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Ciambelline di carnevale

Cuore di mamma e cuore di sorella, il primo è molto, molto rattristato per mio figlio Maurizio che non c’è quasi mai e non può mangiare le ciambelline di carnevale, il secondo è riconoscente e nostalgico per la ricetta delle stesse ciambelline di Laura mia sorella. Era lei che di questo periodo carnevalesco preparava a casa nostra questi friabilissimi dolci. Io ero più piccola di lei, ed ero sicura che mai avrei imparato a farli essendo una pasta lievitata difficile per me. Di tempo ne è passato tanto, piano, piano la passione di impastare è arrivata, sbagliando, riprovando e riprovando qualcosa ho imparato, continuerò ad imparare perché non si finisce mai fino all’ultimo momento! E intanto stasera posso essere davvero soddisfatta per il risultato. Mi dispiace molto, da morire per Micio!

La ricetta scritta a quel tempo l’ho ritrovata sulle note delle ricette personali del libro “il cucchiaio d’argento” vecchia edizione.

Gli ingredienti sono questi con qualche cambiamento mio per una parte di farina di forza.

Si impastano 250 grammi di farina di forza 350, più 250 grammi di farina 0, quattro uova, quattro cucchiai di zucchero, quattro di olio di girasole, buccia di limone e di un’arancia una bustina di lievito di birra disidratato, si può usarne anche la metà, nella ricetta prevedeva un etto di lievito di birra, allora i lievitati avevano molto ma molto lievito, forse era anche una questione di tempo, che non si voleva perderlo essendo le massaie più occupate con un maggior numero di figli e persone in casa, oltretutto non sapevano che potevano prolungare la lievitazione magari in frigo, 130 grammi di latte, un goccio di mistrà che può essere sostituito con rum o limoncello. Dopo aver lavorato tutto, l’impasto deve essere morbido, si spezza in palline nella misura di un mandarino, più o meno, si stendono a cordoncini chiudendo a ciambelline che si lasceranno lievitare per un’ora. Si friggono piano piano e si cospargono di zucchero.

Tornerai Maurizio non solo per le ciambelline!

Queste ciambelline possono anche riposare una notte in frigo per una maggiore digeribilità. Il procedimento poi è sempre lo stesso.

Buona vita, buone ciambelline di carnevale ❤️

Tagliatelle di farina di castagne con cardi, noci al profumo di arancia

Un primo piatto che può essere anche per una cena di fine anno, le tagliatelle profumate di bosco e di terra di Sicilia con crema di ricotta, noci e buccia di arancia. Il lavoro più lungo in questo piatto, è pulire e cuocere i cardi, ai quali uniamo il succo di limone e la cottura la faremo in pentola a pressione per risparmiare tempo. Una volta cotti, li scoliamo e li tagliamo a pezzetti, li lasciamo da parte per fare la pasta. Come le facciamo le tagliatelle?

Semplicemente impastando e mescolando alcune uova di galline puttane, quelle del supermercato, le galline felici hanno finito la loro produzione in attesa di tempi migliori, con due parti di farina 0 ed una di castagne. Una volta ben lavorata, la lasciamo riposare sotto una ciotola. Dopo il riposo, stendiamo la pasta con la macchinetta prima nello strato più grosso, poi sempre infarinando bene ogni striscia, la stendiamo sottile quanto è necessario per ottenere delle tagliatelle sostenute.

Mettiamole ad asciugare e prepariamo il condimento. Nella padella mettiamo olio extravergine di oliva, un po’ di burro, i cardi, la noce moscata e la buccia di arancia, lasciamo che insaporiscano bene, uniamo una tazza di ricotta, e le noci. Mettiamo a cuocere in acqua bollente salata le tagliatelle, le scoliamo e le facciamo saltare nella padella con i cardi ed una bella manciata di parmigiano reggiano, mescoliamo bene unendo un po’ dell’acqua di cottura della pasta. Lasciamo mantecare bene le tagliatelle e serviamole con striscioline di buccia di arancia.

Le tagliatelle di farina di castagne sono ottime e gustose da fare non solo in un giorno di festa, ma anche nel periodo invernale.

Buona vita, buone tagliatelle di farina di castagne e cardi in crema di ricotta e noci ❤️

Vincisgrassi eretici (bianchi)

Potevo non farli questi benedetti e buonissimi vincisgrassi eretici? Eretici perché bianchi e non rossi come ricetta marchigiana comanda. Un sugo con carni miste, carote cipolla e sedano, ed erbe aromatiche ma anche noce moscata e bacche di ginepro che gli danno un aroma intenso dolce ed aromatico e aiuta la digestione delle carni, olio extravergine di oliva ed infine la besciamella senza burro e senza latte ma con un brodo vegetale. Può essere un piatto da fare e congelare per le prossime festività. A noi è piaciuto moltissimo, se eventualmente ci sarà qualcuno che lo snobba, non sono cavoli nostri…..essere sinceri sempre e poi fregarsene…..

Allora ce ne freghiamo anche dell’inventore dei vincisgrassi rossi, non si sentirà offeso per questo e raccontiamo i vincisgrassi eretici. C’è un particolare procedimento nella preparazione della pasta all’uovo, l’aggiunta di un minimo di burro ed di vino cotto che può essere sostituito dal Marsala secco. La pasta fatta in questo modo acquista morbidezza e serve per accompagnare il sugo bianco che diventa tutt’uno perché questa è la caratteristica dei vincisgrassi che altrimenti sarebbero delle semplici lasagne bianche.

Raccontiamola questa ricetta perché è buonissima e goduriosa.

Ingredienti

Per la pasta

250 grammi di semolino

450 grammi di farina 0

5 uova di galline felici o puttane

50 grammi di vino cotto o Marsala secca

50 grammi di burro fuso

Per la besciamella

Farina tre o quattro cucchiai di farina, che mescoliamo con il brodo vegetale sale e noce moscata. Una volta cotta uniamo l’olio extravergine di oliva o il burro ed il parmigiano. Eventualmente possiamo fare anche una besciamella con il latte.

Per il sugo

Carne mista macinata

Carote

Sedano

Cipolla

Sale e pepe

Cognac per sfumare

Brodo vegetale o acqua calda

Noce moscata

Bacche di ginepro

Chiodi di garofano

Erbe aromatiche

Parmigiano reggiano

Preparazione

Impastiamo la farina ed il semolino con le uova, e tutti gli altri ingredienti. Lavoriamola bene e lasciamola riposare sotto una ciotola. Nel frattempo facciamo il sugo come siamo soliti, lasciamo cuocere e rosolare nell’olio extravergine di oliva, le carni con tutti gli odori, sfumiamo con il cognac lasciamo evaporare ed uniamo il brodo vegetale. Il sugo sarà pronto quando si presenterà ben rappreso. Uniamo al sugo la besciamella fatta mescolata al parmigiano reggiano.

Riprendiamo la pasta e la tiriamo con la macchinetta in uno strato sottile e con la rotella la tagliamo a quadrati di 10 centimetri più o meno. Cuociamo i quadrati di pasta in acqua bollente salata ed appena viena a galla, li scoliamo e li passiamo nell’acqua fredda contenuta in una bacinella. Li tiriamo su e li disponiamo sopra una tovaglia coprendoli con un canovaccio. Prendiamo una pirofila, ungiamolo con un po’ di burro o olio ed alcuni cucchiai di sugo, facciamo il primo strato di pasta e poi il sugo ed ancora la pasta ed il sugo e via via fino a completare il piatto finendo con una spolverata di parmigiano reggiano e qualche fiocchetto di burro. Possibilmente lasciamo riposare una notte il piatto per far amalgamare tutti i sapori. Mettiamo a cuocere a180 /190 gradi per 40/45 minuti. A metà cottura se la superficie si secca troppo, copriamola con un foglio di alluminio. I vincisgrassi eretici o rossi devono essere cotti prima che assorbino tutto il sugo e devono riposare un po’. Se faremo la cottura il giorno prima saranno più buoni, basta poi rimetterli al forno a riscaldare ad una temperatura più bassa.

Buona vita, buoni vincisgrassi eretici bianchi ❤️

Ciambella di s. Lucia

La Ciambella di Santa Lucia, storia tra santità e gusto.

Una ciambella gustosa legata a una figura sacra. La festa liturgica di Santa Lucia ricorre il 13 dicembre; antecedentemente all’introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa cadeva in prossimità del solstizio d’inverno (da cui il detto “santa Lucia il giorno più corto che ci sia”), ma non coincise più con l’adozione del nuovo calendario (differenza di 10 giorni). Intorno alla figura della santa gravitano leggende, tipicità gastronomiche e usanze particolari. Si racconta che il corpo della santa, prelevato a Siracusa nel 1040 dai Bizantini di Giorgio Maniace, giunse a Costantinopoli; da qui è stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono la capitale bizantina nel 1204 ed è quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia. In alcune regioni dell’Italia settentrionale esiste una tradizione legata ai “doni di santa Lucia”, figura omologa dei vari San Nicola, Babbo Natale, Gesù bambino, Befana e altri che, durante i secoli, hanno sostituito l’antico culto degli avi nell’immaginario infantile. Nelle Marche viene festeggiata il 13 dicembre. Proprio in quel giorno le nonnine marchigiane Doc sono solite realizzare la ciambella di Santa Lucia: una sorta di ciambellone con un buco centrale dal gusto inconfondibile grazie a un ingrediente principe, l’anice. Essendo divenuto un dolce tradizionale, la ciambella all’anice legata al culto di Santa Lucia è possibile acquistarla presso tutti i fornai della regione. Se entrate in una tipica panetteria marchigiana chiedendo della ciambella di Santa Lucia non avrete alcun problema, la troverete al 99,9 percento.

Questo dolce da noi a Petriolo e dintorni, non è tanto conosciuto, la Santa non si festeggia solennemente e non esiste la tradizione di portare i doni ai nostri bambini. Gli ingredienti che caratterizzano il dolce, oltre ai soliti uova, zucchero, lievito di birra olio extravergine di oliva, sono i semi di anici ed il rum ed i mie aggiunti che sono le uvette e la buccia di arancia sciropposa fatte da me. Per la storia mi sono documentata da villaggimarche.com

Raccontata la storia, prepariamo la ciambella così.

Ingredienti

500 grammi di farina 0 o 00

Una bustina di lievito di birra disidratato mastro fornaio o meno di cubetto di lievito fresco

2 uova di galline felici

150 grammi di zucchero

Buccia di arancia

100 grammi di latte più o meno perché dopo l’aggiunta delle uova, potrebbe volercene di meno

50 grammi di olio extravergine di oliva o di girasole

Semi di anici

Rum

Uvetta sciacquata e messa a macerare nel rum

Scorzette di arancia sciroppose

Preparazione

Se vogliamo fare le scorzette di arancia sciroppose, dobbiamo tagliare a filetti una arancia con la buccia senza trattamenti chimici, mettiamo lo stesso peso delle bucce di zucchero in una pentolina, ed un po’ di acqua, lasciamo sciogliere tutto mescolando ed uniamo le scorzette che devono sciroppare fino a quando diventano lucide e morbide. Le lasciamo raffreddare e prepariamo la ciambella. Nella ciotola della planetaria o a mano dentro un piatto, mettiamo la farina, il lievito e lo zucchero, i semi di anici, le uova ed iniziamo ad impastare, toccando l’impasto uniamo il latte tanto quanto basta per ottenere una pasta morbida, il rum delle uvette, lasciamo impastare ed uniamo a filo l’olio extravergine di oliva o di girasole, questo deve assorbirsi lentamente, quando la pasta si presenta liscia, mettiamo le uvette e le scorzette di arancia. Impastiamo per amalgamare e pirliamo la pasta sopra la spianatoia. Fatta una palla, mettiamola dentro la ciotola coperta da un sacchetto per surgelati e lasciamo raddoppiare nel forno con la lucina accesa. Al raddoppio, la sgonfiamo e la lavoriamo ancora un po’, la dividiamo in sei pezzi, che li arrotoliamo a chiocciola e li mettiamo nello stampo per ciambellone unto ed infarinato. Lasciamo lievitare al calduccio fino a quando con un dito affondiamo la pasta che deve tornare su lentamente. Nel frattempo avremo acceso il forno alla temperatura di 170/180 grammi, inforniamo la ciambella e lasciamo cuocere per 40 minuti più o meno. Se la superficie scurisce copriamola con un foglio di alluminio. Spegniamo il forno e lasciamo freddare nello stampo. Sforniamolo e mettiamolo nel piatto di portata. Spolveriamo di zucchero a velo e gustiamo la ciambella dicendo una preghiera alla nostra Santa Lucia.

Torta di mele antica alle spezie e noci

Non era ancora cominciato l’Avvento, la corona era pronta, le candele aspettavano di essere accese per illuminare il nuovo giorno e una buonissima torta antica fatta di mele e noci. Sono passate già due domeniche, come vola questo tempo! Prendi le mele e tagliale, monta le uova quelle che ti capitano, se sono di galline felici lo sarai pure, se sono di galline puttane…….sorvolaci 👆 unisci lo zucchero e sbatti, unisci la buccia di arancia e le spezie, l’olio ed il latte, setaccia le farine, mescolaci le mele e le noci e versa tutto nello stampo, metti a cuocere e quando senti il profumo della torta in tutta la casa, spegni il forno ed aspetta il mattino per gustarla appieno. La vita non aspetta te!

Raccontiamo cosa ci vuole per fare la torta di mele antica e come si fa.

Ingredienti

100 grammi di farina di tipo 1 o integrale

150 grammi di farina 0

Possiamo anche usare un’unica farina o 0 o 00 o metà e metà

3 uova di galline felici o puttane (quelle del supermercato) per capirci

150 grammi di zucchero o 100 grammi come abbiamo fatto noi

120 grammi di latte

Buccia di limone o di arancia

30 grammi di olio extravergine d’oliva o di girasole

Noci una manciata

Tre mele, due le facciamo a piccole fettine e le altre a cerchio per la decorazione

Una bustina di lievito per dolci

Spezie cannella zenzero chiodi di garofano noce moscata a piacere

Prepariamo la torta

Montiamo le uova con lo zucchero fino a quando il composto diventa gonfio e sbiancato, uniamo la buccia di limone o di arancia, il latte, l’olio, le spezie e lasciamo amalgamare bene, piano piano lasciamo cadere le farine ed il lievito setacciati, le mele e le noci spezzettate. Versiamo il composto nello stampo a cerniera foderato di carta forno, decoriamo con i cerchi di mele ed una noce. Informiamo a 170/ 180 gradi per quasi un’ora. A metà cottura se la superficie scurisce copriamola con un foglio di alluminio. La torta deve cuocere bene per la presenza delle mele, quindi quando facciamo la prova dello stecchino, questo deve uscire asciutto. Ricordiamoci sempre che la temperatura del forno non è mai uguale ad un altro. Quindi regoliamoci noi.

La torta è buona e profuma tutta la casa, ogni morso è un tripudio di sapori ed odori. La torta dopo può essere conservata in frigo se in casa c’è una alta temperatura.

Buona vita, buona torta di mele antica alle spezie e noci ❤️

“Li frascarélli”

Li frascarélli

Una specie di polentina bianca fatta con la farina di grano tenero anziché di granoturco. Il nome deriva dallo speciale bastoncino di legno, “la fraschetta” con tre punte che veniva usato per mischiarli nel caldaio posto sulla fiamma scoppiettante del focolare. Li frascarélli chiamati anche “ppiccicasàndi”, piccicasanti perché fatti con acqua e farina come la colla che un tempo i contadini senza nessun mezzo di comunicazione, usavano per attaccare i calendari lunari dietro le porte delle stalle. Li frascarélli con acqua e farina, venivano battuti sopra la spianatoia e poi cotti per una mezz’ora nell’acqua bollente, si scolavano e si stendevano sopra “la spianatóra” la spianatoia, sulla quale ogni familiare poteva mangiare la sua porzione. Il condimento nella stagione estiva era con i piselli o con i pomodori belli rossi e la cipolla, diventavano più ricchi e sostanziosi, quando ancora c’era nella dispensa, la “barbàja” il guanciale del maiale conservato sotto sale. Oggi giorno della vigilia della festa dell’Immacolata, ed astinenza dalle carni, i nostri “frascarélli” sono diventati una minestra calda e fumante insieme ai buonissimi fagioli borlotti raccolti qualche giorno fa. Un giro di olio extravergine di oliva fresco e due anelli di cipolla ed il parco pranzo è servito.

Per preparare questo piatto qui trovate la ricetta qui

Per questo piatto in particolare, basta cuocere i fagioli come al solito, fare un sugo di pomodoro e cipolla che si aggiungerà ai legumi. Una volta cotti i frascarélli, in ogni piatto fondo verranno messi prima il sugo di fagioli, poi i frascarélli ed ancora i fagioli, il parmigiano reggiano olio extravergine di oliva e la cipolla croccante fatta a parte.

Per ottenere una cipolla croccante e dorata, basta metterla tagliata sottile, sopra un piatto e poi per un minuto e mezzo, più o meno a forno a microonde.

Calendario di Avvento

🕯

𝗡𝗔𝗧𝗔̀’ 𝟮𝟬𝟮𝟬, 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙞𝙜𝙞𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙖𝙣𝙣𝙞 𝙂𝙞𝙣𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞.

𝟱 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟬 – 𝗦𝗮𝗻 𝗦𝗮𝗯𝗮 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗶𝗺𝗮𝗻𝗱𝗿𝗶𝘁𝗮

Lu crustingu è il dolce di Natale per eccellenza. A Petriolo si fa così:

La sera innanzi d’esser mandato al forno, si fanno bollire i fichi, (Kg 1) farina di grano e di granturco, Kg. 0,500 per sorta, mollica di pane bianco gr. 250, mescolare tutto insieme fino a che i fichi non sono ben cotti, da non essere però spappolati. Si mette tutto in un recipiente di coccio o di alluminio. Il giorno appresso, la mattina si aggiunge l’uva in chicchi, gr. 100; noci un chilogrammo (peso delle noci non schiacciate); mandorle un etto schiacciate; altrettanti pinoli; olio cucchiai 4. S’impasta il tutto fino a che non sia ben distribuito tutto il condimento. Se la pasta preparata la sera innanzi alla mattina fosse troppo tosta, allora si ricorrerà alla saba (dolcificante ottenuto dalla bollitura del mosto d’uva) allungata. Fatto tutto questo, si mette in recipiente di rame avente l’orlo alzato e si manda al forno per la cottura. Il forno non sarà troppo caldo, si dovrà infornare subito dopo sfornato il pane.

Lu crustingu si è poi arricchito con l’avvento del benessere, infatti sono stati aggiunti di spezie ed aromi come il caffè ed il cioccolato fondente.

Qui trovate la ricetta completa 👇

https://farinaefiore.com/2018/12/02/un-ricordo-un-dolce-lu-crustingu/

Albero di pane di Natale salato

Un bellissimo albero di pane da farcire con creme di formaggio e salumi o salmone con granella di frutta secca che può essere a piacere, noci, pistacchi, mandorle o nocciole. L’albero di pane di Natale può essere servito tagliandolo a tavola come antipasto al posto del solito panettone gastronomico. Ha solamente un po’ di olio extravergine di oliva ma può essere sostituito con il burro se lo vogliamo arricchire. Può essere fatto con le uova o senza come un pane semplice. Noi raccontiamo la nostra ricetta e gli ingredienti che abbiamo usato per fare e farcire il nostro albero di pane di Natale con le uova e senza. A voi la scelta!

Ingredienti

Farina integrale, farina di cereali, in totale 650 grammi

tre grammi di lievito di birra disidratato o meno di mezzo cubetto di lievito di birra fresco

Un cucchiaino di zucchero o miele

tre cucchiai di olio extravergine di oliva o 60 grammi di burro

sale un cucchiaino

acqua 350 grammi più o meno o latte e se mettiamo l’uovo, metteremo meno acqua o latte a seconda di quello che si sceglie

semi di girasole, sesamo, di papavero e di chia.

Per farcire

Formaggio spalmabile Filadelfia o di altro tipo.

Tonno

Sottaceti

Fette di salmone

Fette di prosciutto crudo e cotto

Granella di pistacchi o di noci o di mandorle o nocciole

Foglie di radicchio rosso

Paté di olive.

Noi abbiamo elencato diversi ingredienti ma possiamo sceglierne diversi

Preparazione

Prepariamo un lievitino con 200 di acqua presa dal totale, ed un poco di farina anch’essa presa dal totale, dobbiamo ottenere una cremina, non un impasto, lasciamo fermentare nel forno spento e appena vediamo formarsi una bella schiuma in superficie cominciamo ad impastare il pane. Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia, il resto delle farine, il lievitino, e cominciamo ad impastare, uniamo l’altra parte di acqua o di latte, regolandoci nella quantità perché dobbiamo ottenere un impasto morbido morbido, o un uovo, in questo caso, dobbiamo diminuire l’acqua o il latte, uniamo il sale e piano piano l’olio extravergine di oliva o di girasole o il burro morbido, i semi a piacere, lasciamo lavorare fino a quando il composto si stacca dalle pareti della ciotola o se a mano, l’impasto non si appiccica più sulle mani. Mettiamo l’impasto nella ciotola unta di olio e coperta la lasciamo raddoppiare dentro il forno con la lucina accesa. Al raddoppio ribaltiamo la pasta sopra la spianatoia, la allarghiamo facendo un rettangolo o un quadrato, facciamo le pieghe a tre e chiudiamo a pacchetto. Dopo mezz’ora facciamo un’altra piega, la pirliamo sopra la spianatoia e la la tagliamo a palline, per il nostro nello stampo, ce ne sono volute, 11. Lasciamo lievitare ancora per un po’, affondiamo un dito sopra una pallina, se torna su piano è ora di cuocere il pane. Un’accortezza, accendiamo il forno prima, cioè appena fatte tutte le palline. La temperatura deve essere a 180 gradi, inforniamo il pane e dopo 10 minuti abbassiamo la temperatura a 160 gradi e dopo altri 10 minuti ancora a 140 gradi per un totale di 45/ 50 minuti, dipende dal vostro forno. Se vediamo che la superficie scurisce troppo, la copriamo con un foglio di alluminio. Spegniamo il forno e lasciamo freddare il pane dentro lo stampo. A completo raffreddamento lo sforniamo.

Per farcire questo pane aspettiamo il giorno dopo, quindi facciamolo prima.

Prendiamo il pane e lo tagliamo in tre strati, prepariamo la crema da spalmare. Frulliamo nel robot il formaggio ed il tonno, uniamo una goccia di limone, dividiamo in due parti, ad una aggiungiamo dei sottaceti frullando tutto insieme, dobbiamo ottenere una crema, lasciando l’altra parte così, cioè formaggio e tonno.

Spalmiamo la prima fetta di pane con il solo Filadelfia e pistacchi, copriamo con fette di salmone e con l’altra fetta di pane che la spalmiamo con la crema di tonno e sottaceti, foglie di radicchio rosso e con fette di prosciutto crudo o cotto ed ancora noci o mandorle tritate finemente, ricopriamo con l’altra fetta di pane e lo mettiamo incartato nella pellicola dentro il frigo fino al momento di servirlo. Poco prima di portarlo in tavola, spalmiamo con il paté di olive nere la superficie e decoriamo con le mandorle tritate ed intere. Per la farcitura possiamo usare la nostra fantasia ed ingredienti diversi a vostra scelta.

Questo è un pane molto buono, possiamo farlo anche dolce mettendo 60 grammi di zucchero o tre cucchiai di miele ed invece dei semi, uniamo uvetta o gocce di cioccolato fondente. Provatelo!

Buona vita e buon pane di Natale ❤️

Speriamo che questo tempo covidoso passi presto perché ci sta rendendo la vita triste e senza speranza ❤️👿

La jìa strinàta

La jìa strinàta. L’oliva strinata al freddo per togliere l’amaro.

Dalle nostre parti chi vive in campagna e chi possiede un pezzo di terra, ha qualche pianta di olivo e quindi si è sempre fatto uso abbondante di olive. Per conservarla ci sono diversi modi. Strinata al freddo sistemata sopra a dei graticci o in sacchetti di tela appesi all’aperto con il sale o nei recipienti di coccio tipo catino. L’oliva una volta scelto il metodo, viene rimescolata due volte al giorno per evitare muffe. Quando col passare dei giorni, l’oliva si presenta raggrinzita, si può consumare subito sciacquata e condita con buccia di arancia, aglio ed olio extravergine di oliva oppure con i semi di finocchi. Un altro modo è quello di mettere l’oliva sempre dopo strinata, nei sacchetti e poi in congelatore e per gustarla, basta farla bollire ancora surgelata per alcuni minuti e condirla a piacere. Oppure si si mette a seccare nel forno a legna e poi una volta fredda, nei vasi di vetro con buccia di arancia aglio ed olio extravergine di oliva. L’oliva appena raccolta, può anche essere cotta in un una padella, con olio extravergine di oliva, sale, l’aglio ed il rosmarino, si lascia cuocere lentamente, si butta l’acqua amara, si sfuma con il vino bianco aggiungendo il pepe. L’oliva cotta in padella era un piatto contadino, che veniva mangiato nel periodo della raccolta delle olive.

Clafoutis di bietole rosse e verdi e cavolo viola e nero

Pare che da casa non ne usciremo più! Terrore, ansia, pensieri neri, voglia di piangere, di urlare, ma mi fermo a respirare profondamente prima di farlo.

È una bellissima giornata autunnale piena di sole, fuori l’aria però è frizzante, meglio muoversi magari per fare un giro nell’orto giardino scapigliato…..finalmente sono stati tolti i rimasugli di foglie di pomodoro, di melanzane e di zucchine, potrei pensare che non sia poi tanto male, ma per come sono io, scaccio questo pensiero perché è sempre e sarà così scapigliato, questo nostro orto giardino! Non ci posso fare niente perché non interessa a nessuno farlo diventare pettinato, l’orto giardino. Ognuno ha il suo da fare e a due rincoglioniti più di tanto non si può chiedere. Va bene, anzi va male ed allora faccio due passi fra le foglie ingiallite, salto il cordolo e affondo i miei piedi fra i resti di verdure. Qualche foglia di bietole rosse e verdi, cime di rapa, un accenno di cavolo viola. Raccolgo tutto, metto nel cestino di qualche decennio fa, me ne torno a casa. Un attimo e decido cosa farci con tutto questo buon verde. A tutti qui a casa piacciono molto le verdure, io in particolare ne sono ghiotta, mangiate da sole o fatte con ingredienti diversi come questo colorato clafoutis nel quale oltre le uova, ci sono la robiola e non solo.

Allora ve lo racconto come si fa il clafoutis di bietole rosse e verdi ed il resto!

Abbiamo bisogno di bietole rosse e verdi, cavolo viola, cime di rapa, facoltative e patate. Mettiamo a cuocere in acqua bollente salata per pochi minuti prima le patate a fettine, le scoliamo e le lasciamo da parte, nella stessa acqua sbollentiamo le verdure, bietole rosse e verdi e cime di rapa. Le scoliamo, le passiamo sotto l’acqua di rubinetto, lasciamo intere alcune foglie di bietole per la decorazione, le strizziamo per togliere tutta l’acqua.

Facciamo saltare solo le verdure tritate, in una padella con olio extravergine di oliva e peperoncino a piacere, o l’aglio per chi piace, mescoliamo e lasciamo freddare. In una pirofila unta con olio extravergine di oliva, facciamo uno stato di patate, sale ed uno di verdure saltate, nel mio clafoutis io ho aggiunto anche la zucca cotta e frullata che fatta raffreddare ho unito ad una confezione di robiola 250 grammi, due uova, sale, parmigiano reggiano, un pizzico di zafferano e noce moscata. Però se la zucca non ce l’abbiamo, possiamo non metterla. Versiamo la crema di robiola ed uova sopra le verdure e decoriamo con le foglie di bietole cotte. Mettiamo a cuocere in forno a 180 gradi per quasi mezz’ora. Il clafoutis di bietole rosse e verdi e cavoli è cotto quando la superficie si presenta rappresa.

Serviamo il clafoutis di bietole rosse e verdi e cavolo viola e nero appena si sarà intiepidito.

Il clafoutis si può fare con qualsiasi verdura, è un piatto sostanzioso e completo, può essere un piatto unico.

Buona vita, buon clafoutis di bietole rosse e verdi e cavolo viola e nero ❤️