Il mio lavoro all’uncinetto ieri, oggi……

E se gli anni sono passati, un’altra passione oltre alla cucina, è ancora viva e produttiva!

Ecco finalmente le tende finite, fatte con i pannolini antichi tessuti degli anni passati ed intarsi fatti ad uncinetto. Le tende sono un dono per mia figlia Serena andata in sposa il due agosto 2020 nell’intervallo della prima ondata di pandemia ed una seconda annunciata.

Mi auguro che ci saranno ancora tempo e discreta salute per poter continuare a lavorare all’uncinetto.

Buona vita, buon lavoro all’uncinetto ❤️

La Cannelòra (La Candelora)

Buona festa della Luce!

Nella celebrazione della messa della Purificazione di Maria Vergine, il parrocco dona ad ogni fedele una candela benedetta come segno di una Luce perennemente accesa per non perdere la fede. Una volta era più o meno grossa a seconda delle decime che pagava e della classe sociale cui apparteneva il parrocchiano. La candela portata a casa, era conservata gelosamente e veniva appesa sopra il letto insieme alle immagini sacre. Era un brutto segno se la candela si rompeva, o veniva accesa senza un’occasione eccezionale e peggio ancora perderla. La candela benedetta preservava le persone dai mali, le case dai dalle calamità e dai pericoli. Si diceva che servisse a far luce nelle tenebre scese per castigo divino sulla terra. Allora nessun lume arderà fuorché la candela benedetta e chi non la possederà dovrà stare al buio più profondo fino a non si sa quando. La candela benedetta si faceva ardere nelle grandi calamita naturali, i contadini l’accendevano quando una grandinata eccezionale stava per mandare in fumo le speranze delle loro fatiche, insieme alla preghiera delle litanie dei Santi, il lume della candela benedetta donava una speranza dell’intervento della bontà divina. Così negli ultimi istanti della vita, ogni persona di nostra terra, sul letto del suo ultimo giorno terreno, teneva in mano la candela benedetta che le recava la luce della fede. Dalla Candelora ha origine un noto proverbio che pretende darci l’annuncio della fine dell’inverno ma………condizionatamente:

Cannelora: dell’immerno sémo fòra;

se ce dà sòle solella

c’è quaranda dì d’inverno

se ce negne e se ce pioe

ce ne sta quarandanove.

O arda o vàssa, l’invernàta è fino a Pasqua.

Buona vita, buona festa della Candelora❤️

Ciambelline di carnevale

Cuore di mamma e cuore di sorella, il primo è molto, molto rattristato per mio figlio Maurizio che non c’è quasi mai e non può mangiare le ciambelline di carnevale, il secondo è riconoscente e nostalgico per la ricetta delle stesse ciambelline di Laura mia sorella. Era lei che di questo periodo carnevalesco preparava a casa nostra questi friabilissimi dolci. Io ero più piccola di lei, ed ero sicura che mai avrei imparato a farli essendo una pasta lievitata difficile per me. Di tempo ne è passato tanto, piano, piano la passione di impastare è arrivata, sbagliando, riprovando e riprovando qualcosa ho imparato, continuerò ad imparare perché non si finisce mai fino all’ultimo momento! E intanto stasera posso essere davvero soddisfatta per il risultato. Mi dispiace molto, da morire per Micio!

La ricetta scritta a quel tempo l’ho ritrovata sulle note delle ricette personali del libro “il cucchiaio d’argento” vecchia edizione.

Gli ingredienti sono questi con qualche cambiamento mio per una parte di farina di forza.

Si impastano 250 grammi di farina di forza 350, più 250 grammi di farina 0, quattro uova, quattro cucchiai di zucchero, quattro di olio di girasole, buccia di limone e di un’arancia una bustina di lievito di birra disidratato, si può usarne anche la metà, nella ricetta prevedeva un etto di lievito di birra, allora i lievitati avevano molto ma molto lievito, forse era anche una questione di tempo, che non si voleva perderlo essendo le massaie più occupate con un maggior numero di figli e persone in casa, oltretutto non sapevano che potevano prolungare la lievitazione magari in frigo, 130 grammi di latte, un goccio di mistrà che può essere sostituito con rum o limoncello. Dopo aver lavorato tutto, l’impasto deve essere morbido, si spezza in palline nella misura di un mandarino, più o meno, si stendono a cordoncini chiudendo a ciambelline che si lasceranno lievitare per un’ora. Si friggono piano piano e si cospargono di zucchero.

Tornerai Maurizio non solo per le ciambelline!

Queste ciambelline possono anche riposare una notte in frigo per una maggiore digeribilità. Il procedimento poi è sempre lo stesso.

Buona vita, buone ciambelline di carnevale ❤️

Pasta grannies

Succede pure che ti fanno fare la “pasta grannies”, senza possedere il prodotto principale, c’è solo l’età e questo attualmente è bastato per preparare un piatto tradizionale, povero e popolare della nostra tradizione marchigiana. Ti cercano, ti trovano e ti vengono a casa a fare la diretta del tuo piatto. Sei molto impacciata ed impaurita, ma è andata lo stesso. Bene o male, non lo sai, però è servito per vederti “descritta è raccontata” in un giornale regionale. È ormai una notizia di qualche mese fa, ma eccola qui!

Sformato di tagliatelle con la zucca e la raspadura

Prendi la zucca, lavala e tagliala a fettine, mettile a cuocere in un po’ di acqua, scolale perfettamente, condiscile con il sale ed olio extravergine. Fai una delicata besciamella con la sua acqua all’olio extravergine di oliva, profumala con la noce moscata ed un po’ di buccia di limone e veli di raspadura, mescola per bene. Intanto fai cuocere le tagliatelle, scolale e condiscile con la besciamella e parmigiano reggiano ed un altro po’ d’olio, prendi una pirofila mettici prima un “sólà” di besciamella, uno di zucca a fettine, veli di raspadura, un sólà di tagliatelle e così fino a finire il piatto con tutti gli ingredienti. Metti a cuocere il pasticcio di zucca, di tagliatelle e di raspadura e godi per quanto è buono! La tua fantasia in cucina, i tuoi ingredienti che ti piacciono e qualcosa di unico. Guai a ripetersi nella vita!

Buona vita, buon sformato di tagliatelle con la zucca e raspadura ❤️

Challah

«Parla ai Figli d’Israele, quando voi sarete entrati nel paese dove sto conducendovi e mangerete del pane, ne sottrarrete un’offerta al Signore» (Torah; Num. 15, 18-19).

Challah (חלה plurale Challot) è un panetradizionale ebraico a forma di treccia mangiato in occasione dello Shabbat (e di altre feste, tranne Pesach). Lo Shabbat è il giorno di festa degli ebrei.

E’ questa l’origine della challah, il pane bianco che accompagna lo shabbat e le feste ebraiche. 

Originariamente, e fin quando fu possibile, da questo pane era prelevata la decima che veniva offerta al sacerdote. Oggi che non c’è più il Tempio, si preleva comunque un pezzetto dell’impasto che viene messo da parte, bruciato in forno e non consumato. 
La challah, pane bianco e soffice di gusto leggermente dolce, è una delle componenti essenziali del pasto di sabato. E’ a forma di treccia, e sulla tavola ne sono presenti due, a misura della doppia porzione di manna che Dio elargiva agli israeliti nel deserto alla vigilia del sabato e delle feste. La preparazione di questo pane e il prelevamento dell’offerta dall’impasto, sono esclusiva incombenza femminile.

Fonte: Elena Loewenthal “Gli ebrei questi sconosciuti”

Questo è il giorno della memoria prepariamo anche noi la challah.

Ingredienti

7 g di lievito secco
160 ml di acqua tiepida
1 cucchiaio di miele
80 ml di olio extra vergine d’oliva
2 uova
2 cucchiaini di sale
500 gr di farina di forza tipo Manitoba
Per spennellare
1 uovo o un tuorlo 
1 cucchiaino di miele 
semi di sesamo o di papavero
Preparazione
Sciogliamo il lievito e il miele nell’acqua tipeida. Sul piano di lavoro, o nella ciotola della planetaria mettiamo la farina l’acqua, il miele e il lievito sciolti prima, le uova ed il sale sbattuti a parte, lasciamo impastare tutto insieme fino ad ottenere un impasto morbido. Aggiungiamo l’olio piano piano facendolo assorbire tutto. Proseguiamo a lavorare la pasta e quando si presenta liscia e setosa che si staccherà dalla mani o dalle pareti della ciotola della planetaria mettiamo a lievitare fino al raddoppio coperta da un sacchetto per surgelati dentro il forno spento con la lucetta accesa.

Dividiamo l’impasto in due parti uguali e formiamo la treccia. Sbattiamo l’uovo con il cucchiaino di miele e spennelliamo il composto sulla challah. Se vogliamo spolveriamo con semi di sesamo o di papavero. Mettiamo di nuovo lievitare fino a raddoppiare il volume.

Accendiamo il forno a 180° e mettiamo a cuocere in modalità statica fino a che il pane sarà leggermente brunito. Ci vorranno circa 30/ 35 minuti. Regoliamoci in base alla temperatura del nostro forno.
Spegniamo il forno e lasciamo freddare.
Portiamo in tavola la challah sopra un bel vassoio ed un fiore per decorare!
Non servono parole per ricordare le vittime, lasciamo che il cuore pianga pregando Dio per loro e perché non accada più un orrore simile!

Mai più!

Triangoli di ravioli con cavoli neri, patate e mascarpone al profumo di arancia

Solitamente i nostri ravioli sono di forma quadrata perché ci vuole meno tempo per farli, oggi non c’era da correre come succede quasi tutte le domeniche, ed allora mi sono ricordata della forma dei ravioli che faceva mia madre, erano tutti dei triangoli…..eppure lei ne aveva da correre altro che io! Stamattina ho lasciato scorrere il tempo, piano, piano, a letto fino a tardi, colazione ad un’ora insolita, niente programma per il pranzo né per la cena. Non lo so ancora.

Allora guardandomi intorno fuori e dentro casa, l’idea per cosa fare per primo a pranzo, è arrivata. Non mi sono scomposta per niente. C’erano dei cavoli neri ammosciati, c’erano le patate, ed intanto ho pensato che potevano essere buoni per un ripieno di pasta fresca, apro il frigo c’era il mascarpone prossimo alla scadenza. Buono, ho pensato, sia per ammorbidire il ripieno di cavoli neri e patate, sia per condimento magari al profumo di arancia.

Ho impastato semola e farina 0 con le uova di galline puttane, ho lasciato riposare la pasta coperta da una ciotola ed intanto ho “capato”, i cavoli neri e le patate, li ho fatti cuocere in acqua bollente salata, li ho scolati, raffreddati sotto l’acqua fredda e strizzati bene, li ho battuti, non frullati perché sarebbero diventati una poltiglia moscia e collosa, ho aggiunto il mascarpone e gli ingredienti necessari per il ripieno. Ho steso la pasta con la macchina elettrica, poca fatica per le mani ormai più di là che di qua. Ho fatto tutti i triangoli che dopo la cottura li ho conditi con la crema di mascarpone e buccia di arancia ed altri ingredienti. Buoni, appaganti e goduriosi. Cosa volete più dalla vita covidosa? Ci sarebbe avoglia!!!! Il resto è routine!

Ora vi raccontiamo i dettagli della ricetta

Gli ingredienti per il ripieno sono:

un mazzetto di cavoli neri,

tre o quattro patate

Tre cucchiai di mascarpone

Sale

Parmigiano reggiano

Buccia di arancia

Un uovo di galline puttane o felici

Noce moscata

Per la pasta

Sei uova

Farina 0

Farina di semola rimacinata di grano in minor quantità della 0

Per la quantità delle due farine, noi ci regoliamo con quanta ne prendono le uova che potrebbero essere più o meno grandi. Una volta impastata lasciamola riposare coperta da una ciotola, questo è molto importante per ottenere una buona sfoglia da stendere.

Per la crema di mascarpone

200 grammi di latte intero

Due cucchiai di farina 00

Tre cucchiai di mascarpone

Tre cucchiai di parmigiano reggiano

Buccia di arancia

Sale

Noce moscata

Preparazione

Per prima cosa facciamo la pasta, non c’è bisogno di dire come perché credo che la sappiamo fare tutti. Facciamola riposare coperta da una ciotola.

Puliamo i cavoli neri togliendo le parti più dure e rovinate, tagliamoli a piccoli pezzi, tagliamo le patate a fettine. Mettiamo a cuocere le verdure in acqua bollente salata con anche delle bucce di arancia per profumare l’acqua, fino al disfacimento delle patate. Scoliamo le verdure e le passiamo sotto l’acqua corrente, con le mani le pressiamo per togliere tutto l’eccesso di acqua. I cavoli li tagliamo a piccoli pezzi, le patate le schiacciamo con la forchetta. Mi raccomando di non frullare né passare in nessun robot perché otterremmo una poltiglia collosa difficile da amalgamare, uniamo l’uovo, il mascarpone, parmigiano reggiano, la buccia di arancia, sale e noce moscata.

Stendiamo la pasta nella macchinetta prima nel rullo spesso, poi in quello sottile adatto ad ottenere una sfoglia giusta per il ripieno. Facciamo le strisce, mettiamo un cucchiaio di ripieno sopra, tagliamo a scacchi e chiudiamoli a triangoli.

Prepariamo la crema di mascarpone mettendo nella padella il latte, due cucchiai di farina, mescoliamo per evitare grumi, uniamo il mascarpone, il parmigiano reggiano, la buccia di arancia e la noce moscata, non c’è bisogno di aggiungere olio perché basta il grasso del mascarpone. Mescoliamo con la frusta lasciando cuocere per alcuni minuti, potrebbe volerci anche un po’ dell’acqua di cottura dei ravioli che cuoceremo nell’acqua di cottura dei cavoli neri e patate, li scoliamo e li passiamo nella crema di mascarpone, regoliamoci per la cremosità, eventualmente uniamo la stessa acqua di cottura.

Serviamo i triangoli caldi, caldi per evitare che assorbano troppo il condimento. I triangoli di cavoli neri e mascarpone sono una delizia e diversi dai soliti. Parola d’onore 🤣

Buona vita, buoni triangoli di cavoli neri e patate con mascarpone al profumo di arancia ❤️

Pesche dolci di carnevale (peschette) ricetta marchigiana

Erano gli anni del boom economico, a Petriolo come in ogni dove, si stava da Dio. Le feste erano tutte rispettate e mai rimandate a data da destinare, a nessuno veniva in mente una fesseria del genere. Dopo il Natale, seguiva subito il periodo carnevalesco, si ballava a turno in ogni casa tutte le domeniche con lo stereo a tutto volume e le canzoni di Mina, di Elvis Presley e tutto il campionario di cantanti di quel tempo. Il giovedì grasso si cambiava scena, non era più nelle nostre case la festa, ma nelle case di campagna di amici dove dopo cena, al suono dell’organetto e di saltarello veniva offerta una grande varietà di dolci di carnevale sui “cavarè”, i vassoi lucidi simil acciaio che erano venuti di moda. C’erano i dolci più tradizionali delle nostre parti, “ li scroccafùsi e le pesche dóce”, più grandi di una testa di un neonato comprati al forno del paese quello che stava su per la via della pace. Noi quelle pesche dolci così grandi non le facciamo quasi mai, quelle erano fatte come tradizione voleva, con il lievito di birra che poi si lasciavano lievitare. Per non dimenticare, ci consoliamo con le nostre peschette ripiene di crema pasticcera, colorate di alchermes e spolverate di zucchero. Ci stanno bene lo stesso, anche perché ci riportano indietro a pensare com’erano belli e spensierati quegli anni.

Gli ingredienti per fare queste peschette sono per mezzo kl di farina, tre uova, 150 grammi di zucchero, 100 grammi di burro, buccia di arancia, una bustina di lievito per dolci ed un po’ di latte. Si impasta tutto insieme e si fanno delle mezze sfere di 50 grammi. Si cuociono a 170/ 180 gradi fino a dorare. Si svuotano un po’ e si riempiono di crema pasticcera fatta come si faceva allora. Per ogni uovo, un bicchiere di latte, un cucchiaio di zucchero ed uno di farina con la buccia di limone o di arancia. Stare a raccontare ciò che non esiste più, credo che ci faccia bene ed apprezzare quel che per ora ci è rimasto.

Buona vita, buone peschette di carnevale ❤️

Marmellata di arance e clementine al profumo di anice

Alla nostra collezione di marmellata mancava questa goduriosa e profumata fatta di arance e clementine profumata di anice per l’aggiunta del liquore Varnelli nostro prodotto marchigiano vanto nazionale e non solo. Ci vuole poco tempo e vi consigliamo di provare a farla, questa marmellata è ottima sul pane per la colazione e la merenda e per farcire crostate e torte da credenza e fredde.

Raccontiamola e prepariamola.

Ci vogliono questi ingredienti

1 kl di arancia e clementine a vostra scelta nella quantità dell’una e dell’altra

350 grammi di zucchero

Semi di vaniglia

Un bicchiere di acqua

Liquore Varnelli

Preparazione

Dopo aver sbucciato la frutta, togliamo tutti i filamenti bianchi degli agrumi, la buccia delle arance la mettiamo da parte per fare le scorzette, naturalmente la frutta non deve essere trattata chimicamente, la ricetta delle scorzette c’è già in questo blog, tagliamo le arance a pezzetti e lasciamo invece gli spicchi delle clementine interi. Mettiamo tutto nella pentola, uniamo lo zucchero e il bicchiere di acqua con la bacca della vaniglia aperta a metà. Accendiamo il gas e con la piastra antiaderente lasciamo cuocere mescolando spesso. Ci vorranno dai 45/ 60 minuti per avere la cottura completa. Stiamo attenti, perché avendo molta pectina potrebbe cuocere prima e attaccarsi. Vigiliamo attentamente. Una volta cotta invasiamo la marmellata nei vasetti sterilizzati a microonde, prima di chiudere con i loro coperchi versiamo sopra un goccio di mistrà Varnelli e se non ci piace, possiamo sostituirlo con rum o arancello o limoncello. Ecco pronta una delizia per cominciare a sentire il profumo dell’estate perché la marmellata di arance e clementine ha il colore del sole della stagione più calda dell’anno.

Buona vita, buona marmellata di arance e clementine al profumo di Varnelli ❤️

Zuppa di cavoli neri e “trozzetti de’pà” (tozzetti di pane)

È particolarmente buono il cavolo nero toscano che subisce il gelo perché diventa più croccante e più intenso nel sapore. Il cavolo nero è particolarmente ottimo per preparare zuppe e minestre rustiche da consumare nei giorni più freddi come questi di quasi fine gennaio. Per oggi una zuppa di cavoli neri insieme alle carote che cuociono insieme cercando però di mantenere le verdure ancora croccanti e da accompagnare con i “trozzetti”di pane abbrustoliti al forno, scaglie di parmigiano reggiano e con olio extravergine di oliva a crudo. Per una zuppa più forte, potremmo friggere il pane nell’olio bollente extravergine di oliva.

Buona vita, buona zuppa di cavoli neri e “trozzetti de’pà ❤️