Albero di pane di Natale salato

Un bellissimo albero di pane da farcire con creme di formaggio e salumi o salmone con granella di frutta secca che può essere a piacere, noci, pistacchi, mandorle o nocciole. L’albero di pane di Natale può essere servito tagliandolo a tavola come antipasto al posto del solito panettone gastronomico. Ha solamente un po’ di olio extravergine di oliva ma può essere sostituito con il burro se lo vogliamo arricchire. Può essere fatto con le uova o senza come un pane semplice. Noi raccontiamo la nostra ricetta e gli ingredienti che abbiamo usato per fare e farcire il nostro albero di pane di Natale con le uova e senza. A voi la scelta!

Ingredienti

Farina integrale, farina di cereali, in totale 650 grammi

tre grammi di lievito di birra disidratato o meno di mezzo cubetto di lievito di birra fresco

Un cucchiaino di zucchero o miele

tre cucchiai di olio extravergine di oliva o 60 grammi di burro

sale un cucchiaino

acqua 350 grammi più o meno o latte e se mettiamo l’uovo, metteremo meno acqua o latte a seconda di quello che si sceglie

semi di girasole, sesamo, di papavero e di chia.

Per farcire

Formaggio spalmabile Filadelfia o di altro tipo.

Tonno

Sottaceti

Fette di salmone

Fette di prosciutto crudo e cotto

Granella di pistacchi o di noci o di mandorle o nocciole

Foglie di radicchio rosso

Paté di olive.

Noi abbiamo elencato diversi ingredienti ma possiamo sceglierne diversi

Preparazione

Prepariamo un lievitino con 200 di acqua presa dal totale, ed un poco di farina anch’essa presa dal totale, dobbiamo ottenere una cremina, non un impasto, lasciamo fermentare nel forno spento e appena vediamo formarsi una bella schiuma in superficie cominciamo ad impastare il pane. Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia, il resto delle farine, il lievitino, e cominciamo ad impastare, uniamo l’altra parte di acqua o di latte, regolandoci nella quantità perché dobbiamo ottenere un impasto morbido morbido, o un uovo, in questo caso, dobbiamo diminuire l’acqua o il latte, uniamo il sale e piano piano l’olio extravergine di oliva o di girasole o il burro morbido, i semi a piacere, lasciamo lavorare fino a quando il composto si stacca dalle pareti della ciotola o se a mano, l’impasto non si appiccica più sulle mani. Mettiamo l’impasto nella ciotola unta di olio e coperta la lasciamo raddoppiare dentro il forno con la lucina accesa. Al raddoppio ribaltiamo la pasta sopra la spianatoia, la allarghiamo facendo un rettangolo o un quadrato, facciamo le pieghe a tre e chiudiamo a pacchetto. Dopo mezz’ora facciamo un’altra piega, la pirliamo sopra la spianatoia e la la tagliamo a palline, per il nostro nello stampo, ce ne sono volute, 11. Lasciamo lievitare ancora per un po’, affondiamo un dito sopra una pallina, se torna su piano è ora di cuocere il pane. Un’accortezza, accendiamo il forno prima, cioè appena fatte tutte le palline. La temperatura deve essere a 180 gradi, inforniamo il pane e dopo 10 minuti abbassiamo la temperatura a 160 gradi e dopo altri 10 minuti ancora a 140 gradi per un totale di 45/ 50 minuti, dipende dal vostro forno. Se vediamo che la superficie scurisce troppo, la copriamo con un foglio di alluminio. Spegniamo il forno e lasciamo freddare il pane dentro lo stampo. A completo raffreddamento lo sforniamo.

Per farcire questo pane aspettiamo il giorno dopo, quindi facciamolo prima.

Prendiamo il pane e lo tagliamo in tre strati, prepariamo la crema da spalmare. Frulliamo nel robot il formaggio ed il tonno, uniamo una goccia di limone, dividiamo in due parti, ad una aggiungiamo dei sottaceti frullando tutto insieme, dobbiamo ottenere una crema, lasciando l’altra parte così, cioè formaggio e tonno.

Spalmiamo la prima fetta di pane con il solo Filadelfia e pistacchi, copriamo con fette di salmone e con l’altra fetta di pane che la spalmiamo con la crema di tonno e sottaceti, foglie di radicchio rosso e con fette di prosciutto crudo o cotto ed ancora noci o mandorle tritate finemente, ricopriamo con l’altra fetta di pane e lo mettiamo incartato nella pellicola dentro il frigo fino al momento di servirlo. Poco prima di portarlo in tavola, spalmiamo con il paté di olive nere la superficie e decoriamo con le mandorle tritate ed intere. Per la farcitura possiamo usare la nostra fantasia ed ingredienti diversi a vostra scelta.

Questo è un pane molto buono, possiamo farlo anche dolce mettendo 60 grammi di zucchero o tre cucchiai di miele ed invece dei semi, uniamo uvetta o gocce di cioccolato fondente. Provatelo!

Buona vita e buon pane di Natale ❤️

Speriamo che questo tempo covidoso passi presto perché ci sta rendendo la vita triste e senza speranza ❤️👿

Calendario di Avvento

🕯

𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟯 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗦𝗮𝘃𝗲𝗿𝗶𝗼

«Dicembre:

pìja e non renne.»

La sapienza popolare ci insegna che è inutile seminare a dicembre.

Calendario di Avvento

🕯

𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟮 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗕𝗶𝗯𝗶𝗮𝗻𝗮

«Santa Bibiana,

quaranta dì e ‘na sittimana.»

La sapienza popolare ci insegna che il clima del giorno di Santa Viviana durerà per i successivi 47 giorni.

Calendario di Avvento

🕯

Ricordiamoci che l’avvento non inizia il primo dicembre, non è una regola fissa. dicembre”.

L’Avvento inizia la quarta domenica prima del Natale, in una data compresa tra il 27 novembre e il 3 dicembre, a seconda del giorno della settimana nel quale cade, quell’anno, il 25 di dicembre.

Quindi oggi è la seconda giornata di avvento.

𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟭 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗘𝗹𝗶𝗴𝗶𝗼 𝗩𝗲𝘀𝗰𝗼𝘃𝗼

«Filastrocca delle feste di dicembre:

Il primo è calende,

che tutto il mese attende;

il due è Santa Bibiana,

il quattro Santa Barbara beata,

il sei San Nicolò che va per via,

l’otto è la Concezione di Maria;

il nove che sarà un giorno segreto,

il dieci è la Venuta di Loreto;

il tredici è la Santa Martire Lucia.

Il ventuno è San Tommaso canta,

il venticinque la Nascita santa,

e, se volete che vi dica il resto,

l’ultimo del mese è San Silvestro.»

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Calendario di Avvento

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𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟯𝟬 𝗡𝗢𝗩𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗔𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼𝗹𝗼

Cirni, cirni, cirnòla

[nome del bimbo] va alla scuola,

a scuola col canestrello

pieno di pizzutéllu,

la maestra gli fa festa…

buttalo dalla finestra!

Filastrocca che si cantava ai bimbi piccoli dove viene citato lu pizzutéllu, dolce popolare fatto con gli avanzi della polenta, uva passa ammollata o fichi lo

secchi, noci ed un goccio di mistrà.

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La jìa strinàta

La jìa strinàta. L’oliva strinata al freddo per togliere l’amaro.

Dalle nostre parti chi vive in campagna e chi possiede un pezzo di terra, ha qualche pianta di olivo e quindi si è sempre fatto uso abbondante di olive. Per conservarla ci sono diversi modi. Strinata al freddo sistemata sopra a dei graticci o in sacchetti di tela appesi all’aperto con il sale o nei recipienti di coccio tipo catino. L’oliva una volta scelto il metodo, viene rimescolata due volte al giorno per evitare muffe. Quando col passare dei giorni, l’oliva si presenta raggrinzita, si può consumare subito sciacquata e condita con buccia di arancia, aglio ed olio extravergine di oliva oppure con i semi di finocchi. Un altro modo è quello di mettere l’oliva sempre dopo strinata, nei sacchetti e poi in congelatore e per gustarla, basta farla bollire ancora surgelata per alcuni minuti e condirla a piacere. Oppure si si mette a seccare nel forno a legna e poi una volta fredda, nei vasi di vetro con buccia di arancia aglio ed olio extravergine di oliva. L’oliva appena raccolta, può anche essere cotta in un una padella, con olio extravergine di oliva, sale, l’aglio ed il rosmarino, si lascia cuocere lentamente, si butta l’acqua amara, si sfuma con il vino bianco aggiungendo il pepe. L’oliva cotta in padella era un piatto contadino, che veniva mangiato nel periodo della raccolta delle olive.

Prima domenica d’Avvento

Le nostre mani, la nostra fantasia e la passione per la vita servono a farci stare bene ed in pace con noi stessi. Fare la corona dell’Avvento serve per accompagnarci al cammino della Luce vera.

Buona prima domenica dell’Avvento!

La corona dell’Avvento è di fatto un oggetto circolare, solitamente rivestita di rami con foglie verdi senza fiori.

Su di essa vengono appoggiate quattro candele. Il colore delle candele dovrebbe essere Viola, tranne che per la terza candela che dovrebbe essere Rosa, vedremo poi il motivo.

La corona dell’Avvento permette di scandire le 4 settimane che mancano a Natale. Le candele vanno accese ogni domenica di Avvento. Si può mettere una quinta candela, Rossa solitamente, per il giorno di Natale.

Questo oggetto racchiude anche un significato simbolico a partire proprio dalla forma.

La sua forma di fatto è rotonda, circolare. Il cerchio non ha né un principio né una fine, è quindi un segno di unità e di eternità. La corona ha anche un significato intrinseco di regalità e di vittoria. Essa annuncia l’imminente nascita di Gesù che è il Re di Luce vincente sulle tenebre.

I colori: la corona può essere decorata con fiocchi e nastri Rossi e Viola. Il colore Rosso è legato all’amore di Gesù, mentre il Viola indica penitenza e conversione.

I rami color verde: il verde in primis simboleggia la speranza ed i rami e la vita. Anche questo si collega al primo punto e simboleggiano l’avvento del Signore che sconfigge la morte e le tenebre.

Le candele: queste si accendono in sequenza durante le quattro domeniche di avvento. Con la loro Luce simboleggiano proprio la Luce che squarcia le tenebre, ossia Gesù che porta la Salvezza e la Luce nella vita di ognuno di noi.

Il colore delle candele (tre Viola, una Rosa) sono in relazione dei colori liturgici tipici di questo periodo. Il colore Viola indica conversione, speranza, penitenza, suffragio e attesa, si usa nei tempi d’Avvento e di Quaresima. La candela Rosa deve essere accesa la terza domenica di Avvento. La terza domenica è detta Gaudete ed è la domenica della gioia perché si è arrivati a metà di questo periodo che precede il Natale, durante la liturgia di questa domenica il colore in uso è il Rosa.

Ogni singola candela ha un suo significato.

La prima candela è detta “del Profeta”, poiché ricorda le profezie della venuta del Messia

La seconda candela è detta “di Betlemme”, per ricordare la città in cui è nato il Messia.

La terza candela è detta “dei pastori”, che furono i primi a vedere e ad adorare il Messia. Visto il colore Rosa questa simboleggia la gioia.

La quarta, ed ultima candela, sempre viola, è detta “degli Angeli”, per ricordare i primi che annunciarono al mondo la nascita del Messia e furono loro a vegliare sulla capanna dove è nato il Salvatore.

Secondo un’altra tradizione assai diffusa le quattro candele rappresentano la Speranza, la Pace, la Gioia e l’Amore.

L’accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia.

Lasagne di finocchi e scamorza

È una fredda sera di novembre, siamo in tempo covidoso e non si sente e non si vede nemmeno una creatura da queste parti…..com’è del resto in ogni parte del mondo, la gente quella che può farlo, resta rintanata in casa! Se fosse stata una serata di un anno fa, qui si sarebbero sentite le voci di bambini che stavano giocando a pallone e poi le mamme tutte insieme che stavano uscendo dalla palestra. Ora niente, c’è una sola auto parcheggiata poco più su, davanti il piazzale della scuola! Meglio non sprecare parole ed impressioni, a che servono?

La giornata è volta al termine, anche oggi mi sono data da fare per non morire di ansia, e di là e di qua e di fuori a raccogliere foglie di foglie per “pettinare”, un po’ il nostro orto giardino scapigliato. Ho rimesso al riparo tutte le mie amate piante grasse e fiorite. Sotto il porticato sembra di essere all’aperto al gelo per quanto freddo trasmettono le piante.

Non mi perdo d’animo ed entrò in cucina. Prendo i finocchi che sono al fresco fuori, li lavo, li taglio a fettine, l’idea buona c’è, voglio fare le lasagne di finocchi. Come? Ho ancora il sugo fatto domenica, lo prendo dal frigorifero, lo scaldo, intanto faccio la besciamella ma non con il latte perché con il pomodoro del sugo, mi farebbe male, la faccio con l’acqua, velocemente mescolo due cucchiai di farina con l’acqua, la lascio cuocere per pochi minuti al forno a microonde, solo a fine cottura metto il sale, l’olio extravergine di oliva la noce moscata ed il parmigiano reggiano. Anche a microonde faccio cuocere le fettine di finocchi, un filo d’acqua e coperto da un altro piatto lascio fino a 6/7 minuti. Li scolo e li mescolo al sugo insieme alla besciamella. Faccio uno strato dentro la pirofila di finocchi, uno di fettine di scamorza e così strato per strato finisco con una spolverata di parmigiano reggiano. Metto in forno a 180 gradi per mezz’ora o poco più! Buone per davvero queste lasagne, per una serata difficile sono riuscite a darmi un po’ di serenità. Del resto non ci vuole molto quando mangio ciò che mi piace!

Buona vita, buone lasagne di finocchi e scamorza ❤️

Pan bauletto alla ricotta con il metodo del water roux

Come si può fare per non cadere in depressione in questo tempo covidoso? Per me c’è un solo modo, mettermi ad impastare qualsiasi cosa, bastano pochi ingredienti, la farina ed un po’ di acqua, la voglia di creare con la fantasia una meraviglia che sotto le mie mani diventa speciale, buona sia essa dolce che salata.

A volte parto decisa per fare un pane normale, poi mettendo le mani in pasta, arriva l’idea di cambiare totalmente la ricetta. Oggi doveva essere un pane a lunga lievitazione, avevo molto tempo e quindi senza fretta avrei fatto tutto quello che dovevo fare in casa lentamente, bene e con soddisfazione perché questo è il modo di fare. Invece del pane a lunga lievitazione e pensando alla colazione del mattino e sentendo il profumo della marmellata di arance che stava cuocendo, ho pensato che un pan bauletto ci voleva proprio. Come si suol dire, la marmellata di arance col pane morbido…..è la morte sua. Ed ecco allora, dopo aver messo tutto quel che serviva sopra il mio piano di lavoro, ho cominciato a mescolare acqua e farina per preparare il water roux.

Il pan bauletto con metodo Tangzhong o del water roux, è un lievitato dolce oppure neutro che viene realizzato con il lievito di birra e con il lievito madre.

Può sembrare difficile, ma non lo è, anzi se si fa una prima volta, ci si innamora perché rende il lievitato morbido morbido, di lunga conservazione con meno grassi ed anche senza uova. Il water roux è una tecnica Giapponese che, partendo da una base (che ricorda proprio il roux della besciamella) di acqua-farina o latte addensata sul fuoco, gelatinizza gli amidi col calore, diventando una crema che servirà da emulsionante per l’impasto che diventerà più elastico e morbido.

Andiamo avanti col racconto della ricetta.

Ingredienti

Per il water roux

40 grammi di farina 0

200 grammi di acqua

250 grammi di farina di tipo 1 con germe di grano duro o integrale

250 grammi di farina 0

Un cucchiaino di lievito di birra disidratato

Un cucchiaino di zucchero o miele

170 grammi di ricotta

60 grammi di burro morbido o 30 grammi di olio di girasole o di oliva leggero

60 grammi di latte intero o scremato

Un cucchiaino di sale fino

Preparazione

Mettiamo la farina e l’acqua in un pentolino e accendiamo la fiamma, mescoliamo di continuo come per fare la besciamella, lasciamo cuocere fino alla temperatura di 65 gradi, se non abbiamo il termometro, regoliamoci quando il tutto diventa una cremina e speriamo il gas. Lasciamo intiepidire copriamo con la pellicola e prepariamo gli altri ingredienti per impastare il pan bauletto.

Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia, le farine setacciate, il water roux , il lievito, lo zucchero, la ricotta ed il latte, lasciamo impastare piano, appena tutto è stato assorbito uniamo il sale ed il latte, per questo ultimo ingrediente, dobbiamo regolarci, l’impasto deve essere morbido, non troppo duro, lasciamo impastare fino a quando si staccherà dalle pareti della ciotola, se a mano dobbiamo sentire che tutto la pasta risulti morbida e setosa. A questo punto piano piano uniamo poco alla volta il burro a temperatura ambiente, dovrà assorbirsi tutto. Finiamo ad impastare sopra la spianatoia e rimettiamo l’impasto nella ciotola chiusa in un sacchetto di plastica, lasciamo lievitare dentro il forno con la lucina accesa. Quando sarà raddoppiato, lo lavoriamo ancora sopra la spianatoia, facciamo una piega a tre, come se piegassimo un tovagliolo in tre parti, copriamo tutto con il sacchetto ed aspettiamo una ventina di minuti, riprendiamo l’impasto, lo allarghiamo sopra la spianatoia, lo pieghiamo di nuovo in tre parti e lo pirliamo. Tagliamolo in quattro parti, lavoriamola pirlandola ognuna per formare una pallina, facciamo questo a tutte le tre parti, otteniamo così 4 palline. Mettiamo tutte le 4 palline nello stampo da plum-cake oleato ed infarinato, rimettiamo a lievitare dentro il sacchetto sempre dentro il forno spento. Intanto accendiamo il forno a 180 gradi statico, appena sarà lievitato, facendo la prova con un dito che se affondato la fossetta deve ritornare su lentamente, mettiamo a cuocere per quasi un’ora. Dipende dal forno che ognuno conosce. Dopo i primi dieci minuti abbassiamo la temperatura a 160, poi dopo altri dieci a 140 gradi. Gli ultimi minuti mettiamo il forno alla modalità ventilata coprendo la superficie con un foglio di alluminio. Spegniamo il forno, lasciamo freddare un po’ il pan bauletto nello stampo, poi lo sformiamo mettendolo asciugare sopra la griglia.

Questo pan bauletto è ottimo con il salato e con la marmellata ed il metodo del water roux, lo rende morbido e di lunga durata.

Impastare in questo momento ci rende meno stressata la vita, l’ho già scritto, ma ve lo garantisco, impastare ed aspettare la crescita di un lievitato è come vedere un miracolo che si compie sotto i nostri occhi. Provare per credere. Aspettiamo che tutto questo dolore mondiale passi magari anche accompagnati dalla preghiera.

Buona vita, buon pan bauletto ❤️

Marmellata di melagrane alla vaniglia

Vi propongo un’altra marmellata di melagrane più facile e veloce, ci sono le mele che servono a darle più densità e la vaniglia per profumarla. Con i semi ricavati ho preparato un’altra marmellata usando le mele rose dei Monti Sibillini, questo frutto è una varietà antica coltivata nell’Appennino centrale che dopo essere stata perso nel tempo, è stato salvato e ricoltivato in tempi recenti dagli agricoltori dei monti Sibillini che malgrado il grande lavoro continuano a farci dono di una stupenda mela.

Vi racconto la ricetta di questa nuova marmellata di melagrane e facendola in questo modo

Ci servono le melagrane dalle quali dovremmo ricavare un litro e mezzo di succo, questo però lo otterremo soltanto con il passaverdura. Non dobbiamo usare il frullatore né quello ad immersione né l’estrattore perché perderemmo la parte più solida delle melagrane. Ci servono 250 grammi di mele che siano sode tipo renette, più il succo di un limone e la vaniglia.

Procediamo così.

Dopo aver pulito le melagrane, estraiamo tutti i chicchi, facendoli cadere nella pentola destinata alla cottura, uniamo il succo di limone e mettiamoli a cuocere per pochi minuti, devono solo scaldarsi senza arrivare a bollore. Se abbiamo tempo lasciamo a riposare per una notte, altrimenti passiamo subito i chicchi con il passaverdura, in questo modo non ci troveremo fra i denti i resti dei chicchi frantumati. Una volta fatta questa operazione, vi ricordo che io ho ottenuto un litro e mezzo di succo e polpa, uniamo 250 grammi di mele renette, 650 grammi di zucchero ed i semi della vaniglia. Facciamo cuocere a fuoco basso, mescolando spesso. Frulliamo ad immersione, ora lo possiamo fare perché le melagrane sono state passate prima, a cottura completa facciamo la prova del piattino e se la consistenza è giusta la marmellata è pronta, altrimenti rimettiamola a cuocere per altri minuti mescolando spesso. Versiamola nei vasetti sterilizzati a microonde o a bagnomaria, chiudiamo con i loro coperchi e lasciamola freddare prima di riporre la marmellata in dispensa. Se vogliamo essere più tranquilli, il giorno dopo mettiamo i vasetti a sterilizzare nella pentola con acqua fredda che deve coprirli e dall’inizio del bollore, lasciamo passare una ventina di minuti. Questa marmellata di melagrane è deliziosa, buona da mangiare con il pane, con le fette biscottate e per preparare delle buonissime crostate. Possiamo usarla per farcire le torte mescolandola al mascarpone o alla crema pasticcera o per preparare una fresca cheesecake. Vedete voi!

Buona vita, buona marmellata di melagrane alla vaniglia ❤️