Giovanni Ginobili

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Cavare i piedi

Il sabato Santo, al suono dall’allegrezza delle campane appena slegate, ovunque si trovassero, i ragazzi si davano a saltare e facevano capriole.

In quel giorno ai piccoli in fasce si suoleva, “caccià’ li piedi” e cioè si metteva loro le scarpette e li si “lasciava”, ossia li si faceva provare a camminare, dopo aver fatto far loro capriole sul lettuccio. Ritenevano che fosse il tempo più indicato e sarebbero presto “andati soli”, avrebbero camminato da soli.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Senza campane

Subito dopo il “Gloria” dell’ultima messa dei Sepolcri del giovedì Santo venivano legate le campane affinché non suonassero e sarebbero state sciolte al “Gloria” della messa di sabato Santo, in un tripudio di suoni. Fino a quel momento le messe venivano annunciata dai ragazzini che, a due a due, partendo da piazza giravano gridando “Oooh! Chi vò’ vinì’ a la messa là lu Succùrsu (o jó le Grazie o a Sa’ Mmartì’, a seconda del luogo della celebrazione) eccola prima (o la seconda o la terza, s’intende la chiamata e la terza era l’ultima)!” e sbattendo le gnàcchere, che sono tavole spesse di legno robusto, con adatta impugnatura, recante nelle due facce due maniglie che fungevano da fragorosi percussori metallici.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Scàccia-Màrzu

Nella lista dei canti rituali di questua legati al calendario agricolo c’era lu Scàccia-Màrzu.

Questo era nei tempi antichi effettuato da comitive di giovani con l’organetto, ed in tempi più vicini a noi erano i ragazzini che, accompagnati dal suono caratteristico della sgràsciola, giravano di casa in casa per salutare Marzo e, con esso, gli ultimi strascichi invernali.

“Fòra Mùrzu, rénd’Aprì’, fòra ll’òe de li contadì'”, cantavano chiedendo uova fresche o altro da mangiare, e se nessuno di casa si faceva vedere lanciavano, sempre cantando, una serie di buffi improperi.

La sgràsciola, chiamata anche scannéllu o racanella, era uno strumento musicale povero che si costruiva con una canna dove veniva realizzato un foro in cui si inseriva una rotella di legno dentata e un bastoncino, girando con la mano a cerchio il quale si produceva il caratteristico rumore della raganella.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

DOMENICA 28 MARZO 2021

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Pàrme – Sesta domenica di quaresima

Domenica in Palmis

Per rispetto e devozione ai patimenti del Signore, guai a cantare o suonare durante la domenica delle Palme; venivano fermati, perché non sonassero le ore, anche i pubblici orologi.

Si tornava dalla messa portando i rami d’olivo benedetti, che venivano messi nelle case o su croci fatte di canne a protezione dei campi. I ramoscelli d’olivo benedetti l’anno precedente venivano bruciati e la loro cenere si spargeva per i campi affinché fossero preservati dai bruchi.

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Pasció’ – Quinta domenica di quaresima

Judica me, Deus (salmo 43,1)

La quinta domenica di passione, le nonne e le mamme narravano ai piccini ed ai grandicelli l’avvenimento della tragedia divina, l’incontro di Maria con il figlio Gesù e il pianto della Madonna, che la tradizione ha fino a noi tramandato, fin dal medioevo, in passi traboccanti accorati accenti.

In questo giorno dedicato alla passione di Cristo, i canterini del contado cantavano la “Pasció’ de Cristo”, che rammenta le sofferenze di Gesù.

La melodia era accompagnata dall’organetto e da lu tìmbulu, cioè dal triangolo con la sua asticella di ferro.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Purgatòriu – Quarta domenica di quaresima

Laetare, Jerusalem (Isaia 66,10)

Durante tale settimana i rapsodi popolari solevano andar cantando per il contado la “Pasció’ de ll’àneme sande”, componimento poetico che veniva eseguito anche nel mese di Novembre, che narra le sofferenze delle anime dei trapassati in purgatorio e sollecita per loro i suffragi. Questi ricevevano in dono uova e promettevano preghiere per i defunti della casa.

La melodia era accompagnata dall’organetto e dal picchiar del tamburello.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Li caciù’ có’ la faétta

In occasione della Pasqua si usava, tra gli altri dolci, fare li caciù’ có’ la faétta, cioè i calcioni alla fava. Nel tempo che fu, a Petriolo come in molti altri paesi del circondario, s’usava farli ogni domenica e venivano venduti per le vie del centro addirittura fino a tutta l’estate. Questa che segue è la ricetta tradizionale di Petriolo: si tengono a bagno le fave per qualche giorno, la sera prima di fare li caciù’ si sbucciano e si mettono di nuovo a bagno; alla mattina seguente si fanno bollire con un po’ di alloro fino a farle diventare purè. Quando il purè è cotto lo si passa su un setaccio per evitare che sia granelloso. E questa è la faétta. Si prepara poi la sfoglia con uovo, come per la pasta in casa, la si taglia in forme rotonde del diametro di circa dieci centimetri e nel mezzo si mette un cucchiaio di faétta, poi si chiudono come a semicerchio e, in abbondante strutto, si friggono.

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Se volete qui trovate le ricette 👇

https://farinaefiore.com/2020/02/24/li-caciu-co-la-faetta-3

Buona vita, buon tempo di Pasqua a Petriolo e non solo ❤️

Pasqua a casa nostra (3 marzo 2019)

Era il 2019, eravamo liberi e sereni, potevamo fare e dire quel che ci pareva. Mai avremmo pensato a questa maledetta pandemia che ci sta facendo perdere ogni speranza!

Però c’è la voglia di lottare e continuare a vivere e magari a pensare alla tavola di Pasqua.

2019- 3 marzo

Io ho una certa età e mi ricordo che una volta in un pranzo di festa, venivano preparate per antipasto le tartine, molte tartine e di ogni tipo. Si usavano i cracker e il pane a cassetta, venivano prima spalmati di burro per evitare che ciò che c’era sopra inumidisse il pane. Poi si decoravano con mousse o paté di tonno, sott’aceti e carciofini. Se volete la ricetta del pane a cassetta la trovate qui 👇

https://farinaefiore.com/2021/03/03/pane-a-cassetta-per-tartine/

Non si usa più ora questo tipo di antipasto, ma io trovo che invece sia ancora buono e soprattutto stuzzicoso!!!

Antica??? Può darsi!! Ma me ne faccio un baffo!

Ah, c’è anche la “crescia de cascio “ di Pasqua che viene gustata con ciausculo il salame spalmabile marchigiano!

Ho dimenticato il povero Cocò che invece ha preparato agnello e stinco con patate!

Signori, oggi è tornato il figliol prodigo ed è stata un’occasione speciale!

La vita è adesso!!

Buona vita, buon proseguimento di quaresima ❤️

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Casa netta

In tempo di Pasqua, un poco al giorno, si procedeva ad una accuratissima pulizia di tutta la casa e tutti in famiglia erano mobilitati per tale funzione, grandi e piccini.

Sarebbe prima o poi passato il prete a dare la benedizione a tutti gli ambienti di casa e ci si teneva a che tutto fosse in ordine.

A Pasqua la casa sarebbe dovuta apparire linda, quasi rinnovata. Difatti un detto recitava che “la parmétta vò’ la casa nétta”, ossia la palma benedetta, che si portava a casa dalla messa della Domenica delle Palme, vuol la casa pulita.

Si cominciava dal ripulire gli utensili di rame della cucina fino addirittura, se serviva, a tinteggiare le stanze. Prima però si tiravano giù le tende e si partiva per andare al lavatoio. Giù, giù, passando per ogni via del paese, dal castello, dalla capecciara, dalla pèrna, dalla pesa, da via della pace, da via Umberto primo e venendo su dalla Madonna delle Grazie scendendo ancora giù, fino ad arrivare alla contrada di s. Antonio, dove c’erano due bellissimi lavató’.

Nelle loro acque limpide finalmente le tende trovavano una nuova vita, e non solo quelle.

Nonna Lalla, donna esageratamente ordinata, dopo aver indossato lu zinàle, candido come la neve, con movimenti circolari del bacino, intonava una specie di canto che diceva così: “sciacquatevi cocchi di mamma!”, riferendosi ai suoi numerosi figli.

In collaborazione con l’associazione culturale l’Orastrana, qui trovate il link https://www.orastrana.it/laboratorio di musica e poesia dal 1993, attivo da dieci anni, con l’artista maceratese Nooz, nella realizzazione di una serie di performances teatrali dove le favole e i racconti della tradizione popolare delle Marche centrali incontrano musica ed illustrazioni dal vivo.

Diario alimentare di quaresima (polenta con il baccalà)

Diario alimentare di quaresima.

La pulènda présto tira, présto llénda……presto sazia e gonfia, presto rilassa, sgonfia la pancia.

C’era un tempo di vigilia che tutti rispettavano a tavola e non solo. I nostri nonni e mamme, erano tanto religiosi che cominciavano a pensare cosa mangiare di magro il giorno prima della festa solenne che cadeva in quel periodo.

Sul calendario, la prima vigilia era quella delle ceneri il mercoledì dopo carnevale, tutti i venerdì di quaresima ed il venerdì santo, via, via fino alla fine dell’anno. Molti riuscivano a fare digiuno totale. C’erano le nonne e le nostre mamme che spesso per la vigilia,

preparavano la polenta, avendo un costo basso e facilità di reperire la farina di granoturco. Il condimento seguiva il corso delle stagioni, d’inverno quando si faceva la “pista”, l’uccisione del maiale, la polenta era con le “costarelle e le sacìcce”, il sangue insaporito con le cipolle, con le “fòje tróate” e pesci di basso costo come la “renga”, l’aringa, il baccalà, lo stoccafisso, con i fagioli o ceci o le fave che finivano a bollire a fine cottura della polenta per insaporirsi meglio. La “sapa”, il mosto fresco bollito a lungo fino a diventare una salsa, diventava un altro gustoso condimento per la polenta o polentone a fette.

C’è oggi e da sempre per noi, l’esigenza di portare avanti le tradizioni e di rispettare i venerdì di astinenza dalle carni. . Perché non si perda nella notte dei tempi, abbiamo preparato la polenta con il baccalà.

Abbiamo fatto rosolare tutti gli odori come sedano, cipolla e carote tritati finissimi, nell’olio extravergine di oliva, unito i pezzi di baccalà già bagnato, il pepe rosa, abbiamo sfumato con il vino bianco ed aggiunto i pelati con il triplo concentrato di pomodoro.

Abbiamo fatto la polenta, noi la facciamo a microonde, ma ognuno ha il suo modo di farla, però con il microonde la polenta diventa una crema, l’abbiamo versata in ogni piatto e condita con il sugo ed il baccalà.

Per la preparazione della polenta, a voi la scelta farla con il microonde o tradizionalmente. Una mela a fine pasto ed il pranzo è presto fatto…….non c’era una volta nemmeno la frutta, se non si possedeva un fazzoletto di terra!

Buon cammino di quaresima!

Buona vita, buona polenta con il baccalà al pepe rosa ❤️