

L’ANTICO TRONCHETTO NATALIZIO DEGLI ANNI SETTANTA
LU CRUSTINGU
RAVIOLI DI ZUCCA DELICA ALLA RICOTTA E FORMAGGI IN BRODO DI CARNE
C’era una volta il nostro caro parrocco don Renato, da buongustaio che era, una settimana prima delle feste dei Santi e dei morti, si prenotava per ricevere in dono un sacchetto dei nostri cappelletti da gustare in quei giorni. Lui lo ricordava raccomandandosi a Serena, la domenica mattina quando finiva la messa.
Per tanti anni l’ho accontentato, poi purtroppo la sua malattia e la morte hanno messo fine alla tradizione.
Sono passati gli anni, siamo tutti un po’ più anziani, si fa quel che si può ed i cappelletti per me sono più difficili da fare per tanti motivi. Mi faccio i raviolini che tanto anche in brodo sono buoni lo stesso. Sono velocissima!!! Se non ci credete sono affari vostri!!!
Questi l’ho fatti con la zucca delica, la ricotta, il gorgonzola, il pecorino e le erbe aromatiche. Sono veramente buoni per due soli a tavola con un meraviglioso sole che entra dalla finestra scaldando ed illuminando la mia cucina. E stasera? Chi lo sa?
Tanto a casa mia, per mangiare non c’è problema e del diman non c’è certezza ed il resto è noia.
Non ci sono pesi da osservare per questa ricetta, si fa ad occhio e a piacere sui formaggi oppure questi si possono sostituire per metà con del petto di pollo cotto in padella con un po’ di olio extravergine di oliva ed erbe aromatiche. I ravioli in ogni modo sono ottimi.
Prepariamo il brodo con più varietà di carne, muscolo, punta di petto, coda, carote, sedano, cipolla, una foglia di alloro e qualche pomodorino.
Prima di cuocere la zucca, prepariamo la pasta all’uovo con la farina 0 e le uova di galline felici o puttane se sono di supermercato e lasciamola riposare coperta da una ciotola.
Per fare i raviolini di zucca delica, facciamo cuocere a fette con la buccia la zucca nel piatto crisp del microonde per alcuni minuti. Se non abbiamo questa funzione, lasciamo cuocerla nel forno tradizionale a 170 fino a quando la zucca si presenta morbida. Se nemmeno questo metodo possiamo fare, la facciamo cuocere in padella con un filo d’acqua e sale fino a quando si presenta morbida.
Prima di frullare la zucca con gli altri ingredienti, la scoliamo bene se non è stata cotta al forno, in padella potrebbe rifarla e questa comprometterebbe il risultato del ripieno.
Frulliamo allora la zucca, la ricotta, un po’ di gorgonzola, il pecorino fresco e se ci piace il petto di pollo, uniamo timo, maggiorana ed erba cipollina, uno o due uova, e mescoliamo per bene il composto che deve essere morbido.
Tiriamo la pasta sottile con la macchinetta, formiamo le strisce, mettiamoci sopra tanti mucchietti del ripieno e chiudiamo per fare i raviolini.
Mettiamoli a cuocere nel brodo filtrato e bollente per pochi minuti, appena vengono a galla spegniamo il gas.
Portiamoli in tavola fumanti e gustiamoli subito!
Questi ravioli li possiamo preparare prima e congelare per ogni occasione!
Sono diversi e soprattutto buoni per i giorni di festa che verranno!
Buona vita, buoni ravioli di zucca delica e formaggi ❤️



PANNOCIATO E PÀ NNOCIATO
Festa dell’esaltazione della Croce insieme alle tradizioni popolari a Petriolo e dintorni




CIAMBELLONE DI MOSTO ALLA CANNELLA E SCORZETTE DI ARANCIA CANDITA
Può essere che in cucina la tradizione si accompagni alla fantasia, non è scandaloso, è arricchente e trasmette l’amore per le ricette che sono state tramandate di generazione in generazione!
Ho fatto i ciambelloni con il mosto fresco, la ricetta è sempre quella che troverete qui in questo nostro diario di appunti scritti vecchi e originali. Basta aggiungere la cannella e le scorzette di arancia candite, io l’avevo fatte lo scorso inverno, oppure le uvette o le noci o la scorza di arancia fresca.
Sono come sempre buonissimi da mangiare inzuppati nel latte, o nel vino cotto o di un altro tipo. L’ottimo sarebbe gustarli con lo squaglio, la cioccolata calda fatta con o senza latte.
L’autunno arriverà fra qualche giorno, la temperatura è ancora calda, prepariamoci ad incontrare la stagione più bella per i caldi colori e frutti della terra!
Vi metto i link delle ricette dei ciambelloni per noi marchigiani, (li ciammellotti)!
Buona vita, buon ciambellone di mosto alla cannella e scorzette di arancia candite ❤️

PANE CON LIEVITO MADRE SENZA IMPASTO
Il nostro pane naturale quotidiano.
Se sei triste ed in attesa che finisca questo mondo marcio, rilassati facendo il lavoro più bello di tutti!
Impasta il pane!
Prendi un pezzo della tua amata pasta madre, dalle da mangiare, pesala, metti lo stesso peso di farina, e metà di acqua naturale. Con le mani impasta piano piano fino a formare un impasto morbido, fanne una sfera e incidila a croce. Metti la tua pasta madre nel vasetto e copri con un grazioso tovagliolo che ti farà dimenticare quanto è brutta la vita ora. Dolcemente aspetta e beviti un caffè. Non avere fretta, aspetta che la tua amata pasta madre cresca come un figlio, deve raddoppiare prima di farci un capolavoro.
Ora decidi quale pane vuoi fare per la tua famiglia, deve essere buono e sano da mangiare a colazione con le tue amate marmellate o con i salumi o per fare una scarpetta con il tuo sugo.
Non c’è una ricetta uguale per tutti, il tuo pane è solamente frutto del tuo amore per impastare, ti serve per continuare a vivere nonostante i tuoi problemi, perché nessuno è esente finché è su questa terra.
Io vi racconto il mio, quello che spesso faccio, non c’è bisogno di planetaria, né di olio di gomito. Basta una ciotola, un cucchiaio di legno o di quello che più vi piace, mescolare e mettere a riposo fino al raddoppio. Basta aver pazienza una nottata ed il pane sarà pronto per essere formato.
Questi sono gli ingredienti
300 grammi di farina 0
200 grammi di farina di tipo uno e germe di grano duro
350/360 grammi più o meno di acqua
50 grammi di lievito madre o un cucchiaino di lievito di birra disidratato
Un cucchiaino di zucchero
Un cucchiaino e mezzo di sale
Preparazione
Mettiamo nella ciotola l’acqua ed il lievito madre o di birra disidratato, un cucchiaino di zucchero e frulliamo ad immersione per ottenere una schiuma. Uniamo le farine setacciate ed il sale, mescoliamo con il cucchiaio cercando di far assorbire la farina a tutta l’acqua. Mettiamo la ciotola dentro un sacchetto per alimenti e lasciamo lievitare tutta la notte.
La mattina quando avrà raddoppiato, con le mani mescoliamo l’impasto e solleviamo un lembo di pasta per portarlo al centro, facciamo così per tutto il diametro della ciotola. Lasciamo a riposare per mezz’ora e rifacciamo lo stesso giro tirando su il lembo come prima. Lasciamo riposare e lasciamo cadere la pasta sulla spianatoia infarinata, allarghiamo l’impasto e pieghiamolo in tre parti, chiudiamo bene stringendo la pasta sotto arrotondandolo con le mani sopra la spianatoia. Mettiamolo sul cestino foderato con uno strofinaccio infarinato, mettendo la chiusura sopra e lasciamo lievitare ancora.
Accendiamo il forno a 230 gradi, alla temperatura raggiunta mettiamo a scaldare una lastra per alcuni minuti, la tiriamo fuori, la infariniamo leggermente e capovolgiamoci sopra il pane, spolveriamo la farina togliendo l’eccesso, facciamo un taglio a croce o per tutta la lunghezza e mettiamo in forno. Scaliamo la temperatura ogni 10 minuti, 230 / 210/ 200 / fino a 180/170 gradi, gli ultimi mettere la modalità ventilata lasciando lo sportello aperto a spiraglio con un cucchiaio di legno.
Spegniamo il forno e lasciamo che si asciughi sopra una grata.
Ricordiamoci che per essere buono il pane deve raffreddare completamente, prima si rovinerebbe.
Questo pane potremmo cuocerlo nella pentola di coccio, la temperatura deve essere sempre a 230 gradi, diminuita dopo 10 minuti, per due volte sempre con il coperchio. Verso gli ultimi 5/7 minuti, lo togliamo dalla pentola e lo facciamo finire di cuocere ventilato con lo sportello a spiffero.
Buona vita, buon pane fatto a casa! ❤️




LA MADIA DI NONNA MARGHERITA
La màttara e le tégghje de rame di Margarita de Zenà.
Margarì,
me tte recordo de quann’ero ciùcu;
statìi de casa lontano
de quella mia e porbiamèndee
vicino a la vuttìca
de nonna mia, vett’anema
Quand’eri vèlla, o Margarita
La più bbella de lu paese ‘ndiru;
l’uguale ‘n-ze trôava mango a li paesi tunno Ppitrió ‘
Ci-aìi, coome che vvòle lu dittatu sette vellézze:
adèri arda sinza le pianèlle,
viànga e roscétta sinza fatte vèlla,
venfatta la corporatura,
larga de péttu e stretta de cintura.
Meno n’arria potuto fatte
un dipindore
anghi de gran valore.
De tutti aderì rremirata
però de le combagne ‘mmidiata
Che portaméndu quanno caminai!
Parìi ‘na rijina.
Poesia dedicata a Margherita Tamburri Natali, scritta dal nostro poeta dialettale Giovani Ginobili.
Buona vita ❤️

SETTEMBRE
Verde è bello, colore è vita, la natura è unica!


