EVENTI

Diario alimentare di quaresima

Si potrebbe cominciare a far digiuno, quello vero, fatto da rinuncia e sacrifici. Farebbe bene allo spirito e al corpo.

Mi sforzo di sopportare pazientemente le persone moleste, vicine e lontane, io ci provo ma alla fine ce li mando senza tanti complimenti. Poi mi girano abbastanza tanto, quanto gira il covid. C’è il sole, c’è da sbrogliare fuori e c’è un mondo di rincoglioniti che non fanno altro che dire le stesse cose e sono tutto fumo niente arrosto. Mi girano tanto…….ma pure oggi hanno “magnato”, la prossima volta non si sa.

Allora questo è un unico piatto, con il pollo marinato nel succo di clementine e limone, tutte le erbe aromatiche del nostro orto giardino scapigliato, qui è meglio sorvolare………le puntarelle della cicoria, crema di yogurt bianco greco e parmigiano reggiano. Vacci…….andiamoci insieme!

Facile preparazione.

Mettiamo il pollo a pezzi nel succo di clementine e limone, facciamo un trito di erbe aromatiche, timo, rosmarino, alloro, santoreggia, bacche di ginepro e sale. Lasciamo in infusione per qualche ora. Scaldiamo un filo di olio extravergine ed una noce di burro, uniamo il pollo, lasciamo rosolare, aggiungiamo le puntarelle e bagniamo con il succo della marinata. Mettiamo lo yogurt bianco greco ed il parmigiano reggiano, scoliamo la pasta, lasciamo mantecare con un po’ di acqua di cottura. Serviamo con l’aggiunta di puntarelle crude tagliate prima e lasciate aprire nell’acqua fredda.

Buona vita, buona pasta col pollo alle clementine e limone ❤️

Diario alimentare di quaresima

Diario alimentare di quaresima.

Non ci preoccupiamo mai per preparare da mangiare, non ce ne facciamo un problema, mai, perché se ci mettessimo a pensare ed a organizzare un pasto molto tempo prima, noi andiamo in tilt.

Allora, oggi siamo tornati a casa quasi all’ora di pranzo, che facciamo?

Apriamo il frigo, il surgelatore, la porta del porticato e, prendiamo il mascarpone, le pepite di bucce di arancia conservate in surgelataore, la zucca fuori al freddo.

Tagliamo la zucca, la lasciamo cuocere in forno a microonde per ammorbidirla, mettiamo l’acqua a bollire per gli spaghetti, frulliamo la zucca ed il mascarpone, uniamo le pepite di arancia, scoliamo la pasta e condiamo.

Buoni e profumati….no??? Voi preparate le pepite di arancia? Fatelo, che vi serviranno per molti usi.

Buona vita, cammino di quaresima ❤️

Farfalle con polpettine di bollito e “sgrisciuli” (ciccioli)

Diario alimentare di quaresima.

Avanza il bollito, dopo un giorno riscaldato senza il suo brodo, a noi non piace, non resta che farci le polpettine insieme alle carote, alle erbe aromatiche, uova, noce moscata e parmigiano reggiano. Facciamo il sugo di pomodorini, intanto mettiamo a cuocere le polpettine in forno, non le friggiamo, le lasciamo insaporire nel sugo. Abbiamo messo in surgelatore “li sgrisciuli”, perché così si manterranno fino all’anno prossimo. Li facciamo diventare croccanti per un minuto o due al forno a microonde. Scoliamo le farfalle, le condiamo con il sugo e spolveriamo di “sgrisciuli”! Buona e croccante questa pasta. Il cammino continua sperando di non incontrare altri inghippi…..l’aria non è bella!

Buona vita, buone farfalle con polpettine di bollito e sgrisciuli ❤️

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Ultimo giorno di Carnevale e le ceneri

La combagnìa de li gòbbi (la compagnia dei gobbi) è quella che nel tempo andato, nella mascherata dell’ultimo giorno di Carnevale, pensava a seppellire le ceneri del pupazzo, rappresentante lo stesso Carnevale, dopo la sua condanna al rogo, cantando una nenia funebre di Carnevale.

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Carnevale a Petriolo

Tempo di carnevale a Petriolo, pillole di tradizioni popolare pasquali nel paese di Giovanni Ginobili.

Lu vejó de le cecàre

“Jende tutte de ‘sto munno, per godé’ finende ‘nfunno, Pitrió’ ve ‘mmita annare ar Vejó’ de le cecare”, questi erano i versi iniziali della poesia composta dal Maestro Giovanni Ginobili che cempeggiavano sui manifesti appesi ovunque in paese, sui muri e sulle vetrine.

Lu vejó de le cecàre, cioè il veglione delle cicale, era l’evento principale del tempo di carnevale a Petriolo, a cui mancare era un vero e proprio delitto.

Era una festa elegante e gioiosa allo stesso tempo, alla quale le ragazze partecipavano in abito da sera e i giovanotti in abito scuro, e si teneva a teatro l’ultimo sabato di carnevale.

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La Cannelòra (La Candelora)

Buona festa della Luce!

Nella celebrazione della messa della Purificazione di Maria Vergine, il parrocco dona ad ogni fedele una candela benedetta come segno di una Luce perennemente accesa per non perdere la fede. Una volta era più o meno grossa a seconda delle decime che pagava e della classe sociale cui apparteneva il parrocchiano. La candela portata a casa, era conservata gelosamente e veniva appesa sopra il letto insieme alle immagini sacre. Era un brutto segno se la candela si rompeva, o veniva accesa senza un’occasione eccezionale e peggio ancora perderla. La candela benedetta preservava le persone dai mali, le case dai dalle calamità e dai pericoli. Si diceva che servisse a far luce nelle tenebre scese per castigo divino sulla terra. Allora nessun lume arderà fuorché la candela benedetta e chi non la possederà dovrà stare al buio più profondo fino a non si sa quando. La candela benedetta si faceva ardere nelle grandi calamita naturali, i contadini l’accendevano quando una grandinata eccezionale stava per mandare in fumo le speranze delle loro fatiche, insieme alla preghiera delle litanie dei Santi, il lume della candela benedetta donava una speranza dell’intervento della bontà divina. Così negli ultimi istanti della vita, ogni persona di nostra terra, sul letto del suo ultimo giorno terreno, teneva in mano la candela benedetta che le recava la luce della fede. Dalla Candelora ha origine un noto proverbio che pretende darci l’annuncio della fine dell’inverno ma………condizionatamente:

Cannelora: dell’immerno sémo fòra;

se ce dà sòle solella

c’è quaranda dì d’inverno

se ce negne e se ce pioe

ce ne sta quarandanove.

O arda o vàssa, l’invernàta è fino a Pasqua.

Buona vita, buona festa della Candelora❤️

Pasta grannies

Succede pure che ti fanno fare la “pasta grannies”, senza possedere il prodotto principale, c’è solo l’età e questo attualmente è bastato per preparare un piatto tradizionale, povero e popolare della nostra tradizione marchigiana. Ti cercano, ti trovano e ti vengono a casa a fare la diretta del tuo piatto. Sei molto impacciata ed impaurita, ma è andata lo stesso. Bene o male, non lo sai, però è servito per vederti “descritta è raccontata” in un giornale regionale. È ormai una notizia di qualche mese fa, ma eccola qui!

Lu vecchjò de sant’Andò

Lo sentivi arrivare quando iniziava a sbattere il bastone sui muri mentre, con fare maldestro, si accingeva a scendere le ripide scale di casa di mia nonna.

Solitamente arrivava nel tardo pomeriggio della sera della festa di Sant’Antonio abate – 17 gennaio. Si capiva per il profumo nell’aria: quello dei mandarini che era solito regalare a noi bambini. Insieme ai suoi passi, c’era subito la timida risata di mia nonna, che per non farsi scoprire dai noi più piccoli, si copriva la bocca con la mano.

Poi eccolo arrivare sulla porta della cucina e gridando ad alta voce: èccome, èccome, chi è che piagne? Chi c’ha paura de lu vecchjó ???

E qui un misto tra risa e pianti, tra chi si nascondeva sotto il tavolo e chi scappava nell’altra stanza, tra chi abbracciava la mamma e chi invece rideva a più non posso perché aveva riconosciuto il misterioso befanone.

Una volta placata la situazione eccolo qua: apriva il sacco, cercando di farci avvicinare a lui, tirava fuori: mandarini, quaderni, colori e caramelle e sbattendo i piedi con gli scarponi, girava le spalle e risaliva le ripide scale per spogliarsi degli stracci di vecchjò!

Soltanto appena udito lo sbattere della porta di casa, la paura passava in fretta e furia e velocemente si cercava di allungare le mani per afferrare il dolcetto preferito.

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Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟱 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗡𝗮𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗚𝗲𝘀𝘂̀

Componimento di Giovanni Ginobili, primo classificato nel concorso “Natale 1967” indetto dall’Enal Provinciale di Macerata.

«Natà’ ssandu, te vramo comm’allóra

quann’ero ciucu. Sai? non véco ll’ora

che ‘rrighi, anghi de né’ tuttu ’ngappatu.

E vvéchju so’ … Ci-àgghio condate ll’ore…

Oh, lo passato no, none no mmòre!

È li falò de la “Vinuta” sanda

che mme rrecòrda tutta, tutta quanda

la vita de ’na ‘ò, de picculìttu

quanno, ‘ccando ll’aròla, zittu zittu

‘scordào a ‘rrécchje tise, mamma mia

che de la Sanda Nàsceta dicia.

Che mmeraéje!!!; ll’agiuli, li candi,

le vèstie che sse parla…, eppó li piandi

che ffa lu vò’; lu pòru somaréllu

che sse ‘gnenòcchja…, pare de vedéllu.

E le fondane che le vutta mèle,

ll’arbiri che fiuscie…; non adèle

cóse de paradisu che tte ‘nganda?

– Questo ‘ccombagna la Nàsceta sanda –

dicia la matre mia. E io ner core

le tengo comme cóse de valore.

E ‘gni annu che ‘sti dì le rpénzo angóra:

e ssò’ bbiatu, comm’adèro allora.»

Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮𝟯 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

La notte di Natale, nel momento in cui nasce il Redentore, usanza vuole che gli animali parlino, il somarello pieghi le ginocchia, il bue pianga, il gallo, col suo «chicciricchì» annunci ch’è nato Gesù; ma nessun uomo potrà mai osare di ascoltare il loro linguaggio poichè morirebbe all’istante, o sarebbe ucciso dalle stesse bestie.