Il nostro pane quotidiano prevalentemente è fatto con lievito madre solido e liquido.
Può succedere che a volte non basti e per farlo un po’ più velocemente usiamo il lievito di birra in granuli, ne basta poco, per ottenere il pane più profumato aggiungiamo un po’ di lievito madre liquido, questo gli conferisce quell’aroma e quel sapore di latte.
Non scriviamo le ricette, ognuno oggi sa fare il pane, più buono o meno buono, è sempre un buon prodotto che sa di casa.
Buona vita, buon pane di casa ❤️
Lievito madre liquido Pane ciabatta con lievito madre liquido La nostra farina preferita del molino Orsilil che ci arriva direttamente a casa Lievito madre solido Buonissimo Pane con lievito madre solido e semi misti Pane CHALLAH Il nostro amore Pan brioche a cassetta con lievito secco Pane semi integrale con lievito madre solido e càscioPane e noci con lievito madre solido Pane semi integralePane con frutta secca Pane con lievito madre solido e noci Pane con i nostri ficchi essiccati Pane senza glutine e lievito madre
Pane con farina 0 e di tipo uno
Corona créscia de càscio di Pasqua Pane con licoli Pane naturale e salsiccia
Patre Lavì ed il pranzo della festa dell’Immacolata Concezione
La zuppa ‘ndorata della festa dell’Immacolata Concezione
Patre lavì, mingherlino, biancaticcio, quasi invisibile, si concedeva poco nella vita. A tavola non diceva una parola, era peccato sprecare le parole per cose inutili. Si faceva il segno della Croce prima di mangiare, poi un cenno con la mano destra per far capire alla perpetua, zoppa ed orba, che poteva portare il pasto, niente o quasi: minestre, zuppe, legumi ed un pezzetto di pecorino rinsecchito o di lardo rancido. Povero patre Lavì! Qualche volta, la sera, negli ultimi anni si concedeva un formaggino sciolto nella minestra di brodo di ossa. Nelle feste comandate non era molto diverso il suo cibo: per la festa dell’Immacolata Concezione usava farsi fare la zuppa ‘ ndorata: pane e pecorino grattugiati grossolanamente e un po’ di sale sbattuti con le uova, completava il piatto il brodo bollente di pezzi di gallina vecchia e ricco di “serene”, le goccioline di grasso, messo sopra.
Ieri è stata la festa della Madonna dell’Immacolata che per la chiesa cade proprio all’inizio del nuovo anno ordinario nel periodo dell’avvento.
I tempi frenetici di oggi sembrano aver fatto dimenticare che una volta per il popolo cristiano era la più importante di tutto l’anno, si faceva la vigilia stretta e digiuno.
Domani sarà festa della Madonna di Loreto, molto sentita qui nelle nostre Marche, stanotte da qualche parte si faranno li focaracci, per salutare la venuta sul colle della Santa casa di Nazaret.
𝟵 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 – 𝗦𝗮𝗻 𝗦𝗶𝗿𝗼 𝗩𝗲𝘀𝗰𝗼𝘃𝗼 Li Focaracci Avvenimento tutto e soprattutto marchigiano e infinitamente caro al cuore dei marchigiani, è la celebrazione della Traslazione della Santa Casa. La nostra gente vi ha intessuto un’aureola meraviglia di leggende. Si accendono i «focaracci», i falò che illuminano la via da seguire per Loreto, accompagnati da spari di schioppi e petardi. Alle ore 3,15 tutte le campane, anche delle chiese di campagna, suonano a distesa. Nelle case di campagna la polvere da sparo che avanzava dalla notte della venuta veniva conservata gelosamente per essere sparata nei giorni di temporale, in quanto si credeva potesse allontanare i fulmini, secondo l’antico principio dei simili. Peccato che dopo l’inserimento al castello di cittadini non solo stranieri, le campane che hanno suonato per anni alle tre di notte, sono state messe a tacere. Poveri cittadini deboli di orecchi e non solo😓
Comunque noi sempre ligi alle tradizioni, mettiamo la sveglia questa notte alle tre per pregare la Salve Regina! Petriolo non dimentica la sua storia e le sue tradizioni.
Torniamo alla nostra ZUPPA ‘NDORATA raccontando come si fa!
Facciamo un buon brodo di carne mista, gallina, manzo o di cappone.
Uniamo tutti gli odori classici, sedano carote, cipolla infilzata con i chiodi di garofano, una foglia di lauro che lo renderà più profumato.
Per la zuppa ‘ndorata grattugiamo il pane che non deve essere raffermo, secco, ma ancora morbido, uniamo il pecorino, poco sale, e lavoriamo con le uova, versiamo nel brodo bollente mescolando poco, non deve essere come la stracciatella, ma molto disomogenea e rustica.
Se ci piace uniamoci i pezzetti di gallina o di manzo. Patre Lavì sarà felice di vederci gustare il suo povero piatto!
Buona vita, buona festa della Madonna di Loreto ❤️
Prima di chiudere l’attività di “fornàra”, ancora una treccia al latte e burro, tanto affonderemo in molti!
Non che io sia una “fornàra” di professione, sono solo una grande appassionata di pane e dintorni.
Il tempo sta volando via in maniera impressionante. A volte capita che questo scorrere della vita mi faccia soccombere! Sì, mi mette ansia e paura, allora mi metto ad impastare, cosa fin dalla prima spolverata di farina non si sa cosa, viene dopo l’idea e così passano le paure.
Com’è il proverbio? Morte in compagnia, morte in allegria!!! Allegria, allegria diceva il buon Mike Bongiorno, roba da vecchi, ma tanto del diman non c’è certezza ed il resto è noia! Fare tanti sacrifici? Non ne vale la pena, infatti stamattina con quel pane, burro e marmellata di prugne all’infuso di misto di frutti di bosco, sono stata in paradiso. Cosa si può volere di più dalla vita? Niente, il resto è noia e qualcos’altro!
Allora non metto nessuna ricetta, tanto nessuno la replicherà, vi faccio vedere quanto è bello il pane, la marmellata ed il resto ancora una volta è quel che sarà!
Le mie estati non esisterebbero senza poter lavorare la frutta dorata che il sole cocente ci regala.
Questa è la seconda estate che faccio la nonna di Sara Futura, muoio dal desiderio di farla pure ad Ettore nato tre mesi fa, purtroppo lui è lontano da me e non mi è possibile stargli vicino. Mi vengono le lacrime quando lo rivedo anche solo virtualmente. Cresce bene grazie a Dio, mi auguro di passare molto tempo con lui! Chissà?
Ritornando al racconto delle mie estati marmellando, ringrazio sempre il creatore per avermi dato la forza ed il tempo per poterlo fare, le marmellate ed il pane con il mio lievito madre, sono le mie più grandi passioni.
Quindi, per quest’anno è quasi andata. L’anno prossimo? Dio ci penserà.
Nella mia cucina si muore dal caldo avendo sopra la testa il terrazzo della mansarda, ma mi rilassa molto sciogliere la frutta più bella, lavarla, tagliarla con tanta passione. La metto nella pentola, aggiungendo il succo di limone, le spezie o le erbe aromatiche, quello che in quel momento mi passa per la mente.
Aggiungo lo zucchero, faccio riposare o no a seconda del tipo di frutta.
Le albicocche per me è meglio non metterle ad attendere che rilassino il loro succo, la marmellata diventa molto liquida e per addensarla bisogna poi farla bollire molto, cosa che le farebbe perdere colore e sapore. Quindi si fa prima e si ottiene un buonissimo risultato cuocendola subito facendole fare il riposo fino al giorno dopo per capire la sua densità.
Questi sono gli ingredienti
Un chilo e mezzo di belle e dure albicocche
650 grammi di zucchero
Il succo di un limone
Timo limoncino
Preparazione
Tagliamo le albicocche a pezzetti, uniamo lo zucchero ed il succo di limone, mettiamola subito a cuocere stando attenti a non farla attaccare magari mettendo sotto la pentola la piastra di ghisa. Uniamo il timo limoncino messo in un sacchettino di tela o legato per non far disperdere le foglie. Facciamola bollire prima a fuoco alto mescolando, spegniamo il fuoco e lasciamo riposare per una notte. La mattina possiamo capire la consistenza della marmellata da fredda. Se è giusta densa che non scivola alla prova del piattino, la rimettiamo a bollire per poi invasarla nei barattoli stabilizzati a microonde. Per fare questo basta metterli nel forno insieme ad una tazza d’acqua e quando arriva a bollore per alcuni minuti, i vasetti sono sterilizzati.
Se la marmellata non è ancora giusta perché troppo liquida, la mettiamo a bollire per alcuni minuti. Ci regoliamo.
Invadiamo la caldissima e chiudiamo i barattoli con i loro coperchi, volendo si può aggiungere un po’ di succo di limone che manterrà bello il colore.
La marmellata di albicocche al profumo di timo limoncino è freschissima, buona per le crostate o per i formaggi o il nostro yogurt greco naturale.
Buona vita, buona marmellata di albicocche al timo limoncino ❤️
Marmellata di albicocche Pane naturale burro e marmellata di albicocche
La domenica delle Palme il popolo partecipava alle funzioni religiose e più specialmente alla benedizione delle palme. Tutta la campagna accorreva alla chiesa con fasci di rami di ulivi sulle spalle perché fossero benedetti. Dopo la funzione tornavano a casa; un ramoscello di palma benedetta (così si chiamava l’ulivo) veniva posto su ogni letto; questo tanto nella campagna come in città; le palme del precedente anno venivano bruciate, non gettate via. I contadini, mettevano per i campi, negli orti, in mezzo al grano seminato, ramoscelli di ulivo benedetto, perché la benedizione scendesse su tutta la fatica e ne moltiplicasse il raccolto. Intanto gli artigiani passavano pel contado in cerca d’ovi pinti; ognuno presso I propri clienti. Era dono che il contadino faceva molto volentieri.
Tratto da Costumanze marchigiane dello scrittore e maestro a Petriolo Giovanni Ginobili.
Per la domenica delle Palme sulla nostra tavola è tradizione portare un pane preparato da me con l’olio extravergine d’oliva benedetto, insieme ai rami d’ulivo benedetti alla messa del mattino, per festeggiare l’entrata di Gesù a Gerusalemme.
Se sei triste ed in attesa che finisca questo mondo marcio, rilassati facendo il lavoro più bello di tutti!
Impasta il pane!
Prendi un pezzo della tua amata pasta madre, dalle da mangiare, pesala, metti lo stesso peso di farina, e metà di acqua naturale. Con le mani impasta piano piano fino a formare un impasto morbido, fanne una sfera e incidila a croce. Metti la tua pasta madre nel vasetto e copri con un grazioso tovagliolo che ti farà dimenticare quanto è brutta la vita ora. Dolcemente aspetta e beviti un caffè. Non avere fretta, aspetta che la tua amata pasta madre cresca come un figlio, deve raddoppiare prima di farci un capolavoro.
Ora decidi quale pane vuoi fare per la tua famiglia, deve essere buono e sano da mangiare a colazione con le tue amate marmellate o con i salumi o per fare una scarpetta con il tuo sugo.
Non c’è una ricetta uguale per tutti, il tuo pane è solamente frutto del tuo amore per impastare, ti serve per continuare a vivere nonostante i tuoi problemi, perché nessuno è esente finché è su questa terra.
Io vi racconto il mio, quello che spesso faccio, non c’è bisogno di planetaria, né di olio di gomito. Basta una ciotola, un cucchiaio di legno o di quello che più vi piace, mescolare e mettere a riposo fino al raddoppio. Basta aver pazienza una nottata ed il pane sarà pronto per essere formato.
Questi sono gli ingredienti
300 grammi di farina 0
200 grammi di farina di tipo uno e germe di grano duro
350/360 grammi più o meno di acqua
50 grammi di lievito madre o un cucchiaino di lievito di birra disidratato
Un cucchiaino di zucchero
Un cucchiaino e mezzo di sale
Preparazione
Mettiamo nella ciotola l’acqua ed il lievito madre o di birra disidratato, un cucchiaino di zucchero e frulliamo ad immersione per ottenere una schiuma. Uniamo le farine setacciate ed il sale, mescoliamo con il cucchiaio cercando di far assorbire la farina a tutta l’acqua. Mettiamo la ciotola dentro un sacchetto per alimenti e lasciamo lievitare tutta la notte.
La mattina quando avrà raddoppiato, con le mani mescoliamo l’impasto e solleviamo un lembo di pasta per portarlo al centro, facciamo così per tutto il diametro della ciotola. Lasciamo a riposare per mezz’ora e rifacciamo lo stesso giro tirando su il lembo come prima. Lasciamo riposare e lasciamo cadere la pasta sulla spianatoia infarinata, allarghiamo l’impasto e pieghiamolo in tre parti, chiudiamo bene stringendo la pasta sotto arrotondandolo con le mani sopra la spianatoia. Mettiamolo sul cestino foderato con uno strofinaccio infarinato, mettendo la chiusura sopra e lasciamo lievitare ancora.
Accendiamo il forno a 230 gradi, alla temperatura raggiunta mettiamo a scaldare una lastra per alcuni minuti, la tiriamo fuori, la infariniamo leggermente e capovolgiamoci sopra il pane, spolveriamo la farina togliendo l’eccesso, facciamo un taglio a croce o per tutta la lunghezza e mettiamo in forno. Scaliamo la temperatura ogni 10 minuti, 230 / 210/ 200 / fino a 180/170 gradi, gli ultimi mettere la modalità ventilata lasciando lo sportello aperto a spiraglio con un cucchiaio di legno.
Spegniamo il forno e lasciamo che si asciughi sopra una grata.
Ricordiamoci che per essere buono il pane deve raffreddare completamente, prima si rovinerebbe.
Questo pane potremmo cuocerlo nella pentola di coccio, la temperatura deve essere sempre a 230 gradi, diminuita dopo 10 minuti, per due volte sempre con il coperchio. Verso gli ultimi 5/7 minuti, lo togliamo dalla pentola e lo facciamo finire di cuocere ventilato con lo sportello a spiffero.
Buona vita, buon pane fatto a casa! ❤️
Pane senza impasto Pane a scacchi Pane a treccia Pane cotto nella pentola di coccio
Non ho più molto tempo per pubblicare e pensare alle storie di tutta la vita vissuta fin qua.
C’è Sara Futura, la creatura nata a febbraio che mi impegna tutto il giorno, perdersi anche un secondo di lei meravigliosa bimba, vuol dire trovarsela cresciuta senza averla goduta in ogni suo aspetto.
È troppo importante e bello il tempo dedicato a lei, la vita cambia e fa capire che niente è come lei!
Una sola cosa continuo a fare facendo anche i salti mortali, il pane con il lievito madre, magari a tarda notte lo impasto e lo lascio riposare per tutto il tempo necessario.
La vita è un dono, ogni nuova creatura ce lo ricorda.
Buona vita, buon pane nostro naturale!
L’amore è SARA FUTURA ❤️
Pane di semola rimacinata di grano duro Pane con lo yogurt bianco greco ed i semi vari Pane con anche farina di tipo uno e germe di grano duro Pane semplice Pane con anche farina integrale
La domenica delle Palme il popolo partecipava alle funzioni religiose e più specialmente alla benedizione delle palme. Tutta la campagna accorreva alla chiesa con fasci di rami di ulivi sulle spalle perché fossero benedetti. Dopo la funzione tornavano a casa; un ramoscello di palma benedetta (così si chiamava l’ulivo) veniva posto su ogni letto; questo tanto nella campagna come in città; le palme del precedente anno venivano bruciate, non gettate via. I contadini, mettevano per i campi, negli orti, in mezzo al grano seminato, ramoscelli di ulivo benedetto, perché la benedizione scendesse su tutta la fatica e ne moltiplicasse il raccolto. Intanto gli artigiani passavano pel contado in cerca d’ovi pinti; ognuno presso I propri clienti. Era dono che il contadino faceva molto volentieri.
Tratto da Costumanze marchigiane dello scrittore e maestro a Petriolo Giovanni Ginobili.
Per la domenica delle Palme sulla nostra tavola è tradizione portare un pane preparato da me, insieme ai rami d’ulivo benedetti alla messa del mattino, serve per festeggiare l’entrata di Gesù a Gerusalemme.