Autore: sunusaix

Tagliatelle in crema di zucchine e lattuga con prosciutto crudo croccante

La domenica mattina appena svegli tutti muti. Pensiero! Cosa faccio per pranzo?

Solitamente non mi preoccupo, c’è un però; è arrivato il figlio all’improvviso, ha gusti diversi da qualche membro della famiglia.

Niente pomodori, niente sughi pesanti, niente cibi piccanti.

Comunque sia, anche senza aprir bocca, mi metto a fare le tagliatelle come quasi tutti i giorni di festa. Penso, e come le condisco? Niente! Nessuna idea per la testa.

Intanto metto a cuocere il pane che ha lievitato tutta la notte, ho delle pesche che mi sono state regalate, prima ne mangio una…..ecco che si accende la lampadina del cervello.

Preparo il dolce con le pesche, poi lo racconterò, guardo le zucchine, brutte perché l’estate finita e gli sbalzi di temperatura le hanno rese non solo inguardabili ma anche poco saporite. Non mi scoraggio, taglio la buccia a filetti, con la polpa farò una crema insieme alla lattuga.

Intanto taglio le tagliatelle e le lascio asciugare.

Nella padella metto la cipolla, i filetti di zucchine l’olio extravergine di oliva e lascio cuocere fino a quando si presentano croccanti. Le tolgo e nella stessa padella metto la polpa di zucchine, la lattuga a striscioline e acqua quanta ne serve per ottenere una crema. Frullo il tutto ed unisco l’olio extravergine di oliva.

Metto a cuocere a microonde per uno due minuti, il prosciutto crudo tagliato a striscioline sopra un piatto con la carta paglia.

Metto a cuocere le tagliatelle, le scolo e le lascio insaporire nella padella con la crema, unisco le zucchine croccanti, un po’ di acqua di cottura della pasta, il parmigiano reggiano ed infine il prosciutto crudo croccante. Mescolo per bene e porto in tavola.

Qualcuno si serve da solo e poi via via tutti quanti. Sono ancora muti…..sarà ancora l’effetto della domenica mattina o perché si stanno gustando le tagliatelle?

Ai posteri l’ardua sentenza 🤣🤣🤣

Buona vita, buone tagliatelle in crema di zucchine e lattuga con prosciutto crudo croccante ❤️

A presto…..domani ci sarà?

Lu rocciu o crescia fojata di Fiuminata

Può sembrare uno strudel, più o meno ha la stessa preparazione che consiste in una sfoglia da qui “fojata”, ripiena di frutta autunnale come zucchero, mele, noci, nocciole, fichi e uvetta, da spezie come la cannella, cacao amaro, anice e limone tutto al profumo di mistrà fatto in casa o alchermes. Ingredienti tutti poveri e presenti nelle case di campagna del territorio maceratese quando i contadini non potevano comprare dolci e dovevano inventare dolci semplici e facili. La crescia fojata o rocciu ha due differenti ripieni, uno con anche la ricotta che probabilmente usavano i pastori, e l’altro come ho già scritto sopra, solo di frutta di stagione. Nella zona di Matelica e dintorni il dolce veniva preparato in autunno fino al periodo natalizio. “Lu rocciu” deriva da arrotolare, attorcigliare intorno praticamente uno strudel del centro delle Marche.

Spero che mi perdoneranno i nostri amici del territorio maceratese per la mia versione del “rocciu o fojata”! Avendo raccolto le prime melagrane mi è venuta l’idea di farci il ripieno insieme al cioccolato fondente. Un dolce impreziosito da tanti rubini!

Veniamo alla ricetta!

Ingredienti 300 gr di farina 0

Tre cucchiai di zucchero

60 grammi di olio extravergine di o di girasole

Un pizzico di sale

Acqua bollente quanta ne serve per ottenere un impasto morbido

Per il ripieno

I chicchi di una due o tre melagrane, regoliamoci ad occhio, dobbiamo ricoprire tutta la superficie della sfoglia

Scaglie di cioccolato fondente

Alchermes

Preparazione

Mettiamo la farina, lo zucchero, un pizzico di sale, l’olio extravergine di oliva o di girasole nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia, lasciamo impastare e uniamo poco alla volta l’acqua bollente, regoliamoci perché dobbiamo ottenere un impasto morbido, lavoriamolo come per fare le tagliatelle e lo mettiamo a riposare dentro una ciotola che copriamo con un piatto piano. Intanto prepariamo il ripieno. Sgraniamo le le melagrane tagliandole a metà e battendole con un cucchiaio per far uscire tutti i chicchi, mettiamoli in una ciotola con del succo di limone e se ci piace con un goccio di mistrà o anisetta. Stendiamo sopra un canovaccio infarinato la pasta sottilissima con il matterello e aiutiamoci anche con le nocche delle mani, se verrà fuori qualche buco, lo rattoppiamo con la stessa pasta, copriamo la sfoglia con i chicchi di melagrane e scaglie di cioccolato fondente. Arrotoliamo piano piano a forma di salame e poi chiudiamo a chiocciola. Adagiamolo sopra uno stampo foderato di carta forno e spennelliamo il tutto con alchermes. Mettiamo a cuocere a 180 gradi per 30/40 minuti. Ogni forno ha una cottura diversa regoliamoci fino a quando vedremo la pasta che diventa croccante.

Il nostro “rocciu o crescia fojata” è pronto, lasciamo raffreddare e presentiamolo spolverato di zucchero a velo!

La prossima volta preparerò “Lu rocciu” nella versione tradizionale!

Buona vita, buon rocciu o crescia fojata di Fiuminata ❤️

Versione originale de “Lu rocciu” con frutta secca e mele.

Sfoglia con gli ingredienti di quello già descritto sopra

Ripieno

Cuociamo tre mele con vino cotto o rosso, uniamo tre cucchiai di zucchero, cannella, buccia di limone, noci, mandorle, uvetta, nocciole, fichi a pezzetti, cacao amaro, mistrà o liquore tipo anisetta e cioccolato fondente a scaglie. Stendiamo la pasta e cospargiamo tutta la frutta, chiudiamo a salame e mettiamolo sopra carta forno e spargiamo sopra l’alchermes. Mettiamo a cuocere a 180 gradi fino a quando la superficie si presenta croccante! Spegniamo il forno e lasciamo freddare. Poniamo “Lu rocciu” sopra un piatto e spolveriamo di zucchero a velo.

Buona vita, buon “rocciu o fojata” di Fiuminata ❤️

Crostata con mele cotte al vino cotto alla cannella

Come mi piace ricordare!

Mi sembra di ritornare a viverlo ogni volta che in quel preciso istante, un ricordo si affaccia nella mia mente.

Sono tutti lì, quelli di quando ero appena più che bambina, quelli della prima infanzia, quelli che non possono essere raccontati, quelli delle delusioni, quelli della serenità, quelli del primo amore, quelli della persona che non potrò mai dimenticare, quelli che mi hanno portato sofferenza, quelli che mi hanno causato paura, quelli che magari per poco mi hanno procurato felicità, quelli visivi, quelli olfattivi, quelli che sembrano che li stia vivendo di nuovo quando sto preparando un cibo “antico”, che non usa più ma che non ho mai dimenticato.

Bevendo il latte, in un pomeriggio fresco di fine estate, il ricordo è andato a quando per un’occasione speciale mia madre preparava lo squaglio, per il rinfresco della prima comunione, della cresima e quando per l’anniversario del venticinquesimo del suo matrimonio ne preparò due grandi pentole per tutti gli invitati! Era un ventotto di dicembre, ricordo chiaramente la bevanda calda fumante versata nelle tazzine di te di porcellana a fiori con profili dorati. Ci fu un fatto increscioso, la stufetta elettrica stava per bruciare le tende della sala da pranzo! Grande paura!

Come sono finita a fare la crostata con le mele e cannella? Ma perché mangiarne una fetta e bevendo una tazza di squaglio è una delizia, è la fine del mondo e tira su il morale!

L’estate è quasi finita, la temperatura è gradevole ed è il tempo giusto per queste coccole. Si rischia la depressione se non si interviene dolcemente!

Lasciamo perdere le diete, il pericolo che si corre con lo zucchero e freghiamoci dei nutrizionisti 🤣🤣 solo per oggi però 😂😂😧

Nella mia crostata ci sono burro e olio di girasole insieme, possiamo però usare o 200 di solo burro o 80/90 di solo olio di girasole

Io ora vi racconto gli ingredienti e la preparazione

Ci vogliono

300 grammi di farina 0

200 gr di burro ma io vi assicuro che è più buona mettendo 100 grammi di burro e 50/60 di olio di girasole la frolla diventa più friabile scegliete voi

Un kl di mele

Vino cotto o rosso quanto ne basta per coprire le mele in cottura

150 di zucchero

Tre tuorli di di galline felici, solo loro🤣

Buccia di limone

Cannella

Semi di vaniglia

Zucchero a velo

Mettiamo le mani in pasta!

Mettiamo nella ciotola della planetaria o sopra la spianatoia la farina, il burro e ammorbidito, lo zucchero, i tuorli d’uovo, la buccia di limone e i semi di vaniglia, lavoriamo l’ impasto fino ad ottenere una pasta omogenea. La schiacciamo sopra un foglio di carta forno e la facciamo riposare in frigo per due ore.

Tagliamo le mele a fettine mettiamole nella padella con il vino cotto o rosso corposo, un cucchiaio di zucchero e la cannella a piacere, copriamo con il coperchio e lasciamo cuocere fino a completo assorbimento del vino. Lasciamo che le mele si raffreddino.

Stendiamo sopra la carta forno metà della pasta con il matterello, disponiamola sullo stampo foderato di carta forno, copriamo la superficie con le mele cotte lasciandone alcune fette per la decorazione, stendiamo l’altra metà della pasta questa volta sopra la pellicola e piano piano copriamo la crostata chiudendo tutto il bordo. Facciamo un cerchio al centro della crostata togliendo la pasta. Deve rimanere aperta. Mettiamo a cuocere in forno alla temperatura di 170 gradi per una trentina di minuti. Decoriamo a raggiera con le mele rimaste e spolveriamo di zucchero a velo.

Gustiamoci la crostata senza sensi di colpa! La vita va da sola!

Buona vita, buona crostata con mele cotte al vino cotto e cannella ❤️

Le nostre mele brutte ma buone appena raccolte

Scorzette di melone candite

Le buttate le scorze di melone? Se sì, non lo fate più perché sono deliziose se le facciamo candite. Serviranno pazienza e un po’ di tempo però avremo un prodotto che non ha niente da spartire con i canditi che compriamo. Le scorzette di melone sono dolci e conservano tutto il sapore e il profumo di questo frutto.

Un tempo nelle nostre campagne della provincia di Macerata, le scorze del melone si infilavano con ago e filo e si mettevano ad asciugare al sole o sotto la cappa del camino. Al tempo della vendemmia si faceva bollire a lungo il mosto e quando era bello ristretto si univano le bucce del melone fino a quando diventavano lucide e candite con lo stesso mosto diventato una sapa.

In inverno le scorzette si usavano al posto dei canditi nei dolci a base di frutta secca come “lu crustingu” il tradizionale dolce natalizio più famoso della provincia di Macerata.

Ora il sole ha perso un po’ del suo calore, quindi non ci resta che far essiccare le scorze del melone o in essiccatore o al forno a bassa temperatura per diverse ore. Le tagliamo a piccoli cubi e dopo l’essiccazione le facciamo bollire nel mosto fresco per molto tempo fino ad ottenere uno sciroppo. Nel caso avessimo il mosto cotto, la cottura sarà più breve. Versiamo il tutto in un barattolo e chiudiamo subito per ottenere il sotto vuoto. Le scorzette sono ottime servite in coppa insieme ad altra frutta secca tipo uvetta e noci.

Un’altra preparazione è quella di fare una conserva di scorzette di melone. Le tagliamo a cubetti e le mettiamo a bollire nel mosto cotto fino a quando diventano morbide. Le invasiamo nei vasetti sterilizzati e li chiudiamo con i loro coperchi. La conserva si mantiene per molto tempo e può essere utilizzata anch’essa come canditi nelle varie preparazioni.

Teniamoci strette le nostre tradizioni culinarie perché questa è l’ultima generazione che le conserva con amore! Non credo che chi verrà dopo di noi potrà raccontare la nostra cucina povera e fantasiosa! A me spezza il cuore quando ci penso!

queste sono state essiccate al sole

mosto cotto invecchiato

Pannociato

È tempo di bacchiar le noci e la tradizione vuole che si faccia verso il il 14 di settembre quando si festeggia l’esaltazione della s. Croce:

Santa Croce

La pertica per il noce.

È il mese di settembre, quando sull’aia si “scartoccia” si spannocchia il granoturco e il suono dell’organetto si alterna al canto degli allegri stornelli. Più che fatica è festa campestre che si chiude con la danza popolare agreste, il saltarello, ballato sull’aia.

Settembre ha anch’esso i suoi preziosi doni:

Io so settembre; so molto cortese, a li villani io faccio le spese; porto l’ùa, li fichi, le mele e le nuci e co’ ‘sti frutti je faccio piacere!

‘Rrià’ “la vergara” co’ lu cistu e lo pà nnociato e a l’opre e a li villani lèsta lo fa magnà.

Questo dolce tradizionale popolare del territorio maceratese è ancora oggi preparato e gustato in molte famiglie del camerinese in occasione della festa dei morti e del tempo natalizio. In campagna veniva servito a parenti e vicini arrivati per spannocchiare il granoturco.

Arriviamo alla preparazione con questi ingredienti

250 gr di farina 0

2 uova di galline felici

100 gr di burro o mezzo bicchiere di plastica di olio extravergine d’oliva e viene benissimo lo stesso

150 grammi di zucchero

100 grammi di noci, possiamo mettere anche qualche nocciola

100 gr di uvetta ammollata e asciugata, eventualmente se avete tempo mettetela nei liquori dopo averla lavata e reidratata

Buccia di limone

30 grammi di cacao amaro

Una tazzina di caffè

Rum, alchermes, cognac, mistrà più o meno di un bicchiere in tutto, bisogna regolarsi ad occhio, se ce l’avete ci sta benissimo il liquore Creola.

Una bustina di lievito per dolci

Preparazione

Lavoriamo lo zucchero con il burro e le uova, uniamo la buccia di limone e i liquori, mescoliamo per bene ed uniamo la farina con il lievito, le uvette e le noci.

Il composto deve risultare morbido, versiamolo nello stampo da plum-cake e facciamo cuocere a 170/ 180 gradi per 40 / 45 minuti, dipende dal forno. Il mio cuoce troppo e devo abbassarlo dopo un po’. Se vediamo la superficie che scurisce troppo a metà cottura copriamo con un foglio di alluminio. Facciamo la prova dello stecchino che deve uscire asciutto.

Questo è un dolce molto gustoso e adatto per la colazione e la merenda. Serviamolo con una tazza di squaglio fatto come si usava una volta.

Mettiamo in una pentola 100 grammi di cacao amaro, 250 di zucchero, un cucchiaio e mezzo di farina e mescoliamo bene, uniamo 1 litro e mezzo di latte e lasciamo cuocere a fiamma bassa mescolando per non farlo attaccare. Quando lo squaglio comincia ad addensare spegniamo il gas e serviamo nelle tazzine da tè. Sopra si formerà una gustosa pellicina di cioccolato che può anche non piacere ma basta mescolare per toglierla. I gusti sono gusti 🤣❤️

Il Pannociato possiamo gustarlo con un filo di marmellata di melagrana e fave tostate di cacao o con una marmellata a piacere!

Buona vita, buon Pannociato ❤️

Torta di pesche e yogurt e marmellata di prugne

Ci vuole poco poco a preparare questo buonissimo e semplice dolce!

Bastano tre pesche e un po’ di marmellata di prugne o di quella che ci piace di più e la farina integrale lo rende più sano. Mettiamo anche lo yogurt bianco greco e se è possibile il dolcificante eritritolo. Se non l’abbiamo usiamo lo zucchero sia semolato che di canna. A voi la scelta. Per il dolcificante non c’è nessuna controindicazione e ha nessuna caloria.

Prepariamolo insieme

Ingredienti

100 farina integrale

150 farina 00

Tre uova di galline felici

50 eritritolo

100 zucchero o solo tutto zucchero

150 yogurt bianco greco

60 olio di girasole

Tre pesche tagliate a fettine e irrorate col succo di limone e un po’ di marmellata di prugne o altra

Lievito una bustina

Estratto di mandorla o di vaniglia

Preparazione

Montiamo le uova con lo zucchero fino a quando si presentano bianche e gonfie, uniamo l’estratto di mandorle o di vaniglia, lo yogurt bianco greco e a filo l’olio di girasole, mescoliamo per amalgamare unendo le farine e il lievito. Versiamo il composto nello stampo rettangolare foderato di carta forno, livelliamo la superficie con la spatola e sistemiamo sopra le pesche in modo regolare, con un cucchiaio coliamo sopra la marmellata. Mettiamo a cuocere a 170/180 gradi per quasi un’ora. Facciamo la prova dello stecchino che deve uscire asciutto. Spegniamo il forno e lasciamo freddare. Tagliamo il dolce a quadrotti e spolveriamo di zucchero a velo. Il dolce è pronto e con questo caldo lo conserviamo in frigo perché rimane più buono e fresco.

L’estate è bollente e fastidiosa ma ricca di buona frutta dolce e piena di vitamine.

Buona vita, buon dolce di pesche e marmellata di prugne ❤️

La vita corre! ❤️

Ciambellone di farro e fichi con cioccolato fondente

In cerca di serenità e di salute!

Una domenica di quasi fine estate, uno stato di ansia per la salute di un familiare. Non può saltare casa e persone care la malattia? Non può passare oltre e far finta di niente invece che bussare molte volte a queste nostre porte?

Mi sa proprio che invece abbia una predilezione per noi! ☹️ Si dice che i tribolati siano gli amici di Dio, bisogna solo cercare la forza e crederci!

In questi giorni in cucina sono una frana. Non c’è nulla che mi venga bene. Metto in tavola cose fatte senza voglia, senza capo né coda. Praticamente schifose! Succede che non trovando l’ingrediente giusto per una preparazione, lascio perdere senza preoccuparmi di come possa venire fuori. E le tagliatelle poco cotte, la carne senza sapore e via via uno obbrobrio dietro l’altro. Ci sarà anche una componente del tempo che passa e insieme una specie di demenza senile precoce! ☹️ Fatto sta che o decido di chiudere la cucina e passare le redini ad altri, o accettare che questo è un momento delicato per noi e aspettare che venga un tempo migliore!

Fuori l’orto e la frutta non hanno problemi! Beati loro! C’è chi li cura e c’è chi gusta i doni frutto del lavoro!

Il raccolto di oggi è abbondante di zucchine e pomodori, pomodorini e una manciata di fagiolini. Tre fichi, pochi per farne una bella scorpacciata. A me piacciono molto, ma siccome in condizioni “normali”, le idee nascono tutte le volte che ho un ingrediente fra le mani, ce la metto tutta per riaccendere la mente e anche la fantasia in cucina! Ce la farò? Proviamo a farci un ciambellone per la colazione di domani. Poi sarà quel che sarà!

Questo è quanto ci vuole per il ciambellone.

Ingredienti

due uova di galline felici

100 grammi di farina di farro

150 di farina 00 o 0

Una bustina di lievito per dolci

150 grammi di zucchero di canna io ho messo eritritolo

200 gr di yogurt bianco greco

60 grammi di olio di girasole

250 gr di fichi frullati con tutta la buccia o se non vi va potete toglierla

Cioccolato fondente a scaglie a piacere

Cannella a piacere

Preparazione

Per prima cosa frulliamo i fichi con o senza la buccia, i miei erano quattro, circa 250 grammi, nella ciotola montiamo due uova con lo zucchero fino a quando il composto diventa bianco e gonfio, uniamo lo yogurt bianco greco, i fichi frullati la cannella e l’olio di girasole. Mescoliamo per amalgamare tutto ed aggiungiamo le farine ed il lievito setacciati continuando a lavorare con le fruste ed infine le scaglie di cioccolato fondente. Versiamo il composto nello stampo per ciambellone e mettiamo a cuocere a 170/180 gradi per quasi un’ora. Copriamo con un foglio di alluminio se verso metà cottura la superficie scurisce troppo.

Facciamo la prova dello stecchino che deve uscire asciutto. Spegniamo il forno e lasciamo freddare nello stampo. Mettiamo il ciambellone sopra un vassoio e spolveriamo con zucchero a velo mescolato alla cannella. Il nostro dolce semplice è pronto per essere gustato domani a colazione!

A tempi migliori se Dio vorrà!

Buona vita, buon ciambellone di farro e fichi con cioccolato fondente ❤️

Timballo di tagliatelle con melanzane e fiori di zucchine

Ci sono tante melanzane, tante zucchine e fiori, un pugno di tagliatelle che sono state fatte domenica scorsa, poche troppo poche nemmeno per sfamare una persona. È troppo caldo per poterne fare altre e allora cosa ci posso fare?

Sto tagliando le verdure, per farne un contorno, a noi piacciono in qualunque modo essenziale è che ci sia la cipolla. Penso di farci delle semplici penne. Sto facendo pure lo yogurt bianco greco, ho fatto bollire il latte intero fino alla temperatura di 85 gradi, l’ho lasciato raffreddare e intanto penso a cosa fare delle tagliatelle.

Il latte è arrivato alla temperatura giusta per mescolarlo al cucchiaio di yogurt bianco greco, 46 gradi, mescolo insieme con poco latte poi una volta amalgamato aggiungo tutto il resto, in tutto un litro. Ma la caraffa è piena e ne avanza un bicchiere. Lo bevo? No….è quasi mezzogiorno poi salto il pranzo. Vi vuole poco per saziarmi.

Ecco allora l’idea! Faccio una buona besciamella e la uso le farci una specie di timballo con le tagliatelle.

Io vivo di ricordi, sì troppo spesso mi “tormentano”! Ma nel senso positivo. Mi viene in mente il timballo salato dolce che mia madre faceva a Pasqua, le tagliatelle condite con il sugo, il classico ragù, mescolato alla crema pasticcera, tutto racchiuso in una pasta frolla “indorata” dal tuorlo dell’uovo. Non so chi l’abbia insegnato a mia madre, non l’ho mai chiesto a suo tempo, quindi rimarrà per sempre un mistero.

Forse l’idea sarà venuta a qualche persona che avendo letto il Gattopardo ha pensato di copiare il timballo che veniva servito alla lussuosa e ricca tavola del principe Salina raccontato nel romanzo.

Logicamente il mio non c’entra niente con quel ricco timballo! Però è molto buono e delicato soprattutto per palati e stomaci delicati. Eppoi è una ricetta tutta mia ed inventata come molte del mio cucinare quotidiano!😀

Il racconto del mio timballo di tagliatelle con melanzane e fiori di zucchine

Ho tagliato le melanzane a cubetti, oggi non l’ho nemmeno messe sotto sale a perdere la loro acqua, era troppo tardi, le zucchine a filetti, ho messo a cuocere nella padella la cipolla a fettine con un filo di acqua, niente olio a sfriggere perché per noi è indigesto, ma a chi piace può farlo, appena trasparente ho aggiunto le verdure, il sale, timo ed erba cipollina ed ho finito di cuocere. Alla fine ho aggiunto i fiori di zucchine per farli appassire e l’olio extravergine di oliva. Ho preparato la besciamella senza burro, a fine cottura ho condito con olio extravergine di oliva, parmigiano reggiano e noce moscata. Ho fatto cuocere le tagliatelle, le ho scolate e le ho mescolate ad un po’ di besciamella con la quale ho coperto il fondo della pirofila, ho fatto un primo strato di tagliatelle, uno di besciamella, uno di verdure e via via così chiudendo con le tagliatelle, la salsa ed i fiori di zucchine. Ho messo in forno a 180 fino a quando la superficie è diventata dorata e croccante.

Il piatto è gustoso e adatto a chi ama il morbido delle verdure e besciamella e il croccante delle tagliatelle.

Buona vita, buon timballo di tagliatelle con verdure e besciamella. ❤️

La vita va avanti, chi può fermarla?

Pensieri di un’estate molto triste!

Tagliatelle semi integrali con crema di zucchine cannellini e pomodorini alla rucola

Domenica mattina, è festa e non mi sogno nemmeno di alzarmi piu presto del solito. Correrò di più del solito per preparare tutto ma mi sta bene così. Tanto appena aperti gli occhi, so che scenderò dal letto col piede sbagliato. Sono nata così e morirò così! Incavolata 😡 e non c’è niente e nessuno che possa far cambiare il mio carattere ormai. Ma non vi preoccupate 😟 poi passa presto, durerà fino a quando non mi troverò un altro inciampo davanti! È così che fra alti e bassi che sono arrivata a questa età!

La domenica c’è sempre da fare una pasta fresca, non è un obbligo ma una mia scelta per portare avanti una tradizione materna, mai i miei genitori avrebbero mangiato la pasta comprata da zia Ida che aveva la pizzicheria dove si comprava tutto sfuso e incartato con la carta paglia😥❤️

La domenica è festa ora come allora!

Cocò che sarebbe il marito, è nella striscia di orto a raccogliere le zucchine con i loro fiori e pochi pomodorini. Sarebbe il caso di far tutto fritto, ma chi si sogna di farlo? Scelgo di fare un condimento fresco per le mie tagliatelle fatte con le uova di galline felici 😀 farina integrale e semola rimacinata di grano duro. Mescolo le due farine, rompo le uova e comincio ad impastare, tutto ad occhio, non c’è bisogno di pesare nulla come faceva mia madre molto brava a fare le tagliatelle a mano.

Niente planetaria niente macchinetta della pasta per la mamma come per tutte in quel tempo. Solo appena venuta di moda mia madre comprò la macchinetta da suo fratello Elio mio zio che aveva “la vuttìca” il negozio di casalinghi nella stessa via dove noi avevamo il nostro di abbigliamento e mercerie varie. Via Umberto primo ora non esiste più come non esistono più “le vuttìche” i negozi di un tempo spariti per colpa dell’epoca moderna😥

Mia madre nelle faccende domestiche, metteva “la pannella” il grembiule pulitissimo da cucina, sopra la “spianatóra” la spianatoia, con la farina faceva una montagnetta, con le mani formava una fontanella al centro, ci rompeva le uova e con una forchetta mescolava piano piano cercando di non farle fuoruscire sporcando così la spianatoia che per la massaia esatta era uno scandalo, con la punta delle dita impastava e impastava fino ad ottenere una pasta liscia e setosa.

La lasciava riposare dentro un piatto da insalata coperta con un altro piano.

Stendeva la pasta con “lu vùciunu”, il matterello, la avvolgeva intorno infarinando leggermente e piano piano formava una grande e liscia “pèrna”, la sfoglia sottilissima che una volta asciugata e arrotolata lei tagliava velocemente con il coltello ed otteneva le tagliatelle tutte della stessa misura.

Intanto che i ricordi scorrono nella mia mente, aspetto che anche la mia pasta asciughi e con questo caldo lo fa velocemente, penso a come utilizzare le verdure appena raccolte. Non hanno bisogno di cottura né lunga né forte, deve sentirsi tutto il loro sapore e tutta la loro freschezza. Sapete no la differenza tra le nostre verdure e quelle del supermercato? Io le trovo orribili! Ma va bene, non tutti possono avere un piccolo orto e allora accontentiamoci!

Continuiamo con il racconto del condimento.

Taglio a striscioline alcune zucchine, altre le frullo con la rucola, taglio a metà i pomodorini, metto in una larga padella la cipolla tagliata sottilissima, non metto olio perché per me risulta indigesta, lo metterò alla fine, unisco le zucchine frullate, una tazza di fagioli cannellini scolati e sciacquati, mescolo e lascio insaporire, unisco i pomodorini e lascio cuocere per poco tempo, metto un generoso giro di olio extravergine di oliva e spengo. Nel frattempo taglio le tagliatelle non troppo sottili, meglio spesse per accogliere meglio il condimento, le metto a cuocere in acqua bollente salata, riaccendo la padella con il condimento, unisco le zucchine tagliate a striscioline, lascio insaporire con le altre verdurine e scolo la pasta, le faccio saltare insieme e spolvero con parmigiano reggiano, unendo un po’ di acqua di cottura per amalgamare.

Porto in tavola e servo! Siamo solo in tre!

Va così la vita! A tempi migliori ❤️

Buona vita, buone tagliatelle semi integrali con crema di zucchine, pomodorini e cannellini ❤️