Pane

Hummus di ceci e fagioli con la portulaca

La portulaca, o porcacchia come si chiama dalle nostre parti nel maceratese, è una benedetta o maledetta, ma credo proprio di no, piantina infestante che cresce ovunque tappezzando vasi, ciotole, muretti e aiuole. Può essere fastidiosa ma è certamente buona se usata in cucina. Non dimentichiamo che è ricca di tante proprietà come salminerali e omega 3 che fanno tanto bene al nostro apparato cardiocircolatorio. In cucina si mangia cruda nelle insalate, mescolata a zucchine, melanzane grigliate e non, a semi vari, uova e formaggio per formare delle polpettine. In crema o hummus fatto con i ceci e fagioli da spalmare su crostini o per condire una pasta o riso estivi. Basta raccoglierla ed usare le sue foglioline e se ci sono anche i semini buoni, semplici come i più famosi semi di Chia.

Per la preparazione di questa ricetta ho usato dei ceci e fagioli lavati e sciacquati diverse volte, messi in ammollo con un cucchiaio di aceto di mele per tutta la notte ed anche di più, cotti il giorno dopo in acqua fredda e salati solo a fine cottura. Li ho scolati, tenendo da parte l’acqua di cottura, li ho frullati, certo col mortaio è tutta un’altra cosa, con le foglioline di portulaca, vi do un’altra idea, potete usare anche la rucola per una “pizzicosa” crema, il nostro olio extravergine d’oliva, succo di limone, curcuma, pepe nero, semi di girasole aggiungendo se è necessario, un po’dell’acqua di cottura dei legumi. Buona nel pane tostato, nelle fette di melanzane grigliate o semplicemente al forno a microonde per pochi minuti, il tempo solo di renderle morbide, con sottili fette di zucchine anche crude e pomodorini confit e tante erbe aromatiche.

Annunci

Il pane nostro quotidiano a lievitazione naturale

Un giorno sì è un giorno no, mi rilascio lavorando il pane col mio lievito madre ormai con anni sulle spalle e sempre bello pimpante. Il pane ha bisogno di una lunga lievitazione ed una accurata e controllata cottura. Mi piace guardare la sua miracolosa crescita una volta messo in forno. A volte può succedere che non sia il massimo e questo mi dà molto dispiacere. Ma come la vita ha degli alti e bassi. Non facciamoci caso e tiriamo avanti. Per oggi, è andata! Grazie a Dio!

Pane giallo agli odori dell’orto

Mi piace molto fare il pane, mi piace mangiarlo da solo, con la marmellata la mattina, a pranzo a cena con qualsiasi cosa e soprattutto con un filo di olio ed aceto e filetti di pomodoro maturo come lo preparava mamma quando ero piccola. Bel ricordo e sapore impresso indelebili. Sempre presa dalla nostalgia! Questo pane giallo, è nato per caso. Aprendo il frigo, mi sono accorta che c’era ancora della farina di mais per. La uso spesso nella stagione fredda per fare la polenta e per rendere croccante una panatura. Ora però fa caldo e rischierei di trovare degli intrusi sgradevoli così, ho mischiato altre farine per fare un pane giallo sempre con il mio lievito madre. Precisamente 100 gr di farina di mais, 150 gr integrale e 250 gr di farina 0, 50 gr di lievito madre, buccia di limone, un cucchiaio di olio extravergine di oliva, timo, maggiorana, erba cipollina, rosmarino e curcuma e sale fino. Ho unito 350 gr di acqua, ho mescolato per unire il tutto dentro una grande ciotola che ho infilato in un sacchetto di plastica per surgelati. Questo sarebbe il pane senza impasto, facile, veloce e buono. Ho lasciato che lievitasse dentro il forno con la luce accesa, ho aspettato che raddoppiasse di volume. Più o meno 6/7 ore. Ho infarinato il piano di lavoro con la semola, ho lasciato cadere l’impasto sopra allargandolo come un quadrato, ho preso i quattro angoli portandoli al centro, ho impastato ancora e rifatto lo stesso procedimento del portare gli angoli al centro per due, tre volte stringendo bene per evitare la spaccatura in cottura e l’ho sistemato in un cestino coperto da un canovaccio e spolverato con abbondante farina di semola, ho lasciato che lievitasse fino a quando premendo con un dito, la forma è tornata su rapidamente. Ho acceso il forno a 220 gr statico, ho messo un pentolino con l’acqua fino a metà e appena raggiunta la temperatura ho infilato la lastra per farla infuocare, dopo alcuni minuti stando attenta a non scottarmi le mani, l’ho tirata fuori e con la carta forno ho adagiato piano, piano il pane che essendo molto idratato, bisogna avere molta cura per non rovinare la sua forma. Ho rimesso in forno spruzzando acqua e dopo 5 minuti, ho abbassato la temperatura a 200 e sceso fino a 160/140 per i primi 20 minuti. Ho tolto il pentolino ed ho finito la cottura con forno ventilato fino ad un ora completa con lo sportello a spiffero mettendo un cucchiaio di legno. Ho lasciato che si freddasse sopra una grata. Buono e saporito.

PASQUA 2018

Piatti del giorno di Pasqua sono più o meno sempre quelli della nostra tradizione maceratese. A colazione la pizza o crescia dolce al profumo di arancia e canditi per chi li preferisce, le ciambelle strozzose, i calcioni o caciú di formaggio pecorino, salami e ciauscoli, pecorino fresco e la pizza o crescia di formaggio. Per il pranzo, l’antipasto con la coratella pasticciato con le uova e la mentuccia, la frittata con la mentuccia, parmigiano reggiano e pecorino preparata con una grande quantità di uova, più o meno 30/ 40, perché servirà anche per la cena e la scampagnata del giorno di Pasquetta. Non mancano i salumi e del buon vino. I primi piatti sono sempre due, la minestra “ndorata”, una specie di stracciatella con anche fette di pane tutto in un buon brodo di gallina, i vincisgrassi o i cannelloni di ricotta o di carne. I secondi agnello e patate arrosto, costolette di agnello fritte ed il maialino in porchetta oppure il coniglio fritto. Verdure amare, insalata mista. Per dolce la stessa pizza o crescia dolce e le ciambelle strozzose, la frutta ed il caffè con l’ ammazza caffè, mistrà Varnelli, amaro o il limoncello. Poi? Poi, cari miei, per smaltire, se ce la si fa, qualche chilometro a piedi! Questi i nostri piatti di questa s. Pasqua

Il nostro pane naturale

Sono passati otto anni dalla nascita del nostro lievito madre, Assuntino. Ne ha fatta di strada, se ci ripenso, mi vergogno per come sformavo quel pane che assomigliava più ad un mattoncino. Non volevo accettare nessuna critica, ero talmente cieca che la mia risposta era : non capite nulla del pane che sa di pane. Solo dopo anni, letture di ricette, prove di impasto, ricerca di buone farine, posso dire di sfornare un buon pane. La soddisfazione comunque i miei me la danno ogni volta che capita di mangiare un pane comprato. Solo polvere e niente sapore né  profumo.  Mi auguro con tutto il cuore che mia figlia Serena, riesca ad imparare anche se ci vorrà tempo in tutti i sensi. Il mio è poco…..in tutti i sensi😭 Ma chi vivrà vedrà!

Marmellata di petali di rose rosse alla vaniglia

È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso così importante la tua rosa!

Ingredienti

200 gr di petali di rose rosse senza trattamenti e raccolte la mattina, io ho,usato le rose centifolia

500 gr di zucchero semolato

600 gr di acqua

Il succo di due limoni

Semi di vaniglia

Preparazione

Tagliamo l’unghia bianca ai petali delle rose, le laviamo delicatamente, le lasciamo asciugare all’aria, le spezziamo grossolanamente e le versiamo in una ciotola di vetro con il succo dei limoni e metà del peso dello zucchero. Lasciamo riposare per un giorno in un posto fresco. Passato il tempo, mettiamo l’altra parte di zucchero in una pentola insieme all’acqua, facciamo bollire fino a quando vedremo delle grosse bolle in superficie, aggiungiamo i petali di rose e mescoliamo delicatamente e facciamo cuocere per circa mezz’ora, schiumando. A questo punto vi consiglio di far riposare la marmellata per una notte, io lo faccio con tutte le marmellate, perché capisco meglio la consistenza delle stesse. Se mettendone un cucchiaino nel piattino, resta ferma, la marmellata è pronta, altrimenti, la rimettiamo a cuocere fino al punto giusto. La invasiamo nei vasetti sterilizzati in forno e li chiudiamo con i loro coperchi mettendo un cucchiaino di grappa o di limoncello se ci piace. Questo servirà anche da antimuffa. Questa marmellata può essere frullata ad immersione, però io la preferisco con i petali lasciati così a pezzetti.

Vi lascio un’altra ricetta con meno zucchero, la preparazione è la stessa.

300 gr di rose rosse e profumate

150 gr di zucchero semolato

Il succo di due limoni

Semi di vaniglia

3 bicchieri di acqua.

Questa versione risulta meno dolce e più densa. Scegliete voi. La prima però a me e ai miei piace di più.

La marmellata di petali di rose è ottima da mangiare sopra il pane, nelle crostate però cotte col guscio in bianco, nelle creme di yogurt greco, per decorare la cheesecake e con i formaggi freschi. Per preparare un gelato anche senza gelatiera mettendo a congelare lo yogurt greco bianco. Basta mescolare un cucchiaino di marmellata, mescolare e gustare. È sicuramente con meno zucchero di quelli che compriamo.

Buona vita e buona marmellata di petali di rose.

Pinciarelle con esubero di pasta madre e farina di castagne, in dialetto “budillitti o pengiarelle

Pinciarelle con esubero di pasta madre e farina di castagne, in dialetto "budillitti o pengiarelle

Pinciarelle con esubero di pasta madre e farina di castagne, in dialetto “budillitti o pengiarelle”

Note particolari: questo tipo di pasta veniva chiamato in dialetto “budillitti o pengiarelle” e sono un piatto tipico delle nostre nonne: venivano eseguite quando si faceva il pane, infatti per prepararle occorre la massa del pane.

È un piatto semplice, poco costoso e veniva preparato come primo ed unico piatto perché molto sostanzioso.

Ingredienti per la variante con l’esubero di pasta madre e farina di castagne:
200 gr di esubero di pasta madre
acqua q.b.
200 gr di farina di castagne
sale

Ingredienti per la versione con la massa del pane:
500 gr di massa di pane
50 gr di pancetta
2 cucchiai di olio
maggiorana
1 spicchio di agio
pomodori a pezzetti a piacere
sale

Procedimento

Frullare l’esubero di pasta madre con acqua fino a renderla liquida. Aggiungere la farina di castagne ed il sale e fare una massa come la pasta all’uovo. Coprire con un panno e lasciarla coprire per un’ora. Con la massa fare dei cilindri lunghi 8/10 cm e dallo spessore di una matita.

Consigli per i condimenti: Lessare le pengiarelle in acqua salata e intanto procedere con la prelazione del sugo: soffriggere l’olio e la pancetta a dadini insieme all’aglio e alla maggiorana. Condire il tutto e portarle a tavola fumanti. A piacere si può aggiungere del sugo di pomodoro. Le pingiarelle sono buone anche con il sugo di tonno: far soffriggere olio, aglio, prezzemolo, 2 acciughe diliscate e circa 50 gr di tonno sbriciolato. Aggiungere il pomodoro, sale, peperoncino e far addensare il tutto al punto giusto!

Pinciarelle con esubero di pasta madre e farina di castagne, funghi, noci, semi di zucca, sesamo e girasole, buccia di limone e curcuma.

Pinciarelle con esubero di pasta madre e farina di castagne, funghi, noci, semi di zucca, sesamo e girasole, buccia di limone e curcuma.

Buon appetito e non dimenticate mai i nostri piatti tradizionali, ricchi di storia e antichi sapori ormai inconfondibili e indimenticabili.