Autore: sunusaix

Macedonia semi candita di zucca, mele verdi, fichi, pesche saturnine, cipolle di Tropea e uvetta al miele e aceto balsamico

 

Macedonia semi candita di zucca, mele verdi, fichi, pesche saturnine, cipolle di Tropea e uvetta al miele e aceto balsamico

Macedonia semi candita di zucca, mele verdi, fichi, pesche saturnine, cipolle di Tropea e uvetta al miele e aceto balsamico


Ingredienti:

1,5 kg fra zucca arancione, mele verdi, fichi verdi, pesche saturnine e cipolle rosse di Tropea e uvetta sultanina
350 gr di miele millefiori
300 gr di zucchero semolato
2 bicchieri di aceto di mele
2 bicchiere di aceto balsamico di Modena
1 bicchiere d’acqua o q.b.
il succo di limone o di arancia

 

 


Procedimento:

Far rinvenire la frutta secca nell’acqua calda sciacquandola parecchie volte e farla scolare in un colino.

Tagliare le mele verdi a pezzettoni (lasciando la buccia nel caso non fossero trattate), la zucca pulita dai semi, le cipolle a fettine, i fichi verdi e le pesche saturnine sempre a pezzettoni per ottenere la semicanditura, unire l’uvetta sgocciolata, il succo di limone o di arancia o entrambi.
Nella pentola di acciaio, mettere lo zucchero, il miele e appena cominciano a sciogliersi, unire la frutta, le cipolle, l’aceto balsamico, l’aceto di mele, l’acqua e il succo del limone o di arancia e l’uvetta. Alzare la fiamma portando ad ebollizione. Far cuocere fino a quando cominciano a disfarsi la zucca e le mele e spegnere poi il fuoco.

Tirare su con un mestolo forato la frutta, deporla in una ciotola di vetro e farla riposare fino al giorno dopo.
Far riprendere il bollore allo sciroppo di aceto e miele ed unire la frutta della ciotola, mescolando delicatamente. Cuocere per alcuni minuti e fare lo stesso procedimento del riposo in ciotola.

Il giorno dopo rimettere la frutta a bollire nello sciroppo fino a quando la frutta si presenterà compatta e lucida. Spegnere il fuoco ed invasare su barattolini già sterilizzati in forno per 20 minuti. Chiuderli con i loro tappi lavati ed asciugati per bene e capovolgerli per creare il sottovuoto. Volendo, sterilizzare al forno a 130 gradi per 20 minuti.

Consigli d’uso:

È una leccornia con i formaggi freschi e stagionati.

Macedonia semi candita di zucca, mele verdi, fichi, pesche saturnine, cipolle di Tropea e uvetta al miele e aceto balsamico

Conchiglie alla crema pasticcera con limoncello, mele ed uvetta

Quando la mamma faceva questi dolcetti, io ero piccola e ricordo bene che in realtà erano a forma di saccottino. Il loro sapore è indimenticabile, nulla a che vedere con quello dei famosi saccottini della famiglia felice del mulino.
La pasta frolla ha un solo uovo e la crema solo due uova intere. Meglio no? Poche uova, meno colesterolo.
Non moriremo per aver mangiato questo dolcetto magari soltanto a colazione quando la mattina molte volte, capita di alzarci con il piede sbagliato come succede spesso a me!
Rivordiamoci che la giusta misura, vale in tutto.
Buon lavoro in dolcezza!

Stampini tipo conchiglia  (15) oppure stampini per muffins 

Ingredienti per la pasta frolla:
300 gr di farina 00 o eventualmente 0
150 gr di zucchero
1 uovo
1 pizzico di sale
buccia di limone
1 bustina di lievito per dolci
150 gr di burro freddo

Ingredienti per la crema:
2 uova intere
500 gr di latte intero
150 gr di zucchero
50 gr di farina bianca
1 manciata di uvetta
300 gr di mele al netto
1 cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
semi di vaniglia
buccia di limone
il succo di un limone
limoncello a piacere
zucchero a velo q.b.

Procedimento per la preparazione della pasta frolla:

Setacciare la farina sulla spianatoia o dentro la ciotola della planetaria e praticare una buca in mezzo e metterci lo zucchero, il sale, un uovo, la buccia del limone e per ultimo la bustina di lievito per dolci. Lavorare gli ingredienti o con le mani o nella planetaria formando un impasto omogeneo. Unire il burro freddo tagliato a pezzettini e impastare rapidamente il tutto fino ad ottenere un impasto liscio, se risultasse troppo duro, aggiungere un goccio di acqua fredda. Appiattirlo sulla carta forno lasciando il tutto in frigorifero a riposare.

Procedimento per la preparazione della crema:

Sbattere a schiuma le uova intere insieme allo zucchero, la buccia del limone grattugiata, un pizzico di sale e i semi di vaniglia. Nel frattempo portare ad ebollizione il latte e aggiungerlo un po’ alla volta alle uova montate continuando a mescolare sul fuoco unendo il succo di limone fino a far addensare la crema.

Trasferire la crema in una pirofila di vetro unendo il limoncello a piacere e coprire con la pellicola a contatto e lasciarla freddare a temperatura ambiente.
Cottura delle mele.

Tagliare le mele a pezzetti, unire un cucchiaio di zucchero, il succo del limone e farle cuocere in una pentolina fino a quando saranno morbide. Lavare le uvette con l’acqua calda sciacquandole bene e porle in una scodella già scolate unendo poi il limoncello. Lasciarle riposare per far assorbire il liquore.

Per la crema:

Unire alla crema fredda, le mele cotte e le uvette con il liquore.

Procedimento della preparazione delle conchiglie:

Togliere l’impasto dal frigorifero e aiutandosi con la farina stenderlo all’altezza di 5 mm e tagliarlo a quadratini della misura degli stampini delle conchiglie che dovranno essere unti con un pennellino di olio e foderati con carta forno. Far aderire bene la pasta frolla allo stampino e farcire con un cucchiaio di crema alle mele e uvetta al limoncello.

Ricoprire la conchiglia con la pasta frolla sigillando bene il bordo. Finito di farcire tutte le conchiglie spennellarle con latte e un cucchiaio di zucchero a velo.Cuocere a forno caldo a180 gr. ventilato per 20/ 25 minuti o fino a quando saranno belle dorate.

Lasciarle freddare negli stampini, accomodare in un’alzatina spolverandole con zucchero a velo e decorare con fiori veri commestibili.

 

Quarto Cantamaggio e merennàta a Petriolo MC, domenica 8 maggio 2016

Quarto Cantamaggio di Petriolo (Macerata) – domenica 8 maggio 2016 (clicca per ingrandire)
Màgghju
, ossia Maggio, è parola molto ricorrente nella lingua e nella tradizione maceratese-fermana e va ben oltre l’indicare il quinto mese dell’anno: maggio veniva chiamata la frasca di alloro che veniva appesa sopra la porta delle cantine per segnalare l’apertura della botte nuova; maggio era chiamato il biancospino, caro agli innamorati perché, coi suoi fiori delicati e le sue spine infide, è metafora delle gioie e dei tormenti dell’amore.
Questo perché Maggio era di importanza fondamentale per la vita di un tempo, prettamente agricola e scandita dal calendario liturgico e dalle stagioni.
Maggio è l’avvento della primavera, il risveglio della natura, il ciclo della vita che riprende, ed è per questo che fin da epoche remotissime è stato festeggiato con fervore particolare, e uno dei modi più antichi di celebrarlo era col canto.

Il Cantamaggio, assieme alla Pasquella, la Passió’ e lo Scacciamarzo, è uno dei più noti canti rituali di questua della tradizione della nostra Marca centrale.
Questi canti propiziatori vengono eseguiti sin da tempi immemori da musici e cantori popolari, che portavano casa per casa -e portano ancora- auguri di benessere per la comunità ed i singoli per la stagione agricola che inizia, seguendo un cerimoniale ben preciso.

I suonatori arrivano in casa e chiedono con cerimoniale cortesia il permesso di poter suonare. La famiglia riunita ascolta il canto con rispettosa attenzione e poi arriva il momento dei doni alla squadra di suonatori.
Frequentemente la cosa finisce con due passi di saltarello, magari cantando stornelli improvvisati all’impronta sulla casa della quale i musicanti sono ospiti.
Alla fine di tutto, la famiglia ospitante offre doni in natura alla squadra (oggi spesso sostituiti da piccole somme di denaro), come ringraziamento per aver portato il buon augurio per la stagione entrante.
La tradizione del Cantamaggio (e dei canti rituali di questua in genere) tiene viva la cultura dell’ospitalità.
Questo dell’accoglienza è un ricordo ancestrale di quando, nei tempi antichi, prima ancora dei Santi e prima ancora del Cristo, erano gli dei a bussare alle porte delle case travestiti da uomini: riservare loro un buon trattamento poteva far scendere sulla casa il favore del cielo, qualcosa di irrinunciabile nel mondo aspro e faticoso di una volta.
Nel contempo era un modo per tramandare un insegnamento di umanità e fraternità, senza il quale -i vecchi lo sapevano- il mondo sarebbe certo ben peggiore.

Quindi, nello spirito della nostra buona e antica tradizione, domenica 8 maggio 2016una nutrita schiera di gruppi provenienti da tutte le Marche si ritroverà a Petriolo (Macerata), luogo natio di Giovanni Ginobili, il padre nobile dell’etnomusicologia marchigiana.
La giornata inizierà alle ore 9.00 con il raduno in piazza delle squadre che per tutta la mattinata porteranno il buon augurio coi loro canti e la loro gioia in tutte le case per le contrade e le vie del paese.
Poi, dopo pranzo, tutti sono invitati nel centro storico di Petriolo, dove si farà merennàta insieme ai suonatori tradizionali, che invaderanno con stornelli e organetti l’antica Piazzetta San Marco e tutte le vie del castello.
Dalle 15.00 fino a sera, infatti, tutti i gruppi partecipanti suoneranno e canteranno per la gente che interverrà, e il tutto scaturirà in una festa spontanea e comunitaria al modo di una volta, al suono del saltarello e dei versi della tradizione e in compagnia di fava, pecorino, porchetta e vino.

Quest’anno, infine, il Cantamaggio di Petriolo diventa ancora più social: oltre agli amici di Igers_Macerata saranno nostri ospiti anche il team fotografico di Yallersmarche, per raccontare la nostra festa da ogni prospettiva e con tante sorprese per tutti.
Le tag da utilizzare per le vostre foto sono: #cantamaggiopetriolo #scattapetriolo #igersmacerata #igersmarche #yallersmarche #giovanniginobili #pitriommia

L’evento è presentato dalla Pro Petriolo 2000 di Petriolo MC in collaborazione con lo storico gruppo di portatori della tradizione popolare del maceratese Pitrió’ mmia, l’associazione culturale L’Orastrana e col patrocinio del Comune di Petriolo.

Rombi al grano saraceno con tagliatelle di zucchine e melanzane grigliate e pomodorini pachino

Rombi al grano saraceno con tagliatelle di zucchine e melanzane grigliate e pomodorini pachino

Rombi al grano saraceno con tagliatelle di zucchine e melanzane grigliate e pomodorini pachino

Ingredienti per la pasta:
150 gr di farina di grano saraceno
150 gr di farina di semola rimacinata
acqua tiepida q.b. per formare un impasto per tagliatelle
un pizzico di sale

Ingredienti per le tagliatelle di zucchine e melanzane:
2 melanzane viola
4 zucchine
porro q.b.
sale grosso q.b.
olio extra vergine di oliva q.b.

Procedimento:
lavorare in una ciotola le farine, un pizzico di sale e molto lentamente versare l’acqua tiepida. Impastare per ottenere un composto elastico e compatto come la pasta delle tagliatelle. Far riposare la pasta sulla spianatoia e ricoprirla con la ciotola per circa mezz’ora.

Rombi di pasta

Rombi di pasta

Riprendere la pasta e stendere delle strisce sottili a mano o con l’aiuto della macchina e tramite la rotellina ritagliare i rombi della grandezza che vi piace di più e lasciarli asciugare.
Nel frattempo preparare le tagliatelle di verdure.

 

 

Le tagliatelle di verdure

Le tagliatelle di verdure

Tagliare le melanzane a fette di quasi 1 cm e metterle a perdere l’acqua cosparse di sale grosso su di un colapasta per circa un’ora.

Tagliare le zucchine a fette per la lunghezza e dello spessore di 5 mm, salare facendole perdere l’acqua su di uno scolapasta.

Sciacquare le melanzane, le zucchine, asciugarle e riporle su una lastra forno foderata con carta forno e grigliarle con la funzione di grill fino a quando non risultano ben croccanti.

Le verdure grigliate insieme ai pomodorini

Le verdure grigliate insieme ai pomodorini

Tagliare tutte le verdure come se fossero delle tagliatelle.
In una larga padella antiaderente prepariamo il condimento con abbondante olio extravergine di oliva, il porro tagliato a rondelle, le verdure tagliate a tagliatelle, il sale se occorre e mescolare tutto per far insaporire bene e i pomodorini tagliati a metà lasciando che si uniscano tutti i sapori.

 

Il piatto servito

Il piatto servito

Mettere a bollire l’acqua con il sale grosso e cuocere i rombi per qualche minuto, assaggiare per verificare la cottura e scolare la pasta trattenendo un po’ della sua acqua, farla saltare nella padella con le tagliatelle di verdure, aggiungendo se occorre, olio e l’acqua di cottura.

Rombi al grano saraceno con tagliatelle di zucchine e melanzane grigliate e pomodorini pachino

Rombi al grano saraceno con tagliatelle di zucchine e melanzane grigliate e pomodorini pachino

Ottimo piatto per gli amanti delle verdure, vegani e vegetariani.

Buon appetito!

Violette candite

Violette candite

Ingredienti:
una manciata di violette
400 gr. di zucchero
3 dl. d’acqua
bacca di vaniglia.

Procedimento:
raccogliere le violette di mattino, sane e senza ammaccature, pulirle con un tovagliolo sottile e togliere i gambi.

Fare lo sciroppo facendo sciogliere lo zucchero nell’acqua con la bacca di vaniglia aperta, a fuoco dolce mescolando continuamente e bollire lentamente, prendere una goccia e lasciarla cadere sopra un piattino bagnato, se solidificherà rapidamente, lo sciroppo è pronto.

Spegnere il fuoco ed unire le violette, mescolare piano per fare assorbire più sciroppo possibile.

Togliere i fiori con un mestolo forato e poggiarli su carta forno fino al giorno dopo quando ripeteremo lo stesso procedimento fino a tre volte. Quando sono pronti, lasciarli asciugare su carta forno all’aria e conservare in barattolini.

Possibili usi:
ottime per decorare torte, gelati, o per profumare creme facendole bollire nel liquido scelto, acqua o latte.

Torta viola

Torta Viola

Croccantina di cocco, mandorle e nocciole al profumo di violette o di limoncello o arancello, con crema al limone all’acqua, adatta a chi è intollerante al lattosio e al glutine.

 

Ingredienti:
100 gr di nocciole già pulite e tostate
100 gr di mandorle con la buccia
50 gr di farina di maizena
50 gr di farina di cocco
3 albumi
2 cucchiai di sciroppo di violette o di limoncello o di arancello

Ingredienti per la crema al limone all’acqua e allo sciroppo di violette o a limoncello o altro tipo di fiore o di frutta (tipo sciroppo di fragole):
150 gr di zucchero
120 gr di amido di mais
un pizzico di sale
430 gr di acqua
3 tuorli di uovo sbattuti
succo di limone e buccia a piacere
limoncello o sciroppo di violette o altro a piacere.
2 fogli di gelatina

Preparazione per la base:
frullare le mandorle e le nocciole finemente, unire la maizena, il cocco, lo sciroppo di violette o l’aroma di arancio o il limoncello e gli albumi sbattuti.

Prendere una teglia dal diametro di 25 cm di diametro, unta con olio di girasole e foderarla con carta forno. Distribuire il composto frullato e cuocere a 160 gradi per 5-6 minuti (deve essere una breve cottura per amalgamare e cuocere gli albumi). Far freddare il tutto in frigo.

Preparazione della crema a limone all’acqua:
in una casseruola mettere lo zucchero, l’amico di mais ed il sale e stemperare con 60 gr di acqua fredda amalgamando bene il composto. Aggiungere la restante acqua riscaldata e portata ed ebollizione e cuocere a fuoco dolce mescolando sempre per non farla attaccare.

Una volta addensato il tutto aggiungere fuori dal fuoco i tuorli sbattuti, la buccia del limone, il succo ed il limoncello o lo sciroppo di violette, Rimettere a fuoco dolce e finire la cottura per pochissimi minuti, uniamo i due fogli di gelatina che avremo messo ad ammollare in acqua fredda e strizzati, mescoliamo energicamente e lasciarla raffreddare completamente in una pirofila coperta con pellicola.

Ora riprendiamo la base di nocciole, mandorle e cocco e sistemarla in un cerchio apribile foderato di pellicola, versare la crema e riponiamola in frigo per una notte. Il giorno dopo trasferiamo la torta viola fredda sopra un bel piatto da portata o sopra ad una alzatina

Guarnire la torta con filetti di buccia di limone canditi in un filo di zucchero ed acqua in un pentolino. Unire le violette pulite con un canovaccio e messe a congelare cosparse di zucchero oppure candite.

 

Sciroppo di fiori, erbe aromatiche e spezie

 

Fiori: violette, rose, margherite, gerani, calendula.

Erbe aromatiche: rosmarino, menta, salvia, erba cedrina, fiori e foglie di lavanda, alloro, timo, maggiorana.

rosmarino

I fiori di rosmarino

Oppure spezie: cannella, chiodi di garofano, zenzero.

Per le erbe aromatiche ci regoliamo nella quantità, da una manciata, o a quella che ci piace di più. Sicuramente più grande è la quantità, più lo sciroppo diventa concentrato.

Per le spezie ci regoliamo a cucchiaini.

A piacere!

Lo sciroppo

Ingredienti:
1/2 litro di acqua
500 gr. di zucchero o (250gr. di miele e 250 di zucchero)
succo di uno o due limoni
semi di vaniglia.

Procedimento:
pulire con un canovaccio i fiori o le erbe e disporli in vasi a chiusura ermetica. Bollire l’acqua, unire il succo del limone e i semi di vaniglia. Coprire i fiori o le erbe con l’acqua bollente e chiudere i vasi e mantenerli al buio coperti con un canovaccio scuotendoli ogni giorno, per una decina di giorni. Mettere i fiori o le erbe in una garza e strizzarli bene per ottenere più succo possibile, filtrarlo anche più volte e versarlo nella pentola con lo zucchero o metà zucchero e metà miele (500 gr. in tutto). Cuocere a fuoco basso girandolo spesso fino a quando lo sciroppo si sarà addensato. Schiumare, far freddare prima di imbottigliare.

I nostri sciroppi, un'ottima idea regalo

I nostri sciroppi, un’ottima idea regalo

Una volta aperto mantenere in frigo, per essere più tranquilli sterilizzate il tutto e in questo caso è meglio mettere lo sciroppo nei vasetti.

Per fare lo sciroppo più velocemente, cosa che io ho fatto l’estate scorsa, mettere fiori o erbe aromatiche a bollire nell’acqua con

zucchero o miele, in quantità uguali, far bollire per dieci minuti. Lasciare freddare fino al giorno dopo. Rimettere a bollire per altri 10 minuti.  Spegnere, far freddare, filtrare lo sciroppo con una  garza, lasciare depositare, filtrare di nuovo ed imbottigliare o mettere nei vasetti. Possiamo fare lo sciroppo con un litro di acqua e metà dose di zucchero, e metà di miele. Cioè, 250 gr.di zucchero e 250 gr.di miele. Per un uso giornaliero, mantenere in frigo. Per una lunga conservazione, mettere nelle bottiglie con capsule, tipo Bormioli e sterilizzare. Avremo il profumo dell’estate anche con il freddo.
 

 

 
Possibili usi:
prendere un cucchiaino di sciroppo in una tazza di acqua calda per un thè, oppure per aromatizzare creme di yogurt per le cheesecake o nei gelati.

Per lo sciroppo di spezie, prendiamo la cannella in bastoncini, o la noce moscata insieme ai chiodi di garofano, o le bacche di ginepro, le mettiamo in infusione per una notte, poi le lasciamo bollire insieme a due tazze e mezze di acqua. Spegniamo e lasciamo in infusione per una notte. La mattina togliamo le spezie filtrando l’acqua, uniamo una tazza e mezza di zucchero, lasciamo bollire fino a diventare uno sciroppo. Imbottigliamo in piccole bottiglie con il tappo a chiusura tipo Bormioli. Mettiamo a sterilizzare per 10 minuti dall’inizio del bollore.

Lo sciroppo si usa a cucchiaini per una bevanda o nei dolci o nel gelato o nelle creme per farcire torte o crostate.

La frittata co’ la mintuccia

La frittata co' la mintuccia

La frittata co’ la mintuccia

“Le uova in questa ricorrenza avevano, come oggi hanno, gran parte, anzi un detto popolare dice che le galline di questo tempo, anche le più restie, sono generose.

“ ’Gni trista pollastra fa l’òè de Pasqua.”

Dava, dirò cosi, il tono alla ricorrenza Pasquale l’agnello, l’uovo e il formaggio, che poi avevano il predominio nel desco popolare.

…altra portata prammatica era la frittata di uova con la mentuccia, così nel paesello di Petriolo; a Macerata usava la frittata con “l’erba dell’òè”, come la chiamavano, che poi era la borragine.

 

La "mintuccia"

La “mintuccia”

Giovanni Ginobili, La Pasqua nelle tradizioni del popolo marchigiano tratto da Costumanze Marchigiane 2° raccolta, 1947

Ecco la ricetta.

Gli ingredienti

Ingredienti:

10 uova fresche di gallina
mix di erbe odorose di campo: mentuccia, timo, maggiorana, prezzemolo, germogli di aglio e cipolla fresca, rosmarino
aglio e cipolla fresca
pecorino e parmigiano q.b.
buccia di limone
noce moscata
olio extra vergine di oliva
sale e pepe

Procedimento:
Sbattere le uova, aggiungere il sale e la mentuccia che deve essere in quantità maggiore e tutti gli odori tagliati finemente o frullati; unire i formaggi grattugiati, la buccia di limone e la noce moscata.

In altri parti si usa anche mettere anche la borragine.

Cuocere la frittata in una padella già riscaldata con l’aggiunta di un filo di olio extra vergine di oliva, mescolare continuamente fino a quando è ben rappresa. A questo punto bisogna far fare la crosticina bella dorata sotto e poi girarla con un piatto per finire la cottura.


Impiattare, spolverare con il formaggio e guarnire con le foglioline di mentuccia fresca.

Spolverare di parmigiano

Spolverare di parmigiano


La tavola

La tavola

Costumanze pasquali maceratesi: Li càciù dóce de’ pecurì’

Con questa ricetta partecipo all’evento #Ricettepasquali dell’Italia nel piatto, ovviamente la nostra regione è le Marche.

Li càciù dóce de' pecorì'

Li càciù dóce de’ pecorì’

“Fra i dolci il posto d’onore avevano le ciambelle, fatte di pasta e uova, quindi non proprio dolci, …a Petriolo «lu rócciu»….e poi i «piconi o càciù» con la ricotta o il formaggio”
Tratto da Costumanze marchigiane di Giovanni Ginobili, 2 raccolta, 1947

La tavola di Pasqua

La tavola di Pasqua

Così il maestro indiscusso della tradizione popolare, Giovanni Ginobili, forniva una piccola descrizione dei dolci tipici del periodo pasquale. Tra i tanti vi proponiamo la ricetta de “li càciù dóce de’ pecorì’“.
Buon appetito!

Ingredienti per la sfoglia:
500 gr di farina 0 biologica
Tre uova
mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva o 50 gr di strutto
mezzo bicchiere di vino bianco secco, la quantità giusta per ottenere un impasto tipo le tagliatelle
un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno:
500 gr di pecorino fresco morbido oppure metà di pecorino fresco e metà secco, a vostro gusto.
150 gr di zucchero semolato
semi di vaniglia facoltativo, a noi piacciono
2 rossi di uovo ed un albume
un pizzico di sale
buccia di limone grattugiata

Procedimento:

disporre la farina a conca nella spianatoia, mettere al centro l’uovo, l’olio, o lo strutto, il vino bianco, il sale e lavorare l’impasto allo stesso modo delle tagliatelle. Lasciare riposare la pasta mettendola in un piatto coperto da pellicola.

Intanto procedere con la preparazione del ripieno. Frullare il formaggio pecorino fresco con un pizzico di sale, lo zucchero aggiungendo poi i semi di vaniglia e i due rossi d’uovo. Mescolare per bene il composto per ottenere una morbida crema.

Il ripieno steso sulla sfoglia
Preparazione della sfoglia
Stendere con la macchina della pasta la sfoglia sottile e ricavare dei dischetti del diametro di 10 cm e disporre al centro l’impasto con un cucchiaio da cucina e premere bene i bordi con le dita.

Incidere la sfoglia a croce con le forbici.

Incidere la sfoglia a croce con le forbici.
Foderare una teglia con la carta forno e disporvi i “caciù” distanziandoli un po’ l’uno dall’altro.

La teglia ricoperta da carta forno, pronta per essere infornata

Spennellarli con rosso d’uovo.

Spennellarli con rosso d'uovo.

Infornare a 180 gradi cuocendoli per 15-20 minuti regolandosi fino ad ottenere una bella doratura dei “càciù”!

La cottura
Le uova di Pasqua  I fiori

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Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Ingredienti:
1 kg arance a buccia spessa biologiche
250 gr di zucchero di canna integrale
250 gr di miele tuttifiori
acqua q.b.
vaniglia
zenzero, zucchero e miele e acqua a piacere che servono per semicandire.

Procedimento:
lavate molto accuratamente le arance sotto l’acqua corrente, sfregandole con una spazzola. Mettetele in una ciotola capiente, coprite con acqua fredda e lasciatele così per due giorni cambiando l’acqua mattina e sera.

Passati i due giorni, scolatele e togliere la buccia di un’arancia o di due che taglierete a filetti e se volete, lasciate la parte bianca che serve ad addensare la marmellata e dona un pizzi amarognolo che la rende ancora più buona.

Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Tagliate le arance intere rimaste a fettine e le altre due già pelate. Mettetele in una ciotola di vetro con metà dello zucchero totale e lasciatele dalla sera alla mattina per far sì che si sciolga lo zucchero. La mattina seguente sciogliere l’altra parte dello zucchero ed il miele in una pentola di acciaio, aggiungete la vaniglia secondo il proprio gusto e mettetela a bollire a fuoco dolce unendo poi le arance tagliate a fettine, la buccia a filetti delle arance preparate prima e l’acqua fino a coprirle. Fate riprendere il bollore per circa 10 minuti.

A questo punto tirate su tutte le arance e mettetele in una ciotola di vetro fino al giorno dopo lasciando lo sciroppo nella pentola. Questo procedimento lo farete per tre giorni.

La cottura dell’ultimo giorno sarà la definitiva e quindi più lunga, fate di nuovo bollire lo sciroppo, unite le arance e lo zenzero semicandito, mescolate, alzate il fuoco e fate cuocere completamente fino a che la marmellata si presenta lucida e trasparente. Nel frattempo avrete sterilizzato i vasetti nel forno a 100 gradi per 15 minuti. Invasate, chiudete i vasetti con i tappi e capovolgete coprendolo con un canovaccio fino ad ottenere il sottovuoto.

Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Marmellata di arance alla vaniglia e zenzero semicandito

Per semicandire lo zenzero, dovete lavarlo e pelarlo, tagliatelo a fettine sottili, mettetelo in un pentolino con l’acqua che lo copre e fatelo cuocere bene, scolatelo, (mettete da parte l’acqua di cottura che potrete addolcire con miele e bere fredda o calda) A questo punto, sul pentolino vuoto mettere zucchero di canna e miele insieme alle fettine di zenzero e fatelo semicandire a fuoco dolce fino a quando sarà lucido e trasparente.

Zenzero semicandito

Zenzero semicandito