Autore: sunusaix

Risotto alle rose, asparagi e bietole (cucina in fiore e frutti)

Rosa in tavola, dal primo al secondo al dolce.

Le rose sono utili in cucina, ormai mi conoscono per l’utilizzo da diversi anni.

Ho cominciato a fare la marmellata di petali di rose il liquore e lo sciroppo diversi anni fa.

Piano piano, ho cercato di sperimentare le rose per piatti salati e dolci. Nei ripieni di ravioli o rollè di pollo.

Oggi è la volta del risotto con il brodo di petali di rose. Come l’ho fatto?

Racconto che ieri sera, notte dell’Ascensione, ho messo in infusione i petali di rose nell’acqua e succo di limone per conservare il colore per tutta la notte. Stamattina ho filtrato il tutto, messo da parte il brodo rosso, con una minima parte abbiamo rinfrescato il nostro viso facendoci il segno della croce e dicendo il Padre Nostro.

Arrivata l’ora del pranzo, prima sono andata a raccogliere le bietole, avevo gli asparagi, ho tagliato tutto in piccoli pezzi che ho lasciato cuocere nella pentola antiaderente per aggiungere anche il riso. Ho riscaldato il brodo di petali di rose, che è servito per finire di cuocere il risotto. Io normalmente condisco tutto a crudo per questione di difficile digestione, quindi alla fine ho aggiunto un filo di olio extravergine di oliva ed una noce di burro con una spolverata di parmigiano reggiano e decorato con i petali di rose!

Questo risotto si è rivelato ottimo, delicato e molto profumato. È sicuramente un piatto facile anche per chi in cucina non ha molta dimestichezza!

Provatelo, mi saprete dire!

Buona vita, buona festa dell’Ascensione che celebreremo domenica ed anche buon risotto con brodo di petali di rose, asparagi e bietoline ❤️🌷

Marmellata di fragole ai petali di rose

Una marmellata di fragole più profumata del solito per la presenza dei petali di rose. Le rose devono essere appena raccolte la mattina quando splende il sole e non devono essere state trattate con prodotti chimici. Le rose si devono sfogliare, sciacquare velocemente sotto l’acqua, fatte asciugare all’aria e si deve togliere la parte bianca dove sono attaccati i petali. Le fragole devono essere belle sode senza ammaccature, lavate con acqua e aceto anch’esse velocemente e tagliate a metà.

Torniamo al racconto e alla descrizione di come si fa la marmellata di fragole ai petali di rose.

Ingredienti

Un kl di fragole tagliate a metà

500 grammi di zucchero o 350 grammi come ho fatto io

Il succo di due limoni

Una bella manciata di petali di rose rosse

Preparazione

La sera prima mettiamo i petali di rose puliti e tagliuzzati in una ciotola con un bicchiere d’acqua bollente, il succo di limone e lasciamoli per una notte coperti dalla pellicola.

La mattina mettiamo le fragole tagliate e con il succo di limone in un’altra ciotola, le lasciamo per un paio d’ore.

Nella pentola destinata alla cottura della marmellata, mettiamo lo zucchero, l’acqua delle rose scolate, lasciamo cuocere per alcuni minuti e versiamolo lo sciroppo dentro la ciotola con le fragole che lasciamo riposare per un’ora. Nella pentola dov’era lo sciroppo, rimettiamo le fragole e le rose, accendiamo il gas e portiamo a cuocere lentamente la marmellata, mescoliamo spesso, schiumiamo in superficie e finiamo la cottura.

Invasiamo nei vasetti sterilizzati a microonde, basta metterli lavati dentro una ciotola con un due dita d’acqua che bollendo li sterilizzerà. Stiamo attenti a non scottarci.

Prima di chiudere con i loro coperchi, possiamo unire sulla marmellata un goccio di liquore ed un cucchiaino di zucchero. Se non vogliamo usare il forno a microonde, facciamo bollire i vasetti nella pentola per 10 / 15 minuti. Per essere più tranquilli, facciamo sterilizzare la marmellata nella pentola per una ventina di minuti dal bollore.

La marmellata di fragole alle rose è deliziosa e molto profumata. Provatela.

Buona vita, buona marmellata di fragole ai petali di rose❤️🌹

Ascensione

La notte che precede la festa dell’Ascensione si colgono le rose più belle e più profumate. Chi ne ha tante nel proprio giardino ne fa dono a chi non ne ha. Un contenitore con l’acqua ed i petali di rose immersi, si espone sopra il davanzale della finestra e si tiene fuori tutta la notte, in omaggio a Gesù che sale al cielo.

La tradizione vuole che Gesù, salendo al cielo, benedica questi fiori e le persone che con devozione ed amore li hanno esposti in suo onore.

La notte scende dal cielo come benedizione e porta l’abbondanza sui campi di grano.

La mattina, quell’acqua profumata e benedetta, serve per bagnarsi il viso, ricevendo la benedizione di Gesù.

In questo giorno viene raccolto l’assenzio; con quest’erba gli uomini ornano i loro cappelli e le donne li appuntano sul loro petto.

Una tradizione popolare vuole che il giorno dell’Ascesa di Cristo Redentore, nemmeno i pulcini escano dall’uovo, anche se sia ora che nascano; tanto è il dovere che si ha in questo giorno, di non compiere opera alcuna.

La festa cadendo nel giovedì che segue la quinta domenica dopo Pasqua, è festa mobile e in alcune nazioni cattoliche è festa di precetto, riconosciuta nel calendario civile a tutti gli effetti.

In Italia previo accordo con lo Stato Italiano, che richiedeva una riforma delle festività, per eliminare alcuni ponti festivi, la Conferenza episcopale italiana ha fissato la festa liturgica e civile, nella domenica successiva ai canonici 40 giorni dopo Pasqua.

Buona festa dell’Ascensione!

Il primo maggio a casa!

Secondo anno di covid, secondo primo maggio in casa!

Non che mi dispiaccia molto stare in casa, dato che sono immersa nel verde e quindi non ho bisogno di cercare un posto per respirare della buona aria, ne di rifarmi gli occhi dalla natura.

Grazie a Dio, vivo ogni giorno in questo posto con un orto giardino scapigliato che, nonostante tutto, riesce a farmi vivere questo tempo terribile, nel migliore dei modi.

Ieri tirava un forte vento ed ogni tanto, c’erano acquazzoni portando freddo ed impossibilità di pranzare all’aria aperta!

Sul tavolo della nostra cucina c’era tutto quello che serviva per un pranzo “scampagnato“!

Salumi e formaggio pecorino fresco, crostini di créscia de casció di Pasqua con crema di fave, asparagi e zucchine, cannelloni con la menzionata crema di sopra, porchetta, e ciammèlla strozzosa di Pasqua.

Meglio di così non poteva essere!

Buona vita, buon mese di maggio ❤️

Vi racconterò la ricetta dei buonissimi cannelloni di crema di fave, asparagi e zucchine, nei prossimi giorni!

Pasqua 2021

Auguri di buona Pasqua ai nostri fratelli ortodossi che festeggiano oggi la resurrezione di Gesù!

Colgo l’occasione per raccontare la tavola ed i piatti del giorno della nostra Pasqua dato che prima non ho avuto il tempo per farlo.

Ho decorato la nostra tavola con una tovaglia ricavata da un tessuto antico di lino con inserti di uncinetto, ho fatto i segna posti e le coroncine sotto piatti di pasta di pane intrecciati di fiori ed erbe aromatiche.

I nostri piatti!

Antipasti pasquali di salumi e créscia de casció di Pasqua, ciausculu, salame e pecorino fresco, la coratella d’agnello e l’agnello pasticciato di uova e mindùccia, la frittata co la mindùccia.

Per primi, i raviolini di carne in sugo di pomodorini freschi, le mezzelune di formaggio cremoso e verdure.

Per secondo, l’agnello arrosto e patate, il filetto di maialino agli agrumi con crema di carote all’aceto balsamico di Modena.

Asparagi e zucchine grigliate!

Per dolci, la nostra colomba a lievitazione naturale con crema di cioccolato fondente e mascarpone, la créscia dóce di Pasqua e l’uovo di Pasqua con le fragole.

Tutto questo ben di Dio, per tre persone, la famiglia non era al completo perché nel frattempo qualcuno se n’è andato avendo formato una propria famiglia.

Ma la vita va avanti, ed è naturale che succeda e che ci si trovi a tavola non più come era prima!

Buona Pasqua cari fratelli ortodossi e buona Pasqua a noi perché ci troviamo ancora nel periodo pasquale!

Buona vita❤️

Biscotti con l’ammoniaca (pastarelle secche di ammoniaca)

Peppa e li viscòtti co l’ammoniaca

La porta della cucina di Peppa, con la madia e la credenza verniciata di verde acqua e le maniglie argentate, era serrata, lei intenta a preparare i biscotti con l’ammoniaca e la scorza di limone, non voleva che nessuno la vedesse perché i suoi dolci non sarebbero riusciti bene. Era molto superstiziosa, ogni suo inizio di preparazione era accompagnata da un misto di sacro e profano.

Peppa prima si segnava col segno della croce, poi faceva un misterioso segno per aria, sputava per terra, cancellando ogni traccia. Se era nei giorni impuri, non toccava niente in cucina, si contaminava. Pane ed olio e erbe tróate era il suo pasto e per merenda pane bagnato di vino bianco e zucchero che lei qualche volta di nascosto da me, dava a mio figlio di pochi anni.

Lei era segreta anche nelle sue ricette, per esempio quella de “li scroccafusi”, se l’è portata nella tomba.

Per la ricetta dei biscotti con l’ammoniaca, ti diceva; méttece la farina, la mmuniàca, te devi regolà, du’ òe, un acino de zucchero, la scorza de limò, un pó de strutto se ce l’hai, se no, méttece l’olio de casa. Impasta e taglia li viscòtti con ‘na tazza. Míttili a còce fino a quando sìndi la puzza de mmuniàca.

Altro non diceva!

A Peppa piaceva fare le cose grandi in cucina perché diceva; se deve sindì sotto li denti.

Io la sua ricetta non ce l’ho, ho provato a fare i biscotti con l’ammoniaca a modo mio, poi cercando fra le mille ricette di casa mia, ne ho trovate più di una, più o meno il sapore è quello, però cambiano un po’ gli ingredienti.

Queste sono due ricette, una lasciatemi da un altro personaggio antico amico di casa, un’altra, da non so chi.

Le mie ricette scritte sull’agenda di chissà quanti anni fa, le custodisco con molta cura e gelosia, potrà leggerle ed eseguirle chi verrà dopo di me.

I miei biscotti con l’ammoniaca sono stati fatti anche lo stampo con il simbolo di Ercolano lavorato con il tornio da mio figlio.

Vi racconto gli ingredienti e la preparazione.

Ingredienti

500 grammi di farina 00

150 grammi di zucchero

5 uova di galline felici o no

Due cucchiai di strutto o 100 grammi di burro o 50 grammi di olio di girasole

La buccia di limone

25 grammi di ammoniaca

Per la cottura

Un tuorlo d’uovo

1/2 bicchierino di Varnelli o mistrà senza marca o rum

Zucchero

Preparazione per questa ricetta

Sulla spianatoia versare a cratere, la farina, lo zucchero, le uova, lo strutto morbido o il burro morbido o l’olio scelto, la buccia di limone e l’ammoniaca. Impastiamo per ottenere un impasto morbido.

Spianiamo l’impasto, con il matterello nello spessore di tre mm, con un bicchiere o una forma a piacere tagliamo i biscotti. Disponiamoli sopra una lastra foderata di carta forno. Spennelliamo i biscotti con il tuorlo mescolato al mistrà, spolveriamo di zucchero e cuociamoli a 200 gradi fino a dorare, ci vorranno 9/10 minuti, dal profumo capiremo che sono cotti. Togliamoli subito dalla lastra e lasciamo che si freddino all’aria.

Ora passiamo all’altra ricetta.

Ingredienti

500 grammi di farina 00

15 grammi di ammoniaca

200/ 250 grammi di latte

2 uova di galline felici

150 grammi di zucchero

50 grammi di burro o 30 di olio extravergine di oliva o di girasole

La buccia di limone

Preparazione

Impastiamo tutto e regoliamoci con il latte che potrebbe volercene di meno o di più a seconda della grandezza delle uova. La cottura è la stessa di quelli sopra, solo che i biscotti non sono stati spennellati ma lasciati grezzi.

Tutti i biscotti si mantengono meglio non al chiuso ma lasciati o in un sacchetto o in un porta biscotti non completamente chiuso. Io li preferisco croccanti che mosci perché lo diventerebbero stando senza l’aria.

Tutti e due i biscotti sono ottimi anche dopo alcuni giorni, buonissimi inzuppati nel latte e nel nostro meraviglioso vino cotto.

Buona vita, buoni biscotti con l’ammoniaca di Peppa ❤️🤣

Crostata con pasta brisé senza zucchero e marmellata di fragole

Il Lunedì dell’Angelo quando da ragazzina, non vedevo l’ora di andare a fare “lu pranzìttu“, in campagna con la mia più cara amica.

C’erano quattro diverse direzioni da prendere.

Una verso s. Antonio, una verso la collina, una verso Mogliano ed una verso l’abbadia di Fiastra. La nostra preferita era nel mezzo di tutte quante, le coste ripide di un terreno dorato di spighe di grano a macchie di rosso dei girasoli.

Davanti, sul bordo della strada che portava a Mogliano, poco prima di arrivare alla chiesa della Madonna delle Grazie, c’erano la casa e la stalla che ospitava il cavallo di “Filò de Filandra”.

Scendendo giù, giù, su quel terreno scosceso, la mia amica ed io, come due vispe Terese, ci precipitavamo velocemente ansiose di arrivare sul punto più piano per mangiare la nostra “merennetta.”

Era complicato il ritorno, con la pancia piena ed il viso rosso come un peperone, quando non c’erano più le forze e per arrivare in cima del monte, dovevamo fare dieci soste senza nemmeno bere un goccio d’acqua, ed un paio di pause ancora era per far pipì! Arrivavamo a casa felici e stanche tanto da buttarci sul letto senza far la cena. Le nostre madri non si dovevano preoccupare per le nostre uscite, non ci cercavano nemmeno tanto era sicuro che con ci sarebbe successo niente, erano contente di liberarsi un po’ di noi piccole pesti.

Io che abitavo in via Umberto primo, la via principale del paese, scorrazzavo in tutte le parti verso la campagna, via Roma che portava in ogni direzione in giù o a destra o a sinistra, era la mia via preferita. Ci abitavano la mia amica del cuore, i miei nonni e la mia cugina preferita Bianca Rosa.

A quei tempi, non c’erano le merendine, portavamo nel cestino pane e frittata o “ciasculu”, e la “pizza dóce de Pasqua”. Niente da bere, manco la “gazzosa”. Enza, te lo ricordi? Siamo ormai in là con gli anni, i ricordi molti cominciano a sbiadire, il tempo che viviamo serve per sforzare la mente, cercando di mantenere vivo quel che resta di una vita passata nel bene e nel male come per tutti!

È così che come si dice, ce la faremo!

Convinti voi, convinti tutti!

Lasciamo perdere e quel che sarà, sarà!

Torniamo al racconto della ricetta del dolce buono e semplice.

La nostra crostata per oggi è senza zucchero, la pasta è una specie di brisé per il burro che contiene, almeno quello, con una purea di mele che l’addolcisce e sopra la nostra marmellata di fragole alla vaniglia dell’anno scorso ed è buonissima. La crostata si mantiene benissimo anche dopo qualche giorno, l’essenziale è farla asciugare sopra la grata dopo la cottura.

Noi l’abbiamo fatta con 150 grammi di mele frullate insieme a 100 grammi di burro e buccia di limone, 300 grammi di farina ed un cucchiaino di lievito per dolci e due uova. L’abbiamo fatta riposare per un paio d’ore. L’abbiamo stesa sopra la carta forno, bucata con la forchetta e coperta con la marmellata di fragole. L’abbiamo cotta a 160 gradi per 25/30 minuti. Bisogna regolarsi con il proprio forno. Con il resto della pasta abbiamo fatto dei cuori di biscotti.

La base di questa crostata può essere utilizzata con ogni tipo di marmellata o ripieno dolce.

Buona vita, buona crostata con la marmellata di fragole!❤️

Primavera

Leggetela.

É bellissima”*

Un contadino stanco della solita routine quotidiana, tra campi e duro lavoro, decise di vendere la sua tenuta…

Dovendo scrivere il cartello per la vendita decise di chiedere aiuto al suo vicino che possedeva delle doti poetiche innate…

Il romantico vicino accettò volentieri e scrisse per lui un cartello che diceva:

“VENDO un pezzettino di cielo, adornato da bellissimi fiori e verdi alberi, con un fiume dall’acqua così pura e dal colore così cristallino che abbiate mai visto…”

Fatto cio’, il poeta dovette assentarsi per un pò di tempo, al suo rientro però, decise di andare a conoscere il suo nuovo vicino.

La sua sorpresa fu immensa nel vedere il solito contadino impegnato nei suoi lavori agricoli.

Il Poeta quindi domandò:

“Amico non sei andato via dalla tua tenuta?”

Il contadino rispose sorridendo:

“No, mio caro vicino, dopo aver letto il cartello che avevi scritto, ho capito che possedevo il pezzo più bello della terra e che non ne avrei trovato un altro migliore.”

✨ Morale della favola.

Non aspettare che arrivi un poeta per farti un cartello che ti dica quanto è meraviglosa la tua vita, la tua casa, la tua famiglia e tutto ciò che possiedi…

Ringrazia sempre

per la salute che hai,

per la vita che vivi,

per la caparbietà che hai nel lottare per andare avanti…

Apprezza questo pezzettino di cielo che è la tua VITA.

Il tuo risveglio al mattino è la parte migliore,

“ALZATI, hai un’altra OPPORTUNITÀ” ❤

Nasciamo per essere felici

“NON PER ESSERE PERFETTI”

I giorni buoni ti danno

LA FELICITÀ

I giorni cattivi ti danno

L’ESPERIENZA

I tentativi ti mantengono

FORTE

Le prove ti mantengono

UMANO

Le cadute ti mantengono

UMILE

Non lo so chi l’abbia scritta ma è bella semplice e vera, da condividere come un pezzettino di gioia. 🍀🍀🍀

Morale della favola per noi.

Il nostro orto giardino scapigliato, da qualche parte possiamo scorgere bellezza, gioia e soprattutto la vita!

Buona vita, buon orto giardino scapigliato a noi e anche a qualcuno di voi ‘❤️

C’era una volta il regalo esposto!

C’era una volta l’esposizione dei regali da sposa.

Nella saletta o nella stanza più bella, sopra a più tavoli vestiti con le tovaglie bianche più belle, ricamate a mano, si metteva in bella mostra ogni regalo, dono per il matrimonio che si celebrava a giorni.

La sposa se non impegnata nella casa sua futura o la mamma, appena ricevuto il regalo di parenti e amici, lo scartava davanti alla persona arrivata fin lì per omaggiare quell’avvenimento, piegava con cura la carta ed il fiocco, ed esponeva il dono ricevuto.

Allora i regali erano essenzialmente servizi di piatti più o meno preziosi, bicchieri, servizi da tè, da caffè, posate più o meno preziose, e pentole e elettrodomestici vari.

Ogni dono era accompagnato da un biglietto da visita con scritti gli auguri e la firma del capo famiglia. La saletta diventava una bellissima vetrina che doveva restare a disposizione delle persone invitate e non, fino a parecchi giorni dopo il matrimonio avvenuto.

Si offrivano in cambio con un cucchiaino apposito, i confetti sfusi messi in contenitori trasparenti. Solo a celebrazione avvenuta, il giorno dopo, veniva offerto un piccolo rinfresco che consisteva in qualche “cavarè”, un vassoio di pastarelle secche con un bicchierino di Vermouth bianco comprato a bottiglioni!

Questo è in parte, il racconto di molto tempo fa, pochi ora ricordano com’era ogni avvenimento di allora o per mancanza di ricordi o perché quel periodo sembra così passato di moda da non valere più nemmeno la pena di ricordarlo!

Peccato!

Io ho ancora molti di questi doni, alcuni custoditi nelle loro scatole preziose blu o rosso bordeaux. Questi sono i cucchiaini d’argento per il gelato.

Appena sposata, senza tanta esperienza e con poca voglia di stare in casa, misi i cucchiaini in lavastoviglie rovinando i manici. Ma si sa come le giovani spose!!!

Buona vita, buon proseguimento di ricordi antichi ma tanto belli!