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Diario alimentare del tempo di coronavirus

Ventiduesimo giorno di reclusione.

Spaghetti in crema di cardi, patate e fiocchi di latte.

Frittata di primavera con pisellini.

Non sono molto esperta nel coltivare un orto, anzi per niente, io sono buona solo a cucinare e a mangiare i prodotti ortolani, per questo c’è, ma non c’è da un po’ di tempo, il perito agrario “fattò”, di casa. Però una pianta la so riconoscere ed anche una “rcacciatùra”, germoglio che si sviluppa dal rizoma, di cardo selvatico mariano, “lu gobbu “. E allora con tanta santa pazienza, Cocò l’ha “capatu”, e ci vuole anche tanto tempo, io l’ho cotto in pentola a pressione e pure qui ce n’è voluto tanto, l’ho assaggiato ma essendo molto, molto amaro perché ricco di ferro, ho pensato bene di farci una crema o se vogliamo fare i raffinati, una vellutata che però da sola non poteva essere un piatto per palati forti.

Nella stessa acqua dei cardi ho fatto cuocere le patate a pezzetti che ho poi frullato insieme ai cardi e il tutto fatto insaporire in padella con olio extravergine di oliva ed erbe aromatiche.

Nel frattempo ho messo a cuocere gli spaghettoni, li ho scolati e passati sempre nella padella dov’era la crema di gobbi e patate, ho aggiunto pecorino, parmigiano reggiano, erba cipollina e timo, fiocchi di latte e un po’ di acqua di cottura della pasta. Ho portato in tavola e, come piace a me giocare con la mia cucina, ho impiattato i miei spaghettoni decorando con due pisellini che sono serviti per una frittata primaverile. E pure oggi il pranzo è stato servito e apprezzato.

Per la frittata di primavera, ho fatto cuocere i pisellini e cipolla con un po’ di acqua e coperti da un piatto, nel forno a microonde. Li ho scolati e messi ad insaporire col burro in una padella, ho aggiunto le uova sbattute con pecorino e parmigiano reggiano ed erbe aromatiche. Ho mescolato e finito di cuocere lasciando la frittata ancora morbida.

Che “vùlimo” fa signori?

Aspettare e allargare la porta di casa per quando usciremo dalla prigione.

#diarioalimentaredeltempodicoronavirus #ventiduesimogiorno

Diario alimentare del tempo di coronavirus

Ventunesimo giorno di reclusione.

Gnocchi di patate ed ortiche. Pazienza se stamattina abbiamo perso un’ora di sonno, anzi per me ne sono molte di più, ma bisogna preparare per far mangiare una famiglia al completo. Ci sono le ortiche e la rucola raccolte e “capate”ieri da Maurizio, le facciamo sbollentare in acqua bollente salata, le scoliamo, le frulliamo ed intanto facciamo cuocere le patate senza buccia e tagliate a pezzi nella pentola a pressione con un filo di acqua. Le scoliamo per bene lasciandone alcune nella stessa acqua di cottura. Passiamo le patate al passaverdura, mai frullate perché diventerebbe colla, le lasciamo cadere sulla spianatoia uniamo le ortiche frullate e con la farina in parte integrale ed in parte 0, impastiamo per formare dei rotolini che taglieremo a pezzetti di due o tre centimetri. Per il condimento, schiacciamo con la forchetta le restanti patate rimaste nella pentola con la loro acqua, le mettiamo nella padella con olio extravergine d’oliva, uniamo le ortiche e la rucola frullate, uniamo un po’ dell’acqua calda della cottura degli gnocchi, il rosmarino battuto, se ci piace, la ricotta o un altro formaggio cremoso, ed il parmigiano reggiano. Scoliamo gli gnocchi e li facciamo saltare nella crema di ortiche e rucola. Mescoliamo e serviamo. Troppo lunga la preparazione? No, basta avere la pazienza e detto da me che non ne ho, si può fare questo piatto. Ora o mai più! Oggi è più dura!

Buona vita, buoni gnocchi di patate e ortiche con crema di patate e formaggio ❤️

Diario alimentare del tempo di coronavirus

Ventesimo giorno di reclusione.

Le erbe spontanee di casa nostra ed il risotto con i cardi e le crispigne.

Oggi il sole splende, non sembra un giorno di reclusione per colpa del maledetto coronavirus. Mi affaccio dalla finestra per capire che aria tira. È tiepida, mi conviene approfittare per andare a cercare un po’ di erbe spontanee da cuocere. Si sente la mancanza di verdure fresche, ma chissà quanto tempo dovremo aspettare prima di poterne mangiare. C’è da preparare il terreno per seminare le verdure della prossima stagione, la voglia non c’è. Si resta chiusi in casa ed i pensieri negativi ti bloccano.

Sui prati mescolati a timide margheritine e ad aglio ursino, spiccano molte crispigne e altri tipi di erbe spontanee ottime bollite e ripassate in padella magari con del lardo ed aglio come le faceva mia madre. In fondo alla scarpata, i cardi selvatici sono diventati dei grossi cespugli spinosi. In tempi migliori, non li avrei nemmeno considerati e li avrei lasciati lì dove sono.

Ora dove sembra cambiare tutto, un pensiero si fa avanti. Sotto, sotto, potrei cuocerli e farci un risotto morbido morbido per la cena di stasera.

Ed allora, detto, fatto!

Ho pulito i cardi scegliendo le parti più morbide, le ho lavate, cotte con succo di limone nella pentola a pressione. Le ho scolate, l’acqua dei cardi è troppo ferrosa, le ho frullate. Nella stessa pentola le ho fatte insaporire con olio extravergine di oliva, ho unito il riso che ho lasciato tostare ed ho sfumato con una buona birra. Ho aggiunto l’acqua bollente delle crispigne che stavano cuocendo e l’ho portato a cottura completa. Ho frullato un pugno di crispigne e l’ho aggiunte al risotto che ho mantecato con olio extravergine di oliva e parmigiano reggiano.

Ho portato in tavola e l’ho servito. Il risotto è stato molto gradito. Per me è bastato solo quello, mentre gli uomini di casa hanno “pappato” la coratella anticipando la s. Pasqua.

Buona vita, buon risotto morbido morbido con i cardi e le crispigne ❤️

Diario alimentare del tempo di Coronavirus

Decimo giorno

Quatrúcci mischi co lo céce

Polpettine di tonno e ricotta al forno

Diario alimentare del tempo di Coronavirus.

Decimo giorno e già si sentono gli effetti.

Allora vi racconto questo antico e povero piatto quando non c’era proprio spazio per i capricci alimentari, quando lo stomaco brontolava e non si doveva far altro che mettersi a letto, che letto, per calmare i morsi della fame e non si poteva stare certo a guardare la qualità del cibo. Quando si era fortunati se ci si poteva nutrire di erbe campagnole, di cavoli, di tagliulì, di frascarélli, di pulènda, di créscia, di uova quando queste avanzano perché ci si preoccupava prima dei figli e degli anziani, e di quatrùcci mischi co lo céce.

Una specie di quadrucci all’uovo fatti però solo di farina di grano tenero ed di granoturco impastati con acqua e un pizzico di sale. Si faceva la “perna”, la si lasciava asciugare sopra “la spianatóra”, o sopra il letto, la si arrotolava e la si tagliava grossolanamente lasciandola appiccicare. Si preparava un sugo di pomodoro e cipolla profumato di rosmarino e di univano i ceci, acqua calda o brodo e si calavano i “ quatrúcci mischi”! Mischi per misti. Un filo di olio extravergine di oliva ed una spolverata di parmigiano reggiano, quest’ultimo sono in tempi di benessere!

Per fare le polpettine ho mescolato 250 di ricotta e 320 grammi di tonno al naturale senza olio e scolato per bene, ho unito erbe aromatiche, timo e cipollina e maggiorana, parmigiano reggiano ed un uovo. Ho amalgamato tutto formando le polpettine e ho cotto in forno a 200 gradi per una ventina di minuti girandole a metà cottura! Le polpettine devono restare morbide.

Due piatti fatti con tutti ingredienti in scatola. Se si hanno i ceci secchi, li mettiamo a bagno la sera prima con un po’ di succo di limone sciacquati bene, ci vorranno più di 12 ore di ammollo per una buona cottura e se si può lasciamoli cuocere in pentola a pressione. La pasta la facciamo con due farine, di grano tenero e di granoturco impastiamo con acqua tiepida ed un pizzico di sale. Stendiamo la pasta non troppo sottile, la arrotoliamo e la tagliamo prima come le tagliatelle poi a quadrucci lasciandoli abbastanza spessi. Il sugo di pomodoro e ceci facciamolo come di abitudine.

Sempre in attesa di tempi migliori e a domani!

Buona vita, buoni quatrúcci mischi co lo céce! ❤️

#diarioalimentaredeltempodicoronavirus #decimogiorno #quatrùccimischi

Cappelloni di gobbi e robiola con noi e nocciole al burro di arancia

È morto Carnevale.

In questo giorno nel mio paese, molto tempo fa, si teneva la sfilata di carri allegorici e di gruppi mascherati. Partecipava molta gente anche da fuori comune. C’erano premi per tutti i bambini che salivano sul palco allestito in piazza della via principale del paese fra musica assordante data dalle note delle canzoni di Sanremo passato da pochi giorni. A fine sfilata nel tardo pomeriggio c’era la premiazione delle maschere più belle. Il carnevale si chiudeva con il ballo al teatro comunale con il lancio di caramelle fra i ballerini della sala. A mezzanotte tutto finiva, balli canti e baldoria. In alcuni paesi vicini, nelle piazze centrali, si tenevano il processo ed il rogo a Carnevale.

Dopo mezzanotte con l’inizio del giorno delle ceneri, cominciava la quarantena quaresimale con divieto di balli ed astinenza delle carni. La popolazione teneva al rispetto di queste regole senza peso, era scrupolosa e fino al giorno di Pasqua le seguiva.

Sembra passato un tempo lunghissimo, ricordi sbiaditi nella memoria di poca gente spersa nel frastuono di questo mondo senza radici, che vuole perdersi in gesti e modi nuovi, moderni che lasciano il tempo che trova. Cosa racconterà alle nuove generazioni se ci saranno?

Siamo ora sotto scacco per la paura di una pandemia, ci attacchiamo ancora di più alle cose materiali, ma credo farebbe bene a molta gente essere più positiva, meno “moderna” nel senso più negativo. Un po’ di spiritualità e di fiducia in Dio che può tutto. Pensieri questi miei che a me aiutano! Ritornando al giorno di carnevale spero che almeno la tradizione di mangiare la pasta all’uovo fatta in casa o comprata al supermercato, sia rimasta come è a casa nostra di generazione in generazione. Che siano tagliatelle, o vincisgrassi o lasagne o cappelletti o ravioli non importa!

Che ci sia ancora il giorno di carnevale con un primo piatto importante fatto di pasta all’uovo fresca. Mettiamoci sotto che del “doman non c’è certezza”!

I miei cappelloni sono speciali sia di fattura che di sapori. Hanno un ripieno di gobbi o cardi come si chiamano, insieme alla robiola e alle note croccanti delle nocciole e delle noci. Il condimento di burro ed arancia.

Ecco come li ho fatti.

Per prima cosa ho pulito i gobbi togliendo loro la pellicina, li ho fatti cuocere in acqua fredda acidulata con il succo del limone e salata nella pentola a pressione, ci vorrà molto tempo meno che in una normale, però vedete voi come siete abituati. Li ho scolati molto bene ed una volta freddi li ho frullati unendo, sale, noce moscata noci e nocciole ed una confezione di robiola. Ho aggiunto un uovo, parmigiano reggiano, la buccia di arancia. Ho mescolato bene e lasciato da parte.

Nel frattempo ho fatto la pasta all’uovo con semola rimacinata di grano duro, farina 1 e le uova. Qui non c’è una ricetta per tutti, ognuno può cambiare farina come gli piace. Ho lasciato riposare la pasta per un’ora coperta da una ciotola per distendere il glutine.

Ho ripreso la pasta, l’ho stesa con la macchinetta della pasta in uno spessore sottile, ho tagliato a quadrati unendo un po’ di ripieno di gobbi e robiola. Ho chiuso ogni scacco a triangolo e chiuso come un cappelletto ma molto più grande. Ho continuato così fino ad esaurimento degli ingredienti.

Ho messo in una larga padella una noce di burro, un giro di olio extravergine di oliva, il succo e la buccia di un’arancia, un cucchiaio di maizena ed ho lasciato cuocere fino ad addensare. Ho messo cuocere i cappelloni in acqua bollente salata, li ho scolati e li ho ripassati nella padella con la crema di burro di arancia unendo il parmigiano reggiano e una manciata di noci e nocciole tritate. Un goccio dell’acqua della cottura per amalgamare il tutto. Ho spento il fornello e portato in tavola.

Ottimi, buoni buoni e particolari!

Buona vita, buoni cappelloni di gobbi al burro di arancia e noci ❤️

Torta salata di patate porri e pistacchi

Una torta salata per cena o per una rustica merenda buona da consumare nei prossimi giorni quando arriverà la primavera, facile e con ingredienti che in cucina non mancano mai.

La torta salata può essere servita come antipasto in un pranzo informale.

Ecco come si fa.

Per la base impastiamo 200 grammi di farina 0 e 100 grammi integrale, uniamo tre cucchiai di olio extravergine di oliva, latte o acqua fredda se non vogliamo usare latticini, un pizzico di sale e curcuma con pepe nero, un cucchiaino di lievito per torte salate. Nel frattempo facciamo cuocere i porri con un filo di olio extravergine di oliva nella padella aggiungendo un po’ di acqua, uniamo 500 grammi di patate tagliate a fettine, sale e lasciamo cuocere, passiamo tutto al passaverdura, non l’ho frulliamo perché le patate diventano colla, aggiungiamo due uova, parmigiano reggiano, i pistacchi e la noce moscata. Stendiamo la pasta, bucherelliamo il fondo con la forchetta ed versiamo il composto di porri e patate spolverando di pistacchi tritati finemente. Facciamo cuocere a 180 gr fino a dorare!

Spegniamo il forno e portiamo in tavola. La torta salata è buona sia calda che fredda il giorno dopo. Possiamo riscaldarla per alcuni secondi in forno a microonde, diventerà ancora più buona e croccante.

Buona vita, buona torta salata di patate, porri e pistacchi ❤️


									

Salsa di peperoncini piccanti

A fine gennaio e raccogliere ancora diversi peperoncini dei più piccanti. Fuori si gela, le piante dei peperoncini non hanno più nemmeno una foglia ma spicca il rosso dei suoi frutti belli, turgidi quasi ghiacciati.

A quelli che amano la salsa di peperoncini piccanti, voglio raccontare come l’ho preparata ieri pomeriggio.

Per poter cuocere questa salsa mi sono dovuta ingegnare, anzi è stato mio figlio che ha preparato una postazione in modo che non si potessero sprigionare l’odore e i vapori dei peperoncini piccanti che avrebbero potuto dare molto ma molto fastidio a chi avrebbe varcato la soglia di casa.

Succede infatti di rimanere senza respiro mentre si puliscono e si mettono a cuocere i suddetti peperoncini.

La cottura della salsa di peperoncini piccanti, è stata fatta sotto la cappa del camino con una piastra ad induzione.

Dopo aver pulito i peperoncini, li ho frullati con il succo di limone e lasciati una notte dentro il frigo.

Ieri pomeriggio, ho messo 200 grammi di peperoncini piccanti, erano di diverse qualità sempre dei più forti, in una pentola dal fondo pesante, ho unito un cucchiaino di sale fino e 50 grammi di olio extravergine di oliva. Ho acceso la piastra e fatto cuocere per una mezz’ora tenendo sotto controllo la cottura che è avvenuta in meno di mezz’ora. Bisognava solo far perdere l’acqua per una buona conservazione.

Ho spento ed invasato subito in tre piccoli barattoli premendo col cucchiaino per togliere l’aria. Ho coperto la salsa con un generoso giro di olio extravergine di oliva e chiuso con i loro coperchi.

Ho messo a sterilizzare i barattoli in acqua calda essendo la salsa ancora calda proteggendola con canovacci da cucina per evitare che bollendo potessero rompersi. La sterilizzazione è durata tre quarti d’ora dall’inizio bollore.

Li ho poi lasciati raffreddare e stamattina ho tolto i barattoli dall’acqua, li ho asciugati e portati in dispensa. Un barattolino lo consumerà mio figlio quando tornerà a casa. Una volta aperto lo conserverò in frigo ricoprendo la salsa con olio extravergine di oliva.

La salsa è buonissima per mangiare sopra il pane, per condire gli spaghetti, le tagliatelle e ovunque vogliamo.

Buona vita, buona salsa di peperoncini piccanti ❤️

Penne con salsiccia, radicchio rosso e carciofi

Facile, gustosa e con le verdure amare la pasta con la salsiccia guadagna sapore e salute. Gli esperti ci raccomandano di unire sempre qualche verdura alle carni per renderle meno dannose dato che ci apportano fibre e sali minerali. Io ci credo ed infatti non mancano mai nei miei piatti. Fresche o essiccate mi permettono di preparare piatti unici e buoni.

Vi racconto le mie penne di oggi.

Nella padella ho fatto cuocere le salsicce, buttando via il primo grasso ricavato, ho sfumato col vino bianco e ho lasciato rosolare. Ho aggiunto l’olio extravergine di oliva di casa nostra, il radicchio rosso a filetti, i carciofi tagliati sottili sottili, ci andava bene l’aglio ma io non posso mangiarlo, ho lasciato insaporire mescolando e aggiungendo un po’ dell’acqua di cottura delle penne ed una foglia di alloro e rosmarino.

Ho scolato la pasta molto al dente, l’ho versata nella padella e ho lasciato finire la cottura unendo il parmigiano reggiano, timo, erba cipollina e maggiorana.

Ho portato in tavola e servito con un po’ di polvere di peperoncino.

Buona, semplice e veloce da fare!

Buona vita, buone penne con le salsicce radicchio rosso e carciofi ❤️

Panini o pagnottelle all’olio di s. Antonio

A sand’Andò se non ha sbiangato sbianga!

A s. Antonio se la neve non e arrivata, arriverà.

Sant’Andò de la varba bianga,

de la nè’ ne porta tanda.

S. Antonio con la barba bianca, porta tanta neve.

Detti popolari petriolesi e dintorni per il giorno della festa di s. Antonio.

Il 17 gennaio è la festa di s. Antonio protettore delle bestie, i nostri amici a quattro zampe e non… pure quelli a due e che volano.

Un giorno di un’epoca che non c’è più, il giorno di s. Antonio, di buon mattino ci si recava ad ascoltare la messa solenne per onorare s. Antonio protettore delle bestie, oggi per andare incontro alla popolazione tale festa viene spostata la domenica perdendo tutto il suo fascino. Finita la messa fuori nella piazzetta di s. Martino si davano inizio ai riti popolari, si benedivano i panini anzi le pagnottelle così si chiamano anche oggi, e gli animali di ogni genere infiocchettati e accompagnati dai contadini anch’essi “rvistiti” a festa per l’occasione.

A benedizione terminata si dava inizio agli spari. Chi poteva doveva lasciare una piccola offerta un piccolo gesto che serviva per i più bisognosi ed in cambio riceveva il calendario campagnolo di s. Antonio. Il calendario utile per conoscere le feste, appuntare date da ricordare e conoscere le fasi lunari, veniva appiccicato sulla porta di ogni stalla con l’appiccicasanti una colla fatta di farina ed acqua.

Il pane benedetto doveva essere mangiato facendosi il segno della croce e bisognava mescolarlo al pastone di tutti gli animali posseduti in campagna.

Purtroppo questo santo protettore delle bestie, non era assolutamente ben visto dalle “fandelle”, le ragazze da marito, prendere la sua benedizione significava per loro rimanere per s. Sant’Andò, cioè zitelle.

La sera il santo Anacoreta portava ai bimbi marchigiani “lu vecchiò”, il befanone carico di un sacco ripieno di frutta come arancia e mandarini, caramelle e qualche giocattolo per i più fortunati. ”

Gli antichi credevano che “lu vecchiò”, aprisse la strada al carnevale.

Sant’Andò: N’ora e’m-po!

A Sant’Antonio le giornate si allungano di un’ora e un po’.

Ricordiamoci le nostre tradizioni, non lasciamo che le nostre menti diventino offuscate pensando che il passato non serva più a niente! Sarebbe davvero un peccato, nessuno più in avvenire saprà raccontare quello che eravamo!

Allora ritorniamo a preparare questi deliziosi panini e gustiamoli con salumi o farciti di crema pasticcera o al cacao. Un’altra tradizione racconta che in ogni mezzo panino una volta si nascondeva un cioccolatino.

Prepariamo i nostri panini facendo per prima fermentare nella ciotola un cucchiaino di lievito secco mastro fornaio con un un cucchiaino di zucchero e 250 grammi di acqua e lasciamo tutto nel forno spento fino a quando in superficie si presenta una bella schiuma.

Nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia mettiamo 200 grammi di farina Manitoba o di forza w 360 con altri 400 grammi di farina 0, uniamo il lievito fermentato, altra acqua quanta ne serve per ottenere un impasto morbido. Lasciamo lavorare per qualche minuto ed uniamo un cucchiaino di sale fino e 50 grammi di olio di girasole o extravergine di oliva, a me piace di più il sapore di quello di girasole. Lasciamo impastare per bene e quando l’impasto si stacca dalla ciotola è pronto. Lo togliamo e lo mettiamo coperto dalla pellicola nel forno spento ma con la lucetta accesa.

Al raddoppio sgonfiamo la pasta lavorandola per renderla setosa e morbida, tagliamo tanti pezzetti dal peso di 50 grammi, lavoriamo ogni pallina e poniamo una volta finite tutte le palline sopra una ladra foderata di carta forno. Lasciamo lievitare fino al raddoppio.

Mettiamo a cuocere a 180 gradi per mezz’ora più o meno. I panini devono essere dotati non facciamoli scurire. Spegniamo il forno e lasciamo freddare.

I panini sono buoni col salato e con la marmellata o la cioccolata. Non aspettiamo la festa di s. Antonio per prepararli!

Buona vita, buoni panini di s. Antonio ❤️

Tagliatelle speziate con crema di parmigiano reggiano e filetti di arancia al pepe nero

Velocissimo il condimento, meno veloce le tagliatelle fatte a mano o con la macchinetta. Per quest’ultime possiamo accorciare il tempo comprandole ma credo che speziate non se ne facciano.

Speziate perché la nostra pasta fresca è stata impastata con le spezie dentro le uova.

Le tagliatelle speziate comprate sono spesso solo con la curcuma e curry. Noi abbiamo aggiunto lo zenzero, la noce moscata, i chiodi di garofano oltre alla curcuma che la rendono molto profumata e saporita.

Questo piatto può essere preparato anche per la vigilia di Natale quando di solito dovremmo astenerci dalle carni. Ma chissà in quanti lo facciamo! Sorvoliamo!

Per preparare la pasta fresca usiamo farina integrale e farina 1 mai la 00, uniamo le uova, lo zenzero, la noce moscata, la curcuma, i chiodi di garofano macinati finissimi, sapete come faccio io? Metto a frullare qualche chiodo di garofano con la farina di semola rimacinata di grano duro, poi setaccio il tutto. In questo modo avrò una polvere sottile di spezia.

Una volta impastato il tutto lasciamo riposare la pasta coperta con una ciotola. Stendiamo poi la pasta o a mano o con la macchinetta e lasciamo asciugare prima di tagliare le tagliatelle sempre o a mano o con la macchinetta. Noi la tagliamo nel primo modo.

Prepariamo la crema di parmigiano reggiano mettendo una pezzo di burro e qualche cucchiaio di olio extravergine di oliva nella padella, lasciamo sciogliere non friggere, uniamo filetti di arancia, sale ed il succo di un’arancia, in una tazzina mettiamo un cucchiaino di maizena con acqua fredda e lasciamo sciogliere mescolando, uniamo questa cremina nella padella lasciamo scaldare bene bene ed aggiungiamo il parmigiano reggiano col pepe nero. Facciamo cuocere le tagliatelle nella pentola, le scoliamo le passiamo subito nella padella ad insaporirsi. Mescoliamo e se ce n’è bisogno uniamo un po’ di acqua di cottura, spolveriamo di pepe nero e portiamo in tavola. Buone e delicate e soprattutto diverse!

Buona vita, buone tagliatelle speziate in crema di parmigiano reggiano e arancia al pepe nero ❤️