zucchero

Sbriciolata di farina di castagne e noci con marmellata di mele rosse dei Monti Sibillini

Una sbriciolata che profuma di bosco d’autunno ma anche di rose di maggio. La farina di castagne e le noci la rendono rustica quel tanto che basta per sentire i suoi sapori e le mele rosse dei Monti Sibillini completamento il bouquet. La marmellata di mele rosse è già stata fatta a novembre e la conserviamo gelosamente solo per qualche ricetta per la quale valga la pena usarla. Questa è proprio la volta buona.

Ve la racconto questa ricetta ed intanto procuriamoci la farina di castagne. Per la marmellata potete sostituirla con una ai frutti di bosco perché è l’unica che ci sta bene ed esalta il sapore dolce della farina di castagne dato l’acidità di questo tipo di marmellata.

Mettiamoci all’opera elencando gli ingredienti

50 grammi di farina di castagne

50 grammi di noci

200 grammi di farina 00 o 0

Due uova di galline puttane ( beati chi ha le galline felici)

70 grammi di zucchero (ce ne vorrebbero 125 grammi) ma noi evitiamo troppo zucchero

50 grammi di burro

30 grammi di olio di girasole (questi due grassi uniti rendono la pasta molto più friabile e non serve l’aggiunta di lievito per dolci) però potete usare 150 grammi di burro o solo 80 grammi di olio di girasole

Buccia di arancia

Un vasetto di marmellata di mele rosse dei Monti Sibillini o di frutti di bosco

Preparazione

Per prima cosa frulliamo le noci con lo zucchero, nel robot o nella ciotola della planetaria con la il gancio a foglia, mescoliamo le farine di castagne, la 00 o la 0 e le noci tritate con lo zucchero, la buccia di arancia, il burro a pezzetti e l’olio di girasole, lasciamo frullare tutto per ottenere un composto sbriciolato, uniamo due uova e finiamo di impastare velocemente. Trasferiamo la pasta sopra la spianatoia ed impastiamo per amalgamare bene. Con le dita riempiamo e ricopriamo di tre quarti di pezzetti di pasta, uno stampo di 28/30 centimetri foderato di carta forno, il composto deve essere tutto dello stesso spessore, copriamolo con la marmellata scelta e finiamo di coprire la superficie con briciole di pasta alle noci. Mettiamo a cuocere in forno caldo a 160/170 gradi per 30/35 minuti. La sbriciolata deve risultare dorata e appena sentiamo il profumo sarà arrivata a cottura. Spegniamo il forno e lasciamo freddare nello stampo. Sformiamo la sbriciolata appena sarà fredda sopra un bel vassoio di portata. La sbriciolata può essere variata con tutte le farine o marmellata. Le farine possono essere anche senza glutine come quella di grano saraceno o di riso o noci o mandorle o di nocciole, queste ultime a guscio, basta frullarle insieme allo zucchero o di altro tipo. La sbriciolata non ha bisogno di riposare in frigo prima di essere stesa.

Buona vita, buona sbriciolata con farina di castagne e noci e marmellata di mele rosse dei Monti Sibillini ❤️

Torta di tagliatelle alle mandorle

C’era una volta mia cugina molto più grande di me, io ero la sua “frichìna” la sua bambina, alla quale voleva molto bene e le insegnava un mucchio di cose, come farsi bella ed essere sempre ordinata ed il ballo, lei essendo molto brava fu presa nel corpo di ballo nella rivista musicale che a quei tempi andava di moda anche nel nostro piccolo paese. Lei faceva la casalinga come tutte le ragazze di quel tempo, ma sapeva anche ricamare e cucire. Nel nostro piccolo paese, come negli altri piccoli centri, c’erano le suore che gestivano l’asilo e nel pomeriggio accoglievano le giovani ragazze per insegnare loro l’arte del ricamo. Mia cugina era una di questa, come più tardi diventai io stessa frequentatrice del dopo scuola e quello fu un dono prezioso perché imparai a fare qualche punto di ricamo e scoprì la passione per i lavori manuali che nel corso della mia vita ho affinato. Mia cugina essendo molto bella, aveva molti ragazzi che le facevano la corte, lei però trovava sempre i difetti ad ognuno e finiva per scacciarli tutti. Passavano gli anni, una decisione doveva prenderla, o rimanere zitella, perché allora passati i venti anni poco più, una ragazza era considerata “rmasta “, non più da marito o scegliere quel che era rimasto sulla piazza. Si sposò con un ragazzo più grande di lei ma che poteva darle oltre l’amore, una sicurezza anche economica, quasi nessuna ragazza aveva un reddito. Lei si spostò dal nostro paese ed andò ad abitare in un altro poco lontano da me. Fu un grande dolore quello per la frichina che ero ancora, non potevo più vederla tutti i giorni e non potevo più andare a dormire con lei nella grande camera che sua madre, mia zia essendo rimasta vedova da giovane sposa aveva lasciato a lei per darle la possibilità di dormire sola avendo anche dei fratelli. Mia zia aveva preferito dormire in una piccola cameretta da sola. Nel tempo avendo anch’io cominciato un lavoro nello stesso paese di mia cugina sposata, potei avere la gioia di ricominciare a frequentare la sua casa e stare con lei. Una volta o due rimanevo a pranzo da lei, nella sua casa tirata a lucido come uno specchio, imparai una torta che lei chiamava ” torta di tagliatelle”. Lei prima di mettersi ad impastare, metteva un grembiule bianco e profumato di bucato fatto a mano, raccontava la ricetta non solo con le parole ma anche gesticolando con le sue mani lunghe ed affusolate che volteggiando, lasciavano immaginare la discesa di una bianchissima e finissima farina e di zucchero sopra la spianatoia, insieme alle uova sgusciate, ed ancora i suoi polpastrelli che sbriciolavano il burro e finiva per impastare una dolce e setosa pasta. La sua era una descrizione mimata lentamente per filo e per segno. Lei era una giovane sposa serena e decisa a formare una bella famiglia, purtroppo il destino non è stato molto buono con lei, le ha procurato tanto dolore, dolore che ora nella sua vecchiaia è sempre di sua compagnia e quando capita di andare a trovarla, quel viso radioso per la gioia di rivedere la sua frichina, mentre mi porta a rivedere i suoi ricordi “esposti”, nella sua camera da letto divenuta un reliquiario, quella gioia temporanea si tramuta in pianto struggente. Jèjia non ha più lacrime e con santa pazienza religiosa attende il ricongiungimento con la sua creatura.

Adesso con il cuore e la mente rivolti a lei, raccontiamo la torta di tagliatelle e mandorle

Ingredienti

Per le tagliatelle

250 grammi 00 di farina setacciata

Un pizzico di sale

25 grammi di zucchero

Due cucchiai di latte freddo

Un uovo intero e due tuorli di galline felici

Per la crema al burro e mandorle

Due cucchiai di zucchero

50 grammi di burro

Due tuorli

150 grammi di mandorle

Un bicchierino di amaretto o di un altro liquore

Zucchero a velo

Preparazione

Frulliamo finissime le mandorle pelate, montiamo due tuorli d’uovo con due cucchiai di zucchero e la buccia di limone, uniamo le mandorle ed il liquore.

Impastiamo la farina, il sale e 25 grammi di zucchero insieme a due cucchiai di latte un uovo intero e due tuorli. Lavoriamo la pasta fino ad ottenere una pasta liscia e soda come quella delle tagliatelle. Se risultasse troppo dura, uniamoci un po’ di latte. Lasciamo riposare la pasta coperta da una ciotola per un po’ di tempo, la stendiamo una metà per formare il fondo della torta, ed il resto con la macchinetta in uno strato sottile che tagliamo come dei tagliolini. Nello stampo foderato di carta forno stendiamo il disco di pasta, uno strato di crema al burro e mandorle ed uno di tagliatelle, spolveriamo di zucchero e di fiocchetti di burro, mettiamo ancora un po’ di crema al burro e mandorle zucchero e fiocchetti di burro chiudiamo con le tagliatelle ed ancora la crema di burro mandorle messa a fiocchetti, non deve essere spalmata dato che ci sono le tagliatelle. Mettiamo a cuocere a 170 / 180 gradi per quasi 40/45 minuti. Lasciamola raffreddare e mettiamo la torta nel piatto di portata. Spolveriamo di zucchero a velo al momento di servirla.

Questa torta può essere anche farcita con della marmellata di arance unendo sempre le mandorle tritate. Scegliete voi. Con la marmellata si accorcia il tempo di lavorazione perché non c’è da fare la crema al burro e mandorle.

Nell’attesa di tempi migliori vi auguro una serena continuazione di vita.

Buona vita, buona torta di tagliatelle alla crema di burro e mandorle ❤️

Ciambella di s. Lucia

La Ciambella di Santa Lucia, storia tra santità e gusto.

Una ciambella gustosa legata a una figura sacra. La festa liturgica di Santa Lucia ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all’introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimità del solstizio d’inverno (da cui il detto “santa Lucia il giorno più corto che ci sia”), ma non coincise più con l’adozione del nuovo calendario (differenza di 10 giorni). Intorno alla figura della santa gravitano leggende, tipicità gastronomiche e usanze particolari. Si racconta che il corpo della santa, prelevato a Siracusa nel 1040 dai Bizantini di Giorgio Maniace, giunse a Costantinopoli; da qui è stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono la capitale bizantina nel 1204 ed è quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia. In alcune regioni dell’Italia settentrionale esiste una tradizione legata ai “doni di santa Lucia”, figura omologa dei vari San Nicola, Babbo Natale, Gesù bambino, Befana e altri che, durante i secoli, hanno sostituito l’antico culto degli avi nell’immaginario infantile. Nelle Marche viene festeggiata il 13 dicembre. Proprio in quel giorno le nonnine marchigiane Doc sono solite realizzare la ciambella di Santa Lucia: una sorta di ciambellone con un buco centrale dal gusto inconfondibile grazie a un ingrediente principe, l’anice. Essendo divenuto un dolce tradizionale, la ciambella all’anice legata al culto di Santa Lucia è possibile acquistarla presso tutti i fornai della regione. Se entrate in una tipica panetteria marchigiana chiedendo della ciambella di Santa Lucia non avrete alcun problema, la troverete al 99,9 percento.

Questo dolce da noi a Petriolo e dintorni, non è tanto conosciuto, la Santa non si festeggia solennemente e non esiste la tradizione di portare i doni ai nostri bambini. Gli ingredienti che caratterizzano il dolce, oltre ai soliti uova, zucchero, lievito di birra olio extravergine di oliva, sono i semi di anici ed il rum ed i mie aggiunti che sono le uvette e la buccia di arancia sciropposa fatte da me. Per la storia mi sono documentata da villaggimarche.com

Raccontata la storia, prepariamo la ciambella così.

Ingredienti

500 grammi di farina 0 o 00

Una bustina di lievito di birra disidratato mastro fornaio o meno di cubetto di lievito fresco

2 uova di galline felici

150 grammi di zucchero

Buccia di arancia

100 grammi di latte più o meno perché dopo l’aggiunta delle uova, potrebbe volercene di meno

50 grammi di olio extravergine di oliva o di girasole

Semi di anici

Rum

Uvetta sciacquata e messa a macerare nel rum

Scorzette di arancia sciroppose

Preparazione

Se vogliamo fare le scorzette di arancia sciroppose, dobbiamo tagliare a filetti una arancia con la buccia senza trattamenti chimici, mettiamo lo stesso peso delle bucce di zucchero in una pentolina, ed un po’ di acqua, lasciamo sciogliere tutto mescolando ed uniamo le scorzette che devono sciroppare fino a quando diventano lucide e morbide. Le lasciamo raffreddare e prepariamo la ciambella. Nella ciotola della planetaria o a mano dentro un piatto, mettiamo la farina, il lievito e lo zucchero, i semi di anici, le uova ed iniziamo ad impastare, toccando l’impasto uniamo il latte tanto quanto basta per ottenere una pasta morbida, il rum delle uvette, lasciamo impastare ed uniamo a filo l’olio extravergine di oliva o di girasole, questo deve assorbirsi lentamente, quando la pasta si presenta liscia, mettiamo le uvette e le scorzette di arancia. Impastiamo per amalgamare e pirliamo la pasta sopra la spianatoia. Fatta una palla, mettiamola dentro la ciotola coperta da un sacchetto per surgelati e lasciamo raddoppiare nel forno con la lucina accesa. Al raddoppio, la sgonfiamo e la lavoriamo ancora un po’, la dividiamo in sei pezzi, che li arrotoliamo a chiocciola e li mettiamo nello stampo per ciambellone unto ed infarinato. Lasciamo lievitare al calduccio fino a quando con un dito affondiamo la pasta che deve tornare su lentamente. Nel frattempo avremo acceso il forno alla temperatura di 170/180 grammi, inforniamo la ciambella e lasciamo cuocere per 40 minuti più o meno. Se la superficie scurisce copriamola con un foglio di alluminio. Spegniamo il forno e lasciamo freddare nello stampo. Sforniamolo e mettiamolo nel piatto di portata. Spolveriamo di zucchero a velo e gustiamo la ciambella dicendo una preghiera alla nostra Santa Lucia.

Torta al succo di arancia mandorle e cioccolato e

Come vuoi rilassarti dopo aver fatto una scalata fisica e mentale?

Ma solo in cucina a cercare stampi, stampini fra vecchi e nuovi che poi ti serviranno per decidere che dolce fare per la colazione. Li tiri fuori tutti, li metti sopra il tavolo, li guardi prendendo le misure, troppo grande no perché il dolce deve essere mangiato in pochi giorni, troppo piccolo neanche perché finirebbe in un boccone. Ci pensi e ne scegli uno di media grandezza. Poi metti tutti gli ingredienti sopra il piano di lavoro, uova di galline felici o puttane, di questi tempi si trovano solo queste ultime al supermercato, lo zucchero, la farina che setacci con il lievito, le mandorle appena comprate ed il cioccolato fondente. Tutto bello ordinato cominci a pensare che un dolce per la colazione è già un buon inizio di un nuovo giorno…..se ci sarà perché di questo periodo non è poi così certo. Forza…. cominciamo a montare tre uova, con 150 di zucchero, il succo e la buccia di un’arancia, 80 grammi di olio di girasole, unisci dolcemente 200 grammi di farina 0 e 100 di fecola, due cucchiaini di lievito le noci tritate, il cioccolato fondente o gocce di cioccolato e le mandorle fini fini. Metti nello stampo di 22 centimetri foderato di carta forno ed informi. Cuoci a 180 gradi per un’ora. Sforni e lo lasci freddare . Lo togli dallo stampo e lo metti nel piatto di portata. Vai a dormire ed aspetti che arrivi il sonno ristoratore.

Prima che si svegli il capo, ti fiondi in cucina per prendere il primo posto, spolveri la torta ormai fredda, con lo zucchero a velo, ti apparecchi con il vassoio, metti l’orzo all’anice nella tua tazza, tagli una fettina di torta, prendi le tue pilloline di integratori, ci vogliono questi in vecchiaia….mangi e bevi e fai una pausa prima di prendere un buonissimo caffè. La giornata è cominciata dolcemente ma non è garantito che finirà allo stesso modo! Non si sa mai chi ti farà pentire di essere stata positiva.

Buona vita, buona torta al succo di arancia ❤️

Torta di mele antica alle spezie e noci

Non era ancora cominciato l’Avvento, la corona era pronta, le candele aspettavano di essere accese per illuminare il nuovo giorno e una buonissima torta antica fatta di mele e noci. Sono passate già due domeniche, come vola questo tempo! Prendi le mele e tagliale, monta le uova quelle che ti capitano, se sono di galline felici lo sarai pure, se sono di galline puttane…….sorvolaci 👆 unisci lo zucchero e sbatti, unisci la buccia di arancia e le spezie, l’olio ed il latte, setaccia le farine, mescolaci le mele e le noci e versa tutto nello stampo, metti a cuocere e quando senti il profumo della torta in tutta la casa, spegni il forno ed aspetta il mattino per gustarla appieno. La vita non aspetta te!

Raccontiamo cosa ci vuole per fare la torta di mele antica e come si fa.

Ingredienti

100 grammi di farina di tipo 1 o integrale

150 grammi di farina 0

Possiamo anche usare un’unica farina o 0 o 00 o metà e metà

3 uova di galline felici o puttane (quelle del supermercato) per capirci

150 grammi di zucchero o 100 grammi come abbiamo fatto noi

120 grammi di latte

Buccia di limone o di arancia

30 grammi di olio extravergine d’oliva o di girasole

Noci una manciata

Tre mele, due le facciamo a piccole fettine e le altre a cerchio per la decorazione

Una bustina di lievito per dolci

Spezie cannella zenzero chiodi di garofano noce moscata a piacere

Prepariamo la torta

Montiamo le uova con lo zucchero fino a quando il composto diventa gonfio e sbiancato, uniamo la buccia di limone o di arancia, il latte, l’olio, le spezie e lasciamo amalgamare bene, piano piano lasciamo cadere le farine ed il lievito setacciati, le mele e le noci spezzettate. Versiamo il composto nello stampo a cerniera foderato di carta forno, decoriamo con i cerchi di mele ed una noce. Informiamo a 170/ 180 gradi per quasi un’ora. A metà cottura se la superficie scurisce copriamola con un foglio di alluminio. La torta deve cuocere bene per la presenza delle mele, quindi quando facciamo la prova dello stecchino, questo deve uscire asciutto. Ricordiamoci sempre che la temperatura del forno non è mai uguale ad un altro. Quindi regoliamoci noi.

La torta è buona e profuma tutta la casa, ogni morso è un tripudio di sapori ed odori. La torta dopo può essere conservata in frigo se in casa c’è una alta temperatura.

Buona vita, buona torta di mele antica alle spezie e noci ❤️

Calendario di Avvento

🕯

𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟱 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗦𝗮𝗯𝗮 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗶𝗺𝗮𝗻𝗱𝗿𝗶𝘁𝗮

Lu crustingu è il dolce di Natale per eccellenza. A Petriolo si fa così:

La sera innanzi d’esser mandato al forno, si fanno bollire i fichi, (Kg 1) farina di grano e di granturco, Kg. 0,500 per sorta, mollica di pane bianco gr. 250, mescolare tutto insieme fino a che i fichi non sono ben cotti, da non essere però spappolati. Si mette tutto in un recipiente di coccio o di alluminio. Il giorno appresso, la mattina si aggiunge l’uva in chicchi, gr. 100; noci un chilogrammo (peso delle noci non schiacciate); mandorle un etto schiacciate; altrettanti pinoli; olio cucchiai 4. S’impasta il tutto fino a che non sia ben distribuito tutto il condimento. Se la pasta preparata la sera innanzi alla mattina fosse troppo tosta, allora si ricorrerà alla saba (dolcificante ottenuto dalla bollitura del mosto d’uva) allungata. Fatto tutto questo, si mette in recipiente di rame avente l’orlo alzato e si manda al forno per la cottura. Il forno non sarà troppo caldo, si dovrà infornare subito dopo sfornato il pane.

Lu crustingu si è poi arricchito con l’avvento del benessere, infatti sono stati aggiunti di spezie ed aromi come il caffè ed il cioccolato fondente.

Qui trovate la ricetta completa 👇

https://farinaefiore.com/2018/12/02/un-ricordo-un-dolce-lu-crustingu/

Marmellata di melagrane alla vaniglia

Vi propongo un’altra marmellata di melagrane più facile e veloce, ci sono le mele che servono a darle più densità e la vaniglia per profumarla. Con i semi ricavati ho preparato un’altra marmellata usando le mele rose dei Monti Sibillini, questo frutto è una varietà antica coltivata nell’Appennino centrale che dopo essere stata perso nel tempo, è stato salvato e ricoltivato in tempi recenti dagli agricoltori dei monti Sibillini che malgrado il grande lavoro continuano a farci dono di una stupenda mela.

Vi racconto la ricetta di questa nuova marmellata di melagrane e facendola in questo modo

Ci servono le melagrane dalle quali dovremmo ricavare un litro e mezzo di succo, questo però lo otterremo soltanto con il passaverdura. Non dobbiamo usare il frullatore né quello ad immersione né l’estrattore perché perderemmo la parte più solida delle melagrane. Ci servono 250 grammi di mele che siano sode tipo renette, più il succo di un limone e la vaniglia.

Procediamo così.

Dopo aver pulito le melagrane, estraiamo tutti i chicchi, facendoli cadere nella pentola destinata alla cottura, uniamo il succo di limone e mettiamoli a cuocere per pochi minuti, devono solo scaldarsi senza arrivare a bollore. Se abbiamo tempo lasciamo a riposare per una notte, altrimenti passiamo subito i chicchi con il passaverdura, in questo modo non ci troveremo fra i denti i resti dei chicchi frantumati. Una volta fatta questa operazione, vi ricordo che io ho ottenuto un litro e mezzo di succo e polpa, uniamo 250 grammi di mele renette, 650 grammi di zucchero ed i semi della vaniglia. Facciamo cuocere a fuoco basso, mescolando spesso. Frulliamo ad immersione, ora lo possiamo fare perché le melagrane sono state passate prima, a cottura completa facciamo la prova del piattino e se la consistenza è giusta la marmellata è pronta, altrimenti rimettiamola a cuocere per altri minuti mescolando spesso. Versiamola nei vasetti sterilizzati a microonde o a bagnomaria, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamola freddare prima di riporre la marmellata in dispensa. Se vogliamo essere più tranquilli, il giorno dopo mettiamo i vasetti a sterilizzare nella pentola con acqua fredda che deve coprirli e dall’inizio del bollore, lasciamo passare una ventina di minuti. Questa marmellata di melagrane è deliziosa, buona da mangiare con il pane, con le fette biscottate e per preparare delle buonissime crostate. Possiamo usarla per farcire le torte mescolandola al mascarpone o alla crema pasticcera o per preparare una fresca cheesecake. Vedete voi!

Buona vita, buona marmellata di melagrane alla vaniglia ❤️

Marmellata di mele al profumo di foglie di fico

Ecco un’altra marmellata, l’ennesima e con un particolare in più, le foglie di fico delle quali quest’anno me ne sono innamorata per la mia cucina. Le foglie di fico nelle Marche si usano per fare il famoso dolce a base di fichi, mandorle, noci e altri ingredienti. Qui in questo blog diario, troverete la ricetta. https://farinaefiore.com/2017/08/15/il-lonzino-di-fichi-secchi-dolce-tradizionale-maceratese/

Questo è il tempo di farlo, sarà pronto per Natale, quindi cercate di non perdere questa delizia marchigiana.

Torniamo alla marmellata di mele, fatta con le foglie di fico che cuocendo, rilasciano sapore e profumo identico al vino cotto di fichi, usato come ho scritto già, per condire le carteddate o cartellate le tradizionali ciambelline intrecciate di Puglia e dintorni.

Procuratevi le foglie di fico e tenetele da parte anche per farne infusi nel periodo freddo che verrà. Profumeranno tutta la casa.

Andiamo fuori a staccare le foglie dal fico e se siamo fortunati, anche le mele! Pronti?

Ecco come raccontiamo la ricetta e questi sono gli ingredienti

Due chili di mele sode, io ho usato le nostre cadute prematuramente e quindi più acerbe

Tre o quattro foglie di fico lavate

Zucchero, 350 grammi per chilo calcolando il peso delle mele che otterremo dopo la prima cottura

Il succo di un limone

Due bicchieri di acqua

Preparazione

Laviamo e tagliamo le mele a pezzi, versiamole nella pentola con due bicchieri di acqua, regoliamoci perché le mele rilasciano poco liquido, il succo di limone e le foglie di fico, lasciamo cuocere fino a quando le mele diventano molli, mescoliamo per non farle attaccare.

Togliamo le foglie che però rimetteremo dopo, frulliamo ad immersione o passiamo al passaverdura, la marmellata, altrimenti la lasciamo così a pezzi, la pesiamo ed aggiungiamo lo zucchero, per ogni chilo, calcoliamo 350 grammi, la rimettiamo a cuocere, quindi se saranno due chili, ne metteremo 700 grammi, uniamo ancora le foglie di fico e finiamo la cottura mescolando spesso, dobbiamo ottenere una preparazione consistente. Ora togliamo definitivamente le foglie di fico. La marmellata è pronta quando prendendone un cucchiaino la verseremo in un piattino e non scivolerà velocemente.

Versiamo la marmellata nei vasetti sterilizzati a microonde o in forno, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamo che riposino fino al raffreddamento. Conserviamo al fresco e al buio.

La marmellata di mele alle foglie di fico, è deliziosa da mangiare con il pane o per preparare le crostate.

Buona vita, buona marmellata di mele con le foglie di fico ❤️

Gelatina di menta piperita e menta mela

Niente frutta dell’orto giardino frutteto scapigliato , niente marmellata, ma io senza usare le mani ed il cervello fantasioso, non ci so stare! Come posso ovviare a questa mancanza delle marmellate? Ovvio faccio le gelatine profumate, morbidose, romantiche…..sì romantiche perché sono belle, colorate e fanno ricordare il sole, il cielo azzurro e tappeti verdi scapigliati, perché anche questi a casa nostra lo sono e l’estate che le gelatine ce la ricorderanno, quando il cielo sarà cupo, freddo e tutto intorno sarà spoglio in attesa del nuovo risveglio primaverile.
Le gelatine si possono fare con tutte le erbe aromatiche e officinali che più ci piacciono. Anche con le spezie ed i fiori. Quella con i petali di rose ormai è un classico. Oggi vi faccio vedere quella fatta con la menta, due tipi, una piperita con le foglie lunghe e l’altra menta mela con le foglie rotonde e di un profumo più intenso e fresco.
Se non coltiviamo le menta noi stessi, cerchiamo la menta senza trattamenti chimici, oppure andiamo in campagna da qualche amico contadino che le coltiva. Raccogliamo le piantine la mattina quando c’è una giornata di sole, le portiamo a casa, le laviamo velocemente sotto l’acqua corrente e le lasciamo asciugare all’aria o dentro un canovaccio di cucina pulito.

Allora ecco gli ingredienti e come si fa la gelatina di menta


Ingredienti per tre vasetti di gelatina


Una bella manciata di foglie di menta piperita e di menta mela. Oppure solo di un tipo


Mezzo litro di acqua minerale liscia


150 grammi di zucchero semolato


Il succo di un limone


Tre grammi o poco più di polvere di agar agar, quasi un cucchiaino da caffè


Tre vasetti lavati e sterilizzati o al forno a microonde o in acqua bollente e fatti asciugare. Non deve restare neanche l’ombra di una goccia di acqua.


Preparazione


Dopo aver lavato le foglie di menta le mettiamo in una ciotola di vetro, portiamo a bollore sul gas l’acqua dentro una pentolina, spegniamo, non deve bollire molto, solo qualche minuto.
Nella ciotola dove si trova la menta, versiamo il succo di un limone e subito l’acqua bollita. Spingiamo la menta sotto con un cucchiaio di legno, non di metallo e copriamo la ciotola con la pellicola. Lasciamo riposare per un giorno intero.
Il giorno dopo filtriamo tutto con un tovagliolo leggero, rimettiamo l’acqua alla menta sulla pentolina con lo zucchero e la polvere di agar agar, accendiamo il gas e portiamo a bollire mescolando per sciogliere il tutto. Dal momento del bollore, contiamo cinque minuti. Spegniamo e lasciamo freddare fino al giorno dopo quando potremo vedere la giusta consistenza che deve essere morbida e omogenea. Se non lo fosse, perché troppo liquida, rimettiamo a bollire per alcuni minuti. Versiamo la gelatina nei vasetti sterilizzati a microonde e chiudiamo con i loro coperchi. Lasciamo freddare e facciamo la sterilizzazione mettendo i vasetti ormai freddi, in una pentola con l’acqua che dovrà superare i coperchi di due centimetri, fra i vasetti, inseriamo dei canovacci di cucina per evitare la rottura mentre l’acqua bolle. Dall’inizio del bollore, lasciamo passare una ventina di minuti. Spegniamo e lasciamo freddare i vasetti nella pentola, togliamo la gelatina e mettiamola in dispensa. Gustiamola quando vogliamo. La gelatina è ottima sopra il formaggio o per fare una crema dolce pasticcera o nella panna montata. Con la crema pasticcera, la aggiungiamo quando questa è ancora calda, nella panna ne scalderemo prima qualche cucchiaio da unire alla gelatina di menta.
La stessa preparazione della gelatina può essere fatta con qualsiasi erba aromatica o fiori eduli o vino.

La gelatina di menta calda, logicamente, quando la versiamo nei vasetti o la mettiamo a sterilizzare, diventa liquida, una volta fredda si addenserà.

Buona vita, buona gelatina di menta piperita e menta mela ❤️

Ciambellone con le pere e yogurt bianco greco

C’erano due pere mature, mature, potevo buttarle, ma mi sembrava un peccato, mai sprecare anche se ogni tanto succede. Le ho lavate, tagliate e spappolate con la forchetta, ho montato tre uova di galline felici, 100 grammi di zucchero, non di più, ho aggiunto la mia vaniglia alle rose in gocce, ma ci poteva stare anche una semplice vaniglina, uno yogurt bianco greco da 150 grammi, le pere, 40 grammi di olio di girasole, mescolato bene senza smontare ed infine 300 grammi di farina con una bustina di lievito per dolci e alcune mandorle tritate finemente. Versato nello stampo e messo in forno ventilato a 170 gradi per 30/35 minuti! Non lo so bene quanto di preciso, basta mettere lo stecchino dentro per vedere la cottura! E fuori al sole di questa bellissima giornata, per una mia foto sgangherata……e, chi ce l’ha la fotografa a portata di ciambellone????

Un segreto per non far attaccare il ciambellone senza usare la farina è di ungere lo stampo con olio strofinando con un foglio di scottex e di spolverare con farina di cocco, darà più sapore e croccantezza!

Comunque sia, il ciambellone è buono, non ha molto zucchero e possiamo cambiare frutta, mettere le mele, le pesche o fra poco, la zucca frullata! È una ricetta jolly, valida per ogni tipo di farina, 00/ 0 metà integrale.

Dolce buono per la colazione è la merenda!

La mia cucina è così, istantanea perché nasce sul posto guardandomi intorno, molte volte è tradizionale, contadina, paesana, fantasiosa, diversa perché è mia e basta! Lascerò le mie ricette a chi mi sta sul cuore e a chi mi sta seguendo!❤️

Buonanotte!

Buona vita, buon ciambellone con le pere e lo yogurt bianco greco ❤️