Sono passati otto anni dalla nascita del nostro lievito madre, Assuntino. Ne ha fatta di strada, se ci ripenso, mi vergogno per come sformavo quel pane che assomigliava più ad un mattoncino. Non volevo accettare nessuna critica, ero talmente cieca che la mia risposta era : non capite nulla del pane che sa di pane. Solo dopo anni, letture di ricette, prove di impasto, ricerca di buone farine, posso dire di sfornare un buon pane. La soddisfazione comunque i miei me la danno ogni volta che capita di mangiare un pane comprato. Solo polvere e niente sapore né profumo. Mi auguro con tutto il cuore che mia figlia Serena, riesca ad imparare anche se ci vorrà tempo in tutti i sensi. Il mio è poco…..in tutti i sensi😭 Ma chi vivrà vedrà!








Autore: sunusaix
La vellutata di polenta alla crema di taleggio e radicchio rosso con noci al profumo di agrumi
La polenta come una crema morbida e delicata al palato, che scalda il cuore e l’anima per le sere d’autunno magari con un buon bicchiere di vino rosso. 
Per la ricetta basta fare prima la polenta abbastanza soda con una buona farina di mais a grana media. Una volta cotta, uniamo tanto latte o brodo vegetale per ottenere una crema morbida e vellutata, sale quanto basta, l’olio extravergine d’oliva, il taleggio e il parmigiano reggiano con la buccia grattugiata di limone o di arancia, se ci piace. Mescoliamo per amalgamare bene, aggiungiamo il radicchio rosso scottato con lo scalogno nell’olio extravergine d’oliva ed una manciata di noci tutto. Versiamo nelle scodelle e decoriamo.
Buona vita, buona vellutata di polenta e radicchio con noci ❤️
Li càciú co’ la faetta
C’era una volta via della Pace con le sue case alte e strette a più piani. Una stanza o due, una sopra l’altra, sotto la cucina, con la saletta adiacente, o un piccolo laboratorio artigianale, un piano più su, la camera da letto matrimoniale ed una più piccola per i figli o un piccolo bagno senza vasca né doccia, l’essenziale per i propri bisogni, ancora un piano più su, un’altra cameretta o la soffitta.
In via della Pace, c’era pure l’asilo con la bellissima stufa rossa di terracotta, gestito dalle monache, suor Giuditta e suor Cornelia.
In via della Pace, il viale alberato di tigli profumati, regalava ombra nelle calde ed assolate giornate estive.
In via della Pace, il primo ed il due di novembre, si spandeva l’odore dei “caciù co la faétta”, che “Dilina di Luchètta”, la lattarola di quella zona popolosa, preparava con le sue preziose mani, nella sua cucina un piano sopra la sua piccola bottega, dove c’era il profumo di latte appena munto.
La sua ricetta era segreta, ma tutte le massaie li sapevano fare i “caciù co la faétta”. Ognuna con il suo segreto e la sua passione regalava dolcezza ed amore ai propri cari.
Noi non la conosciamo la ricetta di “Dilina di Luchètta”, ma abbiamo la nostra che invece è alla portata di tutti.
Noi la raccontiamo così.
Una sfoglia sottilissima di farina, olio e vino bianco ed un pizzico di sale o con un uovo e due albumi, mezzo bicchiere di olio, sale e farina quanto basta per ottenere un impasto morbido da far riposare, un ripieno di fave secche ammollate, cotte e addolcite, profumate di buccia di limone ed di mistrà magari fatto in casa. Così preparati vengono fritti e spolverati di zucchero semolato.
I ripieni possono essere diversi, di patate con cacao, cannella, zucchero, limone e mistrà, di ceci, zucchero, uvette, noci e cacao. Tutto profumato ed ammorbidito dal vino cotto o rum.
Ci vogliono pazienza e tempo, per la preparazione dei “caciù co la faétta”, ma vale la pena conoscere e gustare un dolce tanto buono quanto antico.
Noi ci proviamo a non far perdere nell’oblio, sapori, profumi e tradizioni del nostro piccolo paese. Ci serviranno per continuare a vivere con più serenità.
Ora più che mai.
Prepariamo tutti gli ingredienti che ci vogliono.
Per il ripieno
Mezzo chilo di fave secche messe in ammollo per una notte e lessate anche in pentola a pressione, se decorticate si evita l’ammollo
Alcune foglie di alloro
Zucchero a nostro gusto
Buccia di limone o cannella o cacao amaro
Mistrà o rum qb
Sale
Per la sfoglia
Mezzo chilo di farina 00
Sale un pizzico
Tre cucchiai di zucchero
Tre cucchiai di olio extravergine d’oliva
Una spruzzata di mistrà o rum
Vino bianco tre cucchiai
Acqua quanto basta per ottenere un impasto tipo le tagliatelle
Seconda ricetta per la sfoglia con le uova
Mezzo chilo di farina 00
Un uovo e due a albumi
oppure due uova intere ed un albume
Tre cucchiai di olio extravergine d’oliva
Tre cucchiai di vino bianco
Una spruzzata di mistrà o rum
Sale qb
Acqua quanto basta per ottenere un impasto tipo le tagliatelle
Olio di arachidi per friggere
Variante con le patate o i ceci, stesse dosi delle fave secche
Ripieno delle patate uguale a quello delle fave, per i ceci che passeremo al passaverdura, non frullati ad immersione, zucchero, uvette, noci e cacao amaro.
Preparazione
Passiamo al passaverdura le fave lessate con foglie di alloro e un pizzico di sale, non frulliamo ad immersione perché ci troveremmo una purea collosa, uniamo gli ingredienti mescoliamo bene per amalgamare.
Impastiamo la farina e tutti gli ingredienti, l’impasto deve essere come quello delle tagliatelle. Lasciamo riposare per un’ora. Tiriamo la sfoglia sottile con la macchinetta e tagliamo i calcioni, mettiamo al centro un po’ del composto, tagliamo con la rotella dentellata e chiudiamo a mezza luna. Friggiamo in olio profondo per pochissimi minuti. Mettiamoli a perdere l’olio sopra carta assorbente, spolveriamo di zucchero e gustiamoli con un buon vino cotto maceratese.
Buona vita e buoni caciú co’ la faetta. ❤️
Marmellata di giuggiole al limone o all’arancia o alla cannella o allo zenzero
Alla scoperta dei capolavori gastronomici marchigiani perduti.
Non solo brodo o ratafià di giuggiole. Questa è un’antica ricetta marchigiana che si sta riscoprendo ora. Si era persa nei tempi, forse per il motivo che bisogna avere pazienza, per prepararla. È una buonissima marmellata, dolce per se stessa che potrete gustare con le prepazioni tradizionali come la crostata o con i formaggi o soltanto con una buona fetta di pane.
Preparazione.
Ho messo una certa quantità di giuggiole, ne ho ricavate un chilo, con il succo del limone in una pentola con dell’acqua fino a coprirle. Le ho portate a bollore e le ho lasciate così una notte. La mattina ho tolto i noccioli, le ho pesate, considerate che in un chilo ho messo 300 gr di zucchero di canna, le ho rimesse in una pentola tenendo da parte l’acqua di cottura. Ho aggiunto la buccia di arancia e di limone o se volete cannella o zenzero grattugiato, mescolando spesso ho lasciato cuocere. È stato necessario aggiungere acqua ogni tanto perché le giuggiole essendo fibrose si asciugano presto. Appena cotte, le ho passate col passaverdura, non frullatele, perché ci troveremmo in bocca fastidiose pellicine. Le ho rimesse a bollire, fino a raggiungere la giusta consistenza. La marmellata non diventa compatta, resta morbida e lucida. Ho invasato e per sicurezza ho sterilizzato per 30 minuti. Gli scarti delle giuggiole li ho messi in piccoli vasetti che ho sterilizzato perché potrebbero fermentare. Li userò come se fossero uvetta o datteri.
La crostata con la marmellata di melagrana e mele cotogne alla vaniglia ed il centrino all’uncinetto
Mi è piaciuto usare il centrino all’uncinetto fatto quando ero una ragazza, per decorare una crostata con una frolla molto buona che sembra una pasta sfoglia di quella che si usa per preparare i famosi diplomatici. C’è il burro ma poco, ma il suo sapore è inconfondibile ed unico.
200 gr. di farina 00
50 di farina integrale di grano tenero
1 rosso ed 1 uovo.
75 gr. di burro di buona qualità
75 gr. di zucchero a velo
Semi di vaniglia
Buccia di limone o arancia
Marmellata di melagrana e mele cotogne alla vaniglia
4 gr di lievito per dolci
Preparazione
Lavoriamo le farine, col burro freddo a pezzetti, formiamo delle briciole, uniamo lo zucchero, le uova, il limone, la vaniglia ed il lievito. Cerchiamo di non lavorare troppo il composto ed formiamo un panetto che schiacciamo col matterello. Mettiamo in frigo per una mezz’ora. Riprendiamo la pasta e dividiamo in due, una la stendiamo sopra una teglia coperta di carta forno, fino a 6/7 mm. la ricopriamo con la marmellata. Stendiamo l’altra parte e chiudiamo bene il sopra della crostata facendo sì che non esca la marmellata. Mettiamo in forno caldo statico a 180 gr. per 35/ 40 minuti. Lasciamo che prenda un bel colore dorato. Una volta fredda appoggiamo il dolce sopra un’alzatina. Con delicatezza posiamo sopra un bel centrino all’uncinetto, spolveriamo di zucchero a velo e buon appetito. Questa frolla ha il profumo dei diplomatici di una vola e sottolineo, una volta. Genuino e non finto. Sarà buona anche con la crema pasticcera magari con un goccio di liquore anch’esso di una volta come l’alchermes. Sapori e profumi di un tempo.
Buona crostata con la marmellata di melagrana e mele cotogne. Buona vita!
Biscotti con le giuggiole all’arancia
Tante giuggiole come quest’anno non le avevo mai viste. Sono bellissime, grandi, dolci. Se cominci a mangiarne una, non smetti più. Leggendo un libro di ricette antiche marchigiane, ho trovato una marmellata di questi frutti autunnali. È stata un’impresa ardua, togliere i noccioli, far cuocere la marmellata e poi passarla al passaverdura. Si, non bisogna frullare ad immersione perché le pellicine sono fastidiose quando l’andremo a gustare. E gli scarti perché buttarli? Sono dolci e ricchi di fibre. Li metterò in barattoli, li farò sterilizzare e li userò come le uvette o i datteri. Sicuramente a chilometro…..di casa nostra, sani e strabiologici. Ci sono solo terra e cielo di terra nostra.
Ingredienti
100 gr. di scarti di giuggiole o semplicemente di giuggiole fresche e tagliate a pezzetti
250 gr. di farina di tipo 2 o farro
150 gr di yogurt greco più o meno
50 gr di miele
30 gr di olio extravergine d’oliva o di girasole
4 gr. di lievito per dolci
Buccia di arancia o polvere di arancia
Preparazione
Mescoliamo gli scarti delle giuggiole con il miele, lo yogurt, l’olio, la buccia di arancia, aggiungiamo la farina con il lievito cercando di ottenere un composto morbido, magari unendo ancora lo yogurt. Lavoriamo con una spatola per bene, con due cucchiai prendiamo il composto e formiamo i biscotti che metteremo sopra la teglia foderata di carta forno. Mettiamo a cuocere in forno caldo statico a 180 gr per. 20 minuti circa. Quando sentiamo il profumo, i biscotti sono cotti. Facciamoli freddare e gustiamoli.
Buona vita e buoni biscotti con le giuggiole.
Mostarda di mele cotogne e marmellata di mele cotogne alla vaniglia o allo zenzero o spezie
La mostarda è una marmellata di frutta cotta nel mosto fresco. Non è per niente come la classica piccante per l’aggiunta di senape. Prende il nome di mostarda per il semplice fatto che la frutta viene cotta nel mosto d’uva fresco. È una ricetta antica contadina che forse pochi ricordano o conoscono. È veramente una delizia per il palato per il suo soave sapore ed il profumo di rose. È buona solamente col pane ma rende i formaggi freschi che stagionati ancora più appetibili. Messa nel ripieno dei saccottini o crostatine è una prelibatezza. Per la cottura della marmellata aggiungere acqua invece del mosto d’uva fresco.
Per quanto riguarda il mosto d’uva fresco, se non lo trovate, basta acquistare della buona uva bianca dolce, tipo moscato. Dopo averla lavata, sgranare i chicchi e passarli al passaverdura e filtrare per togliere ogni eventuale residuo.
1 litro e mezzo di mosto d’uva fresco
500 gr di acqua
3 kl di mele cotogne al netto
600 gr di zucchero grezzo di canna o semolato
2 limoni. Succo e se piace anche la buccia
Semi di vaniglia a piacere
Preparazione
Laviamo bene le mele, togliamo il cuore ed ammaccature, tagliamole a fette, se non sono proprio dure e questo lo verificheremo quando le tagliamo, lasciamo la buccia, Mettiamo il mosto e l’acqua nella pentola, il succo dei limoni e se vi piace, la buccia, io non l’ho messa per sentire solo il sapore delle mele e del mosto, i semi di vaniglia, uniamo le mele e lasciamo cuocere a fuoco dolce, mescolando, fino a quando si presentano morbide. Frulliamo ad immersione, diventeranno una meravigliosa crema. Rimettiamo a cuocere, mescolando spesso, per non farla attaccare in fondo. Facciamo la prova del piattino e se la consistenza è quella giusta, spegniamo la fiamma. Invasiamo nei barattoli sterilizzati, battendoli sul tavolo con sotto un canovaccio, per togliere le bolle d’aria. Chiudiamo con i loro coperchi. Io non li ho messi a testa in giù per non sporcare i coperchi ma per stare tranquilla, li ho sterilizzati in una pentola facendo bollire una trentina di minuti dall’inizio del bollore. Lasciamo che i barattoli si freddino nella pentola e sistemiamoli in una credenza al buio e al fresco.
Ingredienti per la marmellata di mele cotogne alla vaniglia o allo zenzero.
1 kl di mele cotogne
500 gr di zucchero semolato o di canna integrale
1 limone
Semi di vaniglia
Un pezzo di zenzero fresco a piacere.
Acqua qb per coprire lo zucchero
Preparazione
Dopo aver pulito e tagliato le mele a pezzi, irroriamole con il limone. Mettiamo nella pentola lo zucchero e copriamolo a filo. Lasciamo che si sciolga a fiamma dolce mescolando spesso. Quando vedremo formarsi le bolle, uniamo le mele, insieme ai semi di vaniglia, o lo zenzero grattugiato, continuiamo la cottura mescolando. Quando le mele si presentano lucide e morbide, frulliamo ad immersione o al passaverdura. Controlliamo la cottura con la prova del piattino e se la consistenza è giusta mescoliamo bene e se c’è bisogno schiumiamo. Invasiamo come la mostarda. Sterilizziamo per maggior sicurezza.
Secondo metodo di cottura senza fare lo sciroppo di zucchero.
Il peso netto di un kl. di mele cotogne pulite che faremo cuocere coperte di acqua con il succo di un limone, mescolando ogni tanto, fino a quando si presentano morbide. Le scoleremo, le peseremo e ottenuta la passata uniremo lo stesso peso di zucchero e le spezie, cannella, la buccia di arancia o di limone, il chiodo di garofano ed un pizzico di noce moscata. Lasciamo finire la cottura, togliamo il chiodo di garofano ed invasiamo nei soliti barattoli sterilizzati. Chiudiamo e se vogliamo sterilizziamo per 30 minuti. Io sono più tranquilla.
Buona vita, buona mostarda di mele cotogne o di marmellata.
Cotognata allo zenzero o alla cannella o neutra
Non c’è più bel ricordo che la merenda della scuola elementare. Si usava pane e ciausculo, un salume morbido da spalmare ora patrimonio gastronomico marchigiano molto ricercato. A me piaceva però scambiare la merenda con la cotognata di una mia compagna di banco. Era come una marmellata molto soda, veniva fatta asciugare sopra le tettoie dei porcili, a pensarci solo passerebbe la voglia di mangiarne una fetta! Ma erano tempi duri e semplici specialmente in campagna dove si viveva solo con quel che si produceva. Sapori comunque che non si ritrovano più. Colpa della natura cambiata e stravolta. Comunque sia, poter mangiare questa delizia è una goduria. Con il pane o con un formaggio e un fresco vino, si va in paradiso. Basta aver solo pazienza e tempo prima di consumarla. Una volta asciutta, mettiamola in un barattolo di vetro, si manterrà per molto.
Ingredienti
1 kl. di mele cotogne
Zucchero in quantità uguale al peso della polpa delle mele dopo la bollitura
Zenzero un pezzo di due o tre cm o cannella facoltativi
2 limoni succo e buccia ( La buccia facoltativa)
Preparazione
Mettiamo a cuocere le mele ben spazzolate e tagliate in quattro con la buccia, coperte con l’acqua ed il succo dei limoni. Aggiungiamo lo zenzero grattugiato o la cannella o la buccia dei limoni o niente. Quando saranno tenere, le scoliamo e le facciamo asciugare per una notte, sopra una griglia coperta da carta forno. Poi le passiamo al passaverdura, le pesiamo unendo zucchero dello stesso peso della polpa ottenuta. Mettiamo la pentola con le mele sul fuoco con una piastra per evitare che attacchino. Lasciamole cuocere mescolando fino a quando avranno una consistenza abbastanza soda. Stendiamo il composto allo spessore di due cm. sopra una lastra coperta da carta forno. Cerchiamo di lisciare bene la cotognata e lasciamo che asciughi per tre o quattro giorni. Più tempo passa, più diventerà dura. Tagliamola a cubetti o con delle formine. Passiamola così tagliata nello zucchero. Conserviamo al fresco dentro un barattolo e serviamo o col pane, o formaggi o insieme ad altri dolcetti. L’acqua della cottura servirà per preparare la gelatina di mele cotogne. Ve la racconto un’altra volta. Buona vita e buona cotognata.
Biscotti di farina di castagne, uvetta e tanta, tanta cannella senza uova e con burro di mele
È sicuramente una valida alternativa al burro di latte questa crema di mele chiamata burro. Molto usato nei paesi anglosassoni nel pane di segale e nelle preparazioni dolci vegane il burro di mele, spalmato sopra fette biscottate, è delicato ed essendo neutro può accompagnare formaggi e frutta fresca o secca. I biscotti sono molto profumati per la presenza della farina di castagne e della cannella. La dolcezza è data dalle uvette.
Ingredienti
200 gr. di farina 00 o di farro
100 gr. di farina di castagne
250 gr di burro di mele
50 gr. di zucchero grezzo di canna
50 gr. di olio extravergine d’oliva o di girasole spremuto a freddo ( io di oliva)
50 gr di uvetta lavata e fatta asciugare
Buccia di arancia o dì limone
Cannella a piacere
6 gr. di lievito per dolci bio
Preparazione
Mettiamo nella ciotola le farine, lo zucchero, la cannella, la buccia di arancia o di limone, il lievito, mescoliamo bene unendo l’olio, l’uvetta ed infine il burro di mele. Con le mani bagnate amalgamiamo il composto facendo aderire gli ingredienti specialmente l’uvetta. Formiamo delle polpettine appattendole un po’. Mettiamo a cuocere in forno caldo statico a 160 gr. per circa 10 minuti. Stiamo attenti a non farli seccare, dal suo profumo riconosceremo che sono cotti. Lasciamo freddare e appoggiamoli sopra un’ alzatina. Gustiamoli con una tazza di tè o di cioccolata calda.
Un consiglio, preparate il burro di mele, una volta sterilizzato, si mantiene anni. Oggi per questo biscotti, ho usato quello di due anni fa. Era buonissimo cosi da solo.
Buona vita e buoni biscotti dal profumo e sapore di castagne.
Scusatemi, per i 60 gr. di lievito che avevo scritto su questa ricetta. Sono solo 6 gr. Scusatemi.
Cubotti alle carote, noci, cocco e cannella con lo yogurt bianco greco all’olio extravergine d’oliva

Amo molto l’autunno, i suoi caldi e sfumati colori. I prodotti della terra di questo periodo, mi fanno star bene. Le verdure, i legumi e tutta la frutta sia fresca che secca, sono una manna almeno per me. Questo dolce è particolarmente buono, sano per gli ingredienti usati. Provatelo e poi fatemi sapere, se non vi dispiace.- Ingredienti
- 300 gr.di carote e mele, nel dolce ho messo una mela verde e il resto carote
- 60 gr di olio extravergine d’oliva
- 100 gr di zucchero grezzo di canna
- 2 rossi uovo
- 100 gr di yogurt bianco greco
- 150gr di farina di farro
- 50 gr.noci.
- 50 farina di cocco
- Un cucchiaino di lievito per dolci
- Buccia di arancia o limone
- Cannella
- Vaniglia
Preparazione
- Montiamo i rossi d’uovo con lo zucchero, uniamo l’olio, lo yogurt, la buccia di arancia o limone, la cannella e la vaniglia. A parte frulliamo le noci e il cocco che aggiungiamo al composto.Mescoliamo bene per amalgamare, uniamo la farina ed il lievito ed infine le carote frullate. Foderiamo una pirofila rettangolare di 30 cm per 18, versiamo il composto e far cuocere a 150 gr. statico per un’ora. Lasciare che si freddi e tagliamo i cubotti. Serviamo se ci piace con zucchero a velo e cioccolata calda.
- Buona vita con i cubotti più buoni e più sani che ci siano.















