Autore: sunusaix

Calendario di Avvento

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๐—ก๐—”๐—ง๐—”ฬ€’ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ, ๐™˜๐™–๐™ก๐™š๐™ฃ๐™™๐™–๐™ง๐™ž๐™ค ๐™™๐™ž๐™œ๐™ž๐™ฉ๐™–๐™ก๐™š ๐™™๐™š๐™ก๐™ก’๐™–๐™ซ๐™ซ๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ค ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™™๐™ž๐™ฏ๐™ž๐™ค๐™ฃ๐™ž ๐™ฅ๐™ค๐™ฅ๐™ค๐™ก๐™–๐™ง๐™ž ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ˆ๐™–๐™ง๐™˜๐™๐™š ๐™˜๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™ก๐™ž ๐™˜๐™ค๐™ฃ ๐™‚๐™ž๐™ค๐™ซ๐™–๐™ฃ๐™ฃ๐™ž ๐™‚๐™ž๐™ฃ๐™ค๐™—๐™ž๐™ก๐™ž.

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๐Ÿญ๐Ÿด ๐——๐—œ๐—–๐—˜๐— ๐—•๐—ฅ๐—˜ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ – ๐—ฆ๐—ฎ๐—ป ๐—š๐—ฟ๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ผ ๐—ฉ๐—ฒ๐˜€๐—ฐ๐—ผ๐˜ƒ๐—ผ

Tradizione della famiglia marchigiana era quella di riunirsi tutta il giorno di Natale; anche i lontani se non assolutamente impossibilitati, cercano, per una nostalgica tradizione, di ritrovarsi insieme alla mensa paterna. Un detto ci ricorda difatti:

ยซCarnoร โ€™ doโ€™ che te troi,

Natร โ€™ a ccasa tua, se poli”!

Per forza o per amore!

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๐—ก๐—”๐—ง๐—”ฬ€’ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ, ๐™˜๐™–๐™ก๐™š๐™ฃ๐™™๐™–๐™ง๐™ž๐™ค ๐™™๐™ž๐™œ๐™ž๐™ฉ๐™–๐™ก๐™š ๐™™๐™š๐™ก๐™ก’๐™–๐™ซ๐™ซ๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ค ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™™๐™ž๐™ฏ๐™ž๐™ค๐™ฃ๐™ž ๐™ฅ๐™ค๐™ฅ๐™ค๐™ก๐™–๐™ง๐™ž ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ˆ๐™–๐™ง๐™˜๐™๐™š ๐™˜๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™ก๐™ž ๐™˜๐™ค๐™ฃ ๐™‚๐™ž๐™ค๐™ซ๐™–๐™ฃ๐™ฃ๐™ž ๐™‚๐™ž๐™ฃ๐™ค๐™—๐™ž๐™ก๐™ž.

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Sapienza metereologica: se il giorno di Natale รจ tempo buono, si avrร  alla Pasqua a che fare col freddo e viceversa:

ยซNatale coโ€™ lu sole

Pasqua col tizzone.ยป

Torta di tagliatelle alle mandorle

C’era una volta mia cugina molto piรน grande di me, io ero la sua “frichรฌna” la sua bambina, alla quale voleva molto bene e le insegnava un mucchio di cose, come farsi bella ed essere sempre ordinata ed il ballo, lei essendo molto brava fu presa nel corpo di ballo nella rivista musicale che a quei tempi andava di moda anche nel nostro piccolo paese. Lei faceva la casalinga come tutte le ragazze di quel tempo, ma sapeva anche ricamare e cucire. Nel nostro piccolo paese, come negli altri piccoli centri, c’erano le suore che gestivano l’asilo e nel pomeriggio accoglievano le giovani ragazze per insegnare loro l’arte del ricamo. Mia cugina era una di questa, come piรน tardi diventai io stessa frequentatrice del dopo scuola e quello fu un dono prezioso perchรฉ imparai a fare qualche punto di ricamo e scoprรฌ la passione per i lavori manuali che nel corso della mia vita ho affinato. Mia cugina essendo molto bella, aveva molti ragazzi che le facevano la corte, lei perรฒ trovava sempre i difetti ad ognuno e finiva per scacciarli tutti. Passavano gli anni, una decisione doveva prenderla, o rimanere zitella, perchรฉ allora passati i venti anni poco piรน, una ragazza era considerata “rmasta “, non piรน da marito o scegliere quel che era rimasto sulla piazza. Si sposรฒ con un ragazzo piรน grande di lei ma che poteva darle oltre l’amore, una sicurezza anche economica, quasi nessuna ragazza aveva un reddito. Lei si spostรฒ dal nostro paese ed andรฒ ad abitare in un altro poco lontano da me. Fu un grande dolore quello per la frichina che ero ancora, non potevo piรน vederla tutti i giorni e non potevo piรน andare a dormire con lei nella grande camera che sua madre, mia zia essendo rimasta vedova da giovane sposa aveva lasciato a lei per darle la possibilitร  di dormire sola avendo anche dei fratelli. Mia zia aveva preferito dormire in una piccola cameretta da sola. Nel tempo avendo anch’io cominciato un lavoro nello stesso paese di mia cugina sposata, potei avere la gioia di ricominciare a frequentare la sua casa e stare con lei. Una volta o due rimanevo a pranzo da lei, nella sua casa tirata a lucido come uno specchio, imparai una torta che lei chiamava ” torta di tagliatelle”. Lei prima di mettersi ad impastare, metteva un grembiule bianco e profumato di bucato fatto a mano, raccontava la ricetta non solo con le parole ma anche gesticolando con le sue mani lunghe ed affusolate che volteggiando, lasciavano immaginare la discesa di una bianchissima e finissima farina e di zucchero sopra la spianatoia, insieme alle uova sgusciate, ed ancora i suoi polpastrelli che sbriciolavano il burro e finiva per impastare una dolce e setosa pasta. La sua era una descrizione mimata lentamente per filo e per segno. Lei era una giovane sposa serena e decisa a formare una bella famiglia, purtroppo il destino non รจ stato molto buono con lei, le ha procurato tanto dolore, dolore che ora nella sua vecchiaia รจ sempre di sua compagnia e quando capita di andare a trovarla, quel viso radioso per la gioia di rivedere la sua frichina, mentre mi porta a rivedere i suoi ricordi “esposti”, nella sua camera da letto divenuta un reliquiario, quella gioia temporanea si tramuta in pianto struggente. Jรจjia non ha piรน lacrime e con santa pazienza religiosa attende il ricongiungimento con la sua creatura.

Adesso con il cuore e la mente rivolti a lei, raccontiamo la torta di tagliatelle e mandorle

Ingredienti

Per le tagliatelle

250 grammi 00 di farina setacciata

Un pizzico di sale

25 grammi di zucchero

Due cucchiai di latte freddo

Un uovo intero e due tuorli di galline felici

Per la crema al burro e mandorle

Due cucchiai di zucchero

50 grammi di burro

Due tuorli

150 grammi di mandorle

Un bicchierino di amaretto o di un altro liquore

Zucchero a velo

Preparazione

Frulliamo finissime le mandorle pelate, montiamo due tuorli d’uovo con due cucchiai di zucchero e la buccia di limone, uniamo le mandorle ed il liquore.

Impastiamo la farina, il sale e 25 grammi di zucchero insieme a due cucchiai di latte un uovo intero e due tuorli. Lavoriamo la pasta fino ad ottenere una pasta liscia e soda come quella delle tagliatelle. Se risultasse troppo dura, uniamoci un po’ di latte. Lasciamo riposare la pasta coperta da una ciotola per un po’ di tempo, la stendiamo una metร  per formare il fondo della torta, ed il resto con la macchinetta in uno strato sottile che tagliamo come dei tagliolini. Nello stampo foderato di carta forno stendiamo il disco di pasta, uno strato di crema al burro e mandorle ed uno di tagliatelle, spolveriamo di zucchero e di fiocchetti di burro, mettiamo ancora un po’ di crema al burro e mandorle zucchero e fiocchetti di burro chiudiamo con le tagliatelle ed ancora la crema di burro mandorle messa a fiocchetti, non deve essere spalmata dato che ci sono le tagliatelle. Mettiamo a cuocere a 170 / 180 gradi per quasi 40/45 minuti. Lasciamola raffreddare e mettiamo la torta nel piatto di portata. Spolveriamo di zucchero a velo al momento di servirla.

Questa torta puรฒ essere anche farcita con della marmellata di arance unendo sempre le mandorle tritate. Scegliete voi. Con la marmellata si accorcia il tempo di lavorazione perchรฉ non c’รจ da fare la crema al burro e mandorle.

Nell’attesa di tempi migliori vi auguro una serena continuazione di vita.

Buona vita, buona torta di tagliatelle alla crema di burro e mandorle โค๏ธ

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๐—ก๐—”๐—ง๐—”ฬ€’ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ, ๐™˜๐™–๐™ก๐™š๐™ฃ๐™™๐™–๐™ง๐™ž๐™ค ๐™™๐™ž๐™œ๐™ž๐™ฉ๐™–๐™ก๐™š ๐™™๐™š๐™ก๐™ก’๐™–๐™ซ๐™ซ๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ค ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™™๐™ž๐™ฏ๐™ž๐™ค๐™ฃ๐™ž ๐™ฅ๐™ค๐™ฅ๐™ค๐™ก๐™–๐™ง๐™ž ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ˆ๐™–๐™ง๐™˜๐™๐™š ๐™˜๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™ก๐™ž ๐™˜๐™ค๐™ฃ ๐™‚๐™ž๐™ค๐™ซ๐™–๐™ฃ๐™ฃ๐™ž ๐™‚๐™ž๐™ฃ๐™ค๐™—๐™ž๐™ก๐™ž.

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๐Ÿญ๐Ÿฒ ๐——๐—œ๐—–๐—˜๐— ๐—•๐—ฅ๐—˜ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ – ๐—ฆ๐—ฎ๐—ป๐˜๐—ฎ ๐—”๐—ฑ๐—ฒ๐—น๐—ฎ๐—ถ๐—ฑ๐—ฒ

ยซChi vole lโ€™aju grossu

de Natร โ€™ scรฌ rpostu.ยป

Dicembre รจ un mese morto per il lavoro dei campi, ma qualche cosa si puรฒ fare: si pianta lโ€™aglio che crescerร  bello e polposo.

Albero di Natale

Un albero finto eฬ€ orribile, ma ogni volta che ne abbiamo comprato uno vero, a casa nostra, dopo qualche giorno muore per il caldo. Purtroppo meglio lui che noi vecchierelli. Le palline sono quasi tutte di una vita fa che raccontano la crescita della prole. Le decorazioni sono fatte ad uncinetto ed ogni anno aggiungo una nuova forma. Non eฬ€ nulla di eccezionale, ma eฬ€ solo tutto nostro. Del resto meglio essere originale anche nellโ€™ordinarietaฬ€!

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๐—ก๐—”๐—ง๐—”ฬ€’ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ, ๐™˜๐™–๐™ก๐™š๐™ฃ๐™™๐™–๐™ง๐™ž๐™ค ๐™™๐™ž๐™œ๐™ž๐™ฉ๐™–๐™ก๐™š ๐™™๐™š๐™ก๐™ก’๐™–๐™ซ๐™ซ๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ค ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™™๐™ž๐™ฏ๐™ž๐™ค๐™ฃ๐™ž ๐™ฅ๐™ค๐™ฅ๐™ค๐™ก๐™–๐™ง๐™ž ๐™™๐™š๐™ก๐™ก๐™š ๐™ˆ๐™–๐™ง๐™˜๐™๐™š ๐™˜๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™ง๐™–๐™ก๐™ž ๐™˜๐™ค๐™ฃ ๐™‚๐™ž๐™ค๐™ซ๐™–๐™ฃ๐™ฃ๐™ž ๐™‚๐™ž๐™ฃ๐™ค๐™—๐™ž๐™ก๐™ž.

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๐Ÿญ๐Ÿฑ ๐——๐—œ๐—–๐—˜๐— ๐—•๐—ฅ๐—˜ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฌ – ๐—ฆ๐—ฎ๐—ป๐˜๐—ฎ ๐—ฉ๐—ถ๐—ฟ๐—ด๐—ถ๐—ป๐—ถ๐—ฎ

Nel giorno di Natale si raccoglievano le famiglie per giocare alla tradizionale tombola o a โ€œsemolellaโ€. Uno stornello popolare si esprime cosi:

ยซFiore de melella,

co vรฒ ce giocaria โ€˜na vorda a ppalla,

la notte de Natร โ€™ a semolella.ยป

Il professor Marcoaldi professore di storia fabrianese, ci descrive come si effettuava questโ€™antico gioco, si prendeva una certa quantitร  di crusca, anche a seconda del numero di bambini che avrebbero giocato, in mezzo ad essa si nascondeva una certa quantitร  di centesimi. Secondo lo storico anticamente si chiamavano quattrinelli, poi si rimescolava il tutto molto bene per non far vedere in superficie il denaro. Poi in base ai giocatori, si divideva la quantitร  di crusca iniziale in tante porzioni, in modo da avere per ogni giocatore una porzione. Infine ognuno cercava i denari nella sua porzione, questo gioco rappresentava la fortuna cieca, che quando meno te lo aspetti ti premia.

Vorrei vedere adesso cosa succederebbe nelle nostre case se i bambini li facessimo giocare a “semmรฒlella”! Povere le mamme fra la crusca ed i litigi dei loro figli. Forse meno giocattoli tecnologici, รจ piรน fantasia non guasterebbero ai nostri tempi.

Vincisgrassi eretici (bianchi)

Potevo non farli questi benedetti e buonissimi vincisgrassi eretici? Eretici perchรฉ bianchi e non rossi come ricetta marchigiana comanda. Un sugo con carni miste, carote cipolla e sedano, ed erbe aromatiche ma anche noce moscata e bacche di ginepro che gli danno un aroma intenso dolce ed aromatico e aiuta la digestione delle carni, olio extravergine di oliva ed infine la besciamella senza burro e senza latte ma con un brodo vegetale. Puรฒ essere un piatto da fare e congelare per le prossime festivitร . A noi รจ piaciuto moltissimo, se eventualmente ci sarร  qualcuno che lo snobba, non sono cavoli nostri…..essere sinceri sempre e poi fregarsene…..

Allora ce ne freghiamo anche dell’inventore dei vincisgrassi rossi, non si sentirร  offeso per questo e raccontiamo i vincisgrassi eretici. C’รจ un particolare procedimento nella preparazione della pasta all’uovo, l’aggiunta di un minimo di burro ed di vino cotto che puรฒ essere sostituito dal Marsala secco. La pasta fatta in questo modo acquista morbidezza e serve per accompagnare il sugo bianco che diventa tutt’uno perchรฉ questa รจ la caratteristica dei vincisgrassi che altrimenti sarebbero delle semplici lasagne bianche.

Raccontiamola questa ricetta perchรฉ รจ buonissima e goduriosa.

Ingredienti

Per la pasta

250 grammi di semolino

450 grammi di farina 0

5 uova di galline felici o puttane

50 grammi di vino cotto o Marsala secca

50 grammi di burro fuso

Per la besciamella

Farina tre o quattro cucchiai di farina, che mescoliamo con il brodo vegetale sale e noce moscata. Una volta cotta uniamo l’olio extravergine di oliva o il burro ed il parmigiano. Eventualmente possiamo fare anche una besciamella con il latte.

Per il sugo

Carne mista macinata

Carote

Sedano

Cipolla

Sale e pepe

Cognac per sfumare

Brodo vegetale o acqua calda

Noce moscata

Bacche di ginepro

Chiodi di garofano

Erbe aromatiche

Parmigiano reggiano

Preparazione

Impastiamo la farina ed il semolino con le uova, e tutti gli altri ingredienti. Lavoriamola bene e lasciamola riposare sotto una ciotola. Nel frattempo facciamo il sugo come siamo soliti, lasciamo cuocere e rosolare nell’olio extravergine di oliva, le carni con tutti gli odori, sfumiamo con il cognac lasciamo evaporare ed uniamo il brodo vegetale. Il sugo sarร  pronto quando si presenterร  ben rappreso. Uniamo al sugo la besciamella fatta mescolata al parmigiano reggiano.

Riprendiamo la pasta e la tiriamo con la macchinetta in uno strato sottile e con la rotella la tagliamo a quadrati di 10 centimetri piรน o meno. Cuociamo i quadrati di pasta in acqua bollente salata ed appena viena a galla, li scoliamo e li passiamo nell’acqua fredda contenuta in una bacinella. Li tiriamo su e li disponiamo sopra una tovaglia coprendoli con un canovaccio. Prendiamo una pirofila, ungiamolo con un po’ di burro o olio ed alcuni cucchiai di sugo, facciamo il primo strato di pasta e poi il sugo ed ancora la pasta ed il sugo e via via fino a completare il piatto finendo con una spolverata di parmigiano reggiano e qualche fiocchetto di burro. Possibilmente lasciamo riposare una notte il piatto per far amalgamare tutti i sapori. Mettiamo a cuocere a180 /190 gradi per 40/45 minuti. A metร  cottura se la superficie si secca troppo, copriamola con un foglio di alluminio. I vincisgrassi eretici o rossi devono essere cotti prima che assorbino tutto il sugo e devono riposare un po’. Se faremo la cottura il giorno prima saranno piรน buoni, basta poi rimetterli al forno a riscaldare ad una temperatura piรน bassa.

Buona vita, buoni vincisgrassi eretici bianchi โค๏ธ

Calendario di Avvento

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Sono tanti svegliarini questi detti popolari con i quali nella casa marchigiana i piรน anziani e nella casa colonica la massaia, metteva in guardia le giovani a preparare per tempo lโ€™occorrente vestiario per la stagione veniente:

ยซChi prima de Natร โ€™ non fila,

dopo Natร โ€™ suspira.ยป

Ciambella di s. Lucia

La Ciambella di Santa Lucia, storia tra santitร  e gusto.

Una ciambella gustosa legata a una figura sacra. La festa liturgica di Santa Lucia ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all’introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimitร  del solstizio d’inverno (da cui il detto “santa Lucia il giorno piรน corto che ci sia”), ma non coincise piรน con l’adozione del nuovo calendario (differenza di 10 giorni). Intorno alla figura della santa gravitano leggende, tipicitร  gastronomiche e usanze particolari. Si racconta che il corpo della santa, prelevato a Siracusa nel 1040 dai Bizantini di Giorgio Maniace, giunse a Costantinopoli; da qui รจ stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono la capitale bizantina nel 1204 ed รจ quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia. In alcune regioni dell’Italia settentrionale esiste una tradizione legata ai “doni di santa Lucia”, figura omologa dei vari San Nicola, Babbo Natale, Gesรน bambino, Befana e altri che, durante i secoli, hanno sostituito l’antico culto degli avi nell’immaginario infantile. Nelle Marche viene festeggiata il 13 dicembre. Proprio in quel giorno le nonnine marchigiane Doc sono solite realizzare la ciambella di Santa Lucia: una sorta di ciambellone con un buco centrale dal gusto inconfondibile grazie a un ingrediente principe, lโ€™anice. Essendo divenuto un dolce tradizionale, la ciambella allโ€™anice legata al culto di Santa Lucia รจ possibile acquistarla presso tutti i fornai della regione. Se entrate in una tipica panetteria marchigiana chiedendo della ciambella di Santa Lucia non avrete alcun problema, la troverete al 99,9 percento.

Questo dolce da noi a Petriolo e dintorni, non รจ tanto conosciuto, la Santa non si festeggia solennemente e non esiste la tradizione di portare i doni ai nostri bambini. Gli ingredienti che caratterizzano il dolce, oltre ai soliti uova, zucchero, lievito di birra olio extravergine di oliva, sono i semi di anici ed il rum ed i mie aggiunti che sono le uvette e la buccia di arancia sciropposa fatte da me. Per la storia mi sono documentata da villaggimarche.com

Raccontata la storia, prepariamo la ciambella cosรฌ.

Ingredienti

500 grammi di farina 0 o 00

Una bustina di lievito di birra disidratato mastro fornaio o meno di cubetto di lievito fresco

2 uova di galline felici

150 grammi di zucchero

Buccia di arancia

100 grammi di latte piรน o meno perchรฉ dopo l’aggiunta delle uova, potrebbe volercene di meno

50 grammi di olio extravergine di oliva o di girasole

Semi di anici

Rum

Uvetta sciacquata e messa a macerare nel rum

Scorzette di arancia sciroppose

Preparazione

Se vogliamo fare le scorzette di arancia sciroppose, dobbiamo tagliare a filetti una arancia con la buccia senza trattamenti chimici, mettiamo lo stesso peso delle bucce di zucchero in una pentolina, ed un po’ di acqua, lasciamo sciogliere tutto mescolando ed uniamo le scorzette che devono sciroppare fino a quando diventano lucide e morbide. Le lasciamo raffreddare e prepariamo la ciambella. Nella ciotola della planetaria o a mano dentro un piatto, mettiamo la farina, il lievito e lo zucchero, i semi di anici, le uova ed iniziamo ad impastare, toccando l’impasto uniamo il latte tanto quanto basta per ottenere una pasta morbida, il rum delle uvette, lasciamo impastare ed uniamo a filo l’olio extravergine di oliva o di girasole, questo deve assorbirsi lentamente, quando la pasta si presenta liscia, mettiamo le uvette e le scorzette di arancia. Impastiamo per amalgamare e pirliamo la pasta sopra la spianatoia. Fatta una palla, mettiamola dentro la ciotola coperta da un sacchetto per surgelati e lasciamo raddoppiare nel forno con la lucina accesa. Al raddoppio, la sgonfiamo e la lavoriamo ancora un po’, la dividiamo in sei pezzi, che li arrotoliamo a chiocciola e li mettiamo nello stampo per ciambellone unto ed infarinato. Lasciamo lievitare al calduccio fino a quando con un dito affondiamo la pasta che deve tornare su lentamente. Nel frattempo avremo acceso il forno alla temperatura di 170/180 grammi, inforniamo la ciambella e lasciamo cuocere per 40 minuti piรน o meno. Se la superficie scurisce copriamola con un foglio di alluminio. Spegniamo il forno e lasciamo freddare nello stampo. Sforniamolo e mettiamolo nel piatto di portata. Spolveriamo di zucchero a velo e gustiamo la ciambella dicendo una preghiera alla nostra Santa Lucia.

Terza domenica di Avvento

La III domenica di Avvento si veste di Rosa: lo avete notato? Questo colore, viene utilizzato solo due volte in tutto lโ€™anno liturgico: la terza domenica di Avvento detta anche “Gaudete”(Gioite) e la quarta di quaresima detta “Laetere”(Rallegratevi). E’ il colore che si associa alla gioia, una gioia che indica che l’attesa sta per finire e in effetti siamo alla penultima settimana di avvento. C’รจ quindi da Gioire perchรจ il Natale รจ alle porte e Gesรน sta per nascere ancora nel mondo e per tutti noi!

Buona domenica di Avvento!