Giovanni Ginobili

Gnocchi di polenta avanzata

Questi sono dei buonissimi gnocchi fatti con la polenta avanzata, potevo farci molte cose, crocchette con scamorza, con il tonno, con le erbe spontanee oppure un dolce tradizionale della mia infanzia che preparava nostra madre quando le avanzava la polenta…..”lu pizzutéllu”!

Lei prendeva un piatto fondo di quelli dove condiva la pasta, metteva dentro la polenta che era diventata dura perché del giorno prima, univa un “acinittu”di zucchero, cioè poco perché lo custodiva come un gioiello prezioso da usare per i suoi cinque figli, l’uva passa ammollata o i fichi secchi, noci ed un goccio di mistrà il liquore al profumo di semi di anici magari regalatole dai suoi clienti di campagna. Stendeva la polenta sopra una teglia unta e spolverata di farina di mais e cuoceva in forno fino a quando “lu pizzutéllu”, diventava croccante. Lei nostra madre, per tenerci buoni o per farci addormentare ci cantava una filastrocca che faceva così!

“Cinnì……cinnì….cinnòla……qui nominava il nome del malcapitato figlio, Vattelappesca…..va alla scuola…..a scuola con il canestrello pieno di pizzutéllu…..la maestra gli fá festa….buttalo dalla finestra!!!! Non sapremo mai chi volesse buttare giù quella sciagurata maestra, se il canestrello con il “pizzutéllu” o quel povero bimbo spaurito!

Per fare gli gnocchi abbiamo mescolato la polenta con due rossi d’uovo, farina e parmigiano reggiano, abbiamo impastato, fatto dei cilindri e tagliato gli gnocchi, abbiamo fatto un sugo di pomodoro con olio extravergine di oliva di casa nostra e tanti profumi dell’orto giardino scapigliato, spolverata di parmigiano reggiano e portato in tavola!

Buoni…..buonissimi e quel palato e quel naso di casa giudici come sempre, hanno detto sì!

Allora non fatevelo scappare questi buonissimi gnocchi quando avrete la polenta avanzata.

Buona vita, buoni gnocchi di polenta avanzata!❤️

Ascensione

La notte che precede la festa dell’Ascensione si colgono le rose più belle e più profumate. Chi ne ha tante nel proprio giardino ne fa dono a chi non ne ha. Un contenitore con l’acqua ed i petali di rose immersi, si espone sopra il davanzale della finestra e si tiene fuori tutta la notte, in omaggio a Gesù che sale al cielo.

La tradizione vuole che Gesù, salendo al cielo, benedica questi fiori e le persone che con devozione ed amore li hanno esposti in suo onore.

La notte scende dal cielo come benedizione e porta l’abbondanza sui campi di grano.

La mattina, quell’acqua profumata e benedetta, serve per bagnarsi il viso, ricevendo la benedizione di Gesù.

In questo giorno viene raccolto l’assenzio; con quest’erba gli uomini ornano i loro cappelli e le donne li appuntano sul loro petto.

Una tradizione popolare vuole che il giorno dell’Ascesa di Cristo Redentore, nemmeno i pulcini escano dall’uovo, anche se sia ora che nascano; tanto è il dovere che si ha in questo giorno, di non compiere opera alcuna.

La festa cadendo nel giovedì che segue la quinta domenica dopo Pasqua, è festa mobile e in alcune nazioni cattoliche è festa di precetto, riconosciuta nel calendario civile a tutti gli effetti.

In Italia previo accordo con lo Stato Italiano, che richiedeva una riforma delle festività, per eliminare alcuni ponti festivi, la Conferenza episcopale italiana ha fissato la festa liturgica e civile, nella domenica successiva ai canonici 40 giorni dopo Pasqua.

Buona festa dell’Ascensione!

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Cavare i piedi

Il sabato Santo, al suono dall’allegrezza delle campane appena slegate, ovunque si trovassero, i ragazzi si davano a saltare e facevano capriole.

In quel giorno ai piccoli in fasce si suoleva, “caccià’ li piedi” e cioè si metteva loro le scarpette e li si “lasciava”, ossia li si faceva provare a camminare, dopo aver fatto far loro capriole sul lettuccio. Ritenevano che fosse il tempo più indicato e sarebbero presto “andati soli”, avrebbero camminato da soli.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Senza campane

Subito dopo il “Gloria” dell’ultima messa dei Sepolcri del giovedì Santo venivano legate le campane affinché non suonassero e sarebbero state sciolte al “Gloria” della messa di sabato Santo, in un tripudio di suoni. Fino a quel momento le messe venivano annunciata dai ragazzini che, a due a due, partendo da piazza giravano gridando “Oooh! Chi vò’ vinì’ a la messa là lu Succùrsu (o jó le Grazie o a Sa’ Mmartì’, a seconda del luogo della celebrazione) eccola prima (o la seconda o la terza, s’intende la chiamata e la terza era l’ultima)!” e sbattendo le gnàcchere, che sono tavole spesse di legno robusto, con adatta impugnatura, recante nelle due facce due maniglie che fungevano da fragorosi percussori metallici.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Scàccia-Màrzu

Nella lista dei canti rituali di questua legati al calendario agricolo c’era lu Scàccia-Màrzu.

Questo era nei tempi antichi effettuato da comitive di giovani con l’organetto, ed in tempi più vicini a noi erano i ragazzini che, accompagnati dal suono caratteristico della sgràsciola, giravano di casa in casa per salutare Marzo e, con esso, gli ultimi strascichi invernali.

“Fòra Mùrzu, rénd’Aprì’, fòra ll’òe de li contadì'”, cantavano chiedendo uova fresche o altro da mangiare, e se nessuno di casa si faceva vedere lanciavano, sempre cantando, una serie di buffi improperi.

La sgràsciola, chiamata anche scannéllu o racanella, era uno strumento musicale povero che si costruiva con una canna dove veniva realizzato un foro in cui si inseriva una rotella di legno dentata e un bastoncino, girando con la mano a cerchio il quale si produceva il caratteristico rumore della raganella.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

DOMENICA 28 MARZO 2021

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Pàrme – Sesta domenica di quaresima

Domenica in Palmis

Per rispetto e devozione ai patimenti del Signore, guai a cantare o suonare durante la domenica delle Palme; venivano fermati, perché non sonassero le ore, anche i pubblici orologi.

Si tornava dalla messa portando i rami d’olivo benedetti, che venivano messi nelle case o su croci fatte di canne a protezione dei campi. I ramoscelli d’olivo benedetti l’anno precedente venivano bruciati e la loro cenere si spargeva per i campi affinché fossero preservati dai bruchi.

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Pasció’ – Quinta domenica di quaresima

Judica me, Deus (salmo 43,1)

La quinta domenica di passione, le nonne e le mamme narravano ai piccini ed ai grandicelli l’avvenimento della tragedia divina, l’incontro di Maria con il figlio Gesù e il pianto della Madonna, che la tradizione ha fino a noi tramandato, fin dal medioevo, in passi traboccanti accorati accenti.

In questo giorno dedicato alla passione di Cristo, i canterini del contado cantavano la “Pasció’ de Cristo”, che rammenta le sofferenze di Gesù.

La melodia era accompagnata dall’organetto e da lu tìmbulu, cioè dal triangolo con la sua asticella di ferro.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Purgatòriu – Quarta domenica di quaresima

Laetare, Jerusalem (Isaia 66,10)

Durante tale settimana i rapsodi popolari solevano andar cantando per il contado la “Pasció’ de ll’àneme sande”, componimento poetico che veniva eseguito anche nel mese di Novembre, che narra le sofferenze delle anime dei trapassati in purgatorio e sollecita per loro i suffragi. Questi ricevevano in dono uova e promettevano preghiere per i defunti della casa.

La melodia era accompagnata dall’organetto e dal picchiar del tamburello.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Li caciù’ có’ la faétta

In occasione della Pasqua si usava, tra gli altri dolci, fare li caciù’ có’ la faétta, cioè i calcioni alla fava. Nel tempo che fu, a Petriolo come in molti altri paesi del circondario, s’usava farli ogni domenica e venivano venduti per le vie del centro addirittura fino a tutta l’estate. Questa che segue è la ricetta tradizionale di Petriolo: si tengono a bagno le fave per qualche giorno, la sera prima di fare li caciù’ si sbucciano e si mettono di nuovo a bagno; alla mattina seguente si fanno bollire con un po’ di alloro fino a farle diventare purè. Quando il purè è cotto lo si passa su un setaccio per evitare che sia granelloso. E questa è la faétta. Si prepara poi la sfoglia con uovo, come per la pasta in casa, la si taglia in forme rotonde del diametro di circa dieci centimetri e nel mezzo si mette un cucchiaio di faétta, poi si chiudono come a semicerchio e, in abbondante strutto, si friggono.

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Se volete qui trovate le ricette 👇

https://farinaefiore.com/2020/02/24/li-caciu-co-la-faetta-3

Buona vita, buon tempo di Pasqua a Petriolo e non solo ❤️

Pasqua a casa nostra (3 marzo 2019)

Era il 2019, eravamo liberi e sereni, potevamo fare e dire quel che ci pareva. Mai avremmo pensato a questa maledetta pandemia che ci sta facendo perdere ogni speranza!

Però c’è la voglia di lottare e continuare a vivere e magari a pensare alla tavola di Pasqua.

2019- 3 marzo

Io ho una certa età e mi ricordo che una volta in un pranzo di festa, venivano preparate per antipasto le tartine, molte tartine e di ogni tipo. Si usavano i cracker e il pane a cassetta, venivano prima spalmati di burro per evitare che ciò che c’era sopra inumidisse il pane. Poi si decoravano con mousse o paté di tonno, sott’aceti e carciofini. Se volete la ricetta del pane a cassetta la trovate qui 👇

https://farinaefiore.com/2021/03/03/pane-a-cassetta-per-tartine/

Non si usa più ora questo tipo di antipasto, ma io trovo che invece sia ancora buono e soprattutto stuzzicoso!!!

Antica??? Può darsi!! Ma me ne faccio un baffo!

Ah, c’è anche la “crescia de cascio “ di Pasqua che viene gustata con ciausculo il salame spalmabile marchigiano!

Ho dimenticato il povero Cocò che invece ha preparato agnello e stinco con patate!

Signori, oggi è tornato il figliol prodigo ed è stata un’occasione speciale!

La vita è adesso!!

Buona vita, buon proseguimento di quaresima ❤️