se ne stanno andando, non hanno più alcun desiderio di farsi una vita tranquilla e decisamente più sana di altrove. Restano solo le vie tanto del castello come quelle della via che era la principale, via Umberto primo, deserte e lasciate nel degrado.

Noi ci auguriamo che presto qualcuno si svegli dal torpore mentale e faccia quel che serve per riportare vita e lavoro.

Buona vita, buon ciambellone di mosto ❤️

Gelatina di Lacrima di Morro d’Alba

In una caldissima giornata di fine agosto, mentre sto pensando dispiaciuta che la stagione delle marmellate quest’anno è stata negativa per la mancanza di frutta di casa, il nostro frutteto ha subito molte variazioni di temperatura riportando danni all’apparato radicale di molte varietà di frutta, faccio il bilancio di quel che sarebbe stata una stagione normale come di solito facendo molti tipi di marmellate, di ciliegie, albicocche, pere, pesche e fichi e pomodori che avrebbero riempito la nostra credenza rossa di “Peppa”.

Niente di tutto questo……veramente mi piange il cuore!

Non ci posso far niente e mi consolo con altre cose da fare.

Quest’anno è la volta delle gelatine, prima quella di rose, di lavanda e di erbe aromatiche. Per la preparazione di queste delizie non c’è bisogno di frutta ma di fiori o erbe aromatiche o anche di vino. Ora mi sono innamorata di quella di un vino particolarmente buono e dolce, come la lacrima di Morro d’Alba. In cantina ci sono un paio di bottiglie non proprio recenti, ne prendo una, la stappo e faccio assaggiare il vino al naso di casa. Lui non sbaglia mai nei sapori e negli odori. Infatti quel vino è ancora buono, non ha perso niente delle sue qualità ed invece di lasciarlo lì ancora chissà per quanto tempo, è meglio usarlo per una fare una deliziosa e morbida gelatina.

Verso il vino in una piccola pentola, calcolo il peso e da qui parto per la preparazione di questa morbida ed omogenea gelatina. Mentre mescolo sulla fiamma del gas, si sprigiona il profumo intenso, vinoso, con forti note di frutti di bosco, caratteristico del vino di Lacrima di Morro, assaggio prima che diventi densa, il suo sapore è ricco, con un retrogusto aspro e acidulo. Buona per accompagnare patè, foie gras, cacciagione, formaggi freschi o stagionati ed erborinati. Buona nella preparazione di dolci freschi cremosi e per ricoprire una cheesecake anche con ripieno di creme alla frutta.

La gelatina di lacrima di Morro è di facile preparazione e veramente dà molta soddisfazione. Bastano pochi minuti ed è pronta. Per addensante ho usato la polvere di agar agar che si estrae da un’alga, ma possiamo usare la pectina tipo fruttapec.

Ingredienti

250 grammi di vino di Lacrima di Morro

75 grammi di zucchero semolato

Meno di un cucchiaino da caffè di agar agar circa tre grammi

Vediamo come si fa.

Mettiamo il vino nella pentola, uniamo lo zucchero e la polvere di agar agar, tutto a freddo, accendiamo il fornello e mescolando di continuo portiamo all’ebollizione. Lasciamo cuocere a fiamma bassa per 6/7 minuti. Dobbiamo vedere in superficie le bollicine del bollore. Spegniamo e lasciamo addensare per una notte. Il giorno dopo, controlliamo prendendo con un cucchiaino un po’ della gelatina, se resterà bella densa, la riscaldiamo e la invasiamo, se invece risultasse troppo morbida, uniamo una puntina di agar agar e riportiamo a bollore. Spegniamo ed invasiamo nei vasetti sterilizzati a microonde, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamo freddare. Mettiamo da parte ed usiamola quando vorremo! Noi non abbiamo resistito, l’abbiamo mangiata sopra a delle fettine di formaggio brie e la mattina a colazione semplicemente con il nostro pane naturale!

Provate a farla, vi piacerà molto!

Buona vita, buona gelatina di vino di Lacrima di Morro ❤️

Ciambellone e tramonto petriolese

Caldo……caldo……tu non dormi, sudi più di sette camicie, vai a fare un’altra doccia, ti senti più fresca e ti ricordi che per la colazione dolce mattutina, non hai più un cavolo da sgranocchiare con il latte. Ma credi che sia proprio una pazzia metterti a fare un dolce alle sei di pomeriggio di metà agosto. In fondo potresti lasciar perdere ed andare a prendere un filo d’aria!!!!! Ma quale aria???? Quella calda ed afosa che non ti fa nemmeno respirare!

Sei molto pensierosa, più del solito. Verso la metà di agosto, ti capita sempre di cadere nella tristezza più forte, hai nella mente sempre molti ricordi. I tuoi amati genitori, la tua infanzia, la tua spensieratezza di ragazza, la tua nuova vita ed i tuoi figli!!!! Loro ti stanno sempre attaccati non solo nel cuore, in ogni cellula di te!

L’unica cosa che ti fa star meglio è occuparti della cucina. Lasci che il caldo faccia quel che sa fare e ti ricordi che nel frigo hai della panna hoplà avanzata. Avevi fatto la cheesecake per i compleanni dei tuoi figli. Ora, o la butti o la usi ma non per un dolce freddo ma per un ciambellone da mangiare a colazione.

Metti tutto quel che serve sopra al piano di lavoro.

Le uova di galline felici, lo zucchero poco, perché la panna hoplà è già zuccherata, la vaniglia, la panna, l’olio di girasole, farina e maizena, cocco, lievito per dolci, baci perugina che se no li usi al più presto, finirebbero male. Che manca? Niente credo.

Monti 4 uova con 70 grammi di zucchero fino a sbiancare, unisci la panna hoplà, i semi di vaniglia o se vuoi la vanillina, non morirai per questo aroma chimico, parola del grande Bressanini chimico di quartiere, continui a lavorare ed unisci 40 grammi di olio di girasole, poco, non serve di più ed una fialetta di aroma di mandorle, se non ce l’hai metti alcune gocce di liquore amaretto di Saronno. Continui a mescolare delicatamente ed unisci 20 grammi di farina di cocco, 80 grammi di maizena con 200 grammi di farina 00 ed una bustina di lievito per dolci, questi due setacciati. Lasciane un cucchiaio per mescolarli a 5 cioccolatini di baci perugina tritati ed mettili alla fine. Se non hai i cioccolatini, metti scaglie di cioccolato fondente. Continui a mescolare e versi tutto nello stampo del ciambellone unto e spolverato di cocco. Cuoci in forno ventilato a 170 gradi per 30/35 minuti. Dal profumo del dolce, capisci che è pronto di cottura. Spegni il forno, lascialo raffreddare e se ti capita di ammirare un bel tramonto dorato, porti il tuo dolce sul luogo bello e benedetto e fagli la foto. Se sei una fotografa, sarai fortunata e fai un capolavoro, se non lo sei come me, non fartene una pena, la foto sarà bella ai tuoi occhi! Il resto lascialo passare come il caldo di metà agosto!

Buona vita, buon ciambellone al tramonto petriolese ❤️

Questa è la vita, nemmeno un capello della tua testa sarà perduto!

Dio vi benedica ❤️

Cheesecake ai mirtilli senza colla di pesce

Come passa il tempo!!!

Un altro anno è passato, un altro anno in più per il primogenito che oggi compie un altro anno!

Resto muta ed incredula per come siano volati gli anni della nostra vita! Piangere o ridere? Tutte e due, ormai siamo una famiglia “invecchiata”!

Comunque sia andata, ringraziamo Dio per averci fatto crescere anche con mille difficoltà come per tutti. Abbiamo mantenuto una buona salute nel tempo, malattie e cadute e rialzi. Infine anche il brutto periodo di coronavirus, prima la reclusione poi a quanto sentiamo, sempre in sua malefica compagnia.

Siamo nel pieno dell’estate, abbiamo passato un tempo frenetico per i preparativi del matrimonio di Serena ed Umberto, non c’è tanta voglia di continuare a correre, quindi niente feste e conseguenti pranzi. La famiglia comincia a perdere pezzi com’è giusto che sia, allora una cenetta senza pretese e per chiudere la nostra solita torta che piace a tutti in questo caldissimo periodo. La cheesecake cremosa con i mirtilli senza colla di pesce. Buona, fresca e soprattutto bella.

Come l’ho fatta ve lo racconto ora!

Ingredienti

250 grammi di biscotti tipo digestive

70 grammi di burro morbido

Per il cremoso

250 grammi di ricotta o Filadelfia

250 grammi di yogurt bianco greco

150 grammi di latte intero o parzialmente scremato

Tre cucchiai di zucchero a velo

3 grammi di agar agar

Vaniglia alcuni semi

Per la crema di mirtilli

300 grammi di panna di latte o vegetale io ho usato la panna hoplà non moriremo per questo

Se usiamo la panna di latte, dobbiamo mettere 50 grammi di zucchero a velo

100 grammi di mirtilli

100 grammi di mirtilli per decorare

Un cucchiaino di zucchero a velo

Vaniglia alcuni semi o vanillina

Preparazione

Tritiamo nel robot i biscotti con il burro morbido, versiamo il tutto in uno stampo a cerniera di 22 centimetri, dopo aver foderato la base con la pellicola mentre ungiamo le pareti con un po’ di burro per fa sì che poi stacchiamo bene il dolce. Pressiamo bene i biscotti con il fondo di un bicchiere e mettiamo in frigo o nel congelatore.

Mettiamo a scaldare il latte con tre grammi di agar agar. Lasciamo cuocere mescolando di continuo fino al primo bollore. Lasciamo freddare ed intanto lavoriamo lo yogurt bianco greco e la ricotta o la Filadelfia con lo zucchero a velo, uniamo il latte ormai tiepido e mescoliamo per amalgamare tutto. Qui possiamo scegliere di non usare questa polvere addensante, l’agar agar, quindi nemmeno il latte. In questo caso, uniamo un cucchiaino di maizena nelle due creme di formaggio e basta.

Questa seconda soluzione è più facile da preparare quando non abbiamo la polvere di agar agar-agar.

Riprendiamo lo stampo con i biscotti e versiamoci sopra la crema di formaggi. Livelliamo bene la superficie e rimettiamo a congelare.

Quando tutto è ben freddo, lo possiamo tenere tutta la notte, prepariamo la crema di mirtilli. Mettiamo a cuocere per poco tempo a microonde o sul gas 100 grammi di mirtilli con il succo di limone ed il cucchiaino di zucchero a velo. Se lo facciamo a microonde basta pochi secondi. Frulliamo ad immersione e lasciamo freddare.

Montiamo la panna di latte con 50 grammi di zucchero a velo, uniamo piano piano i mirtilli frullati e mescoliamo bene. Se usiamo la panna hoplà non mettiamo lo zucchero perché è già zuccherata. Riprendiamo il dolce e copriamo la superficie con la crema di mirtilli. Mettiamo a congelare e lo tiriamo fuori solo poco tempo prima di servirla. Il dolce meglio che sia ancora ben freddo per poterlo sfilare dallo stampo. Dopo averlo messo sul piatto decoriamo con i restanti mirtilli e zucchero a velo.

Io qui vi presento la foto quando il dolce è già stato consumato in parte, non ho fatto in tempo a fare la foto quando era ancora tutto intero 😂😂😂😂

Questo dolce è sempre molto buono, si può usare qualunque formaggio, mascarpone, robiola o ricotta, si può cambiare frutta o si può fare il cremoso finale unendo il cioccolato fondente sciolto.

Buona vita, buona cheesecake con crema di mirtilli senza colla di pesce ❤️❤️❤️

Meloncello alla vaniglia

Questo liquore fatto con la buccia di melone, è particolarmente buono e profumato. Il tempo per farlo è questo dato il sole caldo che lascia maturare bene i meloni. Cerchiamo di comprarli da un contadino per evitare quelli del supermercato raccolti di solito prima del tempo e quindi acerbi e senza sapore.

La buccia di melone oltre che a farci il liquore, è ottima per farci i canditi. Teniamola quindi da parte che poi vi racconto come usarla. I nostri nonni, la facevano essiccare al sole e poi la facevano bollire nel mosto al tempo della vendemmia.

Ora però è tempo di liquore.

Ci servirà la buccia di melone senza trattamenti, mi raccomando, cercate un contadino che sia sincero e non vi imbrogli.

Ingredienti

La scorza di un melone maturo senza trattamenti

500 cl di acqua

500 cl di alcol a 95 gradi

Una stecca di vaniglia aperta

400 grammi di zucchero

Preparazione

Laviamo bene con una spazzola il melone, la polpa la mangiamo, tagliamo la scorza a pezzetti e la mettiamo in un barattolo a chiusura ermetica con l’alcol e la stecca di vaniglia.

Lasciamo in infusione per 40 giorni.

C’è chi lo lascia in infusione poco tempo, ma non garantisco il risultato.

Passato il tempo, prepariamo lo sciroppo mettendo a bollire l’acqua e lo zucchero per alcuni minuti. Mettiamo lo sciroppo a raffreddare, filtriamo il liquore di melone con un colino o un tovagliolo pulito senza odori, uniamo lo sciroppo e mescoliamo bene. Lasciamo a riposare per un giorno, poi filtriamo ancora per togliere ogni eventuale residuo. Imbottigliamo e tappiamo. Mettiamo in dispensa e gustiamolo dopo due mesi…..se ce la faremo! Però vi consiglio di resistere perché più tempo passa, più il liquore sarà buono.

Io quando lo filtro, rimetto la bacca di vaniglia perché il liquore resta più profumato. Voi fate come vi piace, potete anche toglierla e conservarla nello zucchero che sarà vanigliato.

Il meloncello è ottimo da bere solo, o allungato con acqua fredda per una bibita. È utile per bagnare dolci estivi e non. Provatelo con una cheesecake cremosa ai formaggi e per fare una gelatina con la colla di pesce o polvere di agar agar.

L’estate è nel pieno della sua stagione, godiamocela prima che arrivi qualche altro brutto compagno a rovinarcela!

Buona vita, buon meloncello alla vaniglia ❤️❤️❤️

Marmellata di pere o mele alle spezie

Con questo caldo afoso, la frutta soffre di siccità, l’acqua delle irrigazioni non penetra nel terreno per quanto è arida la terra. Le mele e le pere verdi che non maturano cadono in terra. Buttarle mi sembra peccato. Mangiarle acerbe non è possibile. Che farci? Succhi di frutta e marmellata e burro di mele. Sì, questo è una buona preparazione che sostituisce lo zucchero ed i grassi quando vogliamo fare un dolce. Qui la ricetta 👉 https://farinaefiore.com/2016/09/24/burro-di-mele/

Questa marmellata alle spezie è molto buona, piena di sapori e profumi, ottima per i formaggi e per la colazione sopra una buona fetta di pane. Le spezie sono le più diverse, dalla cannella, allo zenzero, all’anice stellato, al macis, alla buccia di arancia.
Le spezie possiamo sceglierle sfuse e poi dosare a nostro gusto. Io ho usato quelle che si vendono in Trentino già dosate e di varie specie.

Quindi se ci cadono mele e pere usiamole, facciamoci la marmellata che nella stagione invernale ci farà ricordare l’estate passata. Non sprechiamo niente su questa terra che sa ancora farci doni unici, preziosi. Il tempo va!

Ingredienti

In chilo di mele o pere

650 grammi di zucchero o 500 grammi

Un limone buccia e succo

Spezie varie noce moscata, chiodi di garofano, buccia d’arancia , cannella, macis, cardamomo, anice stellato zenzero

Un bicchierino di acquavite alle mele o alle pere.

Preparazione

Laviamo la frutta, togliamo i semini, il torsolo, le tagliamo a pezzi e le sistemiamo in una ciotola insieme allo zucchero, alla buccia di limone ed al succo. Lasciamo riposare coperta con la pellicola per una notte.

La mattina, togliamo le mele o le pere, mettiamo il loro succo nella pentola e facciamo cuocere fino al primo bollore, aggiungiamo la frutta e le spezie, quelle tipo chiodi di garofano ed anice stellato messe in un sacchettino di tela leggera, in modo che potremo toglierle a fine cottura. Le altre come la cannella lo zenzero grattugiato li lasciamo liberi. proseguiamo la cottura mescolando e schiumando se ce ne fosse bisogno. Quando vedremo la marmellata raggiungere una giusta consistenza, spegniamo la fiamma. Io vi consiglio di far riposare la marmellata per una notte, in questo modo capiremo se è giusta come consistenza, perché se non lo fosse, potremmo farla addensare sul fuoco o aggiungere un po’ di acqua se fosse troppo densa. A questo punto la invasiamo nei vasetti sterilizzati a microonde e prima di chiuderli, aggiungiamo un cucchiaino di acquavite di mele o di pere o un altro liquore.

Possiamo ripetere la sterilizzazione per maggior sicurezza. Metteremo i vasetti freddi nella pentola, la portiamo a bollore e lasciamo bollire per una ventina di minuti. Spegniamo e lasciamo raffreddare i vasetti che riporremo in dispensa.

Buona vita, buona marmellata di mele o pere alle spezie!❤️