Petriolo

Marmellata di fragole ai petali di rose

Una marmellata di fragole più profumata del solito per la presenza dei petali di rose. Le rose devono essere appena raccolte la mattina quando splende il sole e non devono essere state trattate con prodotti chimici. Le rose si devono sfogliare, sciacquare velocemente sotto l’acqua, fatte asciugare all’aria e si deve togliere la parte bianca dove sono attaccati i petali. Le fragole devono essere belle sode senza ammaccature, lavate con acqua e aceto anch’esse velocemente e tagliate a metà.

Torniamo al racconto e alla descrizione di come si fa la marmellata di fragole ai petali di rose.

Ingredienti

Un kl di fragole tagliate a metà

500 grammi di zucchero o 350 grammi come ho fatto io

Il succo di due limoni

Una bella manciata di petali di rose rosse

Preparazione

La sera prima mettiamo i petali di rose puliti e tagliuzzati in una ciotola con un bicchiere d’acqua bollente, il succo di limone e lasciamoli per una notte coperti dalla pellicola.

La mattina mettiamo le fragole tagliate e con il succo di limone in un’altra ciotola, le lasciamo per un paio d’ore.

Nella pentola destinata alla cottura della marmellata, mettiamo lo zucchero, l’acqua delle rose scolate, lasciamo cuocere per alcuni minuti e versiamolo lo sciroppo dentro la ciotola con le fragole che lasciamo riposare per un’ora. Nella pentola dov’era lo sciroppo, rimettiamo le fragole e le rose, accendiamo il gas e portiamo a cuocere lentamente la marmellata, mescoliamo spesso, schiumiamo in superficie e finiamo la cottura.

Invasiamo nei vasetti sterilizzati a microonde, basta metterli lavati dentro una ciotola con un due dita d’acqua che bollendo li sterilizzerà. Stiamo attenti a non scottarci.

Prima di chiudere con i loro coperchi, possiamo unire sulla marmellata un goccio di liquore ed un cucchiaino di zucchero. Se non vogliamo usare il forno a microonde, facciamo bollire i vasetti nella pentola per 10 / 15 minuti. Per essere più tranquilli, facciamo sterilizzare la marmellata nella pentola per una ventina di minuti dal bollore.

La marmellata di fragole alle rose è deliziosa e molto profumata. Provatela.

Buona vita, buona marmellata di fragole ai petali di rose❤️🌹

Ascensione

La notte che precede la festa dell’Ascensione si colgono le rose più belle e più profumate. Chi ne ha tante nel proprio giardino ne fa dono a chi non ne ha. Un contenitore con l’acqua ed i petali di rose immersi, si espone sopra il davanzale della finestra e si tiene fuori tutta la notte, in omaggio a Gesù che sale al cielo.

La tradizione vuole che Gesù, salendo al cielo, benedica questi fiori e le persone che con devozione ed amore li hanno esposti in suo onore.

La notte scende dal cielo come benedizione e porta l’abbondanza sui campi di grano.

La mattina, quell’acqua profumata e benedetta, serve per bagnarsi il viso, ricevendo la benedizione di Gesù.

In questo giorno viene raccolto l’assenzio; con quest’erba gli uomini ornano i loro cappelli e le donne li appuntano sul loro petto.

Una tradizione popolare vuole che il giorno dell’Ascesa di Cristo Redentore, nemmeno i pulcini escano dall’uovo, anche se sia ora che nascano; tanto è il dovere che si ha in questo giorno, di non compiere opera alcuna.

La festa cadendo nel giovedì che segue la quinta domenica dopo Pasqua, è festa mobile e in alcune nazioni cattoliche è festa di precetto, riconosciuta nel calendario civile a tutti gli effetti.

In Italia previo accordo con lo Stato Italiano, che richiedeva una riforma delle festività, per eliminare alcuni ponti festivi, la Conferenza episcopale italiana ha fissato la festa liturgica e civile, nella domenica successiva ai canonici 40 giorni dopo Pasqua.

Buona festa dell’Ascensione!

Il primo maggio a casa!

Secondo anno di covid, secondo primo maggio in casa!

Non che mi dispiaccia molto stare in casa, dato che sono immersa nel verde e quindi non ho bisogno di cercare un posto per respirare della buona aria, ne di rifarmi gli occhi dalla natura.

Grazie a Dio, vivo ogni giorno in questo posto con un orto giardino scapigliato che, nonostante tutto, riesce a farmi vivere questo tempo terribile, nel migliore dei modi.

Ieri tirava un forte vento ed ogni tanto, c’erano acquazzoni portando freddo ed impossibilità di pranzare all’aria aperta!

Sul tavolo della nostra cucina c’era tutto quello che serviva per un pranzo “scampagnato“!

Salumi e formaggio pecorino fresco, crostini di créscia de casció di Pasqua con crema di fave, asparagi e zucchine, cannelloni con la menzionata crema di sopra, porchetta, e ciammèlla strozzosa di Pasqua.

Meglio di così non poteva essere!

Buona vita, buon mese di maggio ❤️

Vi racconterò la ricetta dei buonissimi cannelloni di crema di fave, asparagi e zucchine, nei prossimi giorni!

Pasqua 2021

Auguri di buona Pasqua ai nostri fratelli ortodossi che festeggiano oggi la resurrezione di Gesù!

Colgo l’occasione per raccontare la tavola ed i piatti del giorno della nostra Pasqua dato che prima non ho avuto il tempo per farlo.

Ho decorato la nostra tavola con una tovaglia ricavata da un tessuto antico di lino con inserti di uncinetto, ho fatto i segna posti e le coroncine sotto piatti di pasta di pane intrecciati di fiori ed erbe aromatiche.

I nostri piatti!

Antipasti pasquali di salumi e créscia de casció di Pasqua, ciausculu, salame e pecorino fresco, la coratella d’agnello e l’agnello pasticciato di uova e mindùccia, la frittata co la mindùccia.

Per primi, i raviolini di carne in sugo di pomodorini freschi, le mezzelune di formaggio cremoso e verdure.

Per secondo, l’agnello arrosto e patate, il filetto di maialino agli agrumi con crema di carote all’aceto balsamico di Modena.

Asparagi e zucchine grigliate!

Per dolci, la nostra colomba a lievitazione naturale con crema di cioccolato fondente e mascarpone, la créscia dóce di Pasqua e l’uovo di Pasqua con le fragole.

Tutto questo ben di Dio, per tre persone, la famiglia non era al completo perché nel frattempo qualcuno se n’è andato avendo formato una propria famiglia.

Ma la vita va avanti, ed è naturale che succeda e che ci si trovi a tavola non più come era prima!

Buona Pasqua cari fratelli ortodossi e buona Pasqua a noi perché ci troviamo ancora nel periodo pasquale!

Buona vita❤️

Biscotti con l’ammoniaca (pastarelle secche di ammoniaca)

Peppa e li viscòtti co l’ammoniaca

La porta della cucina di Peppa, con la madia e la credenza verniciata di verde acqua e le maniglie argentate, era serrata, lei intenta a preparare i biscotti con l’ammoniaca e la scorza di limone, non voleva che nessuno la vedesse perché i suoi dolci non sarebbero riusciti bene. Era molto superstiziosa, ogni suo inizio di preparazione era accompagnata da un misto di sacro e profano.

Peppa prima si segnava col segno della croce, poi faceva un misterioso segno per aria, sputava per terra, cancellando ogni traccia. Se era nei giorni impuri, non toccava niente in cucina, si contaminava. Pane ed olio e erbe tróate era il suo pasto e per merenda pane bagnato di vino bianco e zucchero che lei qualche volta di nascosto da me, dava a mio figlio di pochi anni.

Lei era segreta anche nelle sue ricette, per esempio quella de “li scroccafusi”, se l’è portata nella tomba.

Per la ricetta dei biscotti con l’ammoniaca, ti diceva; méttece la farina, la mmuniàca, te devi regolà, du’ òe, un acino de zucchero, la scorza de limò, un pó de strutto se ce l’hai, se no, méttece l’olio de casa. Impasta e taglia li viscòtti con ‘na tazza. Míttili a còce fino a quando sìndi la puzza de mmuniàca.

Altro non diceva!

A Peppa piaceva fare le cose grandi in cucina perché diceva; se deve sindì sotto li denti.

Io la sua ricetta non ce l’ho, ho provato a fare i biscotti con l’ammoniaca a modo mio, poi cercando fra le mille ricette di casa mia, ne ho trovate più di una, più o meno il sapore è quello, però cambiano un po’ gli ingredienti.

Queste sono due ricette, una lasciatemi da un altro personaggio antico amico di casa, un’altra, da non so chi.

Le mie ricette scritte sull’agenda di chissà quanti anni fa, le custodisco con molta cura e gelosia, potrà leggerle ed eseguirle chi verrà dopo di me.

I miei biscotti con l’ammoniaca sono stati fatti anche lo stampo con il simbolo di Ercolano lavorato con il tornio da mio figlio.

Vi racconto gli ingredienti e la preparazione.

Ingredienti

500 grammi di farina 00

150 grammi di zucchero

5 uova di galline felici o no

Due cucchiai di strutto o 100 grammi di burro o 50 grammi di olio di girasole

La buccia di limone

25 grammi di ammoniaca

Per la cottura

Un tuorlo d’uovo

1/2 bicchierino di Varnelli o mistrà senza marca o rum

Zucchero

Preparazione per questa ricetta

Sulla spianatoia versare a cratere, la farina, lo zucchero, le uova, lo strutto morbido o il burro morbido o l’olio scelto, la buccia di limone e l’ammoniaca. Impastiamo per ottenere un impasto morbido.

Spianiamo l’impasto, con il matterello nello spessore di tre mm, con un bicchiere o una forma a piacere tagliamo i biscotti. Disponiamoli sopra una lastra foderata di carta forno. Spennelliamo i biscotti con il tuorlo mescolato al mistrà, spolveriamo di zucchero e cuociamoli a 200 gradi fino a dorare, ci vorranno 9/10 minuti, dal profumo capiremo che sono cotti. Togliamoli subito dalla lastra e lasciamo che si freddino all’aria.

Ora passiamo all’altra ricetta.

Ingredienti

500 grammi di farina 00

15 grammi di ammoniaca

200/ 250 grammi di latte

2 uova di galline felici

150 grammi di zucchero

50 grammi di burro o 30 di olio extravergine di oliva o di girasole

La buccia di limone

Preparazione

Impastiamo tutto e regoliamoci con il latte che potrebbe volercene di meno o di più a seconda della grandezza delle uova. La cottura è la stessa di quelli sopra, solo che i biscotti non sono stati spennellati ma lasciati grezzi.

Tutti i biscotti si mantengono meglio non al chiuso ma lasciati o in un sacchetto o in un porta biscotti non completamente chiuso. Io li preferisco croccanti che mosci perché lo diventerebbero stando senza l’aria.

Tutti e due i biscotti sono ottimi anche dopo alcuni giorni, buonissimi inzuppati nel latte e nel nostro meraviglioso vino cotto.

Buona vita, buoni biscotti con l’ammoniaca di Peppa ❤️🤣

Il mio lavoro all’uncinetto ieri, oggi….

Prima le tende fatte con i pannolini e pizzo ad uncinetto, per la casa di Serena andata in sposa, poi le tovaglie per il giorno di Pasqua, semplici ma uniche e diverse da tutte!

I pannolini uniti ad uncinetto con un cotone di tre colori, verde, verde chiaro ed arancione, uniti da un facile e veloce pizzo beige fatto ad uncinetto in quattro quattr’otto, meno di una settimana per fare la tovaglia.

I pannolini sono di qualche generazione fa, facevano parte del corredo di mia madre, poi del mio. A mia figlia Serena, sono arrivati solo per decorare la casa, le tende, i cuscini, i passa tavola o runner come si chiamano oggi.

Farò se Dio vorrà, altri lavori perché mi servono per raccontare, ricordare e vivere nuove ed uniche emozioni!

Questa è la tovaglia che abbiamo usato per il giorno di Pasqua, racconterò i piatti fra qualche giorno!

Buona vita, buon lavoro all’uncinetto a me e a chi vorrà seguirmi ❤️

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

A pparènde

È vecchia usanza campagnola de ji’ a pparènde, ossia, alla terza festa di Pasqua, andare tutti della casa di una sposa -marito, figli, suoceri- a far visita ai genitori della stessa sposa, dei quali erano ospiti per l’intera giornata.

Anche in paese i giovani si recavano a far visita ai congiunti anziani, recando loro la tradizionale créscia de càscio, la pizza con formaggio pecorino che si usa fare a Pasqua, e le caratteristiche ciambelle di Pasqua.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Lu pranzìttu a lu Morrècene

Il lunedì di Pasqua era tradizione a Petriolo fare una scampagnata con annessa una bella merenda, lu pranzìttu, ed il luogo tradizionale dove tante famiglie petriolesi si ritrovavano era lu Morrècene.

Si tratta del colle dove attualmente termina via Sandro Pertini, una zona conosciuta fino agli anni sessanta come la terra di Benito de Màrcu.

Morrècene è termine oggi pressoché scomparso che sta ad indicare la presenza di un antico rudere, e difatti lì sorgeva un antico monumento romano, quasi integro, a pianta circolare e con la copertura a cupola, probabilmente un mausoleo, che fu demolito attorno al 1913 in occasione del rifacimento del muraglione dell’attuale via Castellano, per riempire il quale fu utilizzato di tutto.

Nei primi anni dell’ottocento l’area era di proprietà di Bartolomeo e Serafino Angelisti, figli del livellario al Santissimo Sacramento Francesco Maria Angelisti, che lì avevano anche un casino di caccia.

Nei tempi andati, nei tre giorni precedenti il giovedì dell’Ascensione, là passava una delle tre processioni delle Rogazioni Minori, in dialetto treduà’.

Queste erano una antica tradizione religiosa, istituita dalla Chiesa nel IV secolo per cristianizzare l’analoga festa pagana dei Robigalia, che invocava la clemenza e la benedizione del cielo per tenere lontano ogni flagello dalle campagne.

Si svolgevano alle prime ore dell’alba, così da non interrompere i lavori nei campi e permettere di parteciparvi anche ai bambini, prima di andare a scuola.

La solenne processione del lunedì partiva dalla chiesa prepositurale dei Santi Martino e Marco per recarsi presso lu Morrècene, dove il contadino preparava sull’aia una grande croce di fiori di sulla, di papaveri e di foglie di quercia.

Dopo la benedizione tutti i bambini si gettavano sulla croce benedetta per prendere foglie e fiori, che i contadini avrebbero poi preso per gettarli nei campi a scopo benaugurante.

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Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Lu vinidìttu

La notte del sabato Santo c’era la veglia con la benedizione dell’acqua e del fuoco.

La gente portava da casa una bottiglietta d’acqua, che veniva benedetta durante la funzione, durante la quale veniva anche fatta la benedizione del fuoco, l’accensione del cero pasquale e la liturgia battesimale.

Quella bottiglietta veniva conservata a casa con molta cura e devozione, per essere usata nei momenti importanti dell’anno, uno dei quali era l’antica usanza de lu vinidìttu.

Questo era una frittata che si faceva la domenica di Pasqua con la mentuccia e l’aglio freschi, raccolti il giorno stesso, tanto pecorino (e parmigiano, per chi poteva permetterselo) e una stilla di quell’acqua benedetta, che si lasciava cadere nelle uova prima di sbatterle, avendo cura di farsi preventivamente il segno della croce.

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