Petriolo

SETTEMBRE

È il mese di settembre; so’ molto cortese, a li villani io faccio le spese;

porto l’ùa, li fichi, le mele e có’ ‘sti frutti je faccio piacere.

Le opere da seguire in questo mese sono annunciate da alcuni detti:

Salvia, majorana, trosmarino trapiantali a settembre e al suo vicino.

È tempo di bacchiar le noci e la traduzione vuole che si faccia verso il 14 di questo mese intorno alla’esaltazione della Croce!

Santa Croce la pertica per la noce!

Costumanze marchigiane

Terza edizione

Buona vita, buon mese di settembre ❤️

PANCOTTO CON POMODORO MELANZANE ZUCCHINE CIPOLLA

Nanna oh…..nanna oh…..
che pacienza che cce vô!!!!
Co’stu pupu non c’e pace,
la zzuppetta non je piace….
Nanna oh……nanna oh….
Lo pangótto non je piace
che pacienza che cce vô!!!


Pangótto….aécce lo pangótto su la testa!
Avere il pancotto al posto del cervello!


Filastrocca e detto petriolese e dintorni.


Il pancotto che deve essere il primo pasto per svezzare il neonato, deve cuocere nella “pignolétta”, una piccola pentola di coccio marrone, bisogna farlo bollire fino a fare “sette veli”, quella patina che si forma sulla “bocca” della “pignolétta”.

Una volta cresciuto il neonato, del “pangótto” e della nenia, non ne vuole più sapere, ma se provasse il mio pangótto si leccherebbe i “baffi”!


Pomodori rossi maturati al sole di agosto, cipolla, melanzane e zucchine e crosta di parmigiano reggiano. Olio extravergine di oliva di casa nostra a crudo, peccato che sia agli sgoccioli, e tante erbe aromatiche!


Cocò ha fatto il bis….mormorando……quanno è bbonu lo pangótto!!!

E chiudi la bocca e magna!

Buona vita, buon pancotto ❤️

CIAMBELLONE DI FICHI ALLO YOGURT BIANCO GRECO

In un pomeriggio di quasi fine agosto passato a divertirmi con il mio amato primo nipote Carlo il magno, de L’ora strana, laboratorio di poesia, musica, specialista e cultore del nostro dialetto petriolese e dintorni, abbiamo come al solito raccontato i nostri ricordi, spesso lo facciamo anche per telefono in questo tempo di covid. Ci piace molto farlo, ed è un buon esercizio di memoria specialmente per me.

Come due ragazzi, ci siamo rincorsi fra gli alberi del nostro orto frutteto giardino scapigliato per fare delle storielle. Mentre il temporale ci girava intorno, abbiamo raccolto qualche fico da mangiare lì, così senza pensarci su. Niente mani disinfettate, che c’entrava con la natura intorno?

La nostra cucina nel frattempo era sguarnita, stamattina Cocò era disperato, spiandolo, ha cercato ovunque e non ha trovato neanche uno straccio di dolce, in questi giorni mi sono riposata un po’.

Ed allora mentre Carlo si divertiva a riprendermi, fra una battuta e l’altra nel nostro dialetto duro e rustico, ho preparato un buonissimo “ciammellottu”, con yogurt bianco greco e fichi.

Il racconto della ricetta ve la racconto.

Se vi piace, fatemi sapere.

Lavorate 4 uova di galline felici, 150 grammi di zucchero, semi di vaniglia o vanillina, 150 grammi di yogurt bianco greco o come “ve piace”, 60 grammi di olio di girasole, buccia di limone. Unite 100 grammi di maizena e 200 grammi di farina 0 con una bustina di lievito per dolci. Versate nello stampo due terzi di impasto metteteci qualche fico a pezzi ricopriteli con il resto dell’impasto, mettetici ancora qualche fico e fate cuocere a 180 gradi per 35/40 minuti.

Vedete voi come cuoce il vostro forno, lo dovreste conoscere bene.

Ed aspettate il domani per gustarlo in pace ed in solitudine come piace a me.

Buona fine d’estate e se Dio vuole l’anno prossimo ci sarò, altrimenti ci vediamo jó “li ciprissitti”!

Ma che non venga mai da me….Mariano diceva!!!

Aspettatevi un’altra buonissima ricetta di ciambellone con i fichi e le noci!

Prossimamente ve la racconto la ricetta!

Buona vita, buon ciammellottu con i fichi e li yogurt bianco greco ❤️

ALLA PRIMA PIÒGGHJA D’AGUSTU OGNI TRISTE VILLÀ SE MÉTTE LU VÙSTU

Alla prima pioggia di agosto ogni povero villano si ricopre perché incomincia la stagione fredda!

Detto popolare contadino petriolese!

Ma il profumo del brodo di pollo che c’è in casa in una giornata piovosa e fresca di quasi fine agosto, non è già un preludio della stagione autunnale che sta per arrivare?

I colori cominciano ad assumere tutti la stessa tonalità del rosso, arancio, giallo, senape, mattone, nocciola e marrone scuro come i nuovi e buoni frutti autunnali.

La voglia di stare in casa, il bisogno di sorseggiare bevande calde, un te ai frutti di bosco, una tazza di squaglio magari con due biscotti alla cannella, il profumo del mosto fresco messo a riscaldare con i semi di anici per impastare i biscotti, una minestra fumante, bastano per sperare di ricominciare a vivere lentamente e dolcemente!

Ed intanto ho fatto la minestra con il brodo di pollo infelice: e chi ce l’ha il pollo dell’aia?

La pasta fresca all’uovo fatta con i ritagli delle tagliatelle, calati nella pentola fumante come faceva mia madre che quando tagliava la pèrna (la sfoglia), l’inizio e la fine essendo più corti ed irregolari, li lasciava da parte per cuocerli nella minestra.

Buona vita, buona fine di agosto ❤️

AGOSTO

Anche l’ottavo mese dell’anno, cui il Senato romano volle dare il nome di Augustus, in onore dell’Imperatore Cesare Augusto, ha savi consigli per l’agricoltore.

Zappa le viti d’agosto se vo’ rimpì’ la cantina de mosto!

Se piòe nel mese d’agosto piòe mele e piòe mosto!

Costumanze marchigiane di Giovanni Ginobili!

ESTATE E L’ORTO FRUTTETO GIARDINO SCAPIGLIATO

Fra gli alberi di frutta che muoiono per l’età che avanza ed il caldo eccessivo, qualche buon prodotto arriva lo stesso sulla nostra tavola.

Accontentiamoci e tiriamo avanti perché il ciclo della vita è uguale per tutti gli esseri viventi!

Buona vita, buona estate a tutti ❤️

Albicocche e la marmellata
(altro…)

MARMELLATA DI ALBICOCCHE O PRUGNE O PESCHE ALLA LAVANDA

Ecco fiori per voi:
lavanda fragrante, menta, santoreggia, maggiorana,
il fiorrancio, che va a letto col sole
e con lui s’alza, piangendo: questi son fiori
di mezza estate, e io penso che si diano
a uomini di mezza età.
(William Shakespeare)

Viene in mente la Provenza con i suoi meravigliosi campi viola di fiori di profumatissima lavanda.

In questo momento caldo che più caldo non può essere, non è possibile pensare di lasciar marcire le albicocche che stanno maturando in fretta per il sole che brucia e approfittiamo per fare la marmellata più fresca e profumata dell’estate, i fiori di lavanda sono sbocciati, raccogliamoli la mattina presto e mettiamoci al lavoro!

Questa è la ricetta classica di tutte le marmellate, possiamo usarla anche per farla con le pesche o le prugne!

Andiamo agli ingredienti ed al racconto!

Ingredienti

Un kl di albicocche o pesche

750 grammi di zucchero io ne metto anche 500 grammi, bisogna vedere la compattezza della frutta che può essere meno o più matura

Il succo di limone

Fiori di lavanda

Preparazione

Mettiamo le albicocche spaccate in due nella pentola, uniamo il succo di limone e lo zucchero, i fiori di lavanda sistemati in un sacchettino di tela fine ed iniziamo la cottura a fuoco basso, mescoliamo spesso fino ad ottenere una consistenza giusta e di colore giallo scuro. Facciamo la prova del piattino freddo da frigo, mettiamo un cucchiaino di marmellata ed incliniamolo, la marmellata è pronta se questa non scivola velocemente.

Se ci piace una marmellata senza pezzi, possiamo frullarla con un frullatore ad immersione!

Spegniamo il fuoco, mescoliamo e togliamo il sacchettino di lavanda che strizziamo per far uscire tutte le sue essenze!

Mettiamo la marmellata nei vasetti sterilizzati chiudiamoli con i loro coperchi e capovolgiamoci per ottenere il sottovuoto!

Io per sicurezza faccio sterilizzare la marmellata dato che molta di questa, viene donata!

Se lo facciamo, lasciamo bollire per 25/30 minuti dal primo bollore!

Riponiamo la deliziosa marmellata di albicocche alla lavanda in dispensa e facciamone quel che ci piace!

Molto spesso io la uso non solo nelle fette di pane o nelle crostate, ma anche nella cheesecake mettendo prima i biscotti sbriciolati, poi una volta gelati in surgelatore, una crema di yogurt bianco greco o ricotta o Filadelfia e sopra un velo di marmellata di albicocche alla lavanda!

Provatela e fatemi sapere!! Mah!

Buona vita, buona marmellata di albicocche alla lavanda ❤️

S. GIOVANNI BATTISTA

Tradizione popolare marchigiana di Giovanni Ginobili maestro a Petriolo.

Nella festa del Battista si suole ancora oggi fare un’acqua odorosa: è usanza superstiziosa e gentile cui tutto il popolo marchigiano tiene assai.

Nella notte precedente la ricorrenza del santo si raccolgono fiori determinati, erbe odorose, una spiga di grano, l’erba dell’invidia ed uno spicchio di aglio;

si tiene tutto a bagno in un recipiente per l’intera notte. La mattina appresso, all’alba, le mamme lavano con quell’acqua i loro figlioli per tenerli lontani dal malocchio, della stregoneria, dall’invidia.

Torna in mente il bellissimo sonettò che su tale argomento scrisse la nota scrittrice Alinda Bonacci Brunamonti e ben volentieri riportiamo la prima strofa in cui sono elencate le erbe prescritte per tale acqua prodigiosa.

Le cimette io cogliea della mortella, spigo, timo, cedrina, e vigorosa menta, con rosmarino e nippitella foglie di noce e qualche ultima rosa.

Altrove si mette anche foglie di lauro e di quercia; l’aglio ha influsso contro la stregoneria.

Al mio paesello, a Petriolo, era pia consuetudine andarsi a bagnare nel torrente Fiastra. I paesani partivano in massa verso le ore 21, per trovarsi al torrente e tuffarsi nell’acqua alle ore 22 precise.

E questo un ricordo del fiume Giordano, ove il Precursore predicava penitenza al popolo di Israele e dove battezzò Cristo al primo suo uscire alla vita pubblica.

È salutare simile bagno, giacché l’acqua è benedetta dal Santo; non solo ma altrove conducono anche le pecore perché donino abbondanza di latte e di lana , e le mucche.

E molti che vanno soggetti a dolori reumatici tornano dal fiume recando una pietra che conservano fino all’anno dopo; essa ha la virtù.

Nei tempi più lontani il contadino, all’alba mandava tutte le bestie a pascolare, come in alcune parti avveniva il 3 di maggio nella ricorrenza di Santa Croce; l’erba ha la rugiada (la guazza) del Santo e ciò è salutare per le bestie; non solo , ma è credenza che per virtù di detta rugiada benedetta l’umore ( il sudore) della vite, si tramuti in mosti e che tale umore guarisca anche gli sfoghi della pelle.

È il tempo della mietitura; della santa solenne festa dei campi.

Un proverbio annuncia che di s. Giovanni si miete qua e là; si smacchia.

S. Gióanno;

pija la farge e va spuntanno.

Dunque è la ricorrenza di questo santo che dà il via alla tanto pesante , ma pur lieta opera della mietitura.

San Pietro;

pija la farge e mète.

È interessante conoscere i bei motivi fantasiosi della tradizione marchigiana, oggi quasi completamente spariti. Descriverli non ci sembra ozioso, specie poi, se si pensi che di sovente si leggono in riviste e quotidiani, descrizioni completamente errate o piene di tanta confusione da deformare e svisare indegnamente quella che è la più bella, la più cara, la più eletta creazione popolare, quella che è la sapienza della feconda gente marchigiana.

Tratto da Costumanze marchigiane (2raccolta) del poeta scrittore Giovanni Ginobili maestro a Petriolo.

Buona vita, buona festa di s. Giovanni Battista!