parmigiano reggiano

Cannelloni di carne e mele cotogne

Giù, scendendo le scale c’è il piano interrato della casa, ampio, fresco d’estate e caldo d’inverno, ove trovare rifugio e tranquillità, distaccandosi dalla routine quotidiana dell’abitazione. Un luogo protetto dai rumori della strada ideale per dedicarsi alla lettura di un libro in completo relax o per esercitare qualche hobby della famiglia. È il posto giusto per Il gatto rosso che laggiù si sente più a suo agio. C’è un grande camino, c’è il presepe stabile che ogni anno viene rinnovato, c’è il forno a legna grande troppo grande per una famiglia ormai “spezzettata”, c’è la cantina pure quella a riposo. C’é la zona salotto, la zona pranzo, l’angolo cottura con anche la madia e le mensole rosse e oggetti antichi e pentole di rame appese. C’è che ogni tanto per sentire l’atmosfera natalizia, mi ritrovo a cucinare pasti più lunghi ed elaborati davanti alla fiamma del camino acceso. C’è che se non mi affretto……pensiero naturale 🙏 indovinate!!!

Intanto che vivo, la cucina vive!

Voglia matta di cannelloni e ho solo gli albumi che per la pasta fresca vanno bene uguale. Al ripieno per camuffare il sapore della carne, che non mi piace, ho unito oltre ai soliti ingredienti parmigiano reggiano, albume e noce moscata anche la rucola e la mela cotogna. La besciamella con l’olio extravergine d’oliva e parmigiano reggiano.

Per preparare il ripieno dei cannelloni ho fatto cuocere un misto di carne di pollo e di vitello con carote, cipolla e sedano, con pochissimo olio extravergine di oliva, appena tutto si è rosolato, ho aggiunto un goccio di cognac, sfumato l’ alcool, ho unito il latte per finire la cottura e far ammorbidire le carni. Nel frattempo ho fatto cuocere una mela cotogna nel forno a microonde con un filo di acqua, se questo forno non lo si usa, basta cuocere la mela in un pentolino con acqua.

Ho lasciato raffreddare carne e mela ed ho impastato la pasta con gli albumi insieme alla farina 0 e semola rimacinata di grano ed un pizzico di sale ed un filo di olio extravergine di oliva. Ho lasciato riposare la pasta dentro una ciotola coperta da un piatto piano.

Per il ripieno

Ho macinato le carne e la mela cotogna dentro il robot con le lame d’acciaio, ho unito un albume, parmigiano reggiano, noce moscata e foglioline di rucola. Se queste non l’abbiamo, vanno bene timo ed erba cipollina. Una volta tutto amalgamato, ho steso la pasta, l’ho passata sulla macchinetta in uno spessore sottile ed ho tagliato a quadrati. Li ho lessati in acqua bollente salata, li ho scolati benissimo e fatti freddare nell’acqua fredda in una ciotola, li ho tirati su e stesi sopra la tovaglia per togliere tracce d’acqua. Con un cucchiaino ho coperto tutti i quadrati di pasta che ho chiuso a cannelloni.

Ho fatto la besciamella all’acqua mescolando tre cucchiai di farina ed acqua, io faccio ad occhio. Ho messo a cuocerla a microonde per alcuni minuti, ho mescolato salato e unito olio extravergine di oliva, noce moscata buccia di limone. Se la besciamella fosse risultata troppo dura, avrei aggiunto un po’ di acqua tanta quanta ne sarebbe servita per farla diventare morbida. Poi bastava mescolare per bene.

Ho preso una pirofila, vi ho versato un po’ di besciamella, i cannelloni ed ancora la besciamella coprendoli per bene! Ho fatto cuocere a 180 gradi fino a gratinare la superficie!

I cannelloni fatti così risultano molto delicati e leggeri.

La mela cotogna spegne il sapore delle carni ed il parmigiano reggiano l’addolcisce.

Un po’ di lavoro in più, per questo piatto ma ne vale la pena!

Buona vita, buoni cannelloni di carne e mela cotogna ❤️

Tagliatelle al caffè con crema di parmigiano reggiano e noci

Per una fredda sera d’autunno e il tempo che stiamo vivendo in piena emergenza covid, per la seconda volta, la cena deve essere piacevole, gratificante e goduriosa……l’ansia si sente, si vede e cresce di ora in ora. Per conto mio, rischio attacchi di panico tutto il giorno e la notte passata quasi in bianco diventa una tortura. Che fare? Chi lo sa?

L’unica cosa piacevole è la mattina dopo una dolce colazione e rimesso a posto la mia casa, me ne vado prima a fare un giro fuori casa a controllare i miei amati fiori e dare uno sguardo al mio, nostro orto giardino scapigliato ora più scapigliato che mai per colpa della stagione e delle foglie degli alberi che cadono come natura vuole.

Una volta tornata in cucina, dopo uno sguardo alla dispensa e al frigo e ai cesti sopra il camino con le nostre amate verdure e frutta……mi invogliano le noci nuove…..ci penso su e decido cosa fare. In un angolo del camino, ci sono le uova fresche di galline felici, dono di una cara amica, nella cucina si sente forte il profumo di caffè appena comprato. Mi viene la voglia di fare il ciambellone al caffè e cioccolato fondente, scarto l’idea perché prima devo pensare al pranzo. Prendo le uova, le appoggio sopra il piano di lavoro, le rompo nella ciotola della planetaria, aggiungo farina e……..non c’è nemmeno il tempo per pensarci che con un cucchiaino lascio cadere la polvere di caffè nell’impasto della pasta. Faccio una prova, se sarà buona bene, altrimenti butterò via tutto. Lascio impastare nella planetaria e dopo un po’ finisco di lavorare la pasta sulla spianatoia. Formo una bella e tonda palla che copro con una ciotola e lascio riposare per far sì che le tagliatelle si possano stendere meglio. Signore e signori, per fare le tagliatelle possiamo usare diverse farine, 00 / 0/ o semola rimacinata di grano duro o metà 0 e metà integrale. A voi la scelta.

Una volta riposata la pasta, la stendo con la macchinetta prima nello spessore più grosso, poi in quello più sottile adatto alle tagliatelle che taglierò a mano.

Lascio asciugare la pasta e preparo la crema di parmigiano reggiano e noci

Metto nella padella un po’ di burro, 30 grammi, per fare una cosa come Dio comanda, ci vorrebbe la cipolla ma io non la posso mangiare, 30 grammi di farina che lavoro velocemente fuori dal fuoco. Stempero con 300 grammi di latte, versandolo a filo, e mescolo fino a portare ad ebollizione, metto il sale e la noce moscata. Ottenuta una crema, unisco una bella manciata di parmigiano reggiano sempre mescolando unisco le noci tritate. Riprendo la pasta e la taglio a mano non troppo sottile e faccio cuocere le tagliatelle in acqua bollente salata, le scolo, le faccio saltare nella crema di parmigiano reggiano e noci e rimescolo ancora con un’altra poca acqua di cottura della pasta perché tutto deve essere morbidoso e godurioso!

Prendo la padella che porto in tavola e servo subito!

Prima al primogenito, poi al capo di casa, poi a me che finalmente posso riposare e gustare le mie tagliatelle al caffè con crema di parmigiano reggiano e noci!

La vita va, la paura resta, l’avvenire è incerto!

Sapete che vi dico? Che dall’inizio del covid molto sono cambiata, preoccupata sempre, meno attenta alla dieta salutista perché non mi serve più. Voglio morire appagata, mangiare cose che pur sapendole nocive per me, rendono meno triste questa parte di vita.

Al resto Dio ci pensera!

Buona vita, buone tagliatelle al caffè con crema di parmigiano reggiano e noci ❤️

Lasagne di pane

Caldo che più caldo non si può. Niente fornello acceso, ma qualcosa dobbiamo mettere in tavola. Niente pasta, né riso né legumi né…….ci pensiamo un po’…..che facciamo? È l’ora di pranzo, potremmo fare solo due pomodori in insalata mescolati con peperoni e cetrioli. Non ci va proprio questo piatto. Intanto sfidando il caldo abbiamo impastato pizza e pane. Da qui ci viene una bella idea. Prediamo il pane, oh che bello e buon piatto facciamo!

Mettiamo tutto quel che serve sopra il piano di lavoro, pane, olio extravergine di oliva, parmigiano reggiano, la ricotta, facciamo un passo fuori e sotto il porticato, raccogliamo tutte le nostre erbe aromatiche. Timo, maggiorana, menta, erba cipollina, basilico, santoreggia e rosmarino. Rientriamo in casa, laviamo le erbe aromatiche, le battiamo tutte finemente con il coltellaccio…..molto vecchio e rattoppato, non buttiamo via mai i nostri cimeli di casa.

Andiamo avanti, ma secondo voi che stiamo facendo? Un bel piatto di lasagne con il pane.

Riprendiamo il pane, lo tagliamo sottile sottile, lo mettiamo nella pirofila unta di olio extravergine di oliva, un po’ di sale, un po’ di erbe aromatiche, uno strato di ricotta, un po’ di sale, una spolverata di parmigiano reggiano ed uno strato di zucchine tagliate sottili sottili, un filo di olio extravergine di, un’altra spolverata di parmigiano reggiano e via strato dopo strato, finiamo con l’ultimo di zucchine e di fettine di pane. Un altro giro di olio extravergine di e via subito in forno caldo a 180 gradi per 30/35 minuti più o meno. Prima di spegnere il forno, mettiamoci sopra scaglie di parmigiano e semi di sesamo!

Abbiamo finito, portiamolo in tavola! Questo buon piatto è completo, c’è tutto! A noi è bastato, qualcuno ha mangiato una bella insalata per completare il pranzo.

Non ci pare che ci sia voluto tanto tempo, e non ci sono ingredienti difficili da trovare. Il pane in casa non manca e nemmeno le verdure di stagione!

Buon proseguimento d’estate e a presto!

Buona vita, buone lasagne di pane ❤️

Vincisgrassi e la festa di s. Pietro e Paolo

Festa dei Santi Pietro e Paolo, una data che non posso scordare per molti motivi! Sono passati molti anni quando a Corridonia questi due santi si festeggiavano alla grande, prima con la parte religiosa poi con quella civile. Non è colpa della pandemia, ma della spopolazione e dell’invecchiamento della gente del posto se non c’è quasi più traccia di questo. La città che porto nel cuore, non è più la stessa, come il nostro paese, è diventata un posto dormitorio e niente di più. Supermercati e vacanze altrove ed esigenze varie, hanno preso il posto della tradizione popolare e festosa. La chiesa insieme alla società non hanno più bisogno di spiritualità né di feste religiose e tradizione. Allora nella superstizione popolare si crede che s Pietro e Paolo, devono essere implorati e pregati contro ogni calamità e malattia specialmente per gli animali colpiti e non solo che potrebbero perdere la vita in pochi giorni, recitando otto Pater noster, e quattro volte il Credo, la grazia arriverà certamente. Ma ahimè, sono convinta che potrà passare per il padre nostro ma per il credo ho mooooolti dubbi.

Sam Bietro e Sam Bàolo faciàteme la grazia!

E se tradizione deve essere, in tavola arriveranno “li vincisgrassi” e con crosta “scrooccarella!

Buon onomastico a tutti!

Quel che è stato è stato, s. Pietro e Paolo i conti li faremo lassù!

E se debbono essere i vincisgrassi, bisogna rispettare la tradizione e la sua ricetta che non è uguale a quella delle comuni lasagne.

Devono esserci diversi tipi di carne, di vitello, di rigaglie e creste di gallo, fegatini, animelle e cervella che io non metto, schienale di maiale, vino bianco secco, latte e brodo odori e prosciutto tagliato a dadini, pomodoro e conserva , funghi a piacere e l’olio extravergine di oliva e lardo battuto. Un sughetto un po’ “leggero”! Più la besciamella e molto formaggio grattugiato.

Per la pasta fresca all’uovo la ricetta prevede anche il vin santo, farina e semolino ed una noce di burro.

La vergara, la massaia di una volta, si alza all’alba per preparare il sugo, è un rito da fare nel silenzio e senza la presenza di alcuni.

Dopo aver fatto il battuto di lardo, si comincia a preparare il sugo mettendo nel tegame di terracotta l’olio ed il lardo, il burro, la carota, il sedano, cipolla ed aglio, piano piano si lascia rosolare, si uniscono il prosciutto crudo a pezzetti, la carne macinata anzi meglio tagliata con il coltello, i funghi e tutte le rigaglie degli animali dell’aia. Si uniscono sale e pepe e si lascia ben rosolare, si sfuma con il vinsanto e dopo averlo fatto evaporare, si prosegue la cottura unendo la passata di pomodoro, la conserva, il latte ed il brodo. Per ultimo si uniscono le animelle ed il cervello…..io non potrei mai!!!

Il sugo deve bollire gentilmente per ore, si tolgono le rigaglie che devono essere tagliate a piccoli pezzi.

Si fa la besciamella con latte farina burro e noce moscata.

Si fa la pasta fresca e una volta tagliata a grandi quadrati, si lessa nell’acqua bollente salata e si lascia asciugare sopra le candide tovaglie magari di fiandra usate solo nelle grandi occasioni.

Si prende una lastra di ferro o una pirofila ai nostri tempi, si imburrano e giù, altre calorie e grassi, si dispongono i quadrati di pasta, si ricoprono con il corposo sugo, si velano di besciamella ed un altro strato di sugo, si spolvera di formaggio grattugiato e finalmente l’ultima botta di vita, fiocchetti di burro disposti qui e là. Gli strati devono esserne otto. Si mettono i vincisgrassi a cuocere in forno caldo a 180 gradi per quasi un’ora! Servire bollenti da bruciare la lingua.

Non so quanto potrebbe essere facile oggi, fare un piatto così complicato e calorico, ma una volta tanto si potrebbe provare, sempre se si ha uno stomaco di ferro!

I vincisgrassi sono il monumento alla cucina marchigiana!

Buona vita, buoni vincisgrassi ricetta tradizionale maceratese ❤️

Tortino di zucchine ricotta ed erbe aromatiche senza farina

L’orto giardino scapigliato, comincia a regalarci i suoi primi frutti. Pochi, ma superlativi specialmente le zucchine per le quali ho un amore profondo…..ma solo per le nostre, due peperoni e un cetriolo! Questi ultimi due assolutamente veleno per me……tutto contento Cocò stomaco di ferro!

Allora che ci posso fare con tre zucchine? Un buonissimo tortino morbido profumato di calda estate che finalmente è arrivata!!!!

Sarà tanto bella la stagione, ma poi tanto fastidiosa per il caldo eccessivo! Ma lei, fa il suo lavoro benissimo.

Torniamo al tortino.

Frullo con il robot le tre zucchine, le metto nello scola insalata con un pizzico di sale a perdere l’acqua di vegetazione, così resteranno più asciutte. Le lascio così per un’ora, le metto in una ciotola, aggiungo tre uova di galline felici, noce moscata, buccia di limone, erbe aromatiche, timo, maggiorana ed erba cipollina, poco sale, parmigiano reggiano, sbatto con la forchetta, unisco 300 grammi di ricotta scolata per bene, un cucchiaino di lievito per torte salate, pizzaiolo, manco metto l’olio extravergine di oliva perché non c’è bisogno, verso tutto in uno stampo foderato di carta forno di 20 /22 centimetri e metto a cuocere in forno a 170 gradi per una mezz’ora più o meno.

Il tortino è cotto quando la sua superficie si presenta soda e compatta. Bisogna regolarsi con il proprio forno. Il mio cuoce molto di più e devo tenere sempre più bassa la temperatura.

Sformo il tortino e porto in tavola con i pomodorini ed un filo di olio extravergine di oliva ed aceto di mele.

Buona vita, buon tortino di zucchine, ricotta ed erbe aromatiche ❤️

Ravioli di patate e robiola alle erbe aromatiche con crema di riso

È festa, la pasta fresca è d’obbligo a casa nostra, sei scarsa nella tua dispensa ed il frigorifero più scarso che mai.

Hai avuto da fare in questi giorni ancora imprigionati fra la mascherina la distanza sociale, fare la fila al supermercato sotto il sole, non è da te!

Ti guardi intorno, vedi tre patate rinsecchite che aspettano di essere buttate nell’umido per far posto alle nuove. Ma tu non butti via niente, le prendi e le dai una bella collocazione.

Aspettate e vedrete.

Vuoi fare dei buoni ravioli? Ma come li vuoi fare sti benedetti ravioli se non hai né ricotta né carne? Prendi le patate, le tagli a fettine e le fai cuocere con un filo di acqua a microonde o nella pentola a pressione o normale, le lasci freddare ed unisci la robiola, il sale, il rosmarino, il timo, le noci, due foglioline di bieta rossa cruda per il colore che vai a raccogliere nell’orto giardino scapigliato e il parmigiano reggiano. Fai la pasta fresca con la semola rimacinata di grano duro e farina 0 le uova di galline, la stendi con la macchinetta, metti sopra le strisce un cucchiaino di ripieno e chiudi a ravioli. Cuoci i ravioli in acqua bollente salata, li scoli e li ripassi in padella dove hai fatto una crema besciamella di riso, mettendo a scaldare un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva, insieme a 25 grammi di farina di riso, mescoli ed unisci 250 grammi di latte senza lattosio. Salti i ravioli unisci timo e rosmarino tritati finemente.

Questa è la cucina di Mimì in una domenica fatta di tre su cinque……gli altri due?

Non svelo l’arcano!

Buona vita, buoni ravioli di patate e robiola in crema di riso ❤️

Gnocchi di pollo al pomodoro profumati di menta

Quanto non mi piaccia la carne, è risaputo, però un buon brodo fatto con il pollo non lo disdegno. Il tempo di questi giorni non è proprio bello, piove spesso e la temperatura è bassina specialmente la sera. Una buona tazza di brodo di pollo rimette a posto corpo ed anima. Il brodo è finito, è rimasto il pollo, una volta lo mangi appena cotto, caldo, caldo, metti un po’ di olio extravergine di oliva, aceto, erbe aromatiche e via. Ma se ci avanza?

Mi sta proprio sulle scatole il pollo freddo, che ci faccio?

È quasi l’ora di pranzo, l’idea? Forse più di una…..niente polpette, polpettoni, basta secondi. Trasformo il pollo in gnocchi.

Metto a cuocere le patate a fettine con un filo di acqua a microonde, le patate in questo modo sono più asciutte, però se avete paura, fatelo nella pentola, sono più di trent’anni che uso questo tipo di forno, come vedete sono ancora qui a rompere!!!

Una volta cotte le patate, le schiaccio con la forchetta, mai frullarle, tutt’al più passate con lo schiaccia patate, frullo il pollo che lo mescolo alle tre patate, unisco due uova di galline felici, parmigiano, noce moscata, menta, sale, tre cucchiai di farina e pane grattugiato quanto ne serve per ottenere un composto né troppo duro, né troppo morbido, regoliamoci. Mescolo bene e formo con le mani gli gnocchi. Mano a mano che li formo, li metto sopra un pezzo di carta forno infarinato, faccio il sugo con i pomodori a cubetti, ci sono quelli datterini della Mutti ottimi e per niente acidi. Metto il burro però per cuocerli, restano più saporiti. Il sugo ognuno lo può fare a modo suo, o con la cipolla o con l’aglio, io non metto niente perché mi risultano indigesti tutti e due, a me piacciono solo le erbe aromatiche, timo, maggiorana, erba cipollina e menta.

Metto a cuocere nell’acqua bollente salata gli gnocchi che scolo subito perché potrebbero sfaldarsi, li ripasso velocemente nel sugo insieme al parmigiano reggiano e porto subito in tavola.

Questo piatto è abbastanza sostanzioso per i tanti ingredienti che ci sono quindi se non siete dei mangioni, potrebbe essere un pasto completo! Mettiamoci un po’ di verdura e stiamo a posto!

A noi questi gnocchi sono piaciuti molto, credo che anche passati leggermente al forno gratinati, sarebbero pure più buoni!

Buona vita, buoni gnocchi di patate e pollo al pomodoro ❤️

Involtini di lattuga con ricotta mortadella

Due foglie di lattuga un po’ così, così, potevo darle alle papere per la loro felicità…..invece no…….egoismo a parte, la lattuga fatta ad involtini con ricotta, mortadella e tanti profumi e poi gratinati, è proprio buona e per voi papere, ci saranno altre foglie di lattuga!

Ed ecco come si fanno gli involtini di lattuga

Prendiamo le foglie più belle della lattuga, le laviamo, le asciughiamo con un tovagliolo, le stendiamo e le saliamo leggermente.

Mescoliamo la ricotta, con la mortadella tagliata a striscioline, uniamo un uovo, il parmigiano reggiano grattugiato, un pizzico di sale, timo, maggiorana e di noce moscata.

Mettiamo un po’ del ripieno sopra ogni foglia di lattuga, la chiudiamo ad involtino partendo dalla parte più fina, quella dove è attaccata ogni foglia e sistemiamo a raggiera tutti gli involtini sopra ad una teglia antiaderente con un filo di olio extravergine di oliva, riempiamo il centro vuoto della teglia con pomodorini tagliati salati e cospargiamo prima il parmigiano reggiano e poi pane grattugiato con erbe aromatiche. Mettiamo in forno a 180 gradi per 30 minuti.

Lasciamo che si raffreddi prima di servire!

Buoni, particolari e diversi!

Buona vita, buoni involtini di lattuga ❤️

Tagliatelle paglia e fieno con asparagi piselli e prosciutto crudo croccante

Negli anni cinquanta sessanta, andavano molto di moda le tagliatelle paglia e fieno, erano simbolo della nostra buona cucina italiana. Le gialle paglia venivamo preparate come le normali tagliatelle, farina ed uova e quelle fieno, con l’aggiunta di spinaci tritati finemente e mescolati alle uova. Il loro condimento era il buono e corposo ragù bolognese.

Oggi come ogni domenica si fa a casa nostra, è tradizione familiare fare la pasta fresca, o ravioli, o cappelletti, o tagliatelle.

Ecco qua che avevo molta voglia di tagliatelle paglia e fieno, per ritrovare il sapore di molto tempo fa e tornare indietro con i sapori, almeno in cucina lo posso fare!

Non avevo però gli spinaci per fare le tagliatelle verdi, ma come succede a me quasi sempre, l’idea nasce nel momento che mi trovo davanti al mio piano di lavoro.

I piselli freschi ci sono, sono belli verdi e le mie tagliatelle saranno bellissime.

Preparo per prima le tagliatelle paglia, metto nella ciotola della planetaria la farina di semola rimacinata di grano e di tipo 0, aggiungo le uova di galline felici, faccio impastare prima con la foglia poi con il gancio.

Una volta bella impastata, finisco di lavorare sopra la spianatoia e copro con una ciotola.

Intanto metto a sbollentare i piselli in acqua bollente salata, pochi minuti e li scolo, li passo sotto l’acqua corrente, li strizzo e li frullo mettendoli da parte. Una parte servirà per fare il condimento.

Sapete che i loro baccelli lessati e frullati sono utili per preparare una buona crema da mangiare con un filo di olio extravergine di oliva e crostini di pane “trùzzítti” abbrustoliti oppure per fare un brodo vegetale e cuocere un bel risotto? Però i baccelli non devono essere stati trattati chimicamente.

Una volta freddi i piselli li frulliamo e li mescoliamo alle uova ed alle farine per fare le tagliatelle.

Stendiamo la pasta con la macchinetta, facciamo le strisce nello spessore più grande, e al momento di passarle in quello più sottile quello giusto per le tagliatelle, inseriamo sopra erba cipollina e foglioline di timo, ripassiamole sul rullo per farle attaccare.

Per fare la pasta mélange, stendiamo nello stesso rullo un pezzo di pasta gialla ed uno verde, otterremo così strati giallo verdi. Finiamo di stendere la pasta facendo in modo che sia più mescolata possibile ripassando anche gli avanzi sovrapponendoli.

Tagliamo le tagliatelle tipo le pappardelle con il coltello, resteranno più ruvide.

Fatta la pasta prepariamo il condimento.

Mettiamo gli asparagi tagliati nella padella con una noce di burro ed olio extravergine di oliva, saliamo e pepiamo, lasciamoli croccanti, uniamo una parte di piselli, un’altra li mettiamo frullati per ottenere una crema. Nel frattempo, tagliamo il prosciutto crudo a listarelle e le mettiamo sopra un piatto con carta paglia e poi per 50 secondi al forno a microonde, togliamolo subito dal suo grasso e passiamolo nella padella ad insaporire con gli asparagi ed i piselli. Uniamo le tagliatelle scolate, mescoliamo, il parmigiano e se serve acqua della cottura della pasta. Mantechiamo bene e portiamole subito in tavola!

Le tagliatelle paglia e fieno crude avanzate, domani saranno buone per una minestra di legumi.

Buona vita, buone tagliatelle paglia e fieno agli asparagi e piselli con prosciutto crudo croccante ❤️

Ravioli con primo sale stracchino e cubetti di pecorino fresco al profumo di petali di rose

Una volta le feste religiose comandate erano l’essenziale della nostra esistenza.

Non si lavorava, si assisteva alle cerimonie religiose con molta partecipazione, si stava in compagnia dei parrocchiani bevendo nel salone della sacrestia, uno squaglio fatto con il latte ed il cacao amaro oppure un bicchierino di vermut venduto nel bottiglione da due o più litri…….non mi ricordo più.

Insieme si sgranocchiavano le pastarelle secche anche vendute in grossi sacchetti di cellophane.

Si tornava a casa allora di pranzo, anche quello preparato appositamente per festeggiare l’occasione religiosa!

Nel giorno dell’Ascensione di Gesù che capitava sempre di giovedì dopo la quinta domenica dopo Pasqua, spostata alla domenica successiva in tempi di scristianizzazione del mondo, c’era la tradizione popolare di lavarsi il viso appena svegli con l’acqua alle rose.

La notte precedente la festa, si raccoglievano le rose, si sfogliavano e si immergevano in una bacinella piena di acqua. Si esponeva sul davanzale della finestra perché la notte ascendendo al Cielo, Gesù avrebbe benedetto quell’acqua alle rose. I petali di rose venivano donati ai vicini di casa che non avevano a disposizione roseti. Un modo di far partecipare anche loro alla benedizione di Gesù..

Nel giorno dell’Ascensione non si andava in campagna: sarebbero nate le ruche (i bruchi) nelle vigne.

La notte scendeva dal cielo come benedizione e portava l’abbondanza sui campi di grano. In questo giorno veniva raccolto l’assenzio; con quest’erba gli uomini ornavano i loro cappelli e le donne li appuntavano sul loro petto.

Ora non possiamo più far tutto questo, avendo meno tempo e soprattutto poco sentimento religioso, lasciamo che scorra la nostra vita senza lo scadere del ritmo degli avvenimenti che se anche da qualche parte resistono, a noi non interessano più.

Noi ci siamo a raccontare e a ricordare ciò che siamo stati e dopo l’acqua benedetta della notte dell’Ascensione di Gesù, le rose sono state usate per devozione nei ravioli profumati e benedetti.

L’acqua di rose possiamo farla mettendo i petali in una pentola coperti di acqua, si lascia bollire fino a quando cedono il loro colore. Si lascia raffreddare, si filtra e si imbottiglia mantenendola in frigo per alcuni giorni.

Abbiamo fatto i ravioli con farina integrale e farina 0 in parti uguali e con le uova di galline felici.

Abbiamo preparato il ripieno con una parte di primo sale fatto a casa, ma lo si può comprare, unito una parte di stracchino, parmigiano reggiano, cubetti di pecorino fresco, uova, buccia di limone, rucola, menta piperita, rucola, timo ed erba cipollina tutto tritato finemente.

Abbiamo steso la pasta, tagliata a strisce e fatto i ravioli con il ripieno.

Nel frattempo abbiamo messo nella padella l’acqua di rose, un cucchiaio di maizena, abbiamo portato a bollore lentamente, unito le foglie di menta piperita, l’olio extravergine di oliva o se vi piace il burro, il parmigiano reggiano e abbiamo finito di insaporire.

Abbiamo cotto i ravioli in acqua bollente salata, scolati e ripassati nella padella con la crema di petali di rose, mescolato per amalgamare ed abbiamo portato in tavola!

L’ascensione di Gesù l’abbiamo festeggiata come un tempo, ci auguriamo che torni ad essere importante per il bene di chi ancora ha un senso religioso nella propria esistenza e di chi non l’ha mai avuto.

Sopra ai nostri ravioli quadrati, uno è a forma di triangolo come era solita farli nostra madre.

Buona vita, buona festa dell’Ascensione di Gesù ❤️