Autore: sunusaix

Ravioli di pecorino fresco ricotta noci e radicchio rosso all’ aceto balsamico di Modena e yogurt bianco greco

Ci siamo quasi a Natale, il tempo per fare la spesa ce n’è poco, anche per le restrizioni, quindi noi abbiamo fatto scorta di tutto……vedremo cosa cucineremo con quello che già è in dispensa. C’è una grande forma di pecorino fresco di Norcia, lasciarla lì senza consumarlo rischierebbe una brutta fine perché potrebbe ammuffire. Qualche fetta la stiamo mangiando, ma è necessario finirla in fretta.

Farci una pasta fresca ripiena, ravioli o cannelloni sono sicura che sarà una buona idea. Magari li congelerò ed avrò una preparazione già pronta, per le feste natalizie. La scelta cade sui ravioli, ma non ci sarà solo il pecorino fresco di Norcia, ma anche la ricotta, le noci ed il radicchio rosso. Vi racconto la preparazione e come sarà il condimento per il quale non c’è bisogno di fare nessun sugo.

Per i ravioli facciamo la pasta fresca con le uova e la farina o 00 o 0, possiamo anche fare metà e metà, in questo impasto c’è un ingrediente particolare, un goccio di vino cotto, questo darà un aroma dolce e fruttato ed il ripieno dei ravioli sarà esaltato. Impastiamo come facciamo di solito tutto, quando la pasta sarà lucida e soda, lasciamo che si riposi coperta da una ciotola. Nel frattempo prepariamo il ripieno per i ravioli.

Tagliamo a piccoli cubetti il pecorino fresco, mescoliamoli ad una certa quantità di ricotta di pecora o quella che più ci piace, uniamo le noci tritate, il radicchio rosso tritato anch’esso, il parmigiano reggiano, la buccia di limone e la noce moscata, mescoliamo ed uniamo uno o due uova di galline felici o puttane (quelle del supermercato). Riprendiamo la pasta e la tiriamo con la macchinetta, prima in uno strato spesso poi in quello più sottile. Questo strato dipende dal rullo della vostra macchinetta. Facciamo una striscia alla volta, con un cucchiaio mettiamoci sopra il ripieno, richiudiamo la pasta sopra e con la rotella facciamo i ravioli. Finiamoli tutti e prepariamo il condimento.

Nella padella mettiamo una noce di burro, accendiamo il gas, uniamo lo yogurt bianco greco, la quantità dipende da quanti ravioli abbiamo fatto, regoliamoci, lasciamoli sciogliere insieme, aggiungendo un cucchiaio di maizena sciolta in mezzo bicchiere di latte freddo, mescoliamo bene per ottenere una crema omogenea, uniamo il parmigiano reggiano ed in fine l’aceto balsamico di Modena, anche con questo regoliamoci a nostro piacere. Spegniamo il gas e mettiamo a cuocere i ravioli in acqua bollente salata. Mescoliamo, lasciandoli cuocere, accendiamo la fiamma della padella con il condimento, scoliamo i ravioli e saltiamoli mescolando bene per far assorbire tutta la salsa di yogurt bianco greco ed aceto balsamico di Modena, aggiungiamo dell’acqua di cottura dei ravioli per tenerli cremosi. Serviamoli con noci tritate e foglie di radicchio rosso.

Questo piatto è sicuramente ottimo e pieno di sapori adatto ad un pranzo importante di festa.

Buona vita, buoni ravioli di pecorino fresco all’aceto balsamico di Modena ❤️

Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟭 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗣𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝘀𝗶𝗼

«Da San Tommaso a Natale,

un passo de cane.»

da San Tommaso le giornate cominciano pian piano ad allungarsi.

E stanotte pure il terremoto, cosa manca ancora per far tombola?

Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟬 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲

«Natu, natu Nazzarè,

tra la paja e tra lo fié’

e Mmaria la Virginella,

che sta sotto la cappannèlla.

Cappànna Sanda,

dó’ che ci sta Jisù, se sona e ccànda!”»

È il canto natalizio che un tempo si udiva in tutta la provincia di Macerata: breve, semplice, fatto di espressioni care alla creazione popolare.

Calendario di Avvento

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𝟭𝟵 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗕𝗲𝗿𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗩𝗲𝘀𝗰𝗼𝘃𝗼

Con le arance brusche si suoleva preparare «l’arangi carcerati» come li chiamavano a Macerata, mentre a Petriolo prendevano il nome di «Capó» (cappone). L’arancia si tagliava a metà e sopra si mettevano molliche di pane bagnate con olio e sulla graticola si arrostivano.

Calendario di Avvento

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𝟭𝟴 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗩𝗲𝘀𝗰𝗼𝘃𝗼

Tradizione della famiglia marchigiana era quella di riunirsi tutta il giorno di Natale; anche i lontani se non assolutamente impossibilitati, cercano, per una nostalgica tradizione, di ritrovarsi insieme alla mensa paterna. Un detto ci ricorda difatti:

«Carnoà’ do’ che te troi,

Natà’ a ccasa tua, se poli”!

Per forza o per amore!

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𝟭𝟳 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗟𝗮𝘇𝘇𝗮𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗕𝗲𝘁𝗮𝗻𝗶𝗮

Sapienza metereologica: se il giorno di Natale è tempo buono, si avrà alla Pasqua a che fare col freddo e viceversa:

«Natale co’ lu sole

Pasqua col tizzone.»

Torta di tagliatelle alle mandorle

C’era una volta mia cugina molto più grande di me, io ero la sua “frichìna” la sua bambina, alla quale voleva molto bene e le insegnava un mucchio di cose, come farsi bella ed essere sempre ordinata ed il ballo, lei essendo molto brava fu presa nel corpo di ballo nella rivista musicale che a quei tempi andava di moda anche nel nostro piccolo paese. Lei faceva la casalinga come tutte le ragazze di quel tempo, ma sapeva anche ricamare e cucire. Nel nostro piccolo paese, come negli altri piccoli centri, c’erano le suore che gestivano l’asilo e nel pomeriggio accoglievano le giovani ragazze per insegnare loro l’arte del ricamo. Mia cugina era una di questa, come più tardi diventai io stessa frequentatrice del dopo scuola e quello fu un dono prezioso perché imparai a fare qualche punto di ricamo e scoprì la passione per i lavori manuali che nel corso della mia vita ho affinato. Mia cugina essendo molto bella, aveva molti ragazzi che le facevano la corte, lei però trovava sempre i difetti ad ognuno e finiva per scacciarli tutti. Passavano gli anni, una decisione doveva prenderla, o rimanere zitella, perché allora passati i venti anni poco più, una ragazza era considerata “rmasta “, non più da marito o scegliere quel che era rimasto sulla piazza. Si sposò con un ragazzo più grande di lei ma che poteva darle oltre l’amore, una sicurezza anche economica, quasi nessuna ragazza aveva un reddito. Lei si spostò dal nostro paese ed andò ad abitare in un altro poco lontano da me. Fu un grande dolore quello per la frichina che ero ancora, non potevo più vederla tutti i giorni e non potevo più andare a dormire con lei nella grande camera che sua madre, mia zia essendo rimasta vedova da giovane sposa aveva lasciato a lei per darle la possibilità di dormire sola avendo anche dei fratelli. Mia zia aveva preferito dormire in una piccola cameretta da sola. Nel tempo avendo anch’io cominciato un lavoro nello stesso paese di mia cugina sposata, potei avere la gioia di ricominciare a frequentare la sua casa e stare con lei. Una volta o due rimanevo a pranzo da lei, nella sua casa tirata a lucido come uno specchio, imparai una torta che lei chiamava ” torta di tagliatelle”. Lei prima di mettersi ad impastare, metteva un grembiule bianco e profumato di bucato fatto a mano, raccontava la ricetta non solo con le parole ma anche gesticolando con le sue mani lunghe ed affusolate che volteggiando, lasciavano immaginare la discesa di una bianchissima e finissima farina e di zucchero sopra la spianatoia, insieme alle uova sgusciate, ed ancora i suoi polpastrelli che sbriciolavano il burro e finiva per impastare una dolce e setosa pasta. La sua era una descrizione mimata lentamente per filo e per segno. Lei era una giovane sposa serena e decisa a formare una bella famiglia, purtroppo il destino non è stato molto buono con lei, le ha procurato tanto dolore, dolore che ora nella sua vecchiaia è sempre di sua compagnia e quando capita di andare a trovarla, quel viso radioso per la gioia di rivedere la sua frichina, mentre mi porta a rivedere i suoi ricordi “esposti”, nella sua camera da letto divenuta un reliquiario, quella gioia temporanea si tramuta in pianto struggente. Jèjia non ha più lacrime e con santa pazienza religiosa attende il ricongiungimento con la sua creatura.

Adesso con il cuore e la mente rivolti a lei, raccontiamo la torta di tagliatelle e mandorle

Ingredienti

Per le tagliatelle

250 grammi 00 di farina setacciata

Un pizzico di sale

25 grammi di zucchero

Due cucchiai di latte freddo

Un uovo intero e due tuorli di galline felici

Per la crema al burro e mandorle

Due cucchiai di zucchero

50 grammi di burro

Due tuorli

150 grammi di mandorle

Un bicchierino di amaretto o di un altro liquore

Zucchero a velo

Preparazione

Frulliamo finissime le mandorle pelate, montiamo due tuorli d’uovo con due cucchiai di zucchero e la buccia di limone, uniamo le mandorle ed il liquore.

Impastiamo la farina, il sale e 25 grammi di zucchero insieme a due cucchiai di latte un uovo intero e due tuorli. Lavoriamo la pasta fino ad ottenere una pasta liscia e soda come quella delle tagliatelle. Se risultasse troppo dura, uniamoci un po’ di latte. Lasciamo riposare la pasta coperta da una ciotola per un po’ di tempo, la stendiamo una metà per formare il fondo della torta, ed il resto con la macchinetta in uno strato sottile che tagliamo come dei tagliolini. Nello stampo foderato di carta forno stendiamo il disco di pasta, uno strato di crema al burro e mandorle ed uno di tagliatelle, spolveriamo di zucchero e di fiocchetti di burro, mettiamo ancora un po’ di crema al burro e mandorle zucchero e fiocchetti di burro chiudiamo con le tagliatelle ed ancora la crema di burro mandorle messa a fiocchetti, non deve essere spalmata dato che ci sono le tagliatelle. Mettiamo a cuocere a 170 / 180 gradi per quasi 40/45 minuti. Lasciamola raffreddare e mettiamo la torta nel piatto di portata. Spolveriamo di zucchero a velo al momento di servirla.

Questa torta può essere anche farcita con della marmellata di arance unendo sempre le mandorle tritate. Scegliete voi. Con la marmellata si accorcia il tempo di lavorazione perché non c’è da fare la crema al burro e mandorle.

Nell’attesa di tempi migliori vi auguro una serena continuazione di vita.

Buona vita, buona torta di tagliatelle alla crema di burro e mandorle ❤️

Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟭𝟲 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗔𝗱𝗲𝗹𝗮𝗶𝗱𝗲

«Chi vole l’aju grossu

de Natà’ scì rpostu.»

Dicembre è un mese morto per il lavoro dei campi, ma qualche cosa si può fare: si pianta l’aglio che crescerà bello e polposo.

Albero di Natale

Un albero finto è orribile, ma ogni volta che ne abbiamo comprato uno vero, a casa nostra, dopo qualche giorno muore per il caldo. Purtroppo meglio lui che noi vecchierelli. Le palline sono quasi tutte di una vita fa che raccontano la crescita della prole. Le decorazioni sono fatte ad uncinetto ed ogni anno aggiungo una nuova forma. Non è nulla di eccezionale, ma è solo tutto nostro. Del resto meglio essere originale anche nell’ordinarietà!

Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟭𝟱 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗩𝗶𝗿𝗴𝗶𝗻𝗶𝗮

Nel giorno di Natale si raccoglievano le famiglie per giocare alla tradizionale tombola o a “semolella”. Uno stornello popolare si esprime cosi:

«Fiore de melella,

co vò ce giocaria ‘na vorda a ppalla,

la notte de Natà’ a semolella.»

Il professor Marcoaldi professore di storia fabrianese, ci descrive come si effettuava quest’antico gioco, si prendeva una certa quantità di crusca, anche a seconda del numero di bambini che avrebbero giocato, in mezzo ad essa si nascondeva una certa quantità di centesimi. Secondo lo storico anticamente si chiamavano quattrinelli, poi si rimescolava il tutto molto bene per non far vedere in superficie il denaro. Poi in base ai giocatori, si divideva la quantità di crusca iniziale in tante porzioni, in modo da avere per ogni giocatore una porzione. Infine ognuno cercava i denari nella sua porzione, questo gioco rappresentava la fortuna cieca, che quando meno te lo aspetti ti premia.

Vorrei vedere adesso cosa succederebbe nelle nostre case se i bambini li facessimo giocare a “semmòlella”! Povere le mamme fra la crusca ed i litigi dei loro figli. Forse meno giocattoli tecnologici, è più fantasia non guasterebbero ai nostri tempi.