Autore: sunusaix

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝙉𝘼𝙏𝘼̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟭, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟵 𝗡𝗢𝗩𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
«L’ho fatta ‘na magnata de pulenda
e mó’ te fo sindì’ come se canda:
ma per candà’ la trippa me sse ‘llenda:
mitti su lu callaru e fanne ’n’andra.»
La polenta era il cibo popolare più diffuso e su di esso esistevano molti canti, tra i quali questo stornello.

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

ACCENDIAMO LA CANDELA VIOLA DELLA PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

INIZIA IL TEMPO DI AVVENTO💫🙏✨scopriamone il significato

L’Avvento, nella liturgia cristiana, è uno dei tempi liturgici e viene inteso come l’inizio dell’anno liturgico e comprende le quattro domeniche d’Avvento che precedono il Natale.

L’origine del tempo di Avvento in realtà è tardiva: viene individuata tra il IV ed il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma, infatti, avviene nel 336 d.C. ed è proprio verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia ed in Spagna un periodo di preparazione alla festa del Natale.

Solo a partire dal VII, si inizierà però a parlare effettivamente di tempo di Avvento nelle quattro settimane con riferimento a Natale. Tale periodo verrà chiamato tempus ante natale Domini (Tempo che precede la nascita del Signore) o tempus adventūs Domini (tempo della venuta del Signore). Il primo a fissare le domeniche di Avvento per la Chiesa Occidentale in quattro feste, infatti, fu Papa Gregorio Magno. Più nello specifico, le quattro domeniche d’Avvento stanno simbolicamente a rappresentare i quattromila anni, che gli uomini, secondo l’interpretazione di allora, dovettero attendere per la venuta del Salvatore, dopo aver commesso il peccato originale.

Avvento significato: Qual è il significato teologico?

La parola Avvento deriva dal latino Adventus che significa “venuta” anche se, nell’accezione più diffusa, viene usata con il significato di “attesa”.

Sul piano teologico, l’Avvento scandisce il tempo liturgico di preparazione al Natale in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini e contemporaneamente il tempo in cui, attraverso questo ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi. Il tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica.

Quando inizia l’Avvento e com’è scandito liturgicamente?

Inizio e Durata dell’Avvento

Il tempo di Avvento, nel rito romano della Chiesa Cattolica, comincia dai primi vespri dell’ultima domenica di novembre e termina prima dei primi vespri di Natale.

L’Avvento è caratterizzato da un duplice itinerario, domenicale e feriale, scandito dalla proclamazione della parola di Dio. Le letture del vangelo dell’Avvento domenicale si riferiscono:

Alla venuta del Signore alla fine dei tempi – prima domenica di Avvento

A Giovanni Battista – seconda e terza domenica di Avvento

Agli antefatti che precedono la nascita di Cristo – quarta domenica di Avvento

Le prime letture, le letture dell’Antico Testamento sono profezie sul Messia e sono tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell’Apostolo, quelle che vengono lette nella seconda e nella terza domenica, contengono perlopiù Esortazioni e Annunci in armonia con il tempo di Avvento.

Per quanto concerne invece i giorni feriali in tempo di Avvento, si ha una duplice serie di letture: una all’inizio dell’Avvento fino al 16 dicembre e l’altra dal 17 al 24 dicembre. Nella prima parte si legge il libro di Isaia, secondo l’ordine del libro stesso. Dal giovedì della seconda settimana, ossia dopo il 16, iniziano le letture sul vangelo di Giovanni Battista. In questo caso, la prima lettura è la continuazione del libro di Isaia o un altro testo scelto in riferimento al vangelo.

Infine, nell’ultima settimana di Avvento prima di Natale si leggono brani del vangelo di Matteo (capitolo uno) e di Luca (capitolo uno).

Domeniche di Avvento

I nomi tradizionali delle domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’introito. Nelle prime tre settimane di Avvento derivano dal salmo 24/25, 79/80 e 84/85 e nella quarta dal libro di Isaia.

Le domeniche dell’Avvento nel rito romano vengono così denominate:

Prima domenica di Avvento: Ad te levavi (Ad te levavi animam meam)

Seconda domenica di Avvento: Populus Sion (Populus Sion, ecce Dominus veniet ad salvandas gentes)

Terza domenica di Avvento: Gaudete (Gaudete in Domino semper cioè “Rallegratevi nel Signore sempre”)

Quarta domenica di Avvento: Rorate (Rorate, coeli desuper et nubes pluant iustum).

In Avvento il colore dei parametri sacri del sacerdote è il viola, tranne la domenica della terza settimana di Avvento in cui facoltativamente possono essere indossati paramenti rosa. Questa domenica di Avvento infatti è chiamata Gaudete, a motivo dell’antifona d’ingresso della messa, che riporta un passo della Lettera ai Filippesi in cui Paolo invita alla gioia: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. Il carattere penitenziale dell’Avvento è dunque stemperato dalla speranza della venuta gloriosa .

L’Avvento ambrosiano è diverso dal rito romano?

L’Avvento ambrosiano è molto diverso dall’Avvento nel rito romano. Nel rito ambrosiano l’Avvento dura sei settimane e non quattro come invece avviene nel rito romano. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San Martino (11 novembre) e prevede sempre 6 domeniche. Quando il 24 dicembre cade di domenica, è prevista comunque la celebrazione di una domenica pre-natalizia. È previsto, inoltre, il colore liturgico morello, tranne che per l’ultima domenica, quella che viene chiamata dell’Incarnazione, nella quale si usa il bianco.

Le domeniche nel rito ambrosiano, infine, sono così suddivise:

Prima domenica di Avvento – Domenica della venuta del Signore

Seconda domenica di Avvento – Domenica dei Figli del Regno

Terza domenica di Avvento – Domenica delle profezie adempiute

Quarta domenica di Avvento – Domenica dell’ingresso del Messia

Quinta domenica di Avvento – Domenica del precursore (San Giovanni Battista)

Sesta domenica di Avvento – Domenica dell’Incarnazione

Avvento spiegazione per bambini

La prima cosa da spiegare ai bambini per portarli a comprendere il vero significato dell’Avvento è che l’Avvento è il periodo in cui si deve pregare per onorare la nascita di Gesù. Successivamente, aiutandosi con la storia del vangelo, magari anche rappresentandola, con pupazzi, o con disegni, si potrebbero spiegare le quattro domeniche che precedono il Natale. Ogni domenica di Avvento ha un messaggio, con delle storie di vita reale, ed è quindi così che si potrebbe semplificare il messaggio del vangelo per i bambini.

Inoltre, esistono anche tanti libri per bambini sulla storia dell’Avvento, anche se potrebbe essere ancora più efficace aiutarsi con disegni e vignette per rappresentare i momenti più importanti del vangelo.

5 cose che ogni cristiano dovrebbe sapere sulla famosa corona d’Avvento

Nel XVI sec. la corona d’Avvento divenne il simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani. Questa particolare corona è costituita da un grande anello fatto di fronde d’abete (si usa anche il tasso o il pino, oppure l’alloro), sospeso al soffitto con quattro nastri rossi che decorano la corona stessa, oppure collocata su un tavolo. Attorno alla corona sono fissate quattro candele, poste ad uguale distanza tra di loro. Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche d’Avvento e permettono al cristiano di riflettere nell’oscurità causata dal peccato che acceca l’uomo e lo allontana da Dio. L’accensione successiva delle candele, inoltre, indica il progressivo avvicinarsi al Natale di Gesù.

Tratto da radio Maria

Buon cammino di Avvento

CALENDARIO DI AVVENTO

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𝙉𝘼𝙏𝘼̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟭, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟴 𝗡𝗢𝗩𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟭
Di Natale si soleva fare tanto pane che potesse arrivare fin dopo l’Epifania, e questo in campagna, perché v’era il pregiudizio che altrimenti sarebbero andati a male tutti i polli. La sera innanzi la massaia preparava il lievito (mittìa lu lèvutu), mescolandolo con la farina fino a farlo diventare un impasto che poneva in una terrina (tarìna) o in un qualche altro recipiente, che poi veniva chiuso nella madia (màttara) al riparo dal freddo; d’inverno si chiudeva là dentro anche uno scaldaletto (scallaléttu o mònnaca), affinché favorisse la lievitazione. Dopo aver impastato lievito e farina la massaia, con la punta del coltello, vi incideva un segno di croce e, con la mano destra, per tre volte segnava l’impasto col segno della croce: era un vero e proprio rituale di rispetto verso il cibo e di augurio di buona salute a chi l’avrebbe mangiato.

BISCOTTI DI NOCCIOLE E CIOCCOLATO ALL’ARANCIA

Noi andiamo a periodi in cucina, se c’è un ingrediente in abbondanza, lo usiamo in svariati modi, fino a terminarlo.

Possiamo essere molto ripetitive, noiose, ma il nostro modo è così, questo però non ci impedisce di essere fantasiose anche con gli stessi ingredienti.

Ora è il periodo dei biscotti, sono già tre o quattro settimane che li sformiamo uno diverso dall’altro.

Tocca oggi ai biscotti con le nocciole, in dispensa ce ne sono abbastanza e bisogna consumarle in fretta prima che diventino immangiabili.

Nei biscotti abbiamo messo anche la farina di tipo uno e germe di grano duro, le spezie miste, la terra di cioccolato fondente misto alla buccia di limone e lo zenzero, metà olio di girasole e metà di burro per avere una friabilità che duri qualche giorno.

Eccoli gli ingredienti

50 grammi di nocciole

200 grammi di farina di tipo uno e germe di grano duro

250 grammi di farina 00

150 grammi di zucchero

30 grammi di olio di girasole

50 grammi di burro oppure 75 grammi di solo burro

2 uova di galline felici

Mezzo cucchiaino di bicarbonato

Un cucchiaino di cremore di tartaro

50/70 grammi di latte

Spezie come cannella, noce moscata e zenzero

Cioccolato fondente alla buccia di arancia e zenzero oppure solamente cioccolato fondente normale a piacere

Preparazione

Frulliamo le nocciole con lo zucchero per ottenere una specie di farina, mettiamoli nella ciotola della planetaria o nel robot, insieme alle altre farine, uniamo l’olio di girasole ed il burro freddo a pezzi, lasciamo mescolare ed uniamo le uova, il latte tiepido con dentro il cremore di tartaro ed il bicarbonato, si formerà una schiuma che poi farà da lievitante. Lasciamo lavorare tutto, se l’impasto dovesse essere troppo duro, uniamo un po’ di latte. Formiamo una palla, e lasciamo riposare un po’ in frigo.

Riprendiamo la pasta, la stendiamo con il matterello nello spessore di pochi millimetri, tagliamo i biscotti con le formine che ci piacciono, spolveriamoci sopra la terra di cioccolato fondente grattugiato con una microplan e decoriamo con un pezzetto dello stesso cioccolato fondente. Mettiamo a cuocere a in forno a 160/170 gradi per una decina di minuti. La cottura deve essere giusta appena i biscotti si presentano dorati.

Spegniamo il forno e lasciamo freddare prima di staccarli dalla carta forno!

Mettiamo i biscotti nel vassoio e gustiamoli con una tazza di squaglio come si faceva negli anni belli della nostra infanzia.

Questi biscotti durano diversi giorni chiusi in una biscottiera o in un barattolo di vetro.

Buona vita, buoni biscotti di nocciole e cioccolato ❤️

IL MIO LAVORO ALL’UNCINETTO IERI OGGI DOMANI…….

Domani con i puntini….potrei cominciare a metterci il punto interrogativo, chissà, con l’aria che tira ogni minuto è buono per lasciare questa terra che comincia a starmi stretta e difficile da percorrere!

Io ci provo ad andare avanti senza pensarci, mi immergo in mille cose da fare, troppe da lasciare poco tempo al riposo. Farò bene o farò male? Chi lo sa? Intanto penso al Natale, a mettere le mie mani su lavoretti fatti con il mio vecchio ed amato uncinetto, mia passione fin dall’infanzia.

Piccole stelle di Natale vanno avanti, le finirò e deciderò come usarle. Ve lo farò sapere.

Intanto vi mostro le foto.

Buona vita, buon lavoro all’uncinetto ieri, oggi e domani? Dio ci penserà 😭❤️

IL MIO LAVORO ALL’UNCINETTO IERI OGGI E DOMANI…….

Eccoci arrivati a trascorrere un altro tempo dell’Avvento sempre se Dio vorrà.

Nonostante tutto fra alti e bassi, forse ce la faremo a festeggiare la nascita di Gesù senza tante restrizioni e con tutti i nostri familiari.

La nostra tavola del giorno di Natale noi da sempre, cerchiamo di renderla più bella e personale con decorazioni natalizie fatte con quello che troviamo nel nostro orto giardino scapigliato, pigne, rami di abete e foglie autunnali, tutto messo in evidenza con qualche lavoro all’uncinetto fatto da me.

L’anno scorso in tempi duri e ristretti, non ci siamo persi d’animo e la nostra tavola era bella e colorata come ci piace.

Una fascia colorata fatta ad uncinetto correva lungo la tovaglia, le tazzine verdi da tè di vecchio stampo, facevamo da porta piantine grasse perenni e peperoncini, stelle ed alberelli come segnaposto fatte di pasta di sale. Tutto senza spendere tanti soldi e con la soddisfazione alla fine di avere cose personali ed esclusive!

Per quest’anno i lavori natalizi sono in corso!

A presto!

Buona vita, buon lavoro all’uncinetto ieri oggi e domani…..❤️😭

PANE NATURALE

I miei nonni Damone e Caterina, nell’era di Noè, avevano il forno in paese, lavoravano molto, specialmente lei…..come del resto succedeva prima ed ora per molte donne, lei si alzava all’alba lasciando brontolare il marito. Il giorno prima, il fornaio “ségnava” chi andava a cuocere il pane. La sera seguente, Biancarosa mia cugina più grande, passava nelle case delle famiglie di quelle già “segnate”, e “commànnava”, cioè ordinava loro di fare il pane per poterlo cuocere la mattina seguente. Io ricordo perfettamente quel pane, a filoni o a pagnotte infarinati e tutti in fila sopra a diversi ripiani di legno disposti sulla parete a destra, più calda ed oscura del forno della salita della chiesa della Madonna del Soccorso. Il pane lievitava al calduccio sotto le coperte militari color marroncino e rigate. I miei nonni e come allora tutti, mai si sarebbero sognati di mettere il pane al fresco. Noi lo facciamo, chi per comodità per i ritmi del tempo moderno, chi perché ha letto e studiato, che il pane viene più buono e più digeribile. Io non lo so, non sono esperta, qualche volta faccio lievitare il pane in frigo specialmente nei giorni dove la temperatura è altissima da far passare la lievitazione in un batter d’occhio! Questo è il filone, fatto con il lievito madre rinfrescato, e con i tagli fatti appena formato, prima dell’ultima lievitazione. I miei nonni facevano così, segnavano il pane anche con la croce e pazientemente aspettavano la loro crescita. Mai usate parole, pieghe, slap e fold, frigo cottura e via dicendo! Ora va così! Domani, non lo so!
E Damone e Caterina, non facevano a gara a chi faceva il pane con i grossi buchi, loro e tutti quelli di quell’era di Noè, avevano bisogno di mettere davvero qualcosa sotto i denti, altroché storie!

Troppa grazia s. Antò per ora e di questo periodo!

Buona vita, buon profumo di pane antico ❤️

RAVIOLI DI RICOTTA MELE COTOGNE E TALEGGIO AL VARNELLI

È tempo di mele cotogne e melagrane, ottima frutta da impiegare in cucina sia per le marmellate e per gelatine, buone per ripieni di pasta fresca all’uovo come ravioli o cannelloni.

Vi ricordo anche la cotognata fatta con le mele cotogne ricetta antica non solo marchigiana.

In questo diario di ricette tradizionali e non troverete la ricetta. 👇

https://farinaefiore.com/2017/09/26/cotognata-allo-zenzero-o-cannella-o-neutra/

Vi racconto i miei ravioli al profumo di Varnelli noto mistrà marchigiano si semi di anici il quale dà quella nota particolare a piatti salati e dolci.

Qui di seguito vi descrivo la ricetta di questi ottimi ravioli.

Ravioli sì, ma con molti ingredienti e sapori e profumi. Su tutti, uno in particolare il nostro celebre mistrà Varnelli.

Per prima cosa ho fatto cuocere le mele cotogne nel succo di melagrane, c’è un trucco per fare veloce, basta farle cuocere nella pentola a pressione, le dosi non ci sono vi regolate con la vostra necessità.

Appena cotte, ci vorrà un quarto d’ora più o meno, ho frullato le mele e fatte freddare. Ho mescolato la ricotta, il taleggio, il parmigiano reggiano, le noci, la noce moscata, le uova ed infine unito un goccio di mistrà Varnelli.

Ho fatto i ravioli con le uova di galline felici farina 0 e di semola rimacinata di grano duro, l’ho lasciata riposare sopra la spianatoia coperta da una ciotola.

Ho steso la pasta, l’ho tagliata per fare i ravioli che ho farcito con la ricotta e gli altri ingredienti.

Ho cotto i ravioli, scolati e ripassati in padella dove ho preparato un sugo bianco di pollo, carote, olio extravergine e poco burro, ciuffi di finocchi e sfumato con ancora il mistrà Varnelli ed una spolverata di parmigiano reggiano.

Il sugo potete farlo come siete soliti voi, il petto di pollo a tocchetti cotto con tutti gli odori dell’orto e completato dal mistrà Varnelli.

Questo è un primo piatto completo e diverso dai soliti. Provate e mi direte cosa ne pensate.

Quando li portate in tavola unite dei chicchi di melagrane che daranno sapore e colore.

Buona vita, buoni ravioli di ricotta e mele cotogne al profumo di Varnelli ❤️

INTRECCI DI ALBERI

Poesia di Adam Zagajewski
Negli alberi

Negli alberi, nelle loro chiome, sotto sontuose
vesti di foglie e sottane di luce,
sotto i sensi, sotto le ali, sotto gli scettri,
negli alberi si cela, respira, palpita
una vita quieta, sonnolenta, un abbozzo d’eterno.
Prosperi reami crescono nell’ambone
delle querce. Gli scoiattoli corrono, immobili
come piccoli tramonti rossi nascosti
sotto le palpebre. Ostaggi invisibili
formicolano sotto i gusci delle ghiande,
gli schiavi portano cesti con frutta e argento,
i cammelli oscillano come studiosi
arabi sopra i loro manoscritti, i pozzi
bevono acqua e aceto, l’acerba Europa
stilla come resina dal legno, Vermeer dipinge
vesti e una luce che non va scemando.
Sotto la cupola del circo danzano i tordi.
Slowacki già abita a Parigi e gioca
perseverante in borsa. Un ricco
si infila nella cruna d’un ago
e geme, ah, che tortura, Socrate
spiega ai cercatori d’oro che cos’è
la menzogna, che cosa il bene e la virtù.
I rematori remano lenti. E lente navigano
le barche a vela. I fuggitivi dell’Insurrezione
di Varsavia bevono un tè dolce,
sui rami asciuga la biancheria,
qualcuno nel sonno chiede «dov’è
la mia patria». Un veliero verde è fissato
a un’ancora arrugginita. Un coro di anime immortali
prova una cantata di Bach, in silenzio.
Accanto, su un angusto divano, dorme, stanco,
capitan Nemo. Un picchio trasmette un telegramma
urgente con la notizia della conquista
di Cartagine e del Boston Tea Party.
La donnola non si tramuta affatto
in lady Macbeth, nelle chiome degli alberi
non esistono rimorsi.
Icaro serenamente affoga.
Dio riavvolge il nastro. Le spedizioni punitive
rientrano in caserma.
Vivremo a lungo negli intrecci di un arabesco,
nel balbettio dell’allocco, nel desiderio, nell’eco
senza casa, sotto sontuose vesti di foglie,
nelle chiome degli alberi, nell’altrui respiro.


Buon pomeriggio!