Diario alimentare di quaresima

Diario alimentare di quaresima.

Non ci preoccupiamo mai per preparare da mangiare, non ce ne facciamo un problema, mai, perché se ci mettessimo a pensare ed a organizzare un pasto molto tempo prima, noi andiamo in tilt.

Allora, oggi siamo tornati a casa quasi all’ora di pranzo, che facciamo?

Apriamo il frigo, il surgelatore, la porta del porticato e, prendiamo il mascarpone, le pepite di bucce di arancia conservate in surgelataore, la zucca fuori al freddo.

Tagliamo la zucca, la lasciamo cuocere in forno a microonde per ammorbidirla, mettiamo l’acqua a bollire per gli spaghetti, frulliamo la zucca ed il mascarpone, uniamo le pepite di arancia, scoliamo la pasta e condiamo.

Buoni e profumati….no??? Voi preparate le pepite di arancia? Fatelo, che vi serviranno per molti usi.

Buona vita, cammino di quaresima ❤️

Farfalle con polpettine di bollito e “sgrisciuli” (ciccioli)

Diario alimentare di quaresima.

Avanza il bollito, dopo un giorno riscaldato senza il suo brodo, a noi non piace, non resta che farci le polpettine insieme alle carote, alle erbe aromatiche, uova, noce moscata e parmigiano reggiano. Facciamo il sugo di pomodorini, intanto mettiamo a cuocere le polpettine in forno, non le friggiamo, le lasciamo insaporire nel sugo. Abbiamo messo in surgelatore “li sgrisciuli”, perché così si manterranno fino all’anno prossimo. Li facciamo diventare croccanti per un minuto o due al forno a microonde. Scoliamo le farfalle, le condiamo con il sugo e spolveriamo di “sgrisciuli”! Buona e croccante questa pasta. Il cammino continua sperando di non incontrare altri inghippi…..l’aria non è bella!

Buona vita, buone farfalle con polpettine di bollito e sgrisciuli ❤️

Diario alimentare di quaresima!

Eccoci a raccontare un altro diario, l’anno scorso abbiamo percorso il tempo di coronavirus senza approdare a nessun risultato positivo, quest’anno purtroppo dobbiamo avere più pazienza e forza per non soccombere. C’è l’aria che ci si perda nella disperazione. …..noi la sentiamo bene!

Diario alimentare del tempo di quaresima.

Vi raccontiamo questo antico e povero piatto tipico della nostra zona di campagna e non solo, non ha un’origine precisa perché è stata tramandata da madre in figlia.

Quando non c’era proprio spazio per i capricci alimentari, quando lo stomaco brontolava e non si doveva far altro che mettersi a letto, che letto……un pagliericcio, per calmare i morsi della fame e non si poteva stare certo a guardare la qualità del cibo. Quando si era fortunati se ci si poteva nutrire di erbe campagnole, di cavoli, di tagliulì, di frascarélli, di pulènda, di créscia, di uova, quando queste avanzano perché ci si preoccupava prima dei figli e degli anziani, quando c’era un piatto fumante e rustico di quatrùcci mischi có lo céce o altro legume.

Una specie di quadrucci grossolani senza uova, fatti solo di farina di grano tenero e di granoturco, impastate con acqua tiepida ed un pizzico di sale. La pasta impastata, si lasciava riposare coperta da uno “sparetta”, uno strofinaccio di cucina, si stendeva la “perna”, la sfoglia, la si lasciava asciugare sopra “la spianatóra”, o sopra il letto, la si arrotolava e la si tagliava grossolanamente, sia in senso verticale sia in senso orizzontale, lasciandola appiccicare.

Si preparava un sugo di pomodoro e cipolla profumato di rosmarino e si univano i ceci o i fagioli, o la cicerchia cotti a parte, acqua calda o brodo e si calavano i “ quatrúcci mischi”, misti per l’unione delle due farine. Un filo di olio extravergine di oliva ed una spolverata di pecorino secco o di parmigiano reggiano, quest’ultimo sono in tempi di benessere!

Buona vita, buon percorso quaresimale ❤️

Tempo di Pasqua a Petriolo

Tempo di Pasqua a Petriolo, pillole di tradizioni popolari pasquali nel paese di Giovanni Ginobili

Ultimo giorno di Carnevale e le ceneri

La combagnìa de li gòbbi (la compagnia dei gobbi) è quella che nel tempo andato, nella mascherata dell’ultimo giorno di Carnevale, pensava a seppellire le ceneri del pupazzo, rappresentante lo stesso Carnevale, dopo la sua condanna al rogo, cantando una nenia funebre di Carnevale.

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Carnevale a Petriolo

Tempo di carnevale a Petriolo, pillole di tradizioni popolare pasquali nel paese di Giovanni Ginobili.

Lu vejó de le cecàre

“Jende tutte de ‘sto munno, per godé’ finende ‘nfunno, Pitrió’ ve ‘mmita annare ar Vejó’ de le cecare”, questi erano i versi iniziali della poesia composta dal Maestro Giovanni Ginobili che cempeggiavano sui manifesti appesi ovunque in paese, sui muri e sulle vetrine.

Lu vejó de le cecàre, cioè il veglione delle cicale, era l’evento principale del tempo di carnevale a Petriolo, a cui mancare era un vero e proprio delitto.

Era una festa elegante e gioiosa allo stesso tempo, alla quale le ragazze partecipavano in abito da sera e i giovanotti in abito scuro, e si teneva a teatro l’ultimo sabato di carnevale.

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Crostata Linz

Tutti questi cuori che si vedono ovunque, ma sono davvero cuori d’amore? Io non ci credo, c’è solo questo giorno per un cuore d’amore e di amicizia? E gli altri? Sincerità amici! Consoliamoci ed allontaniamo tutte quelle persone false vicine e lontane, ci faranno un grosso piacere!

Intanto andiamo a preparare la costata cuori di Linz. Come? Così.

Ci basta frullare finemente 250 grammi di mandorle

uniamo 250 grammi di farina di tipo 1

150 grammi di zucchero

250 grammi di burro, qui viene il bello perché questo grasso meraviglioso e carico, farà saltare sulla sedia qualcuno, ma oggi siamo perdonati

un cucchiaio di kitsch

un odore di chiodi di garofano

cannella

un cucchiaio di cacao

buccia di limone

un uovo

Preparazione

lavoriamo insieme e lasciamo riposare in frigo per un’ora. Stendiamo, mettiamo la marmellata di fragole o lamponi, decoriamo e lasciamo cuocere a 180 gradi per 30/35 minuti. Mangiamola e in alto i cuori che tanto non sono sempre rossi come questo giorno.

Buona vita, buona crostata di Linz ❤️

Buon s. Valentino

Vi lascio un po’ di storia e di leggenda.

S. VALENTINO TRA STORIA E TRADIZIONE

Tra i santi e beati di nome Valentino che la Chiesa ricorda, il più conosciuto è quello che si festeggia il 14 febbraio, universalmente noto per essere il patrono degli innamorati. Sono pochi i dati storici che lo riguardano. Le notizie più antiche che si possiedono di lui risalgono al V-VI secolo. Secondo queste fonti Valentino era un prete della città di Terni vissuto tra la fine del II e il III secolo. Alcuni ritengono che fosse anche vescovo della città. Decapitato, dopo essere stato imprigionato nel corso di una persecuzione, il suo corpo venne sepolto in un cimitero nei pressi di Terni, al 63° miglio della via Flaminia. Successivamente in quel luogo nel IV secolo si edificò una basilica, più volte distrutta e ricostruita, fino all’attuale, eretta agli inizi del 1600.

Alla Pieve di Castelfranco a lui è dedicato il primo degli altari a destra del presbiterio, sormontato da una pala del pittore castellano Alessandro Revera (1813-1895). Qui, come pure in altri luoghi, la devozione è legata alla protezione del santo sui bambini e sulla loro salute, in particolare contro l’epilessia e i genitori, dopo la benedizione ed il bacio della reliquia, sono soliti appendere sopra gli abiti dei figli una piccola chiave.

Chiave di San Valentino

Il Santo dei bambini e il segno della chiavetta

Narra la tradizione che Valentino possedesse un grande giardino che coltivava e ogni giorno consentiva ai bambini di entrarvi e giocare a patto che non facessero danni. Essendo stato imprigionato Valentino nel corso della persecuzione, i bambini non avevano più un luogo dove andare a giocare ed erano in pianto. Due dei piccioni viaggiatori che il santo possedeva riuscirono a trovare il carcere dove Valentino era rinchiuso e a posarsi alla finestra della sua cella. Al collo del primo piccione legò un biglietto nel quale manifestava il suo amore per i piccoli e al collo del secondo la piccola chiave del cancello del suo giardino. E fu così che al ritorno dei piccioni i bambini poterono tornare a giocare nel parco di Valentino. La chiave di Valentino da allora è divenuta simbolo della benevolenza del santo nei confronti dei piccoli.

d. Stefano Chioa

Tagliatelle nere con crema di cavolo nero, porri e granella di nocciole

Può essere un prelibato primo piatto di un giovedì grasso un po’ in sordina per colpa del covid. Non ci sarà nessun carnevale, non ci sarà né una sfilata di carri allegorici, né si sentirà il vocio di bimbi felici, non ci sarà nessuna festa di ballo né prima né dopo cena. Ci saranno soltanto un paese vuoto, negozi e bar aperti per metà e bambini che invece di correre e tirare coriandoli mascherati da Zorro e bambine da fatine turchese, faranno soltanto su e giù col ditino sul loro cellulare. Questo è quello che ci aspetterà giovedì e martedì grasso.

Tristezza, noia e rabbia per un mondo diventato virtuale e spettrale non si sa per colpa di chi. Meglio tenerci dentro i nostri giudizi e le nostre idee che tanto non cambieranno la situazione.

Allora facciamo le tagliatelle diverse, nere come i nostri pensieri ma buone come vorremmo che siano le giornate attuali.

Per fare questa pasta fresca all’uovo, usiamo una parte di farina nera di riso Venere ed una parte di semola rimacinata di grano impastata con le uova di galline felici, beate loro. Il procedimento è uguale ad una comune pasta fresca all’uovo.

Per il condimento, mettiamo a cuocere il cavolo nero tagliato sottile in una padella con il porro a fettine, olio extravergine di oliva ed un po’ d’acqua. Una volta ben appassito lo frulliamo in parte che rimettiamo in padella con il resto, uniamo il peperoncino fatalii bello piccante ed erbe aromatiche, come erba cipollina timo e maggiorana, ed una parte di nocciole tritate.

Cuociamo le tagliatelle, le scoliamo, le ripassiamo nel cavolo, spolveriamo di parmigiano reggiano e di granella di nocciole. Decoriamo con fiori e pomodorino e portiamo in tavola.

Ora auguriamoci un sereno giovedì e martedì grasso e sperare che tutto passi presto.

Buona vita, buone tagliatelle nere al cavolo nero con granella di nocciole ❤️

Arancello alla vaniglia o alla cannella o all’anice stellato

Bello concentrato l’arancello alla vaniglia fatto con le bucce d’arance tenute per 40 giorni in infusione nell’alcool. E le scorzette che restano, vengono più buone candite di quelle che normalmente si fanno con le bucce d’arance appena tagliate!

Quindi non le buttiamo e seguiamo la ricetta che trovate quihttps://farinaefiore.com/2015/01/07/scorze-semicandite-di-limone-arancia-e-zenzero/

Per fare il liquore ci servono questi ingredienti

Sei arancia senza trattamenti chimici

Un litro di alcol a 90 gradi

Una bacca di vaniglia aperta

Un chilo di zucchero per

Un litro di acqua

o 650 grammi di zucchero per

650 grammi di acqua

Preparazione

Laviamo le arance strofinandole con uno spazzolino, tagliamo a filetti la buccia togliendo tutta la parte bianca, mettiamole in un barattolo a chiusura ermetica insieme a mezzo litro di alcol ed alla bacca di vaniglia aperta, chiudiamo ermeticamente e poniamo al buio per 40 giorni scuotendo il barattolo due volte al giorno. Trascorso il tempo, mettiamo in una pentola 900 grammi di zucchero con 600 grammi di acqua, portiamo a bollore e lasciamo bollire per due minuti. Lasciamo raffreddare, poi versiamo lo sciroppo insieme all’infuso di alcol ed arancia. Mescoliamo e filtriamo, teniamo da parte le bucce per fare le scorzette come è scritto nel link più su. Facciamo caramellare il resto dello zucchero e dell’acqua, uniamo il resto di alcol e l’infuso. Lasciamo riposare per un giorno, filtriamo ed imbottigliamo e possibilmente degustiamolo dopo una o due settimane.

Possiamo evitare di fare il caramello, in questo caso, uniamo tutto l’alcol nelle bucce e tutto lo zucchero che sarebbe un chilo ma potremmo usarne anche 650 grammi, nell’acqua per fare lo sciroppo.

Le bucce dopo aver assorbito l’alcol, diventano molto più buone e ricordatevi di usarle per le scorzette!

Buona vita, buon arancello alla vaniglia ❤️

Polpette di quinoa e nasturzio (cucina in fiore e frutti)

Devo pur finire la quinoa di ieri!

E allora? Mescolo la quinoa, le carote, la curcuma, la noce moscata, uno o più di uova, un fiore di nasturzio giallo, questo fiore commestibile ha un sapore aspro e piccante e dà corpo al sapore degli altri ingredienti dolciastri, timo, erba cipollina, maggiorana, olio extravergine d’oliva e un po’ del nostro pane naturale con semi! Lavoro con le mani e via, le polpette sono pronte! In forno a microonde per pochi minuti, ed al forno normale alla temperatura di 180 gradi per una ventina di minuti più o meno. Le polpette devono risultare croccanti.

Una preparazione semplice e completa di tutto!

Alla quinoa si possono aggiungere altri ingredienti, tipo legumi, patate, bietole o spinaci e si può omettere l’uovo.

Buona vita, buone polpette di quinoa al nasturzio ❤️

Cicerchjàta (cicerchiata)

Noi abbiamo fatto festa con la nostra cicerchiatacup 👌

Le origini della cicerchjàta non sono chiare: c’è chi sostiene che sia nata in Abruzzo, in particolare nell’area del Sangro, famosa per la produzione di miele, mentre altri ne attribuiscono la nascita in tempi ancora più lontani, nelle terre a confine tra Umbria e Marche: da qui si sarebbe poi diffusa nelle regioni vicine. Anche sulle origini del nome ci sono diverse versioni: molti pensano che “cicerchiata” sia un termine medievale che rimanda alla cicerchia, antico legume molto diffuso in Africa, Asia e alcune regioni del centro Italia. Significherebbe quindi “mucchio di cicerchie”.

Si impastano uova, burro ed il mistrà Varnelli o di altra marca, si formano dei serpentelli che vengono tagliati a rocchetti piccoli che una volta fritti diventano delle palline irregolari. Si friggono e si rivestono di miele profumato all’arancia.

Mia madre non usava la bilancia né per questa ricetta, né per molte altre preparazioni. Le servivano un cucchiaio, ed un occhio oltre le mani che sapientemente capivano la giusta dose, come per la cicerchiata per la quale bisognava usare il numero 4.

4 uova di galline felici, allora lo erano tutte, 4 cucchiai di zucchero, 4 cucchiai di mistrà Varnelli, 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, un acino di lievito di birra, facoltativo questo, ma ve lo consiglio, 4 cucchiai di mandorle pelate, 4 cucchiai di miele, 4 cucchiai di zucchero, olio di semi di arachidi o strutto. Per fare la cicerchiata, lei impastava la farina tanta quanta ne serviva a lavorare le uova con la forchetta, univa lo zucchero, il granello di lievito, (questo era un suo segreto), mescolava per amalgamare, solo allora univa il mistrà Varnelli, prima no perché avrebbe bruciato le uova, l’olio e la buccia di limone. L’impasto doveva essere morbido da stendere con il mattarello, o con i polpastrelli, tagliava tanti serpentelli, li ritagliava a piccoli cubetti che tuffava nell’olio caldo o nello strutto. Nel frattempo aveva tostato le mandorle, le tagliava, nella padella metteva il miele, lo zucchero, e tre cucchiai di mistrà Varnelli, lasciava sciogliere lentamente mescolandoci i cubetti fritti, le mandorle e con un cucchiaio lasciava unire il tutto. Versava il composto sopra uno stampo unto dandogli la forma che le piaceva e con le mani unte e due cucchiai per non scottarsi, compattava bene. Una volta fredda la tagliava e la serviva ai suoi piccoli.

Buon cammino di carnevale!

Allora, se non vi fidate del numero 4, vi lasciamo un’altra ricetta con anche il cacao e gli ingredienti pesati.

Ingredienti

500 grammi di farina 00

3 uova di galline felici

50 grammi di burro

Un bicchierino di mistrà Varnelli

150 grammi di zucchero

Buccia di arancia o di limone

Olio per ungere il piano di lavoro

O un cavarè (un vassoio)

Olio di arachidi o strutto per friggere

Per condire la cicerchiata

200 grammi di miele

150 grammi di zucchero

10 grammi di cacao amaro

Il succo di limone

Buccia di limone o di arancia

Preparazione

Impastiamo la farina con le uova, il burro, la buccia di limone o di arancia, una volta amalgamato tutto, uniamo il mistrà Varnelli o un altro liquore. Finiamo di impastare fino ad ottenere un impasto morbido. Formiamo con la pasta, dei serpentelli sottili, li tagliamo a rocchetti piccoli, come delle palline irregolari, le friggiamo nell’olio di arachidi o nello strutto caldo. Li scoliamo e li lasciamo a perdere l’unto sopra la carta paglia.

In una pentola sciogliamo il miele con lo zucchero, uniamo il cacao setacciato, la buccia di limone o di arancia il succo di limone: mescoliamo con un cucchiaio di legno, caliamoci le palline fritte, mescolando per caramellare il tutto. Versiamo il composto sopra il piano unto, compattiamo con l’aiuto di due mezzi limoni e formiamo una piramide o un salame. Lasciamo raffreddare e tagliamola in pezzi. Noi abbiamo fatto la cicerchiata mini porzione mettendola in una coppetta foderata di carta forno e legata con un fiocchetto rosso. La cicerchiatacup!

Buona vita, buona cicerchjata ❤️