varnelli

Pasta con le lenticchie e pomodori al profumo di Varnelli

Non ci credete a quanto è buono un sugo di lenticchie e pomodori con un goccio di Varnelli al sapore di semi di anici? Provate e sentirete che freschezza e bontà acquista una semplice pasta. Come si fa?

Mettiamo a cuocere le lenticchie con acqua fredda salata, erbe aromatiche, cipolla aglio che a me non piace, ed un filo di olio extravergine di oliva, io aggiungo croste di parmigiano reggiano lavate. A fine cottura le scoliamo dalla propria acqua, mettiamo in una padella un filo di olio extravergine di oliva e pomodori a pezzetti, mescoliamo, uniamo il sale e appena si asciugano spruzziamo con il Varnelli lasciando evaporare, uniamo le lenticchie lasciamo che insaporiscano per bene, uniamo la pasta corta al dente e finiamo di cuocere aggiungendo se ce n’è bisogno acqua di cottura della pasta. Spolveriamo con parmigiano reggiano e se ci piacciono alcuni semi di anici. Buona credetemi.

Buona vita, buona pasta con lenticchie al sugo di lenticchie e pomodori al Varnelli ❤️👌

Marmellata di mele cotogne alla vaniglia e marmellata alle spezie profumata al Varnelli

Buona in modo particolare, facile da fare anche per l’uso della pentola a pressione, da mangiare con pane e burro, da usare nella crostata, deliziosa con i formaggi stagionati e freschi, adatta per una sana merenda mangiata con lo yogurt bianco greco. Basta solo un cucchiaino non di più per addolcire.

Ingredienti

1 chilo e mezzo di mele cotogne

300 grammi di acqua

500 grammi di zucchero

Un limone

Una stecca di vaniglia

Pentola a pressione

Preparazione

Laviamo bene le mele strofinandole con le mani per togliere la peluria. Le tagliamo a pezzi, le mettiamo nella pentola a pressione con il succo di limone e 300 gr di acqua. Mettiamo le mele a cuocere e all’inizio del fischio della valvola abbassiamo il gas a minimo. Lasciamo cuocere per un quarto d’ora. Spegniamo la fiamma, lasciamo che il vapore esca a valvola aperta o semplicemente a riposo.

Togliamo il coperchio stando attenti a non scottarci, il vapore deve essere assolutamente scomparso, punzecchiamo le mele e se si presentano morbide uniamo lo zucchero che può essere anche di canna, però non c’è nessuna differenza da quello semolato sempre di zucchero si tratta, la stecca di vaniglia aperta e mettiamo a cuocere a fuoco lento possibilmente con una piastra sotto per evitare che la marmellata si attacchi. Mescoliamo e lasciamo cuocere fino alla giusta consistenza. Facciamo la prova del piattino mettendo un cucchiaino di marmellata che non dovrà scivolare velocemente. Invasiamo nei vasetti sterilizzati al forno per una ventina di minuti a 100 gradi, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamo freddare. Per sicurezza io consiglio di fare la seconda sterilizzazione avendo meno zucchero del previsto. Immergiamo i vasetti in una pentola, proteggiamoli per evitare rotture con degli strofinacci da cucina copriamo con acqua fredda e mettiamo a bollire. Dall’inizio del bollore devono passare almeno una mezz’ora. Spegniamo il gas e lasciamo freddare i vasetti che toglieremo, li asciughiamo e li conserviamo in dispensa.

La marmellata di mele cotogne può essere arricchita con le spezie ed un goccio di liquore al profumo di anici tipo il nostro famoso Varnelli o l’anisetta. Le spezie le facciamo cuocere insieme alle mele e il Varnelli o l’anisetta lo aggiungiamo a fine cottura. La marmellata preparata in questo modo è particolarmente indicata per gustare in un dolce fresco insieme ad una buona ricotta o alla crema di cioccolato fondente. Provate a fare una zuppa inglese diversa mettendo pan di Spagna bagnata di Varnelli, marmellata di mele cotogne mescolata alla ricotta ed uno strato di crema al cioccolato fondente profumata sempre col Varnelli. È una ricetta piacevolissima!

La marmellata di mele cotogne è pronta da gustare e da regalare a Natale! ❤️

Buona vita, buona marmellata di mele cotogne e a presto ❤️

Ciambellone del tempo della mietitura

Adè rriàta ll’ora de lo mète, lète lu collarì signor abbate!

È tempo di mietitura, levati il collare signor abbate che ti appresti a gustare ogni ben di Dio che viene preparato per gli operai “ll’òpre” e i numerosi membri della famiglia di campagna.

Lu voccó de mezza jórnata o merigghio e ll’ora de lo mète!

Il boccone di metà mattina o del pomeriggio e il tempo della mietitura.

La povertà degli ingredienti contrapposta alla ricchezza inventiva della massaia, hanno creato un dolce semplicissimo ma di una bontà eccezionale, che veniva preparato in occasione delle feste principali, come a Pasqua, nei compleanni e durante il tempo della trebbiatura. Insieme a “lu ciammellòttu,” così viene ancora chiamato in alcune zone del territorio marchigiano, si beveva il vino cotto “di chjaétta”, della migliore qualità.
Per fare questo ciambellone la “vergara”, la moglie, la donna di casa di campagna, impastava tre uova di galline felici, a quei tempi pure di più, con 150 gr. di zucchero, li montava con la forza delle braccia, univa la scorza di limone, un bicchiere di olio d’oliva di casa, un bicchierino di “mistrà” fatto in casa, l’acqua vite di vino con l’aroma dei semi di anice, 250 di latte e 300 grammi di farina con la “cartina”, il lievito per dolci, infine “le ” le mannole” le mandorle. Li “ciammellotti”, una volta cotti nel forno a legna sistemato “sotto la cappànna”, venivano messi con molta cura, nelle “canèstre”di vimini che le vergare portavano in testa con sotto una “spara” uno strofinaccio da cucina arrotolata come una”ciammella” per non sentire troppo il peso e offerte a colazió’ la mattina o a “merennétta, “lu voccó “de mezzo merigghio”! Un vecchjé’ de ví’ ccótto per gnuttì’ lu voccó e “ll’òpre pé’ la mititùra” gli aiutanti vicini erano pronte per ricominciare a”vàtte”!
Le vergare sono sparite, “ll’opre pé’ la mititùra” pure e le tradizioni dimenticate!
Altre esigenze, altra alimentazione, per motivi di tempo e di stili di vita la barretta, la bevanda detox veloci come la luce, hanno fatto sparire lu voccó”!

Forse come dice un detto, si stava meglio quando si stava peggio!

Ricapitolando vi racconto la mia ricetta modificata con l’aggiunta dello yogurt bianco greco che lo rende più morbido e della marmellata di susine appena raccolte.

Montiamo con le fruste tre uova con 150 di zucchero, dobbiamo avere un composto bello gonfio, uniamo 70 grammi di olio di girasole, 200 di yogurt bianco greco e 50 grammi di latte, più o meno, regoliamoci ad occhio non dobbiamo far diventare troppo molle il composto, la scorza di limone, un bicchierino di mistrà Varnelli o un liquore all’anice, mescoliamo per bene ed aggiungiamo 300 grammi di farina con il lievito per dolci setacciati, ed infine le mandorle a pezzi ed infarinate. Versiamo il composto nello stampo del ciambellone per tre quarti di quantità, aggiungiamo qualche cucchiaio di marmellata di susine o di altra frutta, mettiamo sopra il resto del composto e facciamo cuocere a 180 gradi statico per più di un’ora. A metà cottura se la superficie scurisce, copriamo con un foglio di alluminio. Facciamo la prova dello stecchino che deve uscire asciutto.

Il ciambellone del tempo della mietitura è pronto e gustiamolo con un goccio di vino cotto di Loro Piceno.

Buona vita, buon ciambellone del tempo della mietitura e ai tempi migliori che furono ❤️

Le sfrappe marchigiane

Sono, le chiacchiere, i cenci, i crostoli, le bugie e per noi marchigiani sempre stravaganti nell’uso delle parole in dialetto a volte impronunciabili sono “le sfrappe”! Dolci di carnevale friabili fatti di pochi e poveri ingredienti.

C’è chi aggiunge il Marsala, chi il liquore all’arancia, noi invece un liquore molto noto e apprezzato nella nostra regione e non solo, il famoso Varnelli. Se piacciono anche i semi di anice.

Avevo letto da qualche parte che per ottenere un sfoglia sottile e nello stesso tempo croccante bisogna usare una farina di forza come la Manitoba perché rende il fritto asciutto a causa del glutine che sviluppandosi non lo farà assorbire. Non potevo non provare ad usarla per le sfrappe marchigiane ed ho avuto veramente un ottimo risultato!

Insieme alla ricetta delle sfrappe vi metto una costumanza marchigiana di detti ed usi al tempo di carnevale!

È un po’ difficile leggere e capire le parole in dialetto petriolese, però a senso vi faranno ridere!

Le “sfrappe” e “li scroccafusi”!

Dolci poveri di carnevale che venivano offerti al veglione che si teneva nel paese, nel teatro “de lu comune”l’ultimo sabato prima di carnevale!

“Le fandellette”, caruccette è più “gindili “, si dovevano presentare a “lu vejó de le cecare”, rigorosamente in abito da sera e “li jóanotti”, in abito scuro!

Questo è il manifesto che veniva appeso per le vie del paese e sulle vetrine “delle vuttiche “.

Lu vejó’ de le cecare

Jende tutte de ‘sto munno per godé’ finende ‘nfunno, Pitrió’ ve’’mmita annare ar Vejó’ de le cecare.

Valli, sôni, fiuri, candì, scroccafusi vôni e tandi,

vallirì tutti galanti e mijiare de monelle magruline e cicciutelle velle come le papelle….

Tutto questo ve vo’ dare lu vejó’de le Cecare!

Il cartoncino di invito alle signorine del paese suonava così!

Fandelletta caruccetta,

più gindile de ‘n-gnardile,

Pitriolu ve ringrazia se con tanta vona grazia venerete ‘mbó’ a sognare ar Vêjó’ de le Cecare.

Ffocherete tra mattate de’lligria e de risate, porbio comme fa d’istate le Cecare ‘nnammorate!

Ricetta e preparazione

Lavoriamo 250 gr di farina forte tipo Manitoba già setacciata insieme a due uova, mescolando uniamo 30 gr di zucchero e 30 gr di burro fuso e tiepido, amalgamiamo bene con le mani e solo adesso uniamo 50 gr. di liquore all’anice tipo mistrà Varnelli o all’arancia o Marsala, impastiamo fino ad ottenere una massa morbida e setosa, se risultasse dura aggiungiamo un po’ di acqua.

Formiamo una palla, lasciamo che riposi per un’ora coperta da una tovaglietta.

Riprendiamo la pasta e la stendiamo con la macchina della pasta con la seconda tacca. La tagliamo con la rotella a rombi o a strisce e friggiamo in olio di girasole alto oleico o nello strutto. Lasciamo cadere sopra un filo di alchermes e spolveriamo di zucchero!

Le sfrappe sono pronte, croccanti e come non mai!

Buona vita, buone sfrappe de carnuá!

A presto ❤️

Li scroccafusi co’ la cartina de’ lu farmacista

Questa è la vera ricetta originale de “li scroccafusi co’ la cartina de’ lu farmacista!

La nonna quando voleva fare questi dolci popolari carnevaleschi, a sua nipote senza uno straccio di esperienza culinaria le diceva: “cocca, ma come fai a piglià maritu che non sí capace manco de’ cocé du oé? Figuramoce se poli sapé fa’ li scroccafusi!!”

Allora forse impietosita le diceva: “piglia l’oé, lo zucchero, la farina, ló mistrà, e vanne da lu farmacista e glie dici: damme la cartina pe’ fa’ li scroccafusi!”

“Adesso cocca, mettete la pannella, apri la mattera, butta la farina sopra la spianatóra, mittece per ogni oú, un cucchiaru de zucchero, unu de olio, comincia ad impastà, piano e mischia co’ la forchetta e mettece un cucchiaru pé ogni oú, de’ mistrà quello de’ chiaetta. ‘Mpasta per be’ e quanno la pasta adé né moscia né dura è pronta pe’ fà li gnocchi gróssi più de’ ‘na noce. Oh cocca, se te si stufata solo a sentimme, lassa fa’!

Ma se te ne va, adesso riá lo véllo! Quanno si fatto tutti li gnocchi, li fai cocé nell’acqua salata, poco sale cocca, e quanno vóglié li mitti a cocé, ce volé un pó tanto, li devi fá cocé piano piano perché rentro non devé rmané crudi!

Te si stufata cocca? Lassa perdé che non è da te jirannolona!

Adesso però te finisco a dí come devi fá se non te sí stufata!

Piglia la padella de’ ferro nera, mittece tanto strutto, ppicciá lu fornellu, fallo scioglié per bè, e piano piano mittecé due o tre scroccafusi, póchi cocca, se nó li bbrusci, girali co’ la paletta, e falli cocé, cé vóle tanto cocca!

Oh, ma devi stá co’ l’ócchi rraperti perché cé vóle pócó per bbruscialli! Me’ ‘ntinni?

Vásta cocca! Cé vó più a dilló che a fálló!”

Dialogo campagnolo in dialetto maceratese fra nonna e nipote!

Chissà se qualcuno di voi avrà capito ciò che si sono dette nonna e nipote!

Ardua impresa!

E la ricetta vi interessa?

Sentitemi, questi sono dolci davvero speciali, la preparazione è lunga, però ne vale la pena! A volte, si rimane pure deluso perché non sempre vengono bene! Colpo di fortuna, la nonna quando li faceva era scaramantica! Vi racconto una cosa che forse vi farà ridere!

La nonna da”jióané, non si metteva a fare “li scroccafusi”,se aveva “lo marchese”! Era impura!

Tutti pronti?

Ingredienti

440 gr di farina 00

5 uova

5 cucchiai di zucchero

5 cucchiai di olio di girasole

5 cucchiai di mistrà Varnelli

La cartina del farmacista è: un cucchiaino di cremore di tartaro più mezzo cucchiaino di bicarbonato

Buccia di limone

Un litro più o meno di olio di arachidi o strutto

Preparazione

La preparazione è facile

Mettiamo nella ciotola della planetaria o possiamo farla a mano sopra la spianatoia, la farina la quantità è giusta giusta, le uova, lo zucchero, il bicarbonato e il cremore di tartaro, l’olio e cominciamo ad impastare appena tutti gli ingredienti si sono amalgamati, non mettiamolo prima perché l’alcol potrebbe cuocere le uova, uniamo il mistrà. Continuiamo ad impastare fino a quando la pasta diventa bella, lucida e morbida!

Mettiamo la pasta sopra la spianatoia facciamo dei grossi rotoli e tagliamoli come gli gnocchi però grandi più di una noce!

Nella pentola che sta bollendo con un pizzico di sale, caliamo tre gnocchi alla volta, mescolando frequentemente con la schiumarola. Devono cuocere per una decina di minuti perché altrimenti risulterebbero crudi dentro.

Li scoliamo con lo scola pasta, li facciamo asciugare sopra ad un canovaccio e li copriremo con un altro.

Ora mettiamo la padella dei fritti sul fuoco con un litro più o meno di olio di arachidi, appena è bello caldo uniamo tre scroccafusi non di più, facciamo riprendere il calore, e abbassiamo la temperatura perché devono cuocere piano piano fino l’interno della pasta.

Li tiriamo su con la schiumarola e li mettiamo ad asciugare sopra la carta paglia.

Appoggiamoli sopra un bel vassoio, li spruzziamo di alchermes e li spolveriamo di zucchero oppure sciogliamo del miele al quale uniremo l’alchermes e coliamolo sopra gli scroccafusi.

Buoni, cari amici!

Però deve assisterci la fortuna!!!❤️

Buona vita, buoni scroccafusi della nonna!

Le castagnole al rum

Ma come si fa a dire che è già carnevale quando fino a ieri c’erano addobbi ed aria natalizia ed ancora dolci per casa? Mah, dico una scemenza….come passa il tempo!

Allora eccovi le castagnole più veloci e buone del mondo! Sono al profumo di rum, ma potremo sostituirlo con limoncello o mistrà o con il nostro famoso liquore marchigiano ai semi di anice, il Varnelli!

Eccole…..

Tre uova, tre cucchiai di olio di oliva o di girasole, tre cucchiai di rum, o di Marsala o limoncello tre cucchiai di zucchero, 1 tazza di farina, un cucchiaio di lievito per dolci, buccia di arancia. Olio per friggere. Sbattere le uova, l’olio, il marsala, lo zucchero, unire la farina ed il lievito e la buccia di arancia. Friggere a cucchiaiate. Spolverare di zucchero e…… mangiate.

Buone e semplici!

Buona vita, buone castagnole più veloci del mondo!

Le fave dei morti

È tradizione antica marchigiana preparare per la festa dei morti, le fave secche in una specie di zuppa appetitosa e stuzzicante, “lu cuticusu”.

Ma è anche tradizione mangiare dei dolcetti come le fave dei morti a ricordo dei propri cari scomparsi. Sono preparati con le mandorle, la buccia di arancia, il mistrà o l’amaretto!

Per prepararli basta impastare 200 gr di mandorle con qualcuna amara macinate insieme a 200 di zucchero, buccia di arancia o limone, unire 125 di farina, 2 uova, un bicchierino di mistrà o anisetta o amaretto, vaniglia ed una noce di burro. Tagliare a pezzetti e formare le fave dei morti. Cuocere per 10/12 minuti a 180 gr in forno ventilato. Le fave dei morti devono restare chiare quindi non devono cuocere molto. Più restano morbide, più sono buone. In alcune parti della nostra regione, si usa mettere le fave dei morti dentro a delle calze di lana e lasciarle vicino al letto dei bambini durante il sonno. La mattina, si racconterà che quei dolci sono stati donati dai loro cari parenti defunti che quella notte avevano visitato la casa.

Buona festa di tutti i Santi❤️