La domenica delle Palme il popolo partecipava alle funzioni religiose e più specialmente alla benedizione delle palme. Tutta la campagna accorreva alla chiesa con fasci di rami di ulivi sulle spalle perché fossero benedetti. Dopo la funzione tornavano a casa; un ramoscello di palma benedetta (così si chiamava l’ulivo) veniva posto su ogni letto; questo tanto nella campagna come in città; le palme del precedente anno venivano bruciate, non gettate via. I contadini, mettevano per i campi, negli orti, in mezzo al grano seminato, ramoscelli di ulivo benedetto, perché la benedizione scendesse su tutta la fatica e ne moltiplicasse il raccolto. Intanto gli artigiani passavano pel contado in cerca d’ovi pinti; ognuno presso I propri clienti. Era dono che il contadino faceva molto volentieri.
Tratto da Costumanze marchigiane dello scrittore e maestro a Petriolo Giovanni Ginobili.
Per la domenica delle Palme sulla nostra tavola è tradizione portare un pane preparato da me, insieme ai rami d’ulivo benedetti alla messa del mattino, serve per festeggiare l’entrata di Gesù a Gerusalemme.
All’inizio della Quaresima vogliamo ricordare la pratica del digiuno che, anche tra i cristiani, si pensa inutile. Invece il digiuno e l’astinenza appartengono da sempre alla vita cristiana perché rispondono al bisogno continuo di conversione. Quale valore e quale senso ha il privarci di un qualcosa che sarebbe in sé stesso buono? La Bibbia insegna che il digiuno è di grande aiuto per evitare il peccato e tutto ciò che a esso conduce. Per questo in essa ricorre più volte l’invito a digiunare. Il digiuno è la preghiera che si esprime con il corpo. Nel digiuno la nostra preghiera si incarna e si completa in questo confessare attraverso le fibre del nostro corpo che cerchiamo Dio, che, oltre al pane, abbiamo bisogno della sua Parola (Mt 4,4).
Come digiunare
Concretamente, durante la Quaresima, basta non mangiare carne il venerdì e osservare il digiuno il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Il digiuno che la Chiesa indica consiste nel consumare un pasto al giorno. In questo cambiamento delle solite abitudini si vuole puntare l’attenzione sul rinunciare a qualcosa a cui si tiene per dire al Padre, anche con il proprio corpo: «Tu sei la cosa più importante per me!».
Una volta capito come orientarsi, perché non provare a vivere un giorno a settimana o un giorno ogni due settimane… digiunando con il pane e l’acqua per scoprire cosa ha da dirci il nostro corpo sui nostri attaccamenti, sulle nostre dipendenze, sulle nostre paure, sulle nostre debolezze? Per rendere questa esperienza ancora più bella suggeriamo di fare il pane che si consumerà nel giorno speciale del digiuno per riscoprire che le nostre abitudini: gesti semplici come impastare, bere, mangiare… sono abitati dall’amore di Dio.
Tratto da SHALOM
Ingredienti
Farina 0 o di farro 500 g Acqua a temperatura ambiente 375 g Lievito di birra disidratato un cucchiaino Miele 10 g Sale fino 10 g
Preparazione
Mettiamo il lievito di birra in 60 ml di acqua tiepida, uniamo la farina e il miele e impastiamo. Uniamo la restante acqua e impastiamo o nella planetaria o a mano. Una volta che i liquidi sono stati assorbiti aggiungiamo il sale. Impastiamo ancora per 10 minuti circa, dobbiamo ottenere un impasto morbido. Copriamo l’impasto con un canovaccio o mettiamolo in un sacchetto per alimenti. Lasciamo lievitare l’impasto per 16 ore in un posto fresco o se abbiamo fretta, lo mettiamo nel forno con la luce accesa.
Lavoriamo nuovamente l’impasto, stendiamolo delicatamente con le mani per formare un quadrato. Prendiamo i lembi esterni e portiamoli al centro. Ripetiamo questa operazione 4 volte. Formiamo la pagnotta e lasciamo lievitare ancora.
Mettiamo nel forno già caldo a 220 gradi la pentola di goccio con il coperchio. Lasciamola scaldare per bene, capovolgiamo la pagnotta nella pentola. Facciamo soprauna croce sul pane profonda con la lametta. Mettiamola nel forno con il coperchio e cuociamo il pane per 30. A questo punto togliamo il coperchio e proseguiamo la cottura per 20 minuti, portando il forno in modalità ventilata per ottenere una doratura. Regoliamoci con la temperatura, se dovesse scurirsi troppo abbassiamo la temperatura.
Sforniamo il pane e togliamolo dalla pentola, lasciamolo raffreddare completamente su una grata.
Questo pane può essere gustato sia a colazione con il latte o semplicemente per rispettare il digiuno, con acqua tutti i mercoledì ed i venerdì di quaresima.
Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.
Eccoci all’ultima accensione della candela di Avvento, manca la principale, quella bianca che accenderemo domenica prossima giorno di Natale!
Buona vita, buon proseguimento del cammino di Avvento ❤️
DOMENICA 11 DICEMBRE 2022 TERZA SETTIMANA DELL’AVVENTO L’ARRIVO DELL’ANGELO BIANCO. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede. ACCENDIAMO LA TERZA CANDELA DELLA CORONA DELL’AVVENTO Questa terza fiamma illumina il nostro cammino verso il Natale! È la fiamma della gioia che offriamo e che riceviamo per aver capito che tu, Signore Gesù, se la nostra salvezza. È la gioia che vedo fiorire nel sorriso di un amico nel volto di un anziano nelle parole di chi mi vive accanto È la gioia che riceviamo da chi ci accoglie Da chi ci aiuta Da chi ci perdona Vieni, Signore Gesù, tu sei la luce del mondo! La terza candela della corona dell’Avvento è detta la candela dei pastori, i primi che videro ed adorarono Gesù Bambino Gesù,la tua luce riscalda i nostri cuori e li invita ad aprirsi ai sogni di DIO. Il nostro cuore è in festa per l’ avvicinarsi della ricorrenza della tua nascita a Betlemme. Ci apriamo con tutti noi stessi alla novità. Gesù, la tua luce riscalda i nostri cuori e li invita ad aprirsi ai sogni di Dio. Il nostro cuore è in festa per l’avvicinarsi della ricorrenza della tua nascita a Betlemme. Ci apriamo con tutto noi stessi alla novità che viene a portare nelle nostre vite. Accendiamo questa nuova luce con l’animo colmo di gratitudine per il tuo immenso amore per noi.
Difficile o facile, buona terza domenica di Avvento.
Avvento sotto tono quest’anno a casa nostra, c’è il mostro che si è palesato e nessuno è stato risparmiato!
Io normalmente non sono positiva nella vita, vedo le cose sempre più brutte del normale, per fortuna però poi tutto finisce nel modo giusto.
Ecco che allora per la corona dell’Avvento ho rimediato con quella dell’anno scorso. Un nastro tartan, un fiocco ad uncinetto e la prima candela della domenica d’Avvento è stata accesa!
Aspettando che il mostro crepi sotto i colpi di non so che cosa, vi auguro un buon cammino di Avvento, ricordando sempre che, del diman non c’è certezza ed il resto è noia e…..sarà quel che sarà!
Vi mostro però anche le altre candele degli anni passati!
Avvento 2022Avvento 2018Avvento 2015 Popcorn uncinetto e aghi di abete Avvento 2016
L’ Acquacotta marchigiana è meno famosa di quella maremmana, ne esistono diverse varianti anche da noi. Non è più molto in uso, forse perché bisogna avere a disposizione oltre che il tempo anche ingredienti buoni e possibilmente di stagione e pazienza per pulirli. I contadini delle nostre zone, erano soliti prepararla con pezzi di lardo al quale aggiungevano le verdure di stagione, mentre i pastori cucinavano la zuppa rosolando prima tutti gli odori, carote, sedano ed odori come la mentuccia e la maggiorana unendo poi l’agnello ed i pomodori a pezzi. Quest’ultima Acquacotta veniva mangiata con il pane raffermo, le uova sbattute sopra ed una manciata di pecorino secco, divenendo così un piatto sostanzioso e completo. Noi più gracili di stomaco, ci accontentiamo di preparare l’acquacotta, con le ultime verdure dell’estate passata, i tenerumi, cioè le foglioline ed i germoglietti delle zucchine, una piccola melanzana, ceci e fagioli borlotti, croste di parmigiano reggiano, rucola, ed erbe aromatiche, il tutto con un pane aromatico e frizzante di farina di cereali e semi di cumino. Una bella manciata di parmigiano ed un generoso giro di olio extravergine di oliva nuovo ed il pranzo è fatto.
Ho fatto cuocere prima i legumi con le foglie di alloro, le croste di parmigiano reggiano e la cipolla, ho aggiunto il resto e finito di cuocere.
Buona vita, buona acquacotta marchigiana ❤️ il resto è noia!
Acquacotta marchigiana e pane fatto in casa con i semi di cumino
“Lu pizzutu” o “Li pizzutélli” singolari focacce destinate ai fanciuli che a Macerata vendevano per strada gridando così: “Calli e bboni e tennerelli. Ci avemo messo lo zzibibbo… calli calli li spizzutelli’ Nel parlare popolare l’uva zibibbo si chiama anche “pizzuta” perché il chicco d’uva ha la forma a punta, da cui, a buon senso, il nome del dolce. C’è anche chi afferma che “pizzutu” deriverebbe da pizza, della quale il dolce ha la forma. Una focaccia simile a questa almeno nell’uso degli ingredienti, veniva cotta sotto la cenere, avvolta in foglie di cavolo.
Fin qui c’è la storia tramandata dalla tradizione marchigiana del pizzutello ma io racconto la mia, quella della nostra famiglia.
Cìrni cirnòla,
Nicola va a la scòla,
a scòla có’ lu canestréllu
pìnu pìnu de pizzutéllu.
La maestra jé fa la festa,
lu vùtta de la finestra.
Cirni cirni cirnòla Nicola va alla scuola, a scuola con il canestrello pieno, pieno di pizzutello, la maestra gli fa festa, buttalo dalla finestra.
Questa è una fra le tante filastrocche che mia madre cantava ai suoi figli piccoli per farli addormentare o per farli giocare.
La filastrocca nominava un povero bambino che andava all’asilo con il canestrello pieno di pizzutello e non si capiva se la maestra buttava di sotto il povero bambino o il canestrello pieno di pizzutello. Mistero irrisolto!
Lu pizzutéllu era un dolce di riciclo, che si preparava con la polenta avanzata del giorno prima ed impastata con un po’ di farina bianca, un acino di zucchero, un goccio di mistrà, le noci ed i pinoli o i fichi secchi, frutta secca che era di facile reperibilità. Non c’erano ingredienti particolari, erano tutti della cucina povera, alcune massaie univano l’uva pizzutella, da qui il nome del dolce, fatta essiccare appesa nelle soffitte. Il composto ottenuto si stendeva con le mani unte di olio, sopra una lastra o uno stampo rotondo, la mamma lo faceva cuocere nella stufa economica accesa per tutto l’inverno.
Una volta sfornato e fatto freddare si tagliava a fette. A quel tempo nessuna mamma lo spolverava con lo zucchero a velo, non era ancora alla portata di tutti.
Io ho aggiunto anche la cannella per sentire in casa il profumo che sa di feste natalizie.
Questi sono gli ingredienti
500 grammi di polenta avanzata e fredda
100 grammi più o meno di farina bianca
100 grammi di zucchero
50 grammi di latte più o meno ci dobbiamo regalare perché il composto deve essere morbido
Una manciata di uvette ammollate ed in infusione col mistrà Varnelli
50 grammi fra nocciole e mandorle tritate e fichi
Cannella a piacere
Un cucchiaino di lievito per dolci
Due cucchiai
di olio extravergine di oliva
Uno stampo o da plum-cake o da crostata.
Frulliamo ad immersione la polenta, uniamo la farina, lo zucchero, il latte che deve essere nella quantità giusta per ottenere un composto morbido, consideriamo che poi ci saranno gli altri ingredienti. Uniamo l’olio ed un cucchiaino di lievito per dolci, la cannella, mescoliamo bene, uniamo la frutta secca e le uvette con il mistrà, continuiamo ad amalgamare il composto e con le mani unte, lo stendiamo sullo stampo da plum-cake o da crostata foderato di carta forno. Mettiamo a cuocere a 170 gradi per un’ora. La superficie deve diventare nocciola ed il composto ben rassodato. Lasciamo freddare per un po’ e mettiamolo sopra una grata togliendolo dallo stampo. Una volta freddo io preferisco tagliare a fette lu pizzutéllu e farlo biscottare cosparso di zucchero e cannella.
A piacere si può lasciare così senza passarlo in forno per la seconda volta e spolverato di zucchero a velo.
Questa è la ricetta classica di recupero, però da qui si prendeva lo spunto per preparare con gli ingredienti nuovi dei particolari biscotti chiamati beccute!
Le beccute erano i biscotti preferiti del poeta marchigiano Giacomo Leopardi.
Ingredienti per le beccute
g 500 di farina gialla
g 100 di zucchero
3 cucchiai di olio di oliva
g 120 di uvetta, ammollata in acqua tiepida, e messa in infusione nel mistrà
g 40 di pinoli
g 60 di gherigli di noci, pelati e tritati
g 60 di mandorle tritate
g 80 di fichi secchi tritati
sale
Preparazione
Sulla spianatoia o nella ciotola versiamo la farina, uniamo lo zucchero, I’olio, l’uvetta, i pinoli, le noci, le mandorle ed i fichi, un pizzico di sale, impastiamo aggiungendo acqua tiepida, fino ad ottenere un impasto morbido liscio, ed elastico; formiamo tanti biscotti con le mani (oppure filoncini), che disponiamo sulla placca foderata di carta forno e mettiamo in forno (caldo a 180°), fino a dorare. Serviamo le beccute tiepide o fredde!
Queste ricette fanno parte del nostro patrimonio gastronomico popolare e povero, facciamone buon uso portandole a conoscenza in questi tempi di scarsa fantasia popolare, il vecchio è sempre una novità per chi non lo conosce. A buon intenditor poche parole!
Buona vita, buon pizzutéllu o beccute! Il resto è noia ❤️
Lu pizzutéllu Lu pizzutello a fettine e tostato Lu pizzutéllu nello stampo da plum-cake e tostato la seconda volta
Io non sono una sarta né una ricamatrice, so tenere l’ago per i punti semplici ed essenziali, so far bene l’uncinetto quello sì! So anche recuperare le cose che ho portato con me uscendo da casa mia, quella dove sono nata, non mi sognerei mai di buttarle una volta usurate dall’uso quotidiano.
Una di queste cose, sono le federe bianche con un piccolo punto a giorno, quelle allora facevano parte del corredo della cassa da sposa. La biancheria era esclusivamente bianca, più tardi venne l’usanza di quella colorata.
Ecco fatto i cuscini con le federe ormai lise. Ho tagliato il pezzo, l’ho cucito a modo mio, ho applicato pezzi di pizzo tenuti gelosamente da parte, questi erano del nostro negozio chiuso ormai una vita fa. Per concludere profumatamente, ho inserito la lavanda, dei tulipani che cambierò una volta divenuti brutti.
Niente di speciale, ma è cosa tutta mia e solo mia, la mia firma nelle mie cose, vale di più di una famosa ma sconosciuta per me!
La vita è questa!
Il resto è noia! Del diman non c’è certezza, siatene certi!
È il 10 di luglio dell’anno 2022, Riccardo si sposa con Josephin nella chiesa del paese di lei! In casa non ci sono gli invitati, non usa più dicono le persone di questo strano e cupo tempo. Loro dicono che si tratta di abitudine antica, scomoda, gli invitati sporcano ed danno fastidio in casa durante la vestizione dello sposo o della sposa! Io invece non cedo a questo modo freddo e senza un minimo di partecipazione!
Apparecchio lo stesso la tavola con la tovaglia più bella del corredo da sposa anni settanta, tiro fuori bicchieri e ciotole preziose, decoro con i fiori fuori casa e sopra la tovaglia! Ho fatto lo stesso con il matrimonio della figlia! Non cedo e non cederò mai alle abitudini moderne che non potranno più raccontare niente di emozionante, non rimarrà nessun ricordo, niente!
E allora quattro persone e non più, sono ad accogliere lo sposo, le altre ad attenderlo in chiesa!
Sopra al tavolo della sala, ci sono i succhi di frutta, qualche crodino, due ciotoline con i confetti classici alla mandorla ed il cucchiaino di argento, i tartufini fatti a modo mio e la cheesecake stracciatella, i piattini blu e le forchettine da dolce, i fiori della boungavillea immersi nell’acqua in una ciotola trasparente!
Basta poco per portare in casa la tradizione del giorno del matrimonio come quella dei tempi più belli della nostra vita!
Poco ed essenziale, tanto come scrivo sempre io, del diman non c’è certezza ed il resto è noia!
Buona vita amici antichi e moderni, buona cheesecake stracciatella di Riccardo e Josephin ❤️❤️
Vi lascio la ricetta del dolce!
A presto!
Ingredienti
Per la base
250 grammi di biscotti digestive
120 grammi di burro morbido
Per la crema alla stracciatella
400 grammi di panna vegetale, non l’ho messa di latte perché rischiava di rovinarsi prima
Una confezione di Filadelfia da 220 grammi
Caffè a piacere
Cioccolato fondente nella quantità desiderata, ci regoliamo quando mescoliamo la crema
Preparazione
Frulliamo i biscotti con il burro morbido, ricopriamo il fondo di uno stampo con cerniera foderato di pellicola trasparente, con un cucchiaio livelliamo bene la superficie e mettiamo a freddare in frigo per un ora o poco più. Deve rassodarsi bene.
Montiamo la panna vegetale, non mettiamo lo zucchero perché è spesso già dolce, altrimenti ne aggiungiamo a piacere, uniamo con un cucchiaio la Filadelfia e mescoliamo piano piano unendo il caffè, il cioccolato fondente a scaglie. Versiamo tutto sopra la superficie dei biscotti, livelliamo bene e rimettiamo in frigo fino al momento di servire il dolce!
Al momento giusto quando lo vogliamo servire, togliamolo dallo stampo e poniamolo sopra un vassoio da portata. Tagliamo la cioccolata fondente a scaglie e ricopriamo la superficie decorando con i fiori freschi. Io ho usato i fiori della plumbago.
Per fare i tartufi ho montato altra panna unendo una parte di Filadelfia, ho unito i biscotti frullati, il caffè ed il cioccolato fondente tritato. Con due cucchiaini ho formato le palline che ho rotolato nelle scaglie di cioccolato fondente e l’ho messi nei pirottini di carta.
Questi due dolci con la panna vegetale si mantengono in frigo coperti con la pellicola per alcuni giorni.
Vi saluto e alla prossima narrazione di vita vera!
Buona vita, buona cheesecake alla stracciatella e caffè ❤️