marmellata

Marmellata di mele al profumo di foglie di fico

Ecco un’altra marmellata, l’ennesima e con un particolare in più, le foglie di fico delle quali quest’anno me ne sono innamorata per la mia cucina. Le foglie di fico nelle Marche si usano per fare il famoso dolce a base di fichi, mandorle, noci e altri ingredienti. Qui in questo blog diario, troverete la ricetta. https://farinaefiore.com/2017/08/15/il-lonzino-di-fichi-secchi-dolce-tradizionale-maceratese/

Questo è il tempo di farlo, sarà pronto per Natale, quindi cercate di non perdere questa delizia marchigiana.

Torniamo alla marmellata di mele, fatta con le foglie di fico che cuocendo, rilasciano sapore e profumo identico al vino cotto di fichi, usato come ho scritto già, per condire le carteddate o cartellate le tradizionali ciambelline intrecciate di Puglia e dintorni.

Procuratevi le foglie di fico e tenetele da parte anche per farne infusi nel periodo freddo che verrà. Profumeranno tutta la casa.

Andiamo fuori a staccare le foglie dal fico e se siamo fortunati, anche le mele! Pronti?

Ingredienti

Due chili di mele sode, io ho usato le nostre cadute prematuramente e quindi più acerbe

Tre o quattro foglie di fico lavate

Zucchero, 350 grammi per chilo calcolando il peso delle mele che otterremo dopo la prima cottura

Il succo di un limone

Due bicchieri di acqua

Preparazione

Laviamo e tagliamo le mele a pezzi, versiamole nella pentola con due bicchieri di acqua, regoliamoci perché le mele rilasciano poco liquido, il succo di limone e le foglie di fico, lasciamo cuocere fino a quando le mele diventano molli, mescoliamo per non farle attaccare.

Togliamo le foglie che però rimetteremo dopo, frulliamo ad immersione o passiamo al passaverdura, la marmellata, altrimenti la lasciamo così a pezzi, la pesiamo ed aggiungiamo lo zucchero, per ogni chilo, calcoliamo 350 grammi, la rimettiamo a cuocere, quindi se saranno due chili, ne metteremo 700 grammi, uniamo ancora le foglie di fico e finiamo la cottura mescolando spesso, dobbiamo ottenere una preparazione consistente. Ora togliamo definitivamente le foglie di fico. La marmellata è pronta quando prendendone un cucchiaino la verseremo in un piattino e non scivolerà velocemente.

Versiamo la marmellata nei vasetti sterilizzati a microonde o in forno, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamo che riposino fino al raffreddamento. Conserviamo al fresco e al buio.

La marmellata di mele alle foglie di fico, è deliziosa da mangiare con il pane o per preparare le crostate.

Buona vita, buona marmellata di mele con le foglie di fico ❤️

Marmellata di prugne alla vaniglia con il metodo della separazione delle cotture

È ormai risaputa la mia passione per le marmellate. È una passione nata fin da piccola, quando vedevo mia madre che con tanta fatica, faceva la commerciante non solo qui a Petriolo ma anche in giro per i paesi fuori provincia, riusciva a prepararne di diverse qualità. Ricordo benissimo il buon sapore e profumo di quella marmellata con i pomodori verdi e quella di arancia a fette che invece mio figlio maggiore odia perché sempre lei, da piccolo gli imponeva di mangiarle. Io per fargli un dispetto ogni stagione gliele ripropongo…..ma ottengo solo un….. lasciamo perdere.

In tempi di guerra, quando mia padre si trovava prigioniero, mia madre non potendo avere un mezzo di trasporto, girava con le sue merci, maglieria, biancheria e merceria con un signore che si chiamava “Filó’ “ed il suo cavallo. Filó’ ed il suo cavallo, abitavano giù per la via delle Madonna delle Grazie, la strada che porta a “Moglià”. La sua era una casetta, quasi un atterrato costruito sopra un terreno con un forte pendio, molto faticoso da lavorare per il pericolo di precipitare. Sul lato davanti della modesta casetta, che guardava la strada sterrata, con la vicina chiesa della Madonna delle Grazie ed il suo povero curato, c’era la stalla del cavallo di Filó’. Su quel terreno così scosceso, il lunedì di Pasquetta, insieme alla mia amica del cuore, ci andavamo a fare “pranzíttu”, che consisteva in due fette di pane con la frittata o con il “ciausculu”, il nostro famoso salume a pasta morbida che si spande sul pane. Al tempo della stagione del grano, quel terreno si colorava di rosso per quanti papaveri sbocciavano.

Ho sentito raccontare dai miei che la sera prima di ogni mercato, dovevano caricare la merce da vendere ai mercati, sul carretto di “Filó”. Mia madre, Filó’ ed il suo cavallo, partivano all’alba e tornavano a casa a notte. Capitava pure di dover dormire sopra il carretto in occasione delle feste patronali ed era un doppio lavoro. Mia madre si trovava molte volte in attesa di un figlio, raccontava quanti sacrifici anche solo il dover andare in un bagno. Qualche volta l’accompagnava mio fratello più grande Paolo che era un ragazzino. Lui le faceva per così dire, da guardia e nello stesso tempo, non perdeva d’occhio la bancarella con le merci.

Quando c’erano i tempi morti, dopo la mietitura e la trebbiatura, lavori tutti fatti a mano e con pochi mezzi agricoli rudimentali, lei approfittava della frutta che spesso le veniva regalata dalle sue clienti contadine perché riconoscenti del bene fattole da mia madre, per preparare marmellate e passata di pomodoro. Era un altro duro lavoro per lei, però alla fine, le serviva per mettere da parte varie scorte di alimenti. Un tempo le famiglie di campagna, non avevamo a disposizione soldi liquidi, pagavano una o due volte all’anno quando riscuotevano i soldi della vendita del grano o di altri raccolti o a chiusura dell’anno agricolo a s. Martino e mamma pazientemente aspettava la riscossione senza far pressioni.

Ora potrei raccontare altri molti episodi importanti e buffi, ma passo e colgo l’occasione per farvi conoscere un metodo facile e veloce per fare le marmellate con poco zucchero. Il metodo della separazione delle cotture.

Non è come il metodo francese dove lo zucchero è in proporzione molto alta e non deve riposare per più tempo.

Questo metodo facile e che permette l’uso di poco zucchero, sfrutta la prima cottura per far evaporare l’acqua della frutta, rendendo molto breve la sua cottura. La marmellata fatta in questo modo, preserva tutto il suo sapore e colore. Questo metodo della separazione delle cotture, io l’ho scoperto per caso in rete, in questo interessantissimo blog https://www.giulianocingoli.it/about/

Giuliano Cingoli scrive questo.

È il momento di imparare come fare la marmellata con la Separazione delle cotture.

È il momento di sfruttare tutta la frutta fresca per goderne quest’inverno.

È il momento di capire come mantenere fresca la frutta utilizzando poco zucchero, senza l’uso di pectine.

Nelle immagini abbiamo preparato la marmellata di frutti di bosco.

Non esiste una grammatura precisa.

Il metodo consiste nel separare la cottura della frutta, dalla riduzione dell’acqua presente.

Metti la frutta in una pentola (vanno bene rame, acciaio e antiaderente. Evita l’alluminio nudo, l’acido della marmellata scioglierebbe l’ossido di alluminio nella preparazione, proprio come la salsa di pomodoro).

Aggiungi poco zucchero (lo zucchero iniziale servirà ter soltanto a far uscirer l’acqua dalla frutta, se sarà necessario ne aggiungerai ancora dopo).

Mescola e porta a bollore. Appena bolle assaggia la frutta, sarà ancora acquosa e un po’ croccante. Lascia bollire ancora fino a quando la frutta non sarà cotta, ma ancora consistente (pochi minuti).

A questo punto filtra il liquido rifatto e tieni da parte la polpa rimasta.

Rimetti il liquido in pentola e fai restringere fino a quando inizia a fare bolle sottili. O meglio quando inizia a far fatica a scendere dal cucchiaio. A questo punto, assaggia e correggi poco alla volta, di zucchero, arrivando al gusto desiderato (lo zucchero sarà in funzione del gusto, non del peso totale iniziale). Aggiungi di nuovo la polpa, porta a bollore e metti nei vasetti. Chiudi e lascia raffreddare. Riponi in frigorifero.

Giuliano Cingoli descrive la invasettatura e come conservarla. I vasetti si possono mettere in frigo ma bisogna consumarli presto o per una lunga conservazione come faccio io, con la pastorizzazione rendendo tutto più sicuro.

Quindi partendo da questa descrizione, ho eseguito la ricetta della marmellata di prugne con la vaniglia. In poco più di un’ora si può fare considerando anche il tempo della pulitura delle prugne.

Ingredienti

2 kl di prugne sode viola

200 grammi di zucchero

Una bacca di vaniglia o una bustina di vanillina

Il succo di un limone

Preparazione

Laviamo e tagliamo in due le prugne, mettiamole sulla pentola possibilmente con la piastra sopra la fiamma per evitare che la marmellata attacchi, uniamo il succo di limone e 100 grammi di zucchero, la bacca di vaniglia aperta o una bustina di vanillina o se ci piace spezie come la cannella i il chiodo di garofano, il cardamomo o semi di anici. Portiamo a cuocere fino a quando le prugne cominciano a spappolarsi un po’, tiriamole su con una schiumarola e le mettiamo in una ciotola. Rimettiamo la pentola sul gas, io non ho filtrato il loro liquido perché mi piace che restino anche i residui delle prugne, aggiungiamo solo altri 100 grammi di zucchero, lasciamo bollire fino a quando si vedono delle grosse bolle in superficie. Nel frattempo frulliamo le prugne che abbiamo messo nella ciotola, con il frullatore ad immersione o se ci piace lasciamole a pezzettoni, uniamole allo sciroppo ridotto, mescoliamo e dopo qualche minuto spegniamo. Facciamo la prova del piattino, la mia è risultata subito positiva, infatti non ho atteso neanche un attimo che l’ho assaggiata, ed è divina. Prima di invasare mettiamo i vasetti a sterilizzare in forno a microonde o in quello normale a 100 gradi lasciandoli per un quarto d’ora. Una volta invasata e chiusa con i loro coperchi, la lasciamo freddare. Solo dopo metteremo la marmellata a sterilizzare nella pentola partendo dall’acqua fredda, evitando la rottura mettendo fra i vasetti degli strofinacci di cucina belli puliti. Dall’inizio del bollore, lasciamo passare una ventina di minuti, spegniamo e lasciamo raffreddare i vasetti nella pentola. Solo dopo, mettiamoli in dispensa. Questa prima prova è risultata positiva, preparerò altre marmellate con frutta diversa e vedremo come saranno. 😀

Buona vita, buona marmellata di prugne alla vaniglia ❤️

Marmellata e gelatina di cocomero all’anice stellato e mistrà Varnelli

Questa è la mia ricetta per preparare una buonissima e solare marmellata di cocomero dal colore rosso brillante e con un sapore particolare dato dall’ anice stellato che potete sostituire con un’altra spezia. Ci stanno bene quelle del vin brûlé, cannella, chiodi di garofano, macis, anici semplici e noce moscata. Queste spezie servono per rendere meno stucchevole il sapore dolciastro del cocomero.

Dalle nostre parti marchigiane terrà del liquore Varnelli, nelle caldissime serate d’estate al canto delle cicale, la serata finisce molto spesso con fette di cocomero servito con un goccio di liquore Varnelli. Nella marmellata ci sta proprio bene e la renderà aromatica anche senza nessuna spezia. A voi la scelta.

Questo è il mio modo di farla.

Ingredienti

1 kl di cocomero

750 grammi di zucchero ma possiamo metterne mezzo

Alcune stelle di anice stellato o vaniglia aperta o spezie miste. Liquore Varnelli o simile

Il succo di limone

Preparazione

Puliamo il cocomero dalla buccia, dai semini, se vogliamo possiamo lasciarne qualcuno perché oltre ad ottenere un tocco di croccantezza, dicono gli esperti nutrizionisti che facciano bene e togliamo i filamenti. Tagliamo la polpa a dadini, versiamola dentro uno scolino e lasciamo riposare per un’ora per far perdere l’acqua di vegetazione. Pesiamo la frutta, uniamo lo zucchero nella percentuale di 750 grammi per un chilo, possiamo fare qualcosa di meno, ma io l’ho trovata ottima con questa quantità, versiamo tutto nella pentola e mettiamo a cuocere sul gas dolcemente. Dopo un quarto d’ora uniamo il succo di limone e l’anice stellato, la vaniglia o le altre spezie. Mescoliamo spesso e proseguiamo la cottura sempre possibilmente con la piastra fra la fiamma e la pentola, se non l’abbiamo, mescoliamo spesso per non farla attaccare. Schiumiamo se c’è bisogno. Facciamo la prova del piattino, mettendo un cucchiaino di marmellata sopra che non deve scivolare. Versiamo la marmellata nei vasetti sterilizzati a microonde o al forno, bastano 10 minuti, prima di chiudere con i loro coperchi, uniamo sopra la marmellata, un goccio di Varnelli o di altro liquore ai semi di anice, tipo la Sambuca.

Posiamo fare la seconda sterilizzazione per stare più tranquilli, ma io dico che non serve. Io l’ho ritrovata bella e buona dopo molti anni senza averla fatta sterilizzare. Però fate come vi sentite.

Per la gelatina

Ingredienti

Un kl di cocomero

750 grammi di zucchero

Il succo di limone

Un cucchiaino di agar agar

Un bicchierino di Varnelli

Preparazione

Tagliamo la polpa a dadini e mettiamola a cuocere con il succo di limone, mescolando fino ad ottenere una purea. Versiamola in un tovagliolo a trama larga, lasciando cadere il succo in una ciotola. Strizziamo bene per far uscire tutto senza sprecare niente. Lo pesiamo ed uniamo lo zucchero nella misura di 750/ grammi per un kl. Possiamo anche metterne di meno. Mettiamo a cuocere unendo subito il cucchiaino di addensante, l’agar agar, mescoliamo spesso e portiamo a bollore a fuoco dolce. Dobbiamo avere la temperatura a 85 gradi che possiamo misurare con un termometro da cucina. Se non l’avessimo, appena bolle spegniamo e lasciamo raffreddare per una giornata. Solo allora, possiamo controllare la consistenza della gelatina. Se la troviamo giusta la riscaldiamo e la invasiamo nei vasetti sterilizzati unendo sopra un goccio di Varnelli. Se non abbiamo raggiunto la giusta consistenza, mettiamo un mezzo cucchiaino di agar agar riportando al bollore. Lasciamo sempre raffreddare prima di invasare solo così avremo capito la giusta consistenza della gelatina e poi invasiamo.

Questa non è il dolce siciliano chiamato gelo di cocomero che si mangia col cucchiaino, ma una gelatina che si usa come una qualsiasi di altra frutta, cioè da spalmare per ricoprire una torta, o per mescolare a creme di formaggio tipo una cheesecake o servita con i formaggi.

Vi racconto ora cosa faccio io con la purea del cocomero avanzata per fare la gelatina. Non la butto via, la peso e la verso in un barattolo insieme allo zucchero che deve essere metà del peso della purea unisco metà di alcol a 90 gradi e chiudo. Lascio riposare per un po’ di tempo e poi filtro. In questo modo ho ottenuto un liquore, il cocomerello.

Marmellata di prugne al tè di agrumi e sbriciolata con farina di sesamo

Allora vi racconto che ancora una volta ieri sera prima di un “verdetto”, qui si va avanti a forza di verdetti, ho fatto due pentole di marmellate di prugne, le ho messe a bollire con il succo di limone, ed appena la sua acqua si è asciugata le ho pesate, ho aggiunto lo zucchero meno della metà del peso ricavato dopo la bollitura, le ho rimesse a cuocere una con l’anice stellato, l’altra naturale e nel frattempo data l’ora, ho preso in mano due bustine di infuso di arancia e mandarino da bere prima di andare a dormire. Ma il profumo di agrumi della Bonomelli, mi ha intrigato e l’infuso è finito nella marmellata che stava cuocendo allungando così la cottura per l’aggiunta dell’infuso, una piccola tazza. Risultato? Ottimo, buon sapore e buon profumo di mercatini di Natale! Corro….corro col pensiero e chissà se potrò ancora andare? 😂❤️😘

E per provare la nuova marmellata non potevo non fare una semplice sbriciolata con anche farina di sesamo. Non vi piacerà? Provate!

Per la sbriciolata lavorare 250 grammi di farina e 50 grammi di sesamo macinato con 150 grammi di zucchero, un uovo, unire 110 grammi di burro freddo, vaniglia sale e mezza bustina di lievito per dolci. Fare riposare in frigo per una ventina di minuti poi ricoprire con briciole di frolla, uno stampo foderato di carta forno, versare sopra la marmellata di prugne ed ancora di briciole di pasta frolla al sesamo. Cuocere a 170 gradi per 35/40 minuti. Regolarsi con il proprio forno!

Buona vita, buona marmellata di prugne all’infuso di agrumi e buona sbriciolata ❤️

Orto giardino “scapigliato”!

Le erbe aromatiche, le erbe spontanee, le verdure, la frutta del nostro verde scapigliato nella nostra cucina quotidiana!

Non abbiamo mai avuto un ordine nel nostro mondo verde, né davanti, né a destra, né a sinistra e né dietro.

Pur nel tempo delle forze migliori, poco ci siamo preoccupati di tenere perfetto, ogni pezzo di orto e di giardino.

Avevamo la testa più occupata in altre mansioni.

Chi nel lavoro fuori casa, chi nel lavoro più bello e più gratificante, quello di far crescere tre magnifici figli.

Sono sicura che in tutti questi anni, nessuno dei miei vicini od ospiti, si sia mai sognato di invidiare l’erba verde di casa nostra! Anzi, c’era chi sdignato si preoccupava di darmi consigli con la scusa che avendo troppo da fare dovevo riposare e quindi avrei dovuto fare spazio buttando via il più delle mie amate e scapigliate piante.

Sorvoliamo su questo argomento e veniamo comunque al fatto che anche se il nostro orto giardino sia da sempre “scapigliato”, il suo dovere l’ha fatto eccome!

Magari a stento perché non ha mai avuto neanche un nutrimento se non quello del buon “Cielo” sopra di lui che ha provveduto al sole, alla luce, all’ombra, alla pioggia, ai temporali, alla grandine e alla neve!

Lasciato così com’è, abbiamo sì, seminato, piantato, potato ulivi e piante da frutto sempre alla “carlona”.

Un risultato c’è stato, perché la nostra cucina ha sempre abbondato di verdure, frutta ed olio extravergine di oliva.

Abbiamo preparato quintali di marmellate di ogni genere, passate di pomodori che duravano anni, olive in salamoia e strinate. Ringraziamo il buon Dio e rassegniamoci al tempo che passa velocemente lasciandoci più deboli e a giorni pieni di tristezza e di forte nostalgia.

In questo tempo che passa, ci dimentichiamo spesso molte cose, ci fermiamo a pensare, battiamo le mani sopra ad un tavolo ed i piedi per terra per protestare fino a quando non ci ritorna in mente quel che stavamo pensando o quel che stavamo per voler fare!

Vi porto ora ad ammirare i nostri piatti, le nostre marmellate che qui non sono ancora tutte in bella vista e giudicate voi.

L’erba più verde è e sarà sempre solo quella del vicino.

Ma a noi volenti o nolenti deve star bene così!

Buona vita, buona visione del nostro orto giardino scapigliato e dei suoi prodotti usati per preparare i nostri piatti ❤️

Pane con la ricotta ed il suo siero

Buonissimo, profumatissimo e leggerissimo questo pane con l’aggiunta della ricotta e del suo siero.

Può essere mangiato a a colazione con la marmellata o con i salumi.

Buono soprattutto per preparare le tartine da spalmare con burro e mousse di tonno o formaggi o creme di verdure.

Facciamolo così!

Ingredienti

400 grammi di farina 0

200 grammi di farina integrale

250 grammi di ricotta

150 grammi di siero

Un cucchiaino di lievito di birra disidratato

Un uovo

Un cucchiaino di miele

Tre cucchiai di olio extravergine di oliva

Acqua quanta ne serve per ottenere un impasto morbido

Preparazione

Mettiamo le farine nella ciotola della planetaria o in una ciotola se lo vogliamo fare a mano, uniamo il cucchiaino di lievito di birra disidratato, il miele, la ricotta scolata, il suo siero, iniziamo a lavorare, fino a far assorbire tutto, mettiamo l’uovo e lasciamo lavorare. Tocchiamo la pasta con le mani, se tanto dura dobbiamo mettere l’acqua quanta ne serve per ottenere un impasto morbido, altrimenti continuando ad impastare, uniamo un cucchiaino di sale, io ne metto mezzo e tre cucchiai di olio extravergine di oliva. Questo deve essere assorbito lentamente quindi lasciamo girare la planetaria a bassa velocità o se a mano, con olio di gomito. Alla fine la pasta deve presentarsi setosa e morbida. La ciotola della planetaria deve restare con le pareti pulite quando la pasta è ben lavorata o se a mano deve staccarsi dalla spianatoia. Copriamo la ciotola, anzi infiliamola in un sacchetto per surgelati e mettiamo a raddoppiare dentro il forno con la luce accesa se la temperatura è bassa o se fa caldo senza luce accesa.

Una volta raddoppiata, sopra la spianatoia la sgonfiamo, facciamo una piega a tre, richiudiamo e pirliamo la massa della pasta sopra la spianatoia e la lasceremo coperta dalla ciotola. Questo lo faremo per tre volte una ogni mezz’ora. Alla fine tagliamo la pasta in tre pezzi, ognuno dei quali lo stendiamo con il matterello, per la parte lunga, lo ripieghiamo chiudendolo bene, pizzicandola con le dita, la chiusura deve essere sigillata bene. Facciamo questo a tutti e tre i pezzi e formiamo la treccia. Con delicatezza appoggiamola sopra una lastra foderata di carta forno e la mettiamo ancora a lievitare per l’ultima volta. Accendiamo il forno a 200 gradi, mettiamo un pentolino con l’acqua dentro il forno per formare il vapore, una volta raggiunta la temperatura, informiamo la treccia. Ci vorrà circa un’ora. Dopo una decina di minuti, abbassiamo la temperatura a 180 gradi, può darsi anche prima a seconda del forno, dopo 10 minuti a 160 gradi, copriamo la superficie con un foglio di alluminio se vediamo che sopra scurisce troppo, passati 10 minuti abbassiamo ancora a 150/140 gradi e finiamo la cottura in tutto quasi un’ora.

Questo pane è leggerissimo e profumato! Mi da molta soddisfazione!

Buona vita, buon pane alla ricotta ed il suo siero ❤️

Pane piuma con semi di sesamo e girasole

Diario alimentare del tempo di coronavirus

Un pane leggerissimo come una piuma fatto con pochissimo lievito di birra disidratato, farina integrale e 0. Il pane è ottimo per la colazione con la marmellata come questa di prugne alla cannella o con il prosciutto crudo o altro.

Ecco come lo preparo.

Ho fatto attivare nella ciotola meno di mezzo cucchiaino di lievito di birra disidratato con un bicchiere d’acqua ed un cucchiaino di zucchero fino ad ottenere una schiuma in superficie e l’ho messo nel forno spento.

Nella ciotola della planetaria ho impastato le farine 300 grammi 0 e 150 grammi di farina integrale, il lievito l’acqua in totale 350 grammi considerando anche quella dall’attivazione, ho lasciato incordare per poco, unito il sale, i semi vari e un po’ di olio extravergine di oliva. Ho lasciato raddoppiare coprendo con un sacchetto la ciotola, l’ho ripreso, l’ho sgonfiato e piegato per tre o quattro volte. Questo modo di far raddoppiare e sgonfiare lo faccio per volte una ogni mezz’ora.

Si potrebbe fare una sola lievitazione ma la leggerezza viene da tutte e tre.

Ho steso la pasta facendo un rettangolo ed ho chiuso formando un cilindro, ho tagliato 4 palline e messo in uno stampo a cassetta.

Ho lasciato raddoppiare, ho cotto a 200 gradi abbassando a 180 gradi ogni dieci minuti, fino a150:160 gradi per un totale di tre quarti d’ora.

Gli ultimi 10 minuti ho messo la funzione ventilata con lo sportello a spiffero, mettendo un cucchiaio di legno sul lato superiore dell’apertura del forno.

Ho coperto con un foglio di alluminio a metà cottura.

Ho tolto dallo stampo e lasciato raffreddare sopra la griglia e a forno spento.

Le farine possono essere intercambiabili con la 00 o la 1 metà e metà o una parte integrale.

Buona vita, buon pane piuma ❤️

Crostata con farina di castagne ed integrale con marmellata di giuggiole

Diario alimentare del tempo di coronavirus

Sono giorni questi che sembrano non finire più. Tutti senza un futuro, quanta paura, quanti pensieri! Si resta in silenzio, non si ha il coraggio di chiedere a chi ci sta vicino, come si senta. La domanda resta nel vuoto. Ma dentro ognuno lo pensa se ce la farà.

Io non lo so, pure credendo in Dio misericordioso, sono presa dall’ansia della paura del contagio non tanto per me, ma per i miei cari. Li spio in silenzio, uno starnuto, un colpo di tosse, mi sento morire. Per non pesare troppo, me ne sto zitta. Siamo tutti sull’orlo del baratro.

Per esorcizzare la paura, ho voluto incominciare diverse marmellate prodotte l’estate scorsa. Ho pensato fra me; me le finisco in modo che la stagione prossima io le possa rifare. Ci sarà di nuovo l’estate e la frutta che abbonda servirà per fare ancora marmellate!

Io me lo auguro, lo spero proprio e allora ecco una mega crostata per la mia famiglia numerosa che deve essere nutrita in questo tempo di coronavirus e di reclusione.

La dispensa deve essere pulita e aggiornata, le farine invernali stanno per scadere e mescolate insieme sono ottime per un dolce con pochissimo zucchero. La farina di castagne è dolce per se stessa e non sarà necessario usarne tanto.

Nella crostata ho usato il burro di mele, che altro non è una specie di marmellata cotta a lungo. Per il burro di mele qui è la ricetta.https://farinaefiore.com/2016/09/24/burro-di-mele/

Ma se non ne avete voglia di fare il burro di mele, basta sostituirlo con 100 grammi di mele frullate, queste rendono dolce la pasta frolla.

Questi sono gli ingredienti

200 grammi di farina di castagne

100 grammi di farina integrale

200 grammi di farina 0

Tre uova di galline felici

100 grammi di mele frullate o di burro di mele

50 grammi di olio di girasole

50 grammi di burro

50 grammi di zucchero di canna integrale

Un cucchiaino di lievito per dolci

Zenzero cannella noce moscata e chiodi di garofano per ottenere una polvere di chiodi di garofano, basta frullarli insieme a dello zucchero che messo in un barattolo ci servirà per profumare i dolci o una bevanda tipo il vin brûlé o una mela cotta.

Una bella quantità di marmellata o di giuggiole o quella che più ci piace

Mandorle o noci o pistacchi frullati per la superficie

Preparazione

Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia le farine, le uova, lo zucchero, il burro di mele o la mela frullata e le spezie con un cucchiaino di lievito per dolci, lasciamo che si mescoli il tutto uniamo l’olio di girasole ed il burro. Impastiamo velocemente e finiamo di lavorare la pasta sopra la spianatoia. Io non ho lasciato riposare la pasta in frigo e voi se volete lo potete fare, basta un paio d’ore. Stendiamo la pasta sottile sopra la carta forno della grandezza della lastra del forno grande, bucherelliamola, stendiamoci sopra la marmellata e decoriamo con i resti della pasta. A me sono piaciuti cuori, farfalle e campanelle. Spolveriamo di nocciole o mandorle frullate finemente. Mettiamo a cuocere in forno a 180 gradi per una mezz’ora. Regoliamoci perché ogni forno cuoce diversamente.

Buona vita, buona crostata di farina di castagne e marmellata di giuggiole ❤️

Crostata di Linz

Dolce famoso e classico la crostata di Linz è per festeggiare l’amore. Amore giovane o adulto sempre dolce dev’essere. S. Valentino è passato e la crostata è stata divorata con amore e con un po’ di nostalgia pensando al passato che non tornerà più. Discorso stupido e retorico ma non mi va di impegnarmi di più. Lascio che la mente resti offuscata e occupiamoci della ricetta. Che volete che sia di questi tempi incerti?

Facciamola la crostata e non andiamo più in là col pensiero.

Ingredienti

250 grammi di mandorle sbucciate e tritate

250 grammi di farina 0

150 grammi di zucchero di canna

250 grammi di burro

Due uova

2 cucchiai di kitsch

Un pizzico di chiodi di garofano

Cannella

Scorza di limone

Un cucchiaio di cacao amaro

Marmellata di lamponi o fragole

Preparazione

Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia la farina, le mandorle frullate, il cacao amaro e il burro a pezzetti, uniamo tutti gli ingredienti, lo zucchero, le uova, la buccia di limone, le spezie il liquore lavoriamo velocemente e continuiamo ad impastare sopra la spianatoia fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Lasciamo riposare in frigo per un’ora. Stendiamo due terzi della pasta sopra la carta forno, buchiamo con la forchetta e versiamo sopra la marmellata di lamponi o fragole, decoriamo con le strisce e con i cuori. Spennelliamo con un uovo sbattuto e mettiamo a cuocere a 180 gradi per 30/35 minuti. Spegniamo il forno e lasciamo freddare prima di sfornare la crostata sopra un bel piatto.

La crostata di Linz è buona buona, per me è il dolce più gratificante e semplice! Stasera ho pensieri negativi meglio coccolarsi e addormentarsi pensando alla colazione dolce di domani per il quale certezza non c’è!

Buonanotte!

Buona vita, buona crostata di Linz ❤️

Crostata di noci e castagne con marmellata di lamponi e mirtilli

Poco da scrivere, molto da fare in un periodo freddo e di vento forte. Cambiamenti in vista di un prossimo e meraviglioso evento, capovolgimenti radicali che portano prima un grande caos e fatica con la speranza di un finale sereno. Di più non posso raccontare!

Leggerete il finale al tempo delle rose!

Però c’è una buona crostata che vi racconto.

Ottima, rustica un po’, croccante per la farina di noci, profumata per quella di castagne, lo zucchero di canna, il miele e la marmellata di lamponi e mirtilli.
La merenda o colazione è pronta 😀

Ingredienti

200 grammi di farina di tipo 1

50 grammi di farina di castagne

50 grammi di noci

50 grammi di zucchero di canna

50 grammi di miele

2 uova di galline felici

75 grammi di burro a temperatura ambiente

Marmellata di lamponi e di mirtilli

Un odore di chiodi di garofano

Un cucchiaino di lievito per dolci

Preparazione

Prendiamo 50 grammi di noci, un chiodo di garofano (facoltativo) e 50 grammi di zucchero di canna che frulliamo insieme, uniamo 50 grammi di miele, 50 grammi di farina di castagne e 200 grammi di farina 1, impastiamo unendo il burro morbido, le uova ed il lievito per dolci. Lavoriamo velocemente per amalgamare il tutto. Schiacciamo il composto e mettiamo a riposare in frigo per un’ora.

Riprendiamo la pasta e tre quarti la stendiamo con il matterello sopra la carta forno, mettiamola nello stampo di 26 centimetri, buchiamo il fondo con la forchetta e copriamolo con metà marmellata di lamponi e metà di mirtilli o di un altro tipo a piacere. Con il resto della pasta, decoriamo con le strisce e stelline messe solo da un lato.

Mettiamo a cuocere a 180 gradi per 30/35 minuti. Regoliamoci con la cottura perché ogni forno ha la temperatura diversa.

Spegniamo il forno e lasciamo freddare prima di sfornare la crostata.

Buona vita, buona crostata di noci e castagne con marmellata di lamponi e mirtilli ❤️