Marmellata di arance e mandorle

Va via come il pane la nostra marmellata di arance!

Prepararla è una gioia, il suo profumo ed il sapore mi inebriano!

Mi piace toccare le arance sotto l’acqua corrente perché si sprigionano i suoi olii, mi piace tagliarle perché il loro succo mi ammorbidisce le mani!

Mi piace quando preparo lo sciroppo di zucchero e le immergo e mi sale la voglia di vedere la marmellata sopra una buona fetta di pane o nella crostata!

Mi piace aprire i vetri della vecchia credenza rossa di Peppa, riporre i vasetti e poi metterli in ordine come dei soldatini di un bimbo!

Mi piace questa marmellata di arance profumata di mandorle amare!

La nostra ricetta!

Ingredienti

2,5 di arance navel

1,3 hg di zucchero

Un bicchierino di liquore all’arancia

100 gr di mandorle con alcuna amara

Preparazione

Dopo aver lavato le arance, le peliamo per togliere la buccia dalla quale asportiamo la parte bianca, l’albedo perché amaro. Facciamo a fettine le bucce, le scottiamo in acqua fredda per alcuni minuti, cambiando l’acqua per altre due volte.

Mettiamo le arance pelate vivo e a fettine nella pentola e lasciamo cuocere per una ventina di minuti, a questo punto, le frulliamo una parte, le rimettiamo a cuocere con le altre rimaste nella pentola, uniamo le bucce scottate, il liquore e lasciamo cuocere per altri venti minuti mescolando spesso.

Ora frulliamo le mandorle con una parte dello zucchero, uniamo il tutto all’altra parte, lo versiamo nella marmellata lasciando cuocere fino quando vedremo che mettendone un cucchiaino nel piattino non scivolerà via perché troppo liquida. In questo caso la lasceremo cuocere per alcuni minuti!

Versiamo subito la marmellata dentro i vasetti sterilizzati al forno a 100 gradi per venti minuti e chiudiamo con i loro coperchi! Ora possiamo capovolgere i vasetti per ottenere il sotto vuoto e per sicurezza li facciamo sterilizzare. Aspettiamo però che si raffreddino prima di metterli dentro la pentola con acqua fredda e canovacci per evitare che bollendo si rompano. Ci vorranno 25/30 minuti dall’inizio del bollore! Riponiamo la marmellata in dispensa e gustiamola dopo un breve periodo!

Buona da sola, buona nella crostata, buona con i formaggi!

Buona davvero!

Buona vita, buona marmellata di arance e mandorle amare!

Annunci

Le sfrappe marchigiane

Sono, le chiacchiere, i cenci, i crostoli, le bugie e per noi marchigiani sempre stravaganti nell’uso delle parole in dialetto a volte impronunciabili sono “le sfrappe”! Dolci di carnevale friabili fatti di pochi e poveri ingredienti.

C’è chi aggiunge il Marsala, chi il liquore all’arancia, noi invece un liquore molto noto e apprezzato nella nostra regione e non solo, il famoso Varnelli. Se piacciono anche i semi di anice.

Avevo letto da qualche parte che per ottenere un sfoglia sottile e nello stesso tempo croccante bisogna usare una farina di forza come la Manitoba perché rende il fritto asciutto a causa del glutine che sviluppandosi non lo farà assorbire. Non potevo non provare ad usarla per le sfrappe marchigiane ed ho avuto veramente un ottimo risultato!

Insieme alla ricetta delle sfrappe vi metto una costumanza marchigiana di detti ed usi al tempo di carnevale!

È un po’ difficile leggere e capire le parole in dialetto petriolese, però a senso vi faranno ridere!

Le “sfrappe” e “li scroccafusi”!

Dolci poveri di carnevale che venivano offerti al veglione che si teneva nel paese, nel teatro “de lu comune”l’ultimo sabato prima di carnevale!

“Le fandellette”, caruccette è più “gindili “, si dovevano presentare a “lu vejó de le cecare”, rigorosamente in abito da sera e “li jóanotti”, in abito scuro!

Questo è il manifesto che veniva appeso per le vie del paese e sulle vetrine “delle vuttiche “.

Lu vejó’ de le cecare

Jende tutte de ‘sto munno per godé’ finende ‘nfunno, Pitrió’ ve’’mmita annare ar Vejó’ de le cecare.

Valli, sôni, fiuri, candì, scroccafusi vôni e tandi,

vallirì tutti galanti e mijiare de monelle magruline e cicciutelle velle come le papelle….

Tutto questo ve vo’ dare lu vejó’de le Cecare!

Il cartoncino di invito alle signorine del paese suonava così!

Fandelletta caruccetta,

più gindile de ‘n-gnardile,

Pitriolu ve ringrazia se con tanta vona grazia venerete ‘mbó’ a sognare ar Vêjó’ de le Cecare.

Ffocherete tra mattate de’lligria e de risate, porbio comme fa d’istate le Cecare ‘nnammorate!

Ricetta e preparazione

Lavoriamo 250 gr di farina forte tipo Manitoba già setacciata insieme a due uova, mescolando uniamo 30 gr di zucchero e 30 gr di burro fuso e tiepido, amalgamiamo bene con le mani e solo adesso uniamo 50 gr. di liquore all’anice tipo mistrà Varnelli o all’arancia o Marsala, impastiamo fino ad ottenere una massa morbida e setosa, se risultasse dura aggiungiamo un po’ di acqua.

Formiamo una palla, lasciamo che riposi per un’ora coperta da una tovaglietta.

Riprendiamo la pasta e la stendiamo con la macchina della pasta con la seconda tacca. La tagliamo con la rotella a rombi o a strisce e friggiamo in olio di girasole alto oleico o nello strutto. Lasciamo cadere sopra un filo di alchermes e spolveriamo di zucchero!

Le sfrappe sono pronte, croccanti e come non mai!

Buona vita, buone sfrappe de carnuá!

A presto ❤️

Torta di arancia e cioccolato fondente senza latticini

E che vi devo dire che mi fa paura sentir parlare di quanto facciano male gli zuccheri? Forse in condizione normale del mio cervello, direi di sì! Direi di no in condizione “fuori di testa”! Ma non ci sto, cadrei in depressione!

Ci martellano con tutto ciò che nuoce alla salute, zucchero bianco, di canna, zucchero semplice, zucchero complesso, e dai….e dai! Chi ne ha più ne metta!

Sarà sicuramente così ma io non voglio assolutamente rinunciare alla mia colazione tradizionale italiana! Non mi va di iniziare la giornata specialmente se col piede sinistro, con una colazione salata!!! Da sballo!

Voi cosa preferite a colazione?

E comunque questa è una soffice torta all’arancia senza latticini e con il cioccolato fondente che servirà a darmi un po’ di serotonina e quindi una visione più rosea della vita in questo particolare momento!

Via agli ingredienti

200 gr di farina per dolci

Due cucchiaini di lievito per dolci

100 gr di maizena

Tre uova

150 di zucchero

80 gr di olio di girasole

50 gr di cioccolato fondente a pezzetti ed infarinati

La buccia di due arance ed il succo di una arancia

Uno stampo a cerniera di 20/22 cm

Preparazione

Lavoriamo con le fruste le uova e lo zucchero fino a quando la miscela sarà diventata gonfia e spumosa, aggiungiamo l’olio a filo continuando a lavorare lentamente, il succo di un’arancia e la buccia di due arance. Infine a cucchiate, la farina, la maizena ed il lievito setacciati ed il cioccolato fondente a pezzetti infarinati. Versiamo dentro lo stampo unto e foderato di carta forno e mettiamo a cuocere a 170/180 gradi per quasi un’ora. Se vedremo che la superficie si sta facendo troppo scura, copriamo con alluminio. Facciamo la prova dello stecchino che a cottura ultimata dovrà uscire asciutto!

Lasciamo il dolce a raffreddare nel forno spento e appoggiamolo sopra un bel vassoio!

La torta è stata cotta e fotografata ieri sera alle 22. Niente set, niente fronzoli, solo una semplice azione di una sera mentre si sforna un dolce per la colazione del giorno dopo.

Scrivo come spesso faccio, solo ricette di casa nostra da tramandare a mia figlia Serena!

Una raccolta di cucina con ricette della tradizione nostra marchigiana ed inventate!

Nulla di granché che possa chiamarsi “blog”!

Buona vita, buona torta all’arancia e cioccolato fondente!

A presto ❤️

Li scroccafusi co’ la cartina de’ lu farmacista

Questa è la vera ricetta originale de “li scroccafusi co’ la cartina de’ lu farmacista!

La nonna quando voleva fare questi dolci popolari carnevaleschi, a sua nipote senza uno straccio di esperienza culinaria le diceva: “cocca, ma come fai a piglià maritu che non sí capace manco de’ cocé du oé? Figuramoce se poli sapé fa’ li scroccafusi!!”

Allora forse impietosita le diceva: “piglia l’oé, lo zucchero, la farina, ló mistrà, e vanne da lu farmacista e glie dici: damme la cartina pe’ fa’ li scroccafusi!”

“Adesso cocca, mettete la pannella, apri la mattera, butta la farina sopra la spianatóra, mittece per ogni oú, un cucchiaru de zucchero, unu de olio, comincia ad impastà, piano e mischia co’ la forchetta e mettece un cucchiaru pé ogni oú, de’ mistrà quello de’ chiaetta. ‘Mpasta per be’ e quanno la pasta adé né moscia né dura è pronta pe’ fà li gnocchi gróssi più de’ ‘na noce. Oh cocca, se te si stufata solo a sentimme, lassa fa’!

Ma se te ne va, adesso riá lo véllo! Quanno si fatto tutti li gnocchi, li fai cocé nell’acqua salata, poco sale cocca, e quanno vóglié li mitti a cocé, ce volé un pó tanto, li devi fá cocé piano piano perché rentro non devé rmané crudi!

Te si stufata cocca? Lassa perdé che non è da te jirannolona!

Adesso però te finisco a dí come devi fá se non te sí stufata!

Piglia la padella de’ ferro nera, mittece tanto strutto, ppicciá lu fornellu, fallo scioglié per bè, e piano piano mittecé due o tre scroccafusi, póchi cocca, se nó li bbrusci, girali co’ la paletta, e falli cocé, cé vóle tanto cocca!

Oh, ma devi stá co’ l’ócchi rraperti perché cé vóle pócó per bbruscialli! Me’ ‘ntinni?

Vásta cocca! Cé vó più a dilló che a fálló!”

Dialogo campagnolo in dialetto maceratese fra nonna e nipote!

Chissà se qualcuno di voi avrà capito ciò che si sono dette nonna e nipote!

Ardua impresa!

E la ricetta vi interessa?

Sentitemi, questi sono dolci davvero speciali, la preparazione è lunga, però ne vale la pena! A volte, si rimane pure deluso perché non sempre vengono bene! Colpo di fortuna, la nonna quando li faceva era scaramantica! Vi racconto una cosa che forse vi farà ridere!

La nonna da”jióané, non si metteva a fare “li scroccafusi”,se aveva “lo marchese”! Era impura!

Tutti pronti?

Ingredienti

440 gr di farina 00

5 uova

5 cucchiai di zucchero

5 cucchiai di olio di girasole

5 cucchiai di mistrà Varnelli

La cartina del farmacista è: un cucchiaino di cremore di tartaro più mezzo cucchiaino di bicarbonato

Buccia di limone

Un litro più o meno di olio di arachidi o strutto

Preparazione

La preparazione è facile

Mettiamo nella ciotola della planetaria o possiamo farla a mano sopra la spianatoia, la farina la quantità è giusta giusta, le uova, lo zucchero, il bicarbonato e il cremore di tartaro, l’olio e cominciamo ad impastare appena tutti gli ingredienti si sono amalgamati, non mettiamolo prima perché l’alcol potrebbe cuocere le uova, uniamo il mistrà. Continuiamo ad impastare fino a quando la pasta diventa bella, lucida e morbida!

Mettiamo la pasta sopra la spianatoia facciamo dei grossi rotoli e tagliamoli come gli gnocchi però grandi più di una noce!

Nella pentola che sta bollendo con un pizzico di sale, caliamo tre gnocchi alla volta, mescolando frequentemente con la schiumarola. Devono cuocere per una decina di minuti perché altrimenti risulterebbero crudi dentro.

Li scoliamo con lo scola pasta, li facciamo asciugare sopra ad un canovaccio e li copriremo con un altro.

Ora mettiamo la padella dei fritti sul fuoco con un litro più o meno di olio di arachidi, appena è bello caldo uniamo tre scroccafusi non di più, facciamo riprendere il calore, e abbassiamo la temperatura perché devono cuocere piano piano fino l’interno della pasta.

Li tiriamo su con la schiumarola e li mettiamo ad asciugare sopra la carta paglia.

Appoggiamoli sopra un bel vassoio, li spruzziamo di alchermes e li spolveriamo di zucchero oppure sciogliamo del miele al quale uniremo l’alchermes e coliamolo sopra gli scroccafusi.

Buoni, cari amici!

Però deve assisterci la fortuna!!!❤️

Buona vita, buoni scroccafusi della nonna!

Il nostro pane naturale quotidiano

Il canto del pane e il suo profumo sono ineguagliabili!

Impastare mi rende serena!

Impastare mi fa dimenticare i pensieri tristi!

Impastare mi fa non pensare alla mia vita trascorsa velocemente!

Impastare mi rende meno scorbutica!

Impastare mi fa sentire giovane!

Impastare mi fa piacere tanto piacere perché alla fine ho fra le mie mani un meraviglioso e buonissimo pane!

Pane senza companatico e basta!

Treccia al miele senza zucchero con marmellata di zucca e limoni alla vaniglia e nocciole

Prendo la farina, lievito poco, miele, buccia di arancia, olio extravergine di oliva, latte ed impasto piano piano metto a lievitare al calduccio!

Riprendo la pasta al miele, la lavoro la divido in tre pezzi li metto a lievitare, li stendo, li spalmo con marmellata di zucca e limoni alla vaniglia e nocciole li chiudo e faccio una bella trecciona come quella che facevo a Serena piccola ❤️la rimetto a lievitare, la lucido con un goccio di latte e la faccio cuocere in forno caldo!

La treccia al miele senza zucchero con marmellata di zucca e limoni alla e nocciole!

Buona colazione!

Ingredienti

500 gr di farina 0 bio

Un cucchiaino di lievito di birra disidratato

3 cucchiai di miele di acacia

70 gr di olio extravergine di oliva

60/70 gr di latte intero tenetene da parte un po’ perché dovrete regolarvi quando avrete la pasta sotto mano, non deve essere ne troppo morbida ne troppo dura

Buccia di arancia e filetti di buccia di arancia

Marmellata di zucca e limoni alla vaniglia e nocciole oppure una marmellata a piacere

Semi di papavero

Preparazione

Mettiamo un po’ di latte de un cucchiaino di zucchero con il lievito di birra nella ciotola, mescoliamo e lo lasciamo in forno per un’ora per attivarlo. Dovremo vedere tante bollicine quando è pronto.

Setacciamo la farina dentro la ciotola della planetaria, uniamo il lievito pronto, il miele ed il latte rimasto, la buccia di arancia, i semi di papavero, lasciamo lavorare prima piano piano, fino a quando vedremo l’impasto che comincia a prendere corpo, deve presentarsi morbido e liscio ci vorranno una ventina di minuti, aggiungiamo piano e a filo l’olio fino a farlo assorbire del tutto. Formiamo una palla, incidiamo una croce sopra la superficie e mettiamo la ciotola dentro un sacchetto per surgelati e in forno con la luce accesa.

Riprendiamo la pasta, lavorandola per sgonfiare un po’, facendola ruotare sopra la spianatoia, la tagliamo in tre parti e con i palmi delle mani, allunghiamo ogni pezzo con l’aiuto del matterello. Formati tutti e tre i pezzi, li sistemiamo sopra la carta forno per lavorare meglio e non doverli spostare una volta formata la treccia, li spalmiamo con la marmellata di zucca e limoni alla vaniglia e nocciole e filetti di arancia o altra marmellata a piacere, li chiudiamo con i polpastrelli delle dita cercando di non fare uscire la marmellata. Formata la treccia la mettiamo a lievitare fino al raddoppio sopra la teglia e la stessa carta forno.

Ci vorrà una mezz’ora.

Spennelliamo di latte con un pennello la superficie e facciamo cuocere in forno già caldo a 180 gr per 45/ 50 minuti.

Spegniamo il forno e lasciamo freddare la treccia nella teglia!

Buona vita, buona treccia di pane al miele senza zucchero con marmellata di zucca e limoni alla vaniglia e nocciole.

A presto ❤️

Clafoutis di cavolo nero alla ricotta e sesamo

Dalla finestra con i vetri appannati dal vapore della cucina, vedo i bei cavoli neri che spiccano con le loro foglie rustiche e rugose. Mi metto un paio di scarponi, prendo il coltello e piano piano cercando di non scivolare sulle foglie cadute lo scorso autunno che sono ancora lì, mi avvicino al cordolo che separa l’orto dalla strada. Faccio alcuni passi, mi avvicino alle coltivazioni, taglio alcune foglie di cavolo nero, pensando a come usarle, mi avvio verso il porticato di casa.

Mi metto a pulire le foglie scartando la costola che resta sempre dura, metto l’acqua a bollire con il sale, dopo aver lavato bene i cavoli, li immergo, li copro con il coperchio, appena cominciano a bollire, scopro la pentola e affondo le foglie. Le lascio bollire ancora un po’, le scolo, le faccio asciugare bene e nell’attesa penso a come usarle.

Cosa fare? Ci sono delle uova di galline felici, ho la ricotta, mi manca ancora qualche ingrediente. Le patate, che dopo averle fatte a fettine, le faccio cuocere a microonde dentro una ciotola di vetro con un goccio di acqua. Le patate cotte in questo modo, risultano più buone e sode.

Prendo un’altra pirofila, metto un giro di olio extravergine di oliva, la fodero con le foglie di cavolo nero, unisco la ricotta a fiocchetti, sale, curcuma, pepe nero, parmigiano reggiano, sesamo e le patate l’olio extravergine di oliva continuando così fino ad esaurimento degli ingredienti. Chiudo con le foglie di cavolo nero e le patate. Sbatto due uova con un bicchiere di latte, sale, noce moscata, curcuma e parmigiano reggiano ed un filo di olio extravergine di oliva, verso sul tutto e spolvero con il sesamo. Metto in forno a180 gr statico e faccio cuocere per circa 30 minuti. Più o meno.

Metto in tavola e gusto insieme ai miei il clafoutis di cavolo nero e ricotta.

Il giorno dopo quello che era avanzato l’ho riscaldato a microonde ed era ancora più buono.

Buona vita, buon clafoutis di cavolo nero e ricotta!