uova di gallina felice

Tagliatelle al caffè con crema di parmigiano reggiano e noci

Per una fredda sera d’autunno e il tempo che stiamo vivendo in piena emergenza covid, per la seconda volta, la cena deve essere piacevole, gratificante e goduriosa……l’ansia si sente, si vede e cresce di ora in ora. Per conto mio, rischio attacchi di panico tutto il giorno e la notte passata quasi in bianco diventa una tortura. Che fare? Chi lo sa?

L’unica cosa piacevole è la mattina dopo una dolce colazione e rimesso a posto la mia casa, me ne vado prima a fare un giro fuori casa a controllare i miei amati fiori e dare uno sguardo al mio, nostro orto giardino scapigliato ora più scapigliato che mai per colpa della stagione e delle foglie degli alberi che cadono come natura vuole.

Una volta tornata in cucina, dopo uno sguardo alla dispensa e al frigo e ai cesti sopra il camino con le nostre amate verdure e frutta……mi invogliano le noci nuove…..ci penso su e decido cosa fare. In un angolo del camino, ci sono le uova fresche di galline felici, dono di una cara amica, nella cucina si sente forte il profumo di caffè appena comprato. Mi viene la voglia di fare il ciambellone al caffè e cioccolato fondente, scarto l’idea perché prima devo pensare al pranzo. Prendo le uova, le appoggio sopra il piano di lavoro, le rompo nella ciotola della planetaria, aggiungo farina e……..non c’è nemmeno il tempo per pensarci che con un cucchiaino lascio cadere la polvere di caffè nell’impasto della pasta. Faccio una prova, se sarà buona bene, altrimenti butterò via tutto. Lascio impastare nella planetaria e dopo un po’ finisco di lavorare la pasta sulla spianatoia. Formo una bella e tonda palla che copro con una ciotola e lascio riposare per far sì che le tagliatelle si possano stendere meglio. Signore e signori, per fare le tagliatelle possiamo usare diverse farine, 00 / 0/ o semola rimacinata di grano duro o metà 0 e metà integrale. A voi la scelta.

Una volta riposata la pasta, la stendo con la macchinetta prima nello spessore più grosso, poi in quello più sottile adatto alle tagliatelle che taglierò a mano.

Lascio asciugare la pasta e preparo la crema di parmigiano reggiano e noci

Metto nella padella un po’ di burro, 30 grammi, per fare una cosa come Dio comanda, ci vorrebbe la cipolla ma io non la posso mangiare, 30 grammi di farina che lavoro velocemente fuori dal fuoco. Stempero con 300 grammi di latte, versandolo a filo, e mescolo fino a portare ad ebollizione, metto il sale e la noce moscata. Ottenuta una crema, unisco una bella manciata di parmigiano reggiano sempre mescolando unisco le noci tritate. Riprendo la pasta e la taglio a mano non troppo sottile e faccio cuocere le tagliatelle in acqua bollente salata, le scolo, le faccio saltare nella crema di parmigiano reggiano e noci e rimescolo ancora con un’altra poca acqua di cottura della pasta perché tutto deve essere morbidoso e godurioso!

Prendo la padella che porto in tavola e servo subito!

Prima al primogenito, poi al capo di casa, poi a me che finalmente posso riposare e gustare le mie tagliatelle al caffè con crema di parmigiano reggiano e noci!

La vita va, la paura resta, l’avvenire è incerto!

Sapete che vi dico? Che dall’inizio del covid molto sono cambiata, preoccupata sempre, meno attenta alla dieta salutista perché non mi serve più. Voglio morire appagata, mangiare cose che pur sapendole nocive per me, rendono meno triste questa parte di vita.

Al resto Dio ci pensera!

Buona vita, buone tagliatelle al caffè con crema di parmigiano reggiano e noci ❤️

Gnocchi di zucca e patate con pinoli in crema di finocchi al profumo di anici

Vuoi farti due gnocchi super gustosi e super aromatici in questo tempo di ristrettezze familiari? Solo per due……fatteli con la zucca, le patate e condiscili con una crema di finocchi, rendili croccanti con i pinoli e profumali con l’anice! 😋

Due, non di più….cosa vuoi di più da covid????

Occhio a non aggiungere un posto a tavola……delatore a vista!!

Scherzi a parte, per fare questo delizioso e sano piatto di gnocchi, facciamo cuocere la zucca e le patate con un filo di acqua io vi consiglio di farla a microonde perché bastano pochi minuti, una volta pulita e tagliate a cubetti zucca e patate, le mettiamo in una ciotola con un filo di acqua, copriamo con un piatto e lasciamo cuocere per 6/7 minuti col tasto start, e saliamo, oppure facciamole cuocere nella pentola a pressione per pochi minuti ed un filo di acqua, un pizzico di sale, chiudiamo col coperchio ed all’inizio del sibilo, abbassiamo la fiamma, pochi minuti e saranno pronte, ma se proprio questi due modi non ci piacciono, mettiamo a cuocere come al solito, nella pentola normale, zucca e patate con poca acqua e sale fino a cottura completa.

Per fare gli gnocchi non ci sono misure e pesi, regoliamoci sulle persone che dovranno mangiarli…..mi raccomando, non più di sei di questo tempo!!

Una volta pronte, le schiacciamo col passa patate, oppure se abbiamo fretta come oggi è successo a me, mettiamole nel robot, le frulliamo, con un uovo, sale qualche erba aromatica come timo e maggiorana ed uniamo tanta farina quanta ne serve per ottenere un impasto come quello che normalmente si fa per gli gnocchi di patate.

Impastiamo tutto sopra la spianatoia, formiamo tanti cilindri e tagliamo gli gnocchi.

Nel frattempo, puliamo i finocchi usando anche le barbe e le foglie esterne, le tagliamo a pezzetti ed anche qui, scegliamo la cottura che ci piace fare. Io come mio solito uso il microonde sempre mettendo finocchi e poca acqua coprendo con un altro piatto. Pochi minuti e sono cotti. Se non ci piace, mettiamoli in padella, con olio extravergine di oliva e lasciamo cuocere. Una volta cotti, frulliamoli in parte insieme al sale, ed ai pinoli che faremo insaporire con la parte non frullata insieme ad un cucchiaino di semi di anici. Mettiamo a cuocere gli gnocchi, li scoliamo e li facciamo saltare nella padella con i finocchi mescolando bene. Io non ho aggiunto il parmigiano reggiano perché l’ho trovati buoni, saporiti e gustosi così, ho trovato più piacevole e fresco il sapore ed il profumo dei semi di anici. Voi fate come credete!

Questo è un buon piatto per davvero ed ha pochi grassi e poche calorie! Anche se non sono una esperta in nutrizione, capisco e so che non è un piatto ne pesante ne grasso!

Allora, stiamo ancora passando un brutto periodo, cerchiamo di non uscire, cuciniamo ciò che ci piace e ci fa bene, mettiamoci ad impastare pane, pizza e prepariamo dolci più sani e più buoni perché sanno di casa nostra. Io lo faccio sempre da sempre, mi fa passare quel che mi resta da vivere, senza molti pensieri che potrebbero affacciarsi nella mente non più fresca, se il bel tempo lo permette, mi prendo cura del nostro orto giardino scapigliato, ora più scapigliato che mai per le foglie che stanno cadendo, mi prendo cura delle mie molte piante da appartamento che ora le accoglie calorosamente e se Dio vorrà, passerà tutto quando tornerà la primavera. Aspettiamo, con santa pazienza, altro non lo possiamo proprio fare!

Buona vita, buoni gnocchi di zucca e patate con pinoli in crema di finocchi al profumo di anici ❤️

Torta di uva e mosto fresco al pan di zenzero

L’uva squisito frutto ed ottimo alleato anche nella nostra cucina dove arricchisce ogni preparazione sia salata che dolce, ha numerose virtù perché ricca di sali minerali che rafforzano il nostro organismo e può essere utile per tenere sotto controllo la pressione sanguigna. L’uva impiegata nei dolci ci permette di usare meno zucchero e e il suo succo può essere usato al posto dei latticini.

La torta di uva che vi racconto ora, ha il mosto fresco appena spremuto, se non l’abbiamo a disposizione, può essere sostituito da il succo di uva che possiamo fare noi o con l’estrattore o con un passaverdura in questo secondo modo, dobbiamo filtrare il prodotto per togliere la buccia.

Passiamo ora agli ingredienti

Per una tortiera di 20/22 centimetri

200 grammi di farina 0

75 grammi di maizena

Due uova di galline felici

60 grammi di zucchero

40 grammi di zucchero integrale di canna

70 gr di olio di girasole

70 grammi di mosto fresco o succo di uva bianca o nera

Un grappolo d’uva bianca o nera per il ripieno e per decorare la superficie

Una bustina di lievito per dolci

Buccia di limone

Vaniglia o vanillina

Spezie cannella, zenzero, noce moscata, pepe nero, chiodi di garofano per questi ultimi, io frullo una quantità di zucchero e chiodi di garofano fino ad ottenere una polvere profumata così non me li trovo nelle diverse preparazioni. Conservo lo zucchero così profumato in un barattolino.

Preparazione

Montiamo lo zucchero bianco con le uova, appena si presenta bianco, uniamo lo zucchero di canna, il succo di limone e l’olio di girasole, il mosto o il succo di uva, le spezie, la vaniglia o la vanillina ed infine una terza parte della farina con la maizena setacciate insieme al lievito, mescoliamo bene e mettiamo l’altra parte mescolata ai chicchi d’uva.

Versiamo il composto nello stampo foderato di carta forno, unendo sopra altri chicchi d’uva, mettiamo a cuocere a 180 gradi per quasi un’ora. Se la superficie scurisce, copriamo con un foglio di alluminio. Facciamo la prova dello stecchino che deve uscire asciutto!

Spegniamo il forno e lasciamo freddare con lo sportello aperto. Sformiamo il dolce e gustiamolo con una tazza di tè. La torta si mantiene meglio in frigo ed è anche più buona! Con la temperatura alta in casa, l’uva potrebbe rovinare il dolce.

Buona vita, buona torta di uva al pan di zenzero ❤️

Ciambellone con le pere e yogurt bianco greco

C’erano due pere mature, mature, potevo buttarle, ma mi sembrava un peccato, mai sprecare anche se ogni tanto succede. Le ho lavate, tagliate e spappolate con la forchetta, ho montato tre uova di galline felici, 100 grammi di zucchero, non di più, ho aggiunto la mia vaniglia alle rose in gocce, ma ci poteva stare anche una semplice vaniglina, uno yogurt bianco greco da 150 grammi, le pere, 40 grammi di olio di girasole, mescolato bene senza smontare ed infine 300 grammi di farina con una bustina di lievito per dolci e alcune mandorle tritate finemente. Versato nello stampo e messo in forno ventilato a 170 gradi per 30/35 minuti! Non lo so bene quanto di preciso, basta mettere lo stecchino dentro per vedere la cottura! E fuori al sole di questa bellissima giornata, per una mia foto sgangherata……e, chi ce l’ha la fotografa a portata di ciambellone????

Un segreto per non far attaccare il ciambellone senza usare la farina è di ungere lo stampo con olio strofinando con un foglio di scottex e di spolverare con farina di cocco, darà più sapore e croccantezza!

Comunque sia, il ciambellone è buono, non ha molto zucchero e possiamo cambiare frutta, mettere le mele, le pesche o fra poco, la zucca frullata! È una ricetta jolly, valida per ogni tipo di farina, 00/ 0 metà integrale.

Dolce buono per la colazione è la merenda!

La mia cucina è così, istantanea perché nasce sul posto guardandomi intorno, molte volte è tradizionale, contadina, paesana, fantasiosa, diversa perché è mia e basta! Lascerò le mie ricette a chi mi sta sul cuore e a chi mi sta seguendo!❤️

Buonanotte!

Buona vita, buon ciambellone con le pere e lo yogurt bianco greco ❤️

Tagliatelle integrali con cavoli neri mandorle e sesamo al profumo di melissa

Se nonna Catarí vedesse e mangiasse questo piatto, direbbe che non si trattano così “li càuli niri “, perché per essere buoni, bisogna “stràscinalli”, nella padella nera di ferro, posta sul fuoco a “carbornella”, mentre si svèndolano i tizzoni. Lasciamo perdere nonna e tradizioni, per raccontare le nostre tagliatelle integrali con i cavoli neri.

Un buon piatto di pasta fresca all’uovo di giovedì a casa nostra, c’è spesso come da tradizione di famiglia. Ma pensare di farle senza un buon sugo di carne, non era da mia madre. A noi piacciono sì, le ricette tradizionali e familiari, però ci gusta sperimentare ricette nuove per fare anche dei paragoni. Andando nell’orto giardino scapigliato stamattina per raccogliere i pomodori ormai alla fine, fra erbacce e zolle di terra arida, c’erano spuntate delle “rcacciatùre”, getti nuovi di cavoli neri e delle bietoline rosse. Li abbiamo raccolti, lavati e sbollentati, nel frattempo abbiamo fatto le tagliatelle integrali con semola rimacinata di grano duro e farina 0, le abbiamo tagliate a chitarrine e lasciate asciugare. Abbiamo tagliato finemente i cavoli neri e le bietoline e la melissa, li abbiamo ripassati nell’olio extravergine di oliva insieme alle mandorle a pezzetti ed il sesamo tostati, abbiamo scolato le tagliatelle e ripassate nelle verdure. Infine in tavola e sulla bocca di quel che è rimasto dei cinque di un tempo!

Due…..non di più ❤️

Buona vita, buone tagliatelle integrali con i cavoli neri mandorle e sesamo al profumo di melissa ❤️

Ciambellone e tramonto petriolese

Caldo……caldo……tu non dormi, sudi più di sette camicie, vai a fare un’altra doccia, ti senti più fresca e ti ricordi che per la colazione dolce mattutina, non hai più un cavolo da sgranocchiare con il latte. Ma credi che sia proprio una pazzia metterti a fare un dolce alle sei di pomeriggio di metà agosto. In fondo potresti lasciar perdere ed andare a prendere un filo d’aria!!!!! Ma quale aria???? Quella calda ed afosa che non ti fa nemmeno respirare!

Sei molto pensierosa, più del solito. Verso la metà di agosto, ti capita sempre di cadere nella tristezza più forte, hai nella mente sempre molti ricordi. I tuoi amati genitori, la tua infanzia, la tua spensieratezza di ragazza, la tua nuova vita ed i tuoi figli!!!! Loro ti stanno sempre attaccati non solo nel cuore, in ogni cellula di te!

L’unica cosa che ti fa star meglio è occuparti della cucina. Lasci che il caldo faccia quel che sa fare e ti ricordi che nel frigo hai della panna hoplà avanzata. Avevi fatto la cheesecake per i compleanni dei tuoi figli. Ora, o la butti o la usi ma non per un dolce freddo ma per un ciambellone da mangiare a colazione.

Metti tutto quel che serve sopra al piano di lavoro.

Le uova di galline felici, lo zucchero poco, perché la panna hoplà è già zuccherata, la vaniglia, la panna, l’olio di girasole, farina e maizena, cocco, lievito per dolci, baci perugina che se no li usi al più presto, finirebbero male. Che manca? Niente credo.

Monti 4 uova con 70 grammi di zucchero fino a sbiancare, unisci la panna hoplà, i semi di vaniglia o se vuoi la vanillina, non morirai per questo aroma chimico, parola del grande Bressanini chimico di quartiere, continui a lavorare ed unisci 40 grammi di olio di girasole, poco, non serve di più ed una fialetta di aroma di mandorle, se non ce l’hai metti alcune gocce di liquore amaretto di Saronno. Continui a mescolare delicatamente ed unisci 20 grammi di farina di cocco, 80 grammi di maizena con 200 grammi di farina 00 ed una bustina di lievito per dolci, questi due setacciati. Lasciane un cucchiaio per mescolarli a 5 cioccolatini di baci perugina tritati ed mettili alla fine. Se non hai i cioccolatini, metti scaglie di cioccolato fondente. Continui a mescolare e versi tutto nello stampo del ciambellone unto e spolverato di cocco. Cuoci in forno ventilato a 170 gradi per 30/35 minuti. Dal profumo del dolce, capisci che è pronto di cottura. Spegni il forno, lascialo raffreddare e se ti capita di ammirare un bel tramonto dorato, porti il tuo dolce sul luogo bello e benedetto e fagli la foto. Se sei una fotografa, sarai fortunata e fai un capolavoro, se non lo sei come me, non fartene una pena, la foto sarà bella ai tuoi occhi! Il resto lascialo passare come il caldo di metà agosto!

Buona vita, buon ciambellone al tramonto petriolese ❤️

Questa è la vita, nemmeno un capello della tua testa sarà perduto!

Dio vi benedica ❤️

Calcioni “caciù” di pecorino fresco dolce e ricotta alla vaniglia e calcioni con la ricotta e pere all’arancello

Mettersi a fare dei dolci tradizionali pasquali in piena stagione estiva, credo sia una pazzia. Siccome io appartengo a quella specie di razza con qualche rametto di poco normale sulla testa, non mi scompongo ed anche se questi per me sono giorni cruciali dove ho tutto e tanto da fare, mi rilasso stando in cucina.

Di buon mattino, tanto la notte non dormo per il pensiero di questo periodo, mi metto al lavoro. C’è una bella quantità di pere raccolte nel nostro orto giardino scapigliato, mele e tante zucchine e pomodori e cetrioli…….anche trattato male, lui l’orto giardino scapigliato, è bravo a regalarcene di doni.

Prendo le pere dal cestino di nonna “Margarita”, le lavo, le taglio a cubetti, le spruzzo di limone e le spolvero con tre cucchiai di zucchero. Le potrei lasciare crude, ma penso sia meglio scottarle un po’ a microonde, voi lo potete fare in un pentolino, basta solo farle ammorbidire. Intanto che le pere si raffreddano, preparo la pasta frolla con la ricetta del vecchio calendario di ricette pane degli angeli. La sua ricetta della pasta frolla è sempre la migliore per fare i calcioni e le crostate. È come quella della mamma.

Proseguiamo e facciamo la pasta frolla con questi ingredienti

300 grammi di farina per dolci

150 grammi di zucchero come la ricetta, ma possiamo metterne 100 grammi

Due uova di galline felici

Meno di una bustina di lievito per dolci

150 grammi di burro freddo a pezzi, questo si perché altrimenti non sarebbe così buona la frolla

Un uovo

Vaniglia o vaniglina

Buccia di limone

Per il ripieno dei calcioni con il pecorino fresco dolce

500 grammi di pecorino fresco dolce

Tre cucchiai di ricotta o mista o di pecora

Un uovo intero ed un albume

100 grammi di zucchero

Buccia di limone

Vaniglia o vanillina

Un goccio di limoncello o arancello

Ingredienti per i calcioni con la ricotta e le pere

450 grammi di ricotta

100 grammi di zucchero

Un cucchiaino di maizena

Un uovo ed un albume

Buccia di limone

Pere tre o quattro a seconda della grandezza

Tre cucchiai di zucchero

Arancello o limoncello o estratto di arancia

Preparazione

Per i calcioni con il pecorino prepariamo la frolla lavorando la farina con il lievito setacciati, lo zucchero, due uova, la buccia di limone e la vaniglia, uniamo il burro a pezzi freddo, lasciamo amalgamare e finiamo di lavorare sopra la spianatoia. Schiacciamo la pasta e incartata nella carta forno, la lasciamo riposare in frigo per un paio d’ore più o meno.

Lavoriamo il pecorino fresco dentro il robot con le lame, uniamo la ricotta, lo zucchero un uovo ed un albume, la vaniglia, un po’ di arancello o limoncello e la buccia di limone. Dobbiamo ottenere una crema.

Riprendiamo la pasta, la stendiamo con il matterello sottile, regoliamoci perché non deve rompersi quando facciamo il calcione. Con la rotella tagliamo dei quadrati, in mezzo mettiamo un cucchiaino di ripieno e chiudiamo a mezza luna. Una volta finiti tutti, spennelliamo i calcioni con un uovo ed un po’ di acqua e mettiamo a cuocere a 180 per quasi 20 minuti. I calcioni devono risultare dorati. Spegniamo il forno e lasciamo freddare. Con questa dose di ingredienti vengono più di trenta calcioni.

Per i calcioni con la ricotta e le pere, prepariamo la stessa pasta, mettiamo a cuocere le pere con lo zucchero, il succo di limone, o a microonde o sul gas. Lasciamo freddare. Lavoriamo la ricotta scolata benissimo dalla sua acqua, mettiamocela molto tempo prima di preparare i calcioni, uniamo lo zucchero, il cucchiaino di maizena, 100 grammi di zucchero, un uovo ed un albume, l’ arancello o il limoncello, mescoliamo e prepariamo i calcioni come quelli sopra, li spennelliamo con un uovo ed un po’ di acqua e li mettiamo a cuocere a 180 gradi per una ventina di minuti.

Una volta freddi, prima di servirli spolveriamo di zucchero a velo.

I nostri buonissimi calcioni sono pronti, gustiamoli con un sorso di arancello o limoncello.

Buonanotte

Buona vita, buoni calcioni di pecorino e ricotta con le pere ❤️

Marmellata di prugne al tè di agrumi e sbriciolata con farina di sesamo

Allora vi racconto che ancora una volta ieri sera prima di un “verdetto”, qui si va avanti a forza di verdetti, ho fatto due pentole di marmellate di prugne, le ho messe a bollire con il succo di limone, ed appena la sua acqua si è asciugata le ho pesate, ho aggiunto lo zucchero meno della metà del peso ricavato dopo la bollitura, le ho rimesse a cuocere una con l’anice stellato, l’altra naturale e nel frattempo data l’ora, ho preso in mano due bustine di infuso di arancia e mandarino da bere prima di andare a dormire. Ma il profumo di agrumi della Bonomelli, mi ha intrigato e l’infuso è finito nella marmellata che stava cuocendo allungando così la cottura per l’aggiunta dell’infuso, una piccola tazza. Risultato? Ottimo, buon sapore e buon profumo di mercatini di Natale! Corro….corro col pensiero e chissà se potrò ancora andare? 😂❤️😘

E per provare la nuova marmellata non potevo non fare una semplice sbriciolata con anche farina di sesamo. Non vi piacerà? Provate!

Per la sbriciolata lavorare 250 grammi di farina e 50 grammi di sesamo macinato con 150 grammi di zucchero, un uovo, unire 110 grammi di burro freddo, vaniglia sale e mezza bustina di lievito per dolci. Fare riposare in frigo per una ventina di minuti poi ricoprire con briciole di frolla, uno stampo foderato di carta forno, versare sopra la marmellata di prugne ed ancora di briciole di pasta frolla al sesamo. Cuocere a 170 gradi per 35/40 minuti. Regolarsi con il proprio forno!

Buona vita, buona marmellata di prugne all’infuso di agrumi e buona sbriciolata ❤️

Torta di ciliegie mandorle e cocco

Quante volte ci capita di fare una torta da credenza con inserita la frutta ed una volta cotta, le ciliegie o le pesche o le prugne, sono finite tutte ammucchiate sul fondo. Fa rabbia e soprattutto la torta è brutta da vedere e da presentare.

Abbiamo provato ogni metodo, infarinato la frutta o mettere a congelare la frutta ma senza un ottimo risultato. Ecco invece l’unico metodo infallibile. Preparare la pasta, farla riposare, stenderla e ricoprirla con la frutta, fare un rotolo e rimettere a riposare in frigo in modo che poi si possa tagliare facilmente senza rompersi. Una volta tagliata in pezzi, si posano nello stampo uno accanto all’altro come una catena. Si lascia riposare ancora e si mette a cuocere! Insomma, bisogna metterci un po’ di tempo e di pazienza ed il risultato sarà ottimo.

Gli ingredienti sono questi

700 grammi di ciliegie snocciolate

330 grammi di farina per dolci

100 grammi di mandorle macinate finemente

30 grammi di cocco diviso a metà, una per la pasta e l’altra per il ripieno

200 grammi di zucchero ma io ne ho messo 150 grammi

120 grammi di burro ma può essere 60 grammi di olio extravergine di oliva o di girasole

Una bustina di lievito per dolci

Due uova di galline felici

Poco latte

Sale un pizzico

Preparazione

Dopo aver lavato e snocciolato le ciliegie le tagliamo o a metà o a quarti, setacciamo per due volte la farina con il lievito, mettiamola nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia, uniamo un tuorlo ed un uovo intero, lo zucchero, il burro a pezzetti o l’olio scelto, il pizzico di sale, il cocco e 30 grammi di mandorle, impastiamo bene unendo se c’è bisogno un po’ di latte, dobbiamo ottenere una pasta morbida. Lavoriamola per una decina di minuti e la incartiamo schiacciata sopra la carta forno. Mettiamola a riposare per una mezz’ora in frigo.

Riprendiamo la pasta, la stendiamo con il matterello nello spessore di mezzo centimetro e nella firma rettangolare sopra la carta forno, versiamoci sopra le ciliegie le mandorle tritate, un velo di zucchero ed uno di cocco, arrotoliamo la pasta per formare un rotolo, lo incartiamo e lo mettiamo in frigo per una ventina di minuti in modo che poi possiamo tagliarlo meglio. Riprendiamo il rotolo, lo tagliamo nella lunghezza di sei centimetri che metteremo accomodati in alto in uno stampo a cerniera di 22/24 centimetri di diametro. Il ripieno deve trovarsi in alto. Rimettiamolo un’altra volta in frigo per una ventina di minuti poi subito in forno caldo a 180 gradi per quasi un’ora. Regoliamoci con la cottura provandola con lo stecchino che deve uscire asciutto. La cottura è lunga, non abbiamo fretta a toglierlo prima del tempo.

Lasciamo freddare la torta e serviamola sopra un bel piatto di portata.

Questa ricetta può essere buona per farla con ogni tipo di frutta.

Buona vita, buona torta di ciliegie che non affondano ❤️

Vincisgrassi e la festa di s. Pietro e Paolo

Festa dei Santi Pietro e Paolo, una data che non posso scordare per molti motivi!

Sono passati molti anni quando a Corridonia questi due santi si festeggiavano alla grande, prima con la parte religiosa poi con quella civile.

Non è stata colpa della pandemia, ma della spopolazione e dell’invecchiamento della gente del posto se non c’è quasi più traccia di questo evento.

La città che porto nel cuore, non è più la stessa, come il nostro paese, è diventata un posto dormitorio e niente di più. Supermercati e vacanze altrove ed esigenze varie, hanno preso il posto della tradizione popolare e festosa.

La chiesa e la società non hanno più bisogno di spiritualità né di feste religiose né di tradizione. Nella superstizione popolare si crede che s Pietro e Paolo, devono essere implorati e pregati contro ogni calamità e malattia, specialmente per gli animali colpiti e non solo che potrebbero perdere la vita in pochi giorni, recitando otto Pater noster, e quattro volte il Credo, la grazia arriverà certamente.

Ma ahimè, sono convinta che potrà passare per il padre nostro ma per il credo ho mooooolti dubbi.

Sam Bietro e Sam Bàolo faciàteme la grazia!

Persa ogni tradizione e abitudine, resta solo il pranzo di festa, in tavola non devono mancare “li vincisgrassi” e con crosta “scrooccarella!

Buon onomastico a tutti!

Quel che è stato è stato, s. Pietro e Paolo i conti li faremo lassù!

E se debbono essere i nostri vincisgrassi, bisogna rispettare la tradizione e la sua ricetta che non è uguale a quella delle comuni lasagne.

Devono esserci diversi tipi di carne, di vitello, di rigaglie e creste di gallo, fegatini, animelle e cervella che io non metto, schienale di maiale, vino bianco secco, latte e brodo odori e prosciutto tagliato a dadini, pomodoro e conserva , funghi a piacere e l’olio extravergine di oliva e lardo battuto. Un sughetto un po’ “leggero”! Più la besciamella e molto formaggio grattugiato.

Per la pasta fresca all’uovo la ricetta prevede anche il vin santo, farina e semolino ed una noce di burro.

La vergara, la massaia di una volta, deve alzarsi all’alba per preparare il sugo, è un rito da fare nel silenzio e senza la presenza di alcuni.

Dopo aver fatto il battuto di lardo, si comincia a preparare il sugo mettendo nel tegame di terracotta l’olio ed il lardo, il burro, la carota, il sedano, cipolla ed l’aglio, piano piano si lascia rosolare, si uniscono il prosciutto crudo a pezzetti, la carne macinata anzi meglio tagliata con il coltello, i funghi e tutte le rigaglie degli animali dell’aia. Si uniscono sale e pepe e si lascia ben rosolare, si sfuma con il vinsanto e dopo averlo fatto evaporare, si prosegue la cottura unendo la passata di pomodoro, la conserva, il latte ed il brodo. Per ultimo si uniscono le animelle ed il cervello…..io non potrei mai!!!

Il sugo deve bollire gentilmente per ore, si tolgono le rigaglie che devono essere tagliate a piccoli pezzi.

Si fa la besciamella con latte farina burro e noce moscata.

Si fa la pasta fresca e una volta tagliata a grandi quadrati, si lessa nell’acqua bollente salata e si lascia asciugare sopra le candide tovaglie magari di fiandra usate solo nelle grandi occasioni.

Si prende una lastra di ferro o una pirofila ai nostri tempi, si imburrano e giù, altre calorie e grassi, si dispongono i quadrati di pasta, si ricoprono con il corposo sugo, si velano di besciamella ed un altro strato di sugo, si spolvera di formaggio grattugiato e finalmente l’ultima botta di vita, fiocchetti di burro disposti qui e là. Gli strati devono esserne otto. Si mettono i vincisgrassi a cuocere in forno caldo a 180 gradi per quasi un’ora! Servire bollenti da bruciare la lingua.

Non so quanto potrebbe essere facile oggi, fare un piatto così complicato e calorico, ma una volta tanto si potrebbe provare, sempre se si ha uno stomaco di ferro!

I vincisgrassi sono il monumento alla cucina marchigiana!

Buona vita, buoni vincisgrassi ricetta tradizionale maceratese ❤️