dolce

Guscio di pesche alla cannella

Un sabato pomeriggio di giugno mentre fuori diluvia, il cane che abbia come se ci fosse una persona sospetta, io che mi affaccio dalla finestra del porticato per vedere cosa c’è che non va. Vedo un ragazzo che subito non riesco a riconoscere, ma basta che apra la bocca per chiamare Ares il cane e lo riconosco. Ho un tuffo al cuore…….ma questo è cuore di mamma!

È mio figlio Maurizio che non vedo da più di mese, corre sotto il diluvio per abbracciarmi e non mi sembra vero. Entriamo in casa con tutte le sue valigie, gli porto le scarpe asciutte e mentre lui va a lavarsi le mani, apparecchio. Sono le cinque del pomeriggio, in un attimo preparo un the, apro il frigorifero per prendere una torta crostata preparata il giorno prima. La taglio a fettine e aspetto con ansia che Maurizio mi dica com’è, ma non c’è bisogno che parli perché dalla sua espressione capisco che la torta crostata è gradita!

Allora vi racconto che il dolce non ha tanti grassi, ha poco zucchero che potremmo sostituire con un dolcificante naturale come l’eritritolo che io preferisco, che ha la frutta fresca ed è senza uova, noi mangiamo molte uova, quindi meglio evitare di usarle quando si può. È buono per la colazione e la merenda e possiamo cambiare frutta ogni volta che ci piace

Ingredienti

500 gr di pesche belle e sode

100 gr di zucchero integrale di canna

200 gr di farina per dolci

50 gr di farina integrale

60 gr di burro + 20 di olio di mais o girasole

3/4 cucchiai di latte intero o di altro tipo

Una manciata di mandorle a filetti

Cannella q b.

Un cucchiaino di lievito in polvere bio per dolci

Succo di mezzo limone

Preparazione

Laviamo le pesche, le spacchiamo, le tagliamo a pezzetti lasciandone da parte alcune a fettine circa una trentina, per decorare la torta crostata, dobbiamo regolarci per la quantità che deve ricoprire l’intera superficie del dolce steso in uno stampo di cm 26. Mettiamo a cuocere le fettine in un pentolino con il succo del limone e 4 cucchiai di zucchero fino a quando si presentano morbide. Il resto delle pesche le faremo frullare in un frullatore con un filo di acqua e la cannella. Lavoriamo con le mani la farina, la fecola e il lievito insieme al burro morbido e all’olio. Prima che l’impasto sia compatto, uniamo il restante zucchero, il latte quanto basta per ottenere una pasta morbida. Stendiamo la pasta col matterello che metteremo sopra uno stampo foderato di carta forno, versiamo la purea di pesche, le mandorle e a raggiera le fettine delle pesche cotte. Ripieghiamo i bordi della torta crostata cospargendo le mandorle tagliate sottilmente. Mettiamo a cuocere a 180 gr. 35/40 minuti fino a quando risulta bella dorata. Dal profumo sentiremo che il dolce è cotto. Può essere che ci voglia qualche minuto in più o in meno. Dipende dal vostro forno. Il mio cuoce più di un altro e devo sempre tenere la temperatura più bassa.

Buona vita, buon guscio di pesche alla cannella.

Crostata golosa al cioccolato e ciliegie

Ogni volta dico a me stesso che è l’ultima volta, ma poi sento il profumo della sua cioccolata calda… Le conchiglie di cioccolato! Così piccole, così semplici, così innocenti. Pensai: oh, solo un piccolo assaggio non può far niente di male! Ma poi scoprii che erano ripiene di ricco, peccaminoso…” “…E si scioglie… Dio mi perdoni, si scioglie così lentamente sulla lingua e ti riempie di piacere!…”.

(dal film Chocolat)

E allora questa è una golosa crostata da gustare da soli, o con chi volete voi!

Ingredienti

Per il fondo

150 gr di biscotti integrali bio possibilmente con poco zucchero

50 gr di mandorle tritate con la buccia, le laviamo, le lasciamo per una notte a bagno nell’acqua, le scoliamo e le facciamo asciugare in forno, poi le frulliamo

100 gr di burro fuso e tiepido

100 gr di cioccolato extra fondente più altro ( circa 100 gr. )per le decorazioni

Crema pasticcera

Mezzo litro di latte intero o scremato

4 tuorli

30 gr di farina 00

20 gr di fecola

100 gr di zucchero semolato

3 fogli di gelatina

Semi di vaniglia

Cherry o liquore alle ciliegie a vostro piacimento o il succo delle ciliegie cotte

Alcune ciliegie sciroppose o fresche che dopo averle snocciolate, le faremo insaporire o in padella con un po’ di miele o in forno a microonde. Per questo secondo modo, prendiamo una pirofila dove metteremo le ciliegie snocciolate, il succo del limone ed il miele, lasciando cuocere per pochissimo tempo, devono solo appassire. Il succo che si ottiene servirà al posto dello cherry.

Preparazione

Frulliamo nel robot i biscotti e le mandorle unendo il burro, mescoliamo con una spatola e se occorre uniamo un po’ di altro burro. Dobbiamo ottenere un composto che si possa compattare bene. Foderiamo il fondo di uno stampo a cerniera con carta forno, con un po’ di burro o di olio neutro ungiamo anche le pareti, versiamo sopra la base di biscotti e mandorle, cercando di far unire il tutto per bene. Mettiamo in frigo a solidificare.

Intanto prepariamo la crema pasticcera.

Montiamo le uova con lo zucchero fino a farle diventare bianche e gonfie, uniamo la farina, la fecola mescolando bene e il latte che avremo messo a scaldare con i semi di vaniglia. Rimettiamo sul fuoco fino ad addensare. Se volete potete farla a microonde, ci vorranno pochi minuti. Basta montare le uova e lo zucchero come di solito, unire le farine, il latte con la vaniglia, facendo cuocere alla potenza di 500 w per alcuni minuti mescolando fino alla cottura. Se il forno non dovesse avere diverse temperature, basta mettere sul tasto start cuocendo di meno, perché potremmo rischiare di fare una frittata. Ora uniamo il cioccolato fondente cercando di farlo sciogliere fino a quando avremo una crema scura, lo cherry o lo sciroppo delle ciliegie cotte e tre fogli di gelatina messi a bagno in acqua fredda e strizzati. Continuiamo a mescolare lasciando che si freddi un po’. Fatto questo aggiungiamo le ciliegie e versiamo la crema sopra la base di biscotti e mandorle già fredda. Livelliamo la superficie e rimettiamo in congelatore per qualche ora. Nel frattempo sciogliamo l’altro cioccolato a bagnomaria, tolto dal fuoco, con un cucchiaio mescoliamo dal basso verso l’alto fino ad una temperatura di 31 gr. Tutto questo si può fare a microonde alla minima temperatura risparmiando tempo. Ora prendiamo degli stampini di silicone e con un cucchiaio divertiamoci a fare dei ghirigori colando sopra il cioccolato, oppure disegniamo così a piacere dei ghirigori sopra a della carta forno. Mettiamo tutto a congelare. Prendiamo la crostata golosa e posiamola sopra ad un bel piatto, decoriamo con i ghirigori che cercheremo di non rompere staccandoli dagli stampini o dalla carta forno. Se avete dei fiori senza trattamenti non esitate a metterli sopra per rendere la crostata golosa ancora più bella.

Buona vita e buona crostata golosa al cioccolato fondente e ciliegie

Quadro arancio al profumo di zagara ed agrumi di Sicilia

C’è un tè che amo molto, mi piace berlo a colazione ma sopratutto al pomeriggio per tirarmi su di morale nei momenti difficili.

È inebriante, è salutare specialmente se bevuto senza zucchero. Però il tè deve essere almeno per me, quello di “La via del tè di Firenze dal 1061. Sono tutti tè meravigliosi, uno più buono dell’altro. A me piace usarli in svariate preparazioni come nelle marmellate per darle quel tocco in più di sapori e profumi o nei dolci come in questa sbriciolata con crema pasticcera e ricotta.

Ora vi lascio la foto, poi la ricetta.

Il dolce con i fondi di caffè alla ricotta, cioccolato fondente, pere e al profumo di arancia

Dicono che la ricetta della torta con i fondi di caffè del grande Barozzi, non la conosca nessuno. Ce ne sono diverse, ma la vera originale è sconosciuta. Mi piacerebbe molto carpire qualche segreto ma so che non sarà mai possibile.

È così che oggi ho scaricando il cassettino dei fondi di caffè della macchina espresso, mi è venuta l’idea di preparare un dolce con loro stessi. Sapendo di avere la ricotta e ricordando che da bambina per merenda a casa di una mia amichetta mi davano una fetta di pane con la polvere di caffè, ho voluto provare a preparare un dolce insolito.

Il caffè è una bevanda che amo molto e non potrei vivere senza berne almeno due tazzine al giorno. Normalmente per i dolci cotti che freddi al cucchiaio, uso il caffè in grani macinato insieme al cioccolato fondente o alle nocciole. Ne ottengo una specie di pasta da usare all’interno dei dolci.

Ecco allora il mio dolce con i fondi del caffè, è assolutamente diverso da quello che molti conoscono, essendoci la ricotta, le pere e il cioccolato fondente ed il profumo dell’arancia . Buono, profumato, morbidoso!

Ingredienti

300 gr di ricotta mista

150 gr. di yogurt greco bianco

350 gr di farina 00

200 gr di zucchero integrale di canna

La buccia ed il succo di una arancia

3 uova intere ed un tuorlo

100 gr di cioccolato fondente a scaglie

Vaniglia

3 pere tagliate a pezzetti

40 gr di fondi di caffè

Una tazzina di buon caffè

Una bustina di lievito per dolci

Cioccolato fondente per decorare il dolce.

Preparazione

Montiamo con le fruste le uova, lo zucchero, la buccia ed il succo dell’arancia, fino ad ottenere un composto spumoso, uniamo la ricotta, lo yogurt greco, mescolando poi con una spatola per amalgamare senza smontare, uniamo i fondi del caffè, la tazzina di caffè, i semi di vaniglia e la farina con il lievito setacciati. Uniamo le pere e le scaglie di cioccolato fondente leggermente infarinate continuando a mescolare. Versiamo in una tortiera di 24 centimetri foderata di carta forno. Livelliamo il composto e mettiamo subito in forno statico caldo a 180 gr. lasciando cuocere per circa 50/ 60 minuti. Dal profumo capiremo che il dolce è cotto. Facciamo la prova dello stecchino che dovrà risultare asciutto. Lasciamo che si freddi per bene, lo taglieremo a fettine e col cioccolato fondente sciolto lo ricopriamo in parte. Gustiamolo a merenda o quando ci viene voglia. Lasciamoci andare ogni tanto, non moriremo per aver mangiato un dolce!

Buona vita e buon dolce profumato con i fondi di caffè!

Dolce  con  due  rossi  d’uovo di  gallina  felice  e  tante  spezie e cacao

Aprire il frigo e trovarmi due poveri rossi d’uovo di una gallina felice e non sapere come usarli. Avrei potuto fare due tagliatelle, non mi va di impastare e tirare la sfoglia. Un dolce, ma quale, non mi va nemmeno di cercare una ricetta né fra le centinaia scritte nel tempo, né al pc. Questi due poveri rossi, non avranno una bella fine. Richiudo il frigo e me ne torno a riposare. Due, tre minuti ed ecco un tuono che mi fa saltare dal letto. Aspetto che passi il temporale perché, bisogna essere prudenti e cercare di non accendere nessun elettrodomestico. Poi? Poi apro il frigo e per pietà prendo i rossi d’uovo, li metto in una ciotola, unisco 100 gr di zucchero grezzo di canna, la buccia di arancia, cannella, polverizzo un cucchiaio di caffè con uno di nocciole, scaldo 200 gr di yogurt greco bianco con un cucchiaio dì tè molto buono e speciale, composto da frutti rossi, neri, mandorle, karkade, ed uvetta, ho mescolato tutto per bene, aggiungo 30 gr di olio extravergine d’oliva, 150 gr. di farina di farro, 50 gr di farina di orzo, una bustina di lievito per dolci verso il composto in uno stampo da plum-cake. Sciolgo 50 gr di cacao con un po’ di latte tanto quanto basta per ottenere una cremina che verso sul composto già preparato. Cuocio a forno statico a 180 gr per circa 40 minuti. La cottura potrebbe essere diversa da un forno all’altro. Il profumo è delizioso e di una morbidezza unica. Una prova vinta ed una nuova ricetta.

Un consiglio, per chi non avesse quel tipo di tè, può usare il proprio tè preferito, l’essenzaiale è che non sia quello in bustina, meglio che sia in foglie perché restano più profumate.

Buona vita e buon dolce con due rossi d’uovo di gallina felice 😊

Torta  meringata  slava  del  maestro Umberto Sgoifo

Una crostata meringata della mia infanzia portata ed insegnata da esuli istriani. Erano venuti nel nostro paese per trovare lavoro e soprattutto pace! Erano brave persone, genitori e due giovani forti e bravi. Uno di questi era diventato il maestro delle nostre scuole. Sapeva fare dolci meravigliosi e decorava le torte in modo stupendo! Precursore dei nostri maestri pasticceri moderni.

Avevo dimenticato questo dolce. L’ultima volta l’ho preparata alla cresima della terza figlia, quasi vent’anni fa. Io l’ho chiamata la crostata di Sgoifo, questo era il cognome del maestro! Ha la solita pasta frolla, allora lui la faceva con un preparato nuovo ritenuto più sano del burro, la margarina. Sopra c’è un sottile velo di marmellata di albicocche e albumi montati a neve ferma, con zucchero e mandorle con la buccia tritate!

Posso dirvi di aver fatto delle modifiche, mettendo anche farina di farro, meno zucchero e meno burro.

Non è venuta perfetta, oggi avevo un diavoletto che me ne ha fatte combinare di tutti i colori. Mi sono pure scottata una mano e qualche parolaccia è scappata.

Non sono una santa, sapevatelo.

La foto qui sotto ha invece la marmellata di mirtilli ed è molto più bella

ingredienti per la frolla

200 gr. di farina 00

50 gr. Farina di farro

3 uova, i rossi per la frolla e gli albumi per la meringa

70 gr. di zucchero

100 di burro, la ricetta del maestro Sgoifo, era con la margarina e ne metteva 150 gr.

Buccia di limone

Un pizzico di sale

Cannella facoltativa

Marmellata di albicocche quanto basta per coprire leggermente la frolla, deve essere proprio un velo.

Per la meringa

3 albumi

3 cucchiai di zucchero, la ricetta originale prevede 200 gr.di zucchero oppure 100 gr.

Alcune gocce di limone e buccia di limone

150 gr. di mandorle con la buccia lavate ed asciugate in forno per alcuni minuti

Una variante è usare 150 gr di torrone morbido alle mandorle se vi capita come a me, di averne sempre in più. Basta frullarlo finemente ed unirlo alla meringa.

Preparazione

Lavorare la farina con i tuorli, il pizzico di sale, lo zucchero, il burro morbido e la buccia del limone. Quando il composto si presenta in briciole, continuare ad impastare a mano sulla spianatoia. Non dev’essere duro  ma morbido da stendere subito sulla carta forno e punzecchiare con la forchetta. Coprire la superficie con un velo di marmellata di albicocche. Nel frattempo frullare le mandorle finemente unendo un po’ di scorza di limone. Montare  gli albumi a neve con alcune gocce di limone, unire tre cucchiai di zucchero ed infine le mandorle. Spalmare con un cucchiaio la meringa sopra la marmellata facendo delle onde e cuocere in forno ventilato a 160 /170 gr.per 40/ 45 minuti. La superficie del dolce, deve presentarsi scura. Attenzione però a non farla bruciare.  Se volete una volta fredda, spolverare con zucchero a velo e cannella.

Forse per alcuni è una ricetta conosciuta. Io l’avevo dimenticata. Oggi per tanti motivi,  è stata una giornata di dolci e teneri ricordi. La mia infanzia è stata meravigliosa. Grazie ai miei e ai tempi diversi. Si poteva uscire il mattino, si tornava per pranzo e di nuovo fuori a giocare e a correre verso la campagna che d’estate ci ricopriva con le calde e dorate spighe del grano ed i papaveri. Mi dispiace per i nostri bambini che non capiranno mai, quanto era facile, semplice e tranquilla l’infanzia di prima.

#crostataslava #sgoifo #esuliistriani #frolla #meringata #zuccero #mandorle #infanziaperduta #nostalgia #scattapetriolo

Li caciù dòce co’ lo pecurì – il terzo dolce per “Il Principe dei Saltarelli”

Difficile individuare l’etimologia (forse dal “calzone napoletano” o da una forma latina popolareggiante “cacium“), la provenienza, le ragioni o le motivazioni che sono alla base della “esclusività treiese” di questo prodotto gastronomico perchè infatti nella zona di Treia (MC) lo si conosce e lo si apprezza da molte generazioni.

Li caciù per "Il Principe dei Saltarelli"

Li caciù per “Il Principe dei Saltarelli”

Sicuramente nato come dolce tipicamente pasquale, è costituito da una sfoglia di pasta a forma di disco richiusa su sè stessa atta a contenere un impasto di pecorino, parmigiano, uova e zucchero. Viene cotto poi al forno ed ha un sapore agrodolce che bene si abbina ad un vino frizzate, sia come dessert che come spuntino.

 

Caciù dòce co’ lo pecurì - il terzo dolce per "Il Principe dei Saltarelli"

Caciù dòce co’ lo pecurì – il terzo dolce per “Il Principe dei Saltarelli”

Ingredienti:
per l’impasto:
300 gr di farina bianca
150 gr di zucchero
1 pizzico di sale
1 uovo
1 bustina di lievito
150 gr di burro

per il ripieno la qualità del formaggio variano a seconda dei gusti:
1 uovo intero
500 gr di pecorino fresco
150 gr di zucchero
buccia di limone

Procedimento:
setacciare la farina sul piano della spianatoia e nel centro unire zucchero, sale, uovo e la bustino del lievito per dolci (3/4 del contenuto). Lavorare incorporando bene la farina fino a formare un impasto denso, aggiungere poi il burro freddo tagliato a pezzettini impastando rapidamente fino ad ottenere un composto liscio. Spianare la pasta e ricoprirla con la carta forno e riporla in frigorifero per circa due ore.

Per la farcitura:

L'impasto

L’impasto

tagliare a pezzettini il pecorino e frullare insieme allo zucchero, le bucce di limone ed un uovo fino ad ottenere una crema.

 

 

 

 

 

 

 

I dischi appena chiusi

I dischi appena chiusi

Riprendere la pasta dal frigorifero, stenderla in modo sottile (3-4 mm) con un mattarello e formare dei dischi, farcirli con un cucchiaino di impasto e chiuderli bene, spennellarli con un uovo intero ed un goccio di latte.  

Cuocere a 180 gradi per 10-15 minuti fino a vederli dorati.

Ciambella dolce di Pasqua – #Ricettepasquali, le Marche

Il profumo delle pizze sbattute, delle crésce dolci e salate, quel profumo dei dolci tipici pasquali, quell’odore inebriante per la salita della Chiesa del Soccorso e le donne del paese sedute sulle scale laterali del forno del mio bisnonno Damone.

Mi sembra ancora di rivederle quelle mamme e nonne, a sbattere uova e farina, di sentire gli odori e a provare i sapori di un tempo andati quasi persi nel tempo.

Pronte con le loro fruste e le loro “catine” smaltate di Pignà, le mamme e le nonne ad impastare farina, uova e zucchero per la créscia de casció o la créscia dóce pasquale.

Ad infornare dolci e pizze salate, con le lunghe pale del forno a legna, era sempre Damone, sotto la sorveglianza di sua moglie Caterina che sapeva riconoscere una buona cottura solo dal profumo emanato dalle preparazioni infornate.

Figli e nipoti, trepidanti e affamati si affrettavano correndo su per salita della chiesa della Madonna del soccorso per cercare di arrivare primi a “leccare” il resto di uova e di zucchero rimasti appiccicati sulle pareti delle “catine” di terracotta smaltate.

Un rito questo che nessun bambino poteva perdersi! Ne sono testimoni mia mamma e mia zia e ad periodo pasquale me lo ricordano ancora.

Quelle teglie e quegli stampi centenari che facevano gola a molti, sono ancora nella nostra casa.   

Il periodo che precedeva la preparazione dei dolci era giustamente tanto atteso ed anche se comportava fatica per rendere lucidi stampi e teglie e sacrifici per risparmiare qualche lira da spendere per comprare gli ingredienti, in tutte le famiglie non mancavano le tradizionali preparazioni per festeggiare le ricorrenze di precetto.

Ogni festività aveva ed ha ancora per fortuna, un dolce o un piatto da tramandare.

Li caciù di faetta per i morti, lu crustingu per Natale, li caciù de patate e cacao per carnevale, le frittelle per San Giuseppe e le ciammelle strozzose – dóce per Pasqua insieme a li caciù dóce co’ lo pecorì.

Piccolo aneddoto scaramantico che precede la preparaione: la collaboratrice domestica, ovvero la serva di un tempo che lavorava da mia nonna, ogni qualvolta che si apprestava a fare queste ciambelle si richiudeva in cucina per far sì che nessuno potesse né vederla all’opera né potesse entrare nella suo luogo sacro. Prima di tutto, si apprestava a fare un rito a dir poco propiziatorio: sputava per terra tre volte pestandoci sopra per cancellare ogni traccia, per nascondere tutto il suo sapere e non rivelarlo a nessuno.

Non chiedetemi il significato, ma presumo sia per esorcizzare la buona riuscita del dolce.

Come nel caso delle ciambelle di Pasqua ritornano due elementi importanti e legati tra loro: gli scroccafusi perché l’impasto è pressoché simile, si differenzia poi nel modo di cottura: la ciambella infatti non viene fritta. Altro elemento cardine è la famosa e caratterizzante cartina del farmacista, quegli elementi chiamiamoli “magici” che fanno sì che la ciambella risulti ben lievitata.

Dopo anni di prove e tentativi mal riusciti, ricetta non conosciuta e non tramandata se non nella propria famiglia di origine, questa è la nostra versione.

Ingredienti:
600 gr di farina 00 (tenere la riserva a seconda delle uova)
6 uova
2/3 cucchiai di zucchero
6 cucchiai di olio di oliva (quello di semi non va cotto)
6 cucchiai di Varnelli
buccia di limone e arancia biologica
un pizzico di sale
1 cucchiaino di ammoniaca
una puntina di bicarbonato

Per la “fiocca” glassatura:
200 gr di acqua
200 gr di zucchero
1 pizzico di bicarbonato
confettini colorati

Procedimento:

Mescolare nella planetaria le uova e lo zucchero, unire la buccia del limone e dell’arancia ed il pizzico di sale e l’olio. Lavorare bene il tutto fino ad ottenere un composto schiumoso.

Aggiungere lentamente la farina e sopra di essa, lontano dalle uova aggiungere il Varnelli (evitare il contatto diretto con le uova perché l’alcool andrebbe a cuocerle), unire il bicarbonato e l’ammoniaca fino ad ottenere un composto lavorabile tipo la pasta fatta in casa.

Lasciarlo riposare per un po di tempo e ricoprirlo con la pellicola. Pesare il composto e dividerlo poi  in palline da 150 gr ognuna, ma l’ideale sarebbe di farle da 250 gr per ottenere una ciambella più grande e gradevole. Dopodiché procedere con la realizzazione del classico foro della ciambella aiutandosi con un dito e far sì che il buco risulti ben aperto.

Il classico foto delle ciambelle Il classico foto delle ciambelle

Lessarle ad una ad una in acqua bollente con un pizzico di sale per 5/6 minuti per ogni lato. Scolarle e lasciarle riposare ricoperte dai canovacci. A questo punto con un coltello ben affilato incidere il bordo delle ciambelle per tutta la sua circonferenza.

Procedere poi con la cottura al forno che si può fare o dopo due ore o anche il giorno dopo ottenendo un risultato migliore.

Accendere il forno ventilato a 220 gradi riscaldando  la placca vuota e posizionare le ciambelle a due a due vicino all’uscita del calore. Quando vedete che crescono in altezza (lentamente) si abbassa il forno a 180 gradi e si prosegue la cottura per quasi un’ora.

La cottura al forno La cottura al forno

Per la famosa “fiocca”: in un pentolino mettere acqua e zucchero in parti uguali ed un pizzico di bicarbonato, far bollire fino a raggiungere le prime bollicine fino a che si ottiene un composto schiumoso e bianco. Fuori dal fuoco frullare il tutto per far sì che si ottenga una massa bianca e filante che possa ricoprire le ciambelle aiutandosi con un pennello. Cospargere poi di confettini e lasciarle asciugare all’aria sopra una grata.

Le ciambelle con la famosa Le ciambelle con la famosa “fiocca”
Le ciambelle Le ciambelle

Con questa ricetta partecipo all’evento #Ricettepasquali dell’Italia nel piatto, ovviamente la nostra regione è le Marche.

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Pizza doce de’ Pasqua – Pizza dolce di Pasqua con lievito madre – #Ricettepasquali, le Marche

Con questa ricetta partecipo all’evento #Ricettepasquali dell’Italia nel piatto, ovviamente la nostra regione è le Marche.

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Pizza doce de’ Pasqua – Pizza dolce di Pasqua con lievito madre

Pizza doce de’ Pasqua – Pizza dolce di Pasqua con lievito madre

Ingredienti:
1 kg di farina 0
250 gr di lievito madre rinfrescato due volte
(in alternativa 50 gr di lievito di birra o anche meno prolungando il tempo della prima lievitazione del primo impasto)
300 gr di zucchero semolato
6 uova
200 gr di latte per il primo impasto – 100-150 gr o quanto ne prenderà per l’impasto definitivo
120 gr di olio
70 gr di burro o di strutto
un pizzico di sale
arancia candita cedro e uvetta (a piacere) – messi a macerare in un liquore all’arancio, nel nostro caso arancello fatto in casa
buccia di arancia e di limone
cannella

Procedimento:

abbiamo fatto il primo impasto nel pomeriggio con 250 gr di lievito madre rinfrescato due volte, 200 gr di farina 0 e 200 gr di latte lavorandolo per un po’ di tempo, lo abbiamo trasferito in una ciotola e coperto poi con la pellicola trasparente ed un canovaccio per poi farlo riposare tutta la notte.

La mattina seguente l’impasto viene messo nell’impastatrice con l’aggiunta della farina, (800 gr – la restante parte della quantità totale) lo zucchero, unendo le uova ed il latte alternati tra loro facendo attenzione a non fare un impasto duro, ma che sia morbido e lavorabile sulla spianatoia.

A questo punto uniamo i canditi con il liquore e piano piano aggiungiamo i grassi: l’olio, il burro fuso ma freddo o lo strutto e lavorare il tutto fino ad incordare. Trasferire sulla spianatoia infarinata, allargando con le mani l’impasto e fare le solite pieghe.

Dividere la pasta in due parti e ognuna trasferirla nei tradizioni stampi alti e stretti oppure negli stampi di carta del panettone fino a ¾ del contenitore o anche qualcosa di meno. Mettere nel forno chiuso con la luce accesa a lievitare per 6/7 ore fino a che l’impasto arrivi al bordo dello stampo.

Cuocere in forno a 170° per quasi un’ora fino a che non diventi la superficie dorata. Lasciarla freddare e il giorno dopo fare la fiocca – in dialetto maceratese, ovvero la glassa con albume e zucchero a velo, farla asciugare nel forno caldo ma aperto e aggiungere i caratteristici confettini colorati.