regali

C’era una volta il regalo esposto!

C’era una volta l’esposizione dei regali da sposa.

Nella saletta o nella stanza più bella, sopra a più tavoli vestiti con le tovaglie bianche più belle, ricamate a mano, si metteva in bella mostra ogni regalo, dono per il matrimonio che si celebrava a giorni.

La sposa se non impegnata nella casa sua futura o la mamma, appena ricevuto il regalo di parenti e amici, lo scartava davanti alla persona arrivata fin lì per omaggiare quell’avvenimento, piegava con cura la carta ed il fiocco, ed esponeva il dono ricevuto.

Allora i regali erano essenzialmente servizi di piatti più o meno preziosi, bicchieri, servizi da tè, da caffè, posate più o meno preziose, e pentole e elettrodomestici vari.

Ogni dono era accompagnato da un biglietto da visita con scritti gli auguri e la firma del capo famiglia. La saletta diventava una bellissima vetrina che doveva restare a disposizione delle persone invitate e non, fino a parecchi giorni dopo il matrimonio avvenuto.

Si offrivano in cambio con un cucchiaino apposito, i confetti sfusi messi in contenitori trasparenti. Solo a celebrazione avvenuta, il giorno dopo, veniva offerto un piccolo rinfresco che consisteva in qualche “cavarè”, un vassoio di pastarelle secche con un bicchierino di Vermouth bianco comprato a bottiglioni!

Questo è in parte, il racconto di molto tempo fa, pochi ora ricordano com’era ogni avvenimento di allora o per mancanza di ricordi o perché quel periodo sembra così passato di moda da non valere più nemmeno la pena di ricordarlo!

Peccato!

Io ho ancora molti di questi doni, alcuni custoditi nelle loro scatole preziose blu o rosso bordeaux. Questi sono i cucchiaini d’argento per il gelato.

Appena sposata, senza tanta esperienza e con poca voglia di stare in casa, misi i cucchiaini in lavastoviglie rovinando i manici. Ma si sa come le giovani spose!!!

Buona vita, buon proseguimento di ricordi antichi ma tanto belli!

Lu vecchjò de sant’Andò

Lo sentivi arrivare quando iniziava a sbattere il bastone sui muri mentre, con fare maldestro, si accingeva a scendere le ripide scale di casa di mia nonna.

Solitamente arrivava nel tardo pomeriggio della sera della festa di Sant’Antonio abate – 17 gennaio. Si capiva per il profumo nell’aria: quello dei mandarini che era solito regalare a noi bambini. Insieme ai suoi passi, c’era subito la timida risata di mia nonna, che per non farsi scoprire dai noi più piccoli, si copriva la bocca con la mano.

Poi eccolo arrivare sulla porta della cucina e gridando ad alta voce: èccome, èccome, chi è che piagne? Chi c’ha paura de lu vecchjó ???

E qui un misto tra risa e pianti, tra chi si nascondeva sotto il tavolo e chi scappava nell’altra stanza, tra chi abbracciava la mamma e chi invece rideva a più non posso perché aveva riconosciuto il misterioso befanone.

Una volta placata la situazione eccolo qua: apre il sacco, cercando di farci avvicinare a lui, tira fuori: mandarini, quaderni, colori e caramelle e sbattendo i piedi con gli scarponi, girava le spalle e risaliva le ripide scale per spogliarsi degli stracci di vecchjò!

Soltanto appena udito lo sbattere della porta di casa, la paura passava in fretta e furia e velocemente si cercava di allungare le mani per afferrare il dolcetto preferito.

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