costumanze marchigiane

COMPOSTA DI FRUTTA MISTA ALBICOCCHE CILIEGIE PESCHE

Perché la frutta comprata non sa quasi di niente? Cosa c’è che la diventare così tutta dello stesso sapore? È praticamente una cosa liscia liscia e molte volte va a finire nell’umido. Peccato? Allora prima di fare questo scempio provo ad usarla per far sì che diventi una buona composta.

La composta può essere usata per una crostata o per un ripieno di ciambellone.

La colazione per me deve essere solo e sempre dolce perché diversamente potrei diventare una belva!

Il racconto è qui! 👇

C’erano due pesche, alcune ciliegie ed alcune albicocche comprate non proprio eccezionali come ho già scritto, le ho tagliate a pezzettoni, ho usato come dolcificante l’eritritolo, 150 grammi, pare però che ora non sia più tanto consigliabile, ma va benissimo anche lo zucchero, 250 grammi per tutta la frutta che era un chilo. Ho aggiunto il succo del limone e via al forno a microonde. Ricordiamoci che bisogna usare una pirofila, ho acceso alla massima potenza, ho mescolato dopo alcuni minuti, ho riacceso per finire la cottura, 15 minuti più o meno. Solo alla fine ho aggiunto le armelline! L’ho invasata nei barattoli che normalmente faccio sterilizzare al forno a microonde.

La composta rimane bella a pezzettoni e non perde il colore iniziale. È buonissima ma bisogna consumarla in fretta e conservarla per pochi giorni in frigo.
Io mangio solo cose mie! Punto!
E non vi scordate…….il resto è noia!

Qui la composta l’ho usata per spalmarla sul ciambellone marchigiano

MAGGIO

Io so gli odori dei mestieri:

di noce moscata sanno i droghieri,

sa d’olio la tuta dell’operaio,

di farina sa il fornaio,

sanno di terra i contadini,

di vernice gli imbianchini,

sul camice bianco del dottore

di medicine c’è buon odore.

I fannulloni, strano però,

non sanno di nulla e puzzano un po’.

_____🖋📔Gianni Rodari

Filastrocche in cielo e in terra

Buon Primo Maggio

Il colore e l’odore dei fiori
Il cielo di casa mia
Fiori di Pitosforo
Begoniette
Profumo di gelsomino
Ciclamini
Geranio
Fiore di topinanbur
Fiori di limone
Gerani e sempre vivi
Fico

FESTA DI S. MARCO A PETRIOLO

Chiesa dei santi Marco e Martino con la statua lignea della Madonna della Misericordia in attesa di essere ricollocata nel suo bellissimo santuario danneggiato dall’ultimo terremoto
La statua di S. Marco
Benedizione al paese e i suoi abitanti e alla campagna petriolese
Don Marco con la reliquia di S. Marco
Primo fra tutti, il nostro amato don Sante custode della chiesa e dei suoi fedeli

IL PANE DELLA DOMENICA DELLE PALME

La domenica delle Palme il popolo partecipava alle funzioni religiose e più specialmente alla benedizione delle palme. Tutta la campagna accorreva alla chiesa con fasci di rami di ulivi sulle spalle perché fossero benedetti. Dopo la funzione tornavano a casa; un ramoscello di palma benedetta (così si chiamava l’ulivo) veniva posto su ogni letto; questo tanto nella campagna come in città; le palme del precedente anno venivano bruciate, non gettate via. I contadini, mettevano per i campi, negli orti, in mezzo al grano seminato, ramoscelli di ulivo benedetto, perché la benedizione scendesse su tutta la fatica e ne moltiplicasse il raccolto. Intanto gli artigiani passavano pel contado in cerca d’ovi pinti; ognuno presso I propri clienti. Era dono che il contadino faceva molto volentieri.

Tratto da Costumanze marchigiane dello scrittore e maestro a Petriolo Giovanni Ginobili.

Per la domenica delle Palme sulla nostra tavola è tradizione portare un pane preparato da me con l’olio extravergine d’oliva benedetto, insieme ai rami d’ulivo benedetti alla messa del mattino, per festeggiare l’entrata di Gesù a Gerusalemme.

Buona domenica delle Palme

CACIÙ DE PECORÌ

Dolce tradizionale pasquale delle Marche

Manca poco alla s. Pasqua, i preparativi fervono, le massaie di una volta ci tenevano a rimettere in ordine le case, imbiancandole, lavando tende e biancheria per sentire l’odore di fresco e pulito. Inoltre la settimana che precedeva la settimana santa, si dava inizio alle svariate preparazioni culinarie sia dolci, che salate da portare in tavola il giorno della festa di Pasqua.

Da noi marchigiani si usa ancora fare “li caciù de pecorì” un calcione tipico dolce e salato e fresco per il ripieno fatto con il pecorino fresco, lo zucchero, il limone e la vaniglia. Si mangia a colazione, a fine pasto e a merenda accompagnato da un vino liquoroso come il nostro vino cotto di Loro Piceno.

Buona vita, buona santa Pasqua ❤️

Qui trovate la ricetta

IL MARTEDÌ GRASSO SI BALLAVA NELLE CASE DI UNA VOLTA E SI MANGIAVANO LE PESCHETTE CON LA CREMA

Perché ora bisogna andare in giro a cercare il meglio che poi non lo è? Beh, pensieri di una antica nonna!

Buona vita, buone peschette alla crema pasticcera ❤️

Qui la ricetta

LA CANNELÒRA

Buona festa della Luce!


Nella celebrazione della messa della Purificazione di Maria Vergine, il parrocco dona ad ogni fedele una candela benedetta come segno di una Luce perennemente accesa per non perdere la fede. Una volta era più o meno grossa a seconda delle decime che pagava e della classe sociale cui apparteneva il parrocchiano. La candela portata a casa, era conservata gelosamente e veniva appesa sopra il letto insieme alle immagini sacre. Era un brutto segno se la candela si rompeva, o veniva accesa senza un’occasione eccezionale e peggio ancora perderla. La candela benedetta preservava le persone dai mali, le case dai dalle calamità e dai pericoli. Si diceva che servisse a far luce nelle tenebre scese per castigo divino sulla terra. Allora nessun lume arderà fuorché la candela benedetta e chi non la possederà dovrà stare al buio più profondo fino a non si sa quando. La candela benedetta si faceva ardere nelle grandi calamita naturali, i contadini l’accendevano quando una grandinata eccezionale stava per mandare in fumo le speranze delle loro fatiche, insieme alla preghiera delle litanie dei Santi, il lume della candela benedetta donava una speranza dell’intervento della bontà divina. Così negli ultimi istanti della vita, ogni persona di nostra terra, sul letto del suo ultimo giorno terreno, teneva in mano la candela benedetta che le recava la luce della fede.

Dalla Candelora ha origine un noto proverbio che pretende darci l’annuncio della fine dell’inverno ma………condizionatamente:
Cannelora: dell’immerno sémo fòra;
se ce dà sòle solella
c’è quaranda dì d’inverno
se ce negne e se ce pioe
ce ne sta quarandanove.
O arda o vassa l’invernàta è fino a Pasqua.


Tratto da Costumanze marchigiane di Giovanni Ginobili.