venerdì santo

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Le “Tre ore”

Il giorno del Venerdì Santo, in commemorazione dell’agonia sulla croce di nostro Signore Gesù Cristo, si teneva la funzione religiosa detta delle “Tre ore”.

La chiesa della Madonna della Misericordia era sempre talmente colma di gente che i banchi e le sedie non bastavano, tant’è che venivano presi in prestito presso le case sedie e sgabelli. C’erano tutti, paesani e contadini, questi ultimi saliti dalle campagne con gli zoccoli che avevano avuto cura di cambiare con delle scarpe pulite approfittando dell’amicizia delle famiglie del paese.

Durante la funzione un predicatore, dal pulpito, enunciava le Sette parole di Cristo in croce, le commentava e i cori, anch’essi, le cantavano. Lo scenario aveva la Croce del Cristo crocefisso in mezzo ai due ladroni, su uno sfondo di teli neri, ai lati le sacre effigi di San Giovanni e della Madonna addolorata con in petto le sette spade, e infine la bara, lu cataléttu in cui, finita la funzione e fatta la schjodazió’, cioè la deposizione del Cristo, vi veniva adagiato.

Finite le “Tre ore”, un insolito movimento animava il paese. Le botteghe degli artigiani erano tutte trasformate in edicole sacre, popolarmente chiamate sfondi, in cui erano rappresentate scene inerenti la passione di Cristo. Su tutte le finestre, ornate di arazzi o di coperte colorate, venivano accesi lampioncini, candele e luminélli (piccoli lumi scoperti di coccio, a olio, con lo stoppino che sporge dal becco).

Si preparava la solennissima processione notturna del Cristo Morto.

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