Autore: sunusaix

CIAMBELLONE DI MOSTO ALLA CANNELLA E SCORZETTE DI ARANCIA CANDITA

Può essere che in cucina la tradizione si accompagni alla fantasia, non è scandaloso, è arricchente e trasmette l’amore per le ricette che sono state tramandate di generazione in generazione!

Ho fatto i ciambelloni con il mosto fresco, la ricetta è sempre quella che troverete qui in questo nostro diario di appunti scritti vecchi e originali. Basta aggiungere la cannella e le scorzette di arancia candite, io l’avevo fatte lo scorso inverno, oppure le uvette o le noci o la scorza di arancia fresca.

Sono come sempre buonissimi da mangiare inzuppati nel latte, o nel vino cotto o di un altro tipo. L’ottimo sarebbe gustarli con lo squaglio, la cioccolata calda fatta con o senza latte.

L’autunno arriverà fra qualche giorno, la temperatura è ancora calda, prepariamoci ad incontrare la stagione più bella per i caldi colori e frutti della terra!

Vi metto i link delle ricette dei ciambelloni per noi marchigiani, (li ciammellotti)!

Buona vita, buon ciambellone di mosto alla cannella e scorzette di arancia candite ❤️

Le scorzette di arancia candita le ho tagliate a filetti ed ho aggiunto la cannella

PANE CON LIEVITO MADRE SENZA IMPASTO

Il nostro pane naturale quotidiano.

Se sei triste ed in attesa che finisca questo mondo marcio, rilassati facendo il lavoro più bello di tutti!

Impasta il pane!

Prendi un pezzo della tua amata pasta madre, dalle da mangiare, pesala, metti lo stesso peso di farina, e metà di acqua naturale. Con le mani impasta piano piano fino a formare un impasto morbido, fanne una sfera e incidila a croce. Metti la tua pasta madre nel vasetto e copri con un grazioso tovagliolo che ti farà dimenticare quanto è brutta la vita ora. Dolcemente aspetta e beviti un caffè. Non avere fretta, aspetta che la tua amata pasta madre cresca come un figlio, deve raddoppiare prima di farci un capolavoro.

Ora decidi quale pane vuoi fare per la tua famiglia, deve essere buono e sano da mangiare a colazione con le tue amate marmellate o con i salumi o per fare una scarpetta con il tuo sugo.

Non c’è una ricetta uguale per tutti, il tuo pane è solamente frutto del tuo amore per impastare, ti serve per continuare a vivere nonostante i tuoi problemi, perché nessuno è esente finché è su questa terra.

Io vi racconto il mio, quello che spesso faccio, non c’è bisogno di planetaria, né di olio di gomito. Basta una ciotola, un cucchiaio di legno o di quello che più vi piace, mescolare e mettere a riposo fino al raddoppio. Basta aver pazienza una nottata ed il pane sarà pronto per essere formato.

Questi sono gli ingredienti

300 grammi di farina 0

200 grammi di farina di tipo uno e germe di grano duro

350/360 grammi più o meno di acqua

50 grammi di lievito madre o un cucchiaino di lievito di birra disidratato

Un cucchiaino di zucchero

Un cucchiaino e mezzo di sale

Preparazione

Mettiamo nella ciotola l’acqua ed il lievito madre o di birra disidratato, un cucchiaino di zucchero e frulliamo ad immersione per ottenere una schiuma. Uniamo le farine setacciate ed il sale, mescoliamo con il cucchiaio cercando di far assorbire la farina a tutta l’acqua. Mettiamo la ciotola dentro un sacchetto per alimenti e lasciamo lievitare tutta la notte.

La mattina quando avrà raddoppiato, con le mani mescoliamo l’impasto e solleviamo un lembo di pasta per portarlo al centro, facciamo così per tutto il diametro della ciotola. Lasciamo a riposare per mezz’ora e rifacciamo lo stesso giro tirando su il lembo come prima. Lasciamo riposare e lasciamo cadere la pasta sulla spianatoia infarinata, allarghiamo l’impasto e pieghiamolo in tre parti, chiudiamo bene stringendo la pasta sotto arrotondandolo con le mani sopra la spianatoia. Mettiamolo sul cestino foderato con uno strofinaccio infarinato, mettendo la chiusura sopra e lasciamo lievitare ancora.

Accendiamo il forno a 230 gradi, alla temperatura raggiunta mettiamo a scaldare una lastra per alcuni minuti, la tiriamo fuori, la infariniamo leggermente e capovolgiamoci sopra il pane, spolveriamo la farina togliendo l’eccesso, facciamo un taglio a croce o per tutta la lunghezza e mettiamo in forno. Scaliamo la temperatura ogni 10 minuti, 230 / 210/ 200 / fino a 180/170 gradi, gli ultimi mettere la modalità ventilata lasciando lo sportello aperto a spiraglio con un cucchiaio di legno.

Spegniamo il forno e lasciamo che si asciughi sopra una grata.

Ricordiamoci che per essere buono il pane deve raffreddare completamente, prima si rovinerebbe.

Questo pane potremmo cuocerlo nella pentola di coccio, la temperatura deve essere sempre a 230 gradi, diminuita dopo 10 minuti, per due volte sempre con il coperchio. Verso gli ultimi 5/7 minuti, lo togliamo dalla pentola e lo facciamo finire di cuocere ventilato con lo sportello a spiffero.

Buona vita, buon pane fatto a casa! ❤️

Pane senza impasto
Pane a scacchi

Pane a treccia

Pane cotto nella pentola di coccio

LA MADIA DI NONNA MARGHERITA

La màttara e le tégghje de rame di Margarita de Zenà.


Margarì,
me tte recordo de quann’ero ciùcu;
statìi de casa lontano
de quella mia e porbiamèndee
vicino a la vuttìca
de nonna mia, vett’anema
Quand’eri vèlla, o Margarita
La più bbella de lu paese ‘ndiru;
l’uguale ‘n-ze trôava mango a li paesi tunno Ppitrió ‘
Ci-aìi, coome che vvòle lu dittatu sette vellézze:
adèri arda sinza le pianèlle,
viànga e roscétta sinza fatte vèlla,
venfatta la corporatura,
larga de péttu e stretta de cintura.
Meno n’arria potuto fatte
un dipindore
anghi de gran valore.
De tutti aderì rremirata
però de le combagne ‘mmidiata
Che portaméndu quanno caminai!
Parìi ‘na rijina.


Poesia dedicata a Margherita Tamburri Natali, scritta dal nostro poeta dialettale Giovani Ginobili.

Buona vita ❤️

SBRICIOLATA DI RICOTTA E PESCHE AL FORNO

Sono senz’altro una con un’età in là, non mi fermo mai, corro tutto il giorno e sono diventata nonna, questo mi fa fare anche da babysitter attempata. Ce la faccio ancora a custodire, a cullare a a cantare alla nostra stupenda, bellissima SARA FUTURA. Grazie a Dio lei sta crescendo bene, ciuccia il latte da mamma Serena e dorme, molte volte anche con me. Lei si addormenta fra le mie braccia, mentre io le canto le canzoncine adattandole a lei. Mi vuole bene, lo so, si sente e si vede che ci sta bene con la nonna Anna.

Di domenica sono in libera uscita, ha i suoi genitori che la custodiscono ed io mi dedico alla mia casa ormai lasciata indietro da quando è arrivata lei, grande dono di Dio!

Ho preparato tante buone cose oggi domenica per il pranzo con Riccardo e Josephin, Serena non c’è e nemmeno Maurizio!

Ho fatto il pane ieri sera, l’ho cotto stamattina, ho fatto le tagliatelle sottili, sottili, ho fatto il sugo con i pomodori freschi e le polpettine, ho fatto le zucchine ripiene e per dolce?

Non poteva finire il pranzo della domenica smorto, smorto senza un minimo di dolcezza. Mai!

Non avevo voglia di impastare, volevo un dolce buono ma veloce! Cosa mi sono inventata? La sbriciolata di ricotta e pesche al forno.
Buona, delicata e soprattutto non ho , impastato niente! Il resto è noia.


SARA FUTURA è jita a pparènde, da noi si dice così 🤣🤣🤣🤣
Sti paréndi bisogna accontentarli, io sono per le cose giuste, mica bruscolini!

Questi sono gli ingredienti e la preparazione

Mezzo pacchetto di digestive (200) grammi

Burro 50 grammi

Un uovo

Una confezione di ricotta (450) grammi

Zucchero 100 grammi

Sciroppo di pesche o di altro tipo o niente o limoncello o amaretto

Due pesche per il ripieno e mezza ed uva per decorare

Frulliamo i biscotti con il burro, stendiamoli sulla lastra unta e foderata di carta forno comprimendo bene, lasciamoci qualche cucchiaio di biscotti per la finitura. Lavoriamo la ricotta con l’uovo, lo zucchero, la cannella, lo sciroppo di pesche, o un liquore dolce, tipo limoncello, uniamo le pesche a pezzi, livelliamo la superficie ricoprendola con i biscotti sbriciolati lasciati da parte e mettiamo in forno a 180 gradi per 30/35 minuti, dobbiamo regolarci con il nostro forno, la sbriciolata è cotta quando la superficie è compatta.

Quando è fredda la sforniamo, la versiamo sopra il piatto da portata e decoriamo con l’uva e le fettine di pesche e lasciamo che si freddi in frigo, è più buona.

Questo è un dolce facile come ho già scritto, possiamo farlo con la frutta di ogni tipo!

Buona vita, buona sbriciolata di ricotta e pesche al forno ❤️

Prima del taglio

Tagliata risulta una bella fetta compatta e fresca

MARMELLATA DI ALBICOCCHE AI FIORI DI FINOCCHI

Sì lo so, che mi prendete per matta perché fare la marmellata in questi giorni è un suicidio. Capisco chi perde la testa e fa cose strane, sì, ha tutta la mia solidarietà! Lo capisco e mi sento male! In un barlume di lucidità ho voluto provare a fare una marmellata di albicocche diversa dal solito, le ho regalato freschezza e diversità date dai fiori di finocchi dolci quelli coltivati che arrivati alla fine fioriscono.

La trovo buona soprattutto con i formaggi e la ricotta, l’ho subito provata spalmandola sopra la mini galette con farina di grano saraceno e di avena.

Se avete voglia fate la vostra solita marmellata di albicocche, quando sta per finire la cottura unite un mazzetto di fiori o semi di finocchi dolci.

Per fare la galette magari più grande della mia, bisogna lavorare questi ingredienti.

170 g di farina mista di grano saraceno e di avena, 1 cucchiaio di zucchero a velo 80 g di burro freddo, acqua molto fredda quanto basta, un pizzico di sale, impastiamo e stendiamo sottile sopra la carta forno, spalmiamo la superficie con la marmellata e richiudiamo i bordi, mettiamo a cuocere a 180 gradi per 25/30 minuti o regolatevi voi con la temperatura del nostro forno. Le farine possono essere di tipo 0 o integrale o come vi piace.

L’estate procede il suo corso facendo molto caldo come è giusto che sia, la vita è anche questa.

C’è chi cuoce al mare e chi sopra un fornello! Tanto del diman non c’è certezza ed il resto è noia!

Buona vita, buona marmellata di albicocche ai fiori di finocchi! ❤️

S. GIOVANNI BATTISTA E L’ACQUA ODOROSA

Nella festa del Battista si suole ancora oggi fare un’acqua odorosa: è usanza superstiziosa e gentile cui tutto il popolo marchigiano tiene assai.
Nella notte precedente la ricorrenza del santo si raccolgono fiori determinati, erbe odorose, una spiga di grano, l’erba dell’invidia ed uno spicchio di aglio;
si tiene tutto a bagno in un recipiente per l’intera notte. La mattina appresso, all’alba, le mamme lavano con quell’acqua i loro figlioli per tenerli lontani dal malocchio, della stregoneria, dall’invidia.
Torna in mente il bellissimo sonettò che su tale argomento scrisse la nota scrittrice Alinda Bonacci Brunamonti e ben volentieri riportiamo la prima strofa in cui sono elencate le erbe prescritte per tale acqua prodigiosa.

Le cimette io cogliea della mortella, spigo, timo, cedrina, e vigorosa menta, con rosmarino e nippitella foglie di noce e qualche ultima rosa.

Altrove si mette anche foglie di lauro e di quercia; l’aglio ha influsso contro la stregoneria.
Al mio paesello, a Petriolo, era pia consuetudine andarsi a bagnare nel torrente Fiastra. I paesani partivano in massa verso le ore 21, per trovarsi al torrente e tuffarsi nell’acqua alle ore 22 precise.
E questo un ricordo del fiume Giordano, ove il Precursore predicava penitenza al popolo di Israele e dove battezzò Cristo al primo suo uscire alla vita pubblica.
È salutare simile bagno, giacché l’acqua è benedetta dal Santo; non solo ma altrove conducono anche le pecore perché donino abbondanza di latte e di lana , e le mucche.
E molti che vanno soggetti a dolori reumatici tornano dal fiume recando una pietra che conservano fino all’anno dopo; essa ha la virtù.
Nei tempi più lontani il contadino, all’alba mandava tutte le bestie a pascolare, come in alcune parti avveniva il 3 di maggio nella ricorrenza di Santa Croce; l’erba ha la rugiada (la guazza) del Santo e ciò è salutare per le bestie; non solo , ma è credenza che per virtù di detta rugiada benedetta l’umore ( il sudore) della vite, si tramuti in mosti e che tale umore guarisca anche gli sfoghi della pelle.

È il tempo della mietitura; della santa solenne festa dei campi.
Un proverbio annuncia che di s. Giovanni si miete qua e là; si smacchia.

S. Gióanno;
pija la farge e va spuntanno.

Dunque è la ricorrenza di questo santo che dà il via alla tanto pesante , ma pur lieta opera della mietitura.

San Pietro;
pija la farge e mète.

È interessante conoscere i bei motivi fantasiosi della tradizione marchigiana, oggi quasi completamente spariti. Descriverli non ci sembra ozioso, specie poi, se si pensi che di sovente si leggono in riviste e quotidiani, descrizioni completamente errate o piene di tanta confusione da deformare e svisare indegnamente quella che è la più bella, la più cara, la più eletta creazione popolare, quella che è la sapienza della feconda gente marchigiana.

Tratto da Costumanze marchigiane (2raccolta) del poeta scrittore Giovanni Ginobili maestro a Petriolo.

CORPUS DOMINI

LA PROCESSIONE DELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI

Molto tempo fa, la processione del Corpus Domini, era una delle cerimonie più importanti. Cadeva sempre di giovedì come l’ascensione di Gesù.

Tutti partecipavano devotamente, dopo l’ultima messa del mattino, sotto il sole cocente di giugno, le persone

all’uscita della chiesa, si avviavano per le vie del paese, disposte in due file precedute dai bambini con il vestito della prima comunione e gli altri più grandi con la fascia al braccio. Subito dietro c’era il prete con l’ostensorio del SS. Sacramento. Ai lati del sacerdote, a sorreggere il baldacchino erano i confratelli nelle loro vesti bianche con le mantelline rosse e dorate. La Confraternita di tradizione antichissima, dava grande prestigio ai suoi rappresentanti, tanto da essere considerati veri e propri ‘seguaci di Dio’. Per questo, quando uno dei suoi componenti moriva, le campane venivano suonate più a lungo. In virtù del loro ruolo nella comunità Parrocchiale, essi avevano, tra le altre cose, il privilegio di sostenere ‘la tenda di Dio’, sotto la quale erano ospitate le autorità religiose più importanti e il Santissimo Sacramento.

Le finestre erano vestite da drappi rossi bordati d’oro.

Le strade venivano coperte dai petali di rose sparsi da Elsa la postina, le vie ed i balconi mostravano i gerani e le felci più belli. La processione finiva sulla piazzetta del santuario della Madonna della Misericordia con la solenne benedizione del sacerdote a tutto il paese.

Processione del Corpus Domini a Petriolo nei primi anni sessanta
I fiori principalmente le rose servivano per infiorare le strade
I petali di rose venivano sparsi dalla postina Elsa per le vie in segno di omaggio e devozione al Signore
Il giglio candido segno di purezza
I balconi venivano abbelliti dai gerani e felci

PANE NOSTRO QUOTIDIANO

Non ho più molto tempo per pubblicare e pensare alle storie di tutta la vita vissuta fin qua.

C’è Sara Futura, la creatura nata a febbraio che mi impegna tutto il giorno, perdersi anche un secondo di lei meravigliosa bimba, vuol dire trovarsela cresciuta senza averla goduta in ogni suo aspetto.

È troppo importante e bello il tempo dedicato a lei, la vita cambia e fa capire che niente è come lei!

Una sola cosa continuo a fare facendo anche i salti mortali, il pane con il lievito madre, magari a tarda notte lo impasto e lo lascio riposare per tutto il tempo necessario.

La vita è un dono, ogni nuova creatura ce lo ricorda.

Buona vita, buon pane nostro naturale!

L’amore è SARA FUTURA ❤️

Pane di semola rimacinata di grano duro

Pane con lo yogurt bianco greco ed i semi vari

Pane con anche farina di tipo uno e germe di grano duro

Pane semplice

Pane con anche farina integrale

PASQUA E LA TAVOLA CON LORTO GIARDINO SCAPIGLIATO

Poco tempo, stanchezza, e freddo per una giornata da festeggiare. È Pasqua, quest’anno la quaresima è volata!

Come apparecchiare in modo bello e veloce?

Colgo quel che c’è nell’orto giardino scapigliato, lauro fiorito, aglio napoletano, fiori di rosmarino e uova dipinte in un batter d’occhio. Candelabri fatti a mano per il matrimonio di Riccardo e Josephin. Tazzine da caffè anche per la sua prima Pasqua, lei la bimba venuta al mondo quasi due mesi fa! Lei è SARA FUTURA, un nome che porta speranza e felicità!

L’unico grande amore!

Buona Pasqua, buona vita a te SARA FUTURA, Dio ti benedica e ti protegga ❤️

Serena e Sara Futura