Autore: sunusaix

Diario alimentare del tempo di coronavirus

Tredicesimo giorno

Sofficini di formaggio e prosciutto cotto fatti in casa

Diario alimentare del tempo di coronavirus.

Tredicesimo giorno.

Sofficini di formaggio e prosciutto cotto fatti in casa.

Mettere sul gas una pentola, con una o due tazze di acqua un pizzico di sale ed un cucchiaio di olio, appena comincia a bollire, aggiungere la farina bianca o integrale una o due tazze, la stessa quantità dell’acqua. Mescolare fino a quando la pastella si stacca dalle pareti della pentola. Togliere dal fuoco e stenderla sopra un foglio di carta forno unta. Appena fredda fare tante palline, stenderle con le mani unte, dobbiamo fare una forma ovale, mettere sopra il prosciutto cotto e formaggio o pomodoro e mozzarella o tonno e carciofini. Chiudere a mezza luna e spolverare con farina di granoturco. Cuocere a 200 gradi fino a quando si presentano dorati e croccanti. Ingredienti sono: pazienza, volontà di continuare a vivere, far da mangiare per gli affamati reclusi, farina, acqua, olio e sale, e prosciutto cotto con formaggio, o pomodoro e mozzarella o carciofini e tonno. Il resto non lo abbiamo! Ora è questo!

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Diario alimentare del tempo di Coronavirus FRASCARÉLLI

Undicesimo giorno di reclusione

Frascarélli con piselli, asparagi e prosciutto crudo

Diario alimentare del tempo di coronavirus.

Jèja e la frichina

Lella, “Jèja”, 23 anni, la “frichina” 9 anni, lei era una bella ragazza, alta e slanciata con le mani d’oro, amava pulire la casa dove tutto splendeva. Sapeva ballare come “Ginger Rogers”. Era la prima ballerina nella rivista musicale allestita nel nostro piccolo teatro. Lei sapeva fare la spaccata in modo eccezionale, sembrava una libellula quanto era leggera. La sua casa era davanti a quella della “fríchina” alla quale bastava fare tre passi per andare da “Jèja”. Loro si volevano molto bene, erano legate in tutto. Lei insegnava alla “frichina” a fare la spaccata, a mettere lo smalto, a scartare le sopracciglia, a mettere cipria e rossetto. Lei cucinava divinamente “li frascarélli”, con le sue mani affusolate spolverava la spianatoia di farina bianchissima, con il mestolo lasciava cadere sopra l’acqua calda che si trasformava in morbide bianche montagne. Lei sapeva far affondare “li frascarélli” nell’acqua bollente che vorticosamente si lasciavano cuocere. Lei li scolava sopra la spianatoia, un giro di condimento, piselli o pomodoro e alla “frichina” seduta davanti la finestra, serviva per prima il piatto fumante.

Li frascarélli asciutti con piselli ed asparagi ed una bella spolverata di parmigiano reggiano, sono un piatto fatto di acqua e farina intrisi e battuti, cotti nell’ acqua bollente salata. Tanti sono i condimenti tutti a base di ingredienti semplici da trovare. Si possono condire con un sugo finto fatto con cipolla, pancetta e pomodoro, con piselli ed asparagi anche surgelati e con la salsiccia. I frascarélli possono essere più brodosi diventando una minestra. Ingredienti tutti di facile reperibilità in tempo di reclusione.

Lasciamoci curare dai nostri ricordi raccontandoli a chi ci è vicino. Se non lo facciamo ora, potranno essere perduti per sempre. L’essenziale e visibile ora!

Qui trovate la ricetta dei frascarélli https://farinaefiore.com/2019/11/22/frascarelli/

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Diario alimentare del tempo di Coronavirus

Decimo giorno

Quatrúcci mischi co lo céce

Polpettine di tonno e ricotta al forno

Diario alimentare del tempo di Coronavirus.

Decimo giorno e già si sentono gli effetti.

Allora vi racconto questo antico e povero piatto quando non c’era proprio spazio per i capricci alimentari, quando lo stomaco brontolava e non si doveva far altro che mettersi a letto, che letto, per calmare i morsi della fame e non si poteva stare certo a guardare la qualità del cibo. Quando si era fortunati se ci si poteva nutrire di erbe campagnole, di cavoli, di tagliulì, di frascarélli, di pulènda, di créscia, di uova quando queste avanzano perché ci si preoccupava prima dei figli e degli anziani, e di quatrùcci mischi co lo céce.

Una specie di quadrucci all’uovo fatti però solo di farina di grano tenero ed di granoturco impastati con acqua e un pizzico di sale. Si faceva la “perna”, la si lasciava asciugare sopra “la spianatóra”, o sopra il letto, la si arrotolava e la si tagliava grossolanamente lasciandola appiccicare. Si preparava un sugo di pomodoro e cipolla profumato di rosmarino e di univano i ceci, acqua calda o brodo e si calavano i “ quatrúcci mischi”! Mischi per misti. Un filo di olio extravergine di oliva ed una spolverata di parmigiano reggiano, quest’ultimo sono in tempi di benessere!

Per fare le polpettine ho mescolato 250 di ricotta e 320 grammi di tonno al naturale senza olio e scolato per bene, ho unito erbe aromatiche, timo e cipollina e maggiorana, parmigiano reggiano ed un uovo. Ho amalgamato tutto formando le polpettine e ho cotto in forno a 200 gradi per una ventina di minuti girandole a metà cottura! Le polpettine devono restare morbide.

Due piatti fatti con tutti ingredienti in scatola. Se si hanno i ceci secchi, li mettiamo a bagno la sera prima con un po’ di succo di limone sciacquati bene, ci vorranno più di 12 ore di ammollo per una buona cottura e se si può lasciamoli cuocere in pentola a pressione. La pasta la facciamo con due farine, di grano tenero e di granoturco impastiamo con acqua tiepida ed un pizzico di sale. Stendiamo la pasta non troppo sottile, la arrotoliamo e la tagliamo prima come le tagliatelle poi a quadrucci lasciandoli abbastanza spessi. Il sugo di pomodoro e ceci facciamolo come di abitudine.

Sempre in attesa di tempi migliori e a domani!

Buona vita, buoni quatrúcci mischi co lo céce! ❤️

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Diario alimentare del tempo di Coronavirus

Buona sera, è già tardi, la cena è andata oltre per il prolungamento della cottura delle pizze che essendone più del solito, la famiglia è al completo, ho impiegato molto tempo. Le pizze oltre che rosse con pomodoro e mozzarella, erano bianche ripiene di tonno e carciofini che sono state le più gradite.

Non metto nessuna ricetta perché credo che tutti sappiano fare la pizza. Provate però a fare questa ripiena di tonno e carciofini!

Andiamo avanti, è dura, c’è da perdere la testa, ma confidiamo in Dio!

Buonanotte e a domani ❤️

Buona vita, buona pizza!

Ciambellone del nonno

A fare da sfondo una tovaglietta di panno in lino del corredo di casa, con applicazioni all’ uncinetto fatte quando ero una giovane fidanzata e preparavo la mia “cassa” da sposa prossima. Sopra, il ciambellone del nonno, con la pretesa di essere come quello che piaceva molto ai miei ex bimbi i quali a turno, mandavo a comprare da Renata. Non ho mai saputo quale sia stato il segreto per far sì che il mio ciambellone del nonno, avesse lo spesso sapore di quello comprato alla pizzicheria quattro passi più in là del nostro negozio di abbigliamento. Forse non lo scoprirò mai, se qualcuno me lo svelasse ne sarei contenta. Intanto io l’ho fatto così. Ho montato tre uova di galline felici con 150 grammi di zucchero, molti montano prima gli albumi e uniscono i rossi, ma per me non cambia un granché, ho unito 120 grammi di latte, 120 grammi di olio di girasole, 225 grammi di farina e 220 grammi di di fecola, una bustina di lievito per dolci un po’ di buccia di limone, ho mescolato ed ho aggiunto aroma di mandorle e pezzetti di cioccolato fondente infarinati. Ho versato nello stampo unto di burro e di pezzetti di mandorle ed ho cotto a 180 gradi per 40/45 minuti coprendo con un foglio di alluminio a metà cottura. È buono lo stesso il mio ciambellone del nonno, ma per il primo genito non è come quello comprato da bambino! Ricordo, nostalgia e malinconica insieme? Può darsi! Lo scoprirò il segreto? O sarà mantenuto segretamente da chi lo conosce?

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Diario alimentare del tempo di Coronavirus

Lo “riso co lu schienà” a pranzo!

Nono giorno di reclusione!

Al tempo di Coronavirus, bisogna continuare a mantenere le tradizioni culinarie proprie, ed è una buona occasione per far conoscere i piatti di ognuno di noi. Al tempo di Coronavirus, bisogna cercare di cucinare i cibi che si trovano in casa, magari congelati l’inverno passato. Si può fare un buon brodo diverso con le parti della carne di maiale meno nobile e scartata per la “pista”, la lavorazione dei salumi. La schiena dell’animale si mette a cuocere con tutti gli odori, si spolpa e si serve con il riso cotto nello stesso brodo insieme ad una spolverata di parmigiano reggiano. Una buona minestra corroborante e semplice come le cose di un altro tempo.

E lo chiamavano “lo riso co lu schienà”!

Diario alimentare del tempo di Coronavirus

Tortino di patate e prosciutto cotto per pranzo, filetti di merluzzo al forno con sottaceti e olive nere.

Il tempo è rallentato!

È tempo di attesa della rinascita!

Restiamo a casa!

Battiamo la paura!

Frasi che si sentono un po’ ovunque.

Facciamo un racconto di un diario alimentare, per vedere se riusciremo ad essere in salute in tempo di Coronavirus che sta “acchiappando” fra le sue grinfie più parti del mondo seminando terrore, ansia e preoccupazione per il domani che sembra non esserci più.

Non è facile, mantenersi lucidi, restare in casa fa impazzire le persone specialmente le donne non più abituate com’era un tempo, a sbrigare le faccende domestiche.

Organizzare un menù che non faccia perdere tempo e che sia soddisfacente diventa complicato.

In tempo di Coronavirus, la spesa è limitata, c’è il divieto di uscire per salvare noi ed il prossimo . Bisogna far lavorare la fantasia con gli alimenti di facile reperibilità magari usando i surgelati e lo scatolame. Liberiamoci da questa preoccupazione che ci farebbe più male, resistiamo, divertendoci in cucina anche con i nostri figli. Si possono preparare buone cose dimenticandoci del Coronavirus che lasceremo lontano da noi chiudendogli la porta in faccia.

Oggi è l’ottavo giorno di reclusione, io provo a fare qualche movimento in più, faccio giri intorno al tavolo, cammino a passo svelto andando da una stanza all’altra contando i passi. Faccio le flessioni senza sforzo ed alzo le braccia respirando davanti alla finestra. Mi sento abbastanza bene, più del solito, prima del Coronavirus mi lamentavo di avere tutti i dolori del mondo.

Facciamoci una risata per il mio comportamento e avanti lo stesso.

Comincio da oggi a raccontare i miei piatti, magari non tutti ma quelli che credo siano più facili e graditi.

Ecco, per primo mi sono arrangiata con alimenti surgelati, l’orto non ha più nulla da regalare ed allora anche se non amo usare verdure conservate e scatolame vario, me lo faccio andar bene.

Ho preso un sacchetto di fagiolini, li ho sbollentati in acqua bollente e salata, li ho scolati e ripassati in padella facendo prima un sugo con i pelati, olio extravergine di oliva ed erbe aromatiche, ho scolato i fusilli, ed li ho fatti insaporire nello stessa padella insieme ad una spolverata di parmigiano reggiano.

Per il secondo piatto, ho messo a cuocere a microonde e nella pirofila con un goccio d’acqua le patate tagliate a fettine, sono bastati pochi minuti, ho messo un po’ di olio extravergine di oliva nella stessa pirofila, uno strato di patate, uno di prosciutto cotto, erbe aromatiche, parmigiano reggiano, uno strato di fagiolini, e così strato dopo strato fino a chiudere con le patate ed i fagiolini. Ho messo a cuocere in forno a 180 gradi per una ventina di minuti.

Non ci sono voluti molti minuti per preparare questo tortino di patate e prosciutto cotto, e se non vogliamo usare il microonde, mettiamo a cuocere le patate in acqua bollente o in pentola a pressione. A me non da fastidio usare metodi alternativi, ma ognuno fa quello che gli piace.

Per la cena, ho fatto dei buonissimi filetti di merluzzo al forno facendoli cuocere con sale, olio extravergine di oliva ed erbe aromatiche, dopo cinque minuti, ho buttato l’acqua tirata fuori dai merluzzi ed è quella che non rende buono il pesce che ho rimesso in forno per una ventina di minuti insieme a della oliva nera. Solo a fine cottura, ho coperto i filetti di merluzzo con carciofini e sottaceti tagliati a pezzetti. Vi assicuro che il pesce non sembrava surgelato.

Vi racconto prima di salutare, com’è che sta andando la mia famiglia in tempo di Coronavirus. I miei figli in tre diversi piani di casa, una sopra, uno in mezzo con i vecchietti ed un altro sotto.

Al momento dei pasti, la casa diventa una specie di Caritas. Sono io che in mezzo al corridoio, chiedo ad ognuno cosa vuole nel piatto. Tu? Tu? Tu? È una buffa situazione!

Questo in tempo di Coronavirus 😓

Intanto ci auguriamo una buona vita ed un buon tortino di patate e prosciutto cotto!

In tempo di Coronavirus questo è l’essenziale❤️

Cappelloni di gobbi e robiola con noi e nocciole al burro di arancia

È morto Carnevale.

In questo giorno nel mio paese, molto tempo fa, si teneva la sfilata di carri allegorici e di gruppi mascherati. Partecipava molta gente anche da fuori comune. C’erano premi per tutti i bambini che salivano sul palco allestito in piazza della via principale del paese fra musica assordante data dalle note delle canzoni di Sanremo passato da pochi giorni. A fine sfilata nel tardo pomeriggio c’era la premiazione delle maschere più belle. Il carnevale si chiudeva con il ballo al teatro comunale con il lancio di caramelle fra i ballerini della sala. A mezzanotte tutto finiva, balli canti e baldoria. In alcuni paesi vicini, nelle piazze centrali, si tenevano il processo ed il rogo a Carnevale.

Dopo mezzanotte con l’inizio del giorno delle ceneri, cominciava la quarantena quaresimale con divieto di balli ed astinenza delle carni. La popolazione teneva al rispetto di queste regole senza peso, era scrupolosa e fino al giorno di Pasqua le seguiva.

Sembra passato un tempo lunghissimo, ricordi sbiaditi nella memoria di poca gente spersa nel frastuono di questo mondo senza radici, che vuole perdersi in gesti e modi nuovi, moderni che lasciano il tempo che trova. Cosa racconterà alle nuove generazioni se ci saranno?

Siamo ora sotto scacco per la paura di una pandemia, ci attacchiamo ancora di più alle cose materiali, ma credo farebbe bene a molta gente essere più positiva, meno “moderna” nel senso più negativo. Un po’ di spiritualità e di fiducia in Dio che può tutto. Pensieri questi miei che a me aiutano! Ritornando al giorno di carnevale spero che almeno la tradizione di mangiare la pasta all’uovo fatta in casa o comprata al supermercato, sia rimasta come è a casa nostra di generazione in generazione. Che siano tagliatelle, o vincisgrassi o lasagne o cappelletti o ravioli non importa!

Che ci sia ancora il giorno di carnevale con un primo piatto importante fatto di pasta all’uovo fresca. Mettiamoci sotto che del “doman non c’è certezza”!

I miei cappelloni sono speciali sia di fattura che di sapori. Hanno un ripieno di gobbi o cardi come si chiamano, insieme alla robiola e alle note croccanti delle nocciole e delle noci. Il condimento di burro ed arancia.

Ecco come li ho fatti.

Per prima cosa ho pulito i gobbi togliendo loro la pellicina, li ho fatti cuocere in acqua fredda acidulata con il succo del limone e salata nella pentola a pressione, ci vorrà molto tempo meno che in una normale, però vedete voi come siete abituati. Li ho scolati molto bene ed una volta freddi li ho frullati unendo, sale, noce moscata noci e nocciole ed una confezione di robiola. Ho aggiunto un uovo, parmigiano reggiano, la buccia di arancia. Ho mescolato bene e lasciato da parte.

Nel frattempo ho fatto la pasta all’uovo con semola rimacinata di grano duro, farina 1 e le uova. Qui non c’è una ricetta per tutti, ognuno può cambiare farina come gli piace. Ho lasciato riposare la pasta per un’ora coperta da una ciotola per distendere il glutine.

Ho ripreso la pasta, l’ho stesa con la macchinetta della pasta in uno spessore sottile, ho tagliato a quadrati unendo un po’ di ripieno di gobbi e robiola. Ho chiuso ogni scacco a triangolo e chiuso come un cappelletto ma molto più grande. Ho continuato così fino ad esaurimento degli ingredienti.

Ho messo in una larga padella una noce di burro, un giro di olio extravergine di oliva, il succo e la buccia di un’arancia, un cucchiaio di maizena ed ho lasciato cuocere fino ad addensare. Ho messo cuocere i cappelloni in acqua bollente salata, li ho scolati e li ho ripassati nella padella con la crema di burro di arancia unendo il parmigiano reggiano e una manciata di noci e nocciole tritate. Un goccio dell’acqua della cottura per amalgamare il tutto. Ho spento il fornello e portato in tavola.

Ottimi, buoni buoni e particolari!

Buona vita, buoni cappelloni di gobbi al burro di arancia e noci ❤️

Li caciù co la faétta

Calcioni dolci di carnevale ripieni di crema di fave secche addolcite con zucchero, buccia di limone e mistrà.

Li ho già pubblicati diverse volte, ma non è male farlo ancora dato che è un dolce popolare e tradizionale del periodo carnevalesco.

Qui trovate la ricetta https://farinaefiore.com/2019/03/04/li-caciu-co-la-faetta-2/

Nel blog ci sono le varianti con ripieno diverso!

Buon carnevale nell’attesa di un tempo migliore!

Buona vita, buoni caciù co la faétta ❤️

Crostata di Linz

Dolce famoso e classico la crostata di Linz è per festeggiare l’amore. Amore giovane o adulto sempre dolce dev’essere. S. Valentino è passato e la crostata è stata divorata con amore e con un po’ di nostalgia pensando al passato che non tornerà più. Discorso stupido e retorico ma non mi va di impegnarmi di più. Lascio che la mente resti offuscata e occupiamoci della ricetta. Che volete che sia di questi tempi incerti?

Facciamola la crostata e non andiamo più in là col pensiero.

Ingredienti

250 grammi di mandorle sbucciate e tritate

250 grammi di farina 0

150 grammi di zucchero di canna

250 grammi di burro

Due uova

2 cucchiai di kitsch

Un pizzico di chiodi di garofano

Cannella

Scorza di limone

Un cucchiaio di cacao amaro

Marmellata di lamponi o fragole

Preparazione

Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia la farina, le mandorle frullate, il cacao amaro e il burro a pezzetti, uniamo tutti gli ingredienti, lo zucchero, le uova, la buccia di limone, le spezie il liquore lavoriamo velocemente e continuiamo ad impastare sopra la spianatoia fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Lasciamo riposare in frigo per un’ora. Stendiamo due terzi della pasta sopra la carta forno, buchiamo con la forchetta e versiamo sopra la marmellata di lamponi o fragole, decoriamo con le strisce e con i cuori. Spennelliamo con un uovo sbattuto e mettiamo a cuocere a 180 gradi per 30/35 minuti. Spegniamo il forno e lasciamo freddare prima di sfornare la crostata sopra un bel piatto.

La crostata di Linz è buona buona, per me è il dolce più gratificante e semplice! Stasera ho pensieri negativi meglio coccolarsi e addormentarsi pensando alla colazione dolce di domani per il quale certezza non c’è!

Buonanotte!

Buona vita, buona crostata di Linz ❤️